29 gennaio, 2010
05 dicembre, 2009
la base

Ho conservato nelle tasche il tuo tabacco.
Ho aspettato e dopo poco sei arrivato.
Sto prendendo appunti sulla mia storia del tumore.
Ha dei buoni sviluppi, ha una struttura solida.
Ha dei flashback adeguati e delle scene forti.
Deve solo crescere ancora e io devo concentrarmi di più.
E' Clelia che è ancora debole e mi spaventa.
Ho messo su un film d'amore e una maglia pesante.
Non hai più quella casa, non ci avevo pensato.
Dove ti rivedrò la prossima volta?
Dovrei fare mille cose,
non solo quello che faccio a salvarmi.
Serve sempre di più.
Non escono le parole stasera.
Chiudo le dita, stringo i denti e guardo altrove.
Spingono le parole ma manca sempre qualche lettera.
Vado a cercare altrove, facendo finta che sia tutto normale qui.
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20 novembre, 2009
M.V.

Sono cresciuta leggendo libri presi in prestito dagli amici e dai genitori degli amici. Leggere mi ha formata, cresciuta, costruita. Mi ha fatto anche sentire lontana da casa mia perchè i libri, quelli che volevo leggere io non c'erano a casa. Ce n'erano altri ma all'epoca non erano fatti per me.
Con i libri ho la cura che non ho con nient'altro. Non faccio orecchiette alle pagine, se il libro è troppo piegato da un lato dopo che ho finito di leggerlo lo poggio sul comodino dal lato opposto. Sono stronzate, ovvio ma per me fare anche solo una di queste due cose rappresenta metterci una cura che non presto a niente al mondo.
Ovviamente buona parte della mia depressione è stata curata dai libri. Da Salinger, da Pavese e da Fenoglio prima di tutto. Quando li ho letti non è stata una cosa normale. E' stata una cosa che mi ha cambiato materialmente l'esistenza e l'ha fatto in meglio. Si, lo so è una cosa da nerd. Ma tant'è.
Quando ho letto Il giovane Holden ho continuato con ogni pagina conosciuta di Salinger. Da Una questione privata ho letto tutto Fenoglio lasciando fuori Il partigiano Johnny e da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mi sono impegnata a leggere tutto Pavese. Mi rimaneva fuori solo Il mestiere di vivere.
La prima volta che ho visto Il mestiere di vivere era nella libreria dei genitori di Mario. Era un'edizione degli anni sessanta. Con la copertina color carta da zucchero. Me lo sono portata a casa e ho passato tutta la notte a sfogliarlo. A lato c'erano commenti e appunti.
Leggevo ogni parola. Poi ho deciso che se avessi continuato non l'avrei capito. E ho smesso. Così ho annotato su un quaderno due paio di frasi che ricordo ancora a memoria e l'ho resituito.
Qualche anno fa l'ho ricomprato in un'edizione tascabile dell'Einaudi. Non l'ho più aperto. Fino ad oggi che ho iniziato a leggere tutto. Come fosse una religione. E non riesco a spiegare con altre parole tutto questo.
04 novembre, 2009
genevoise

Da quando sono a Ginevra compro sempre fiori.
Sono belli e colorati ma dopo un giorno si afflosciano, cadono ed io non li butto.
Li guardo stare lì ancora un po' perchè anche morenti fanno colore nella mia stanza bianca.
Quando ero piccola volevo sempre i fiori in casa ma mio padre diceva che morivano subito e che non valeva la pena e che era meglio comprare le piante. E così a Napoli, nella mia camera ci sono una decina di piante. E muoiono pure quelle ma non lo dico a mio padre, potrebbe rimanerci male.
Da quando sono a Ginevra sono dimagrita cinque chili, ho messo tre punti ad un dito della mano e mi sono resa conto che le cicatrici che ho sulle ginocchia sono una cosa santa e santificabile e che tutto quello che ho fatto, quello si è da ringraziare.
Da quando sono qui guardo la gente e mi sembra sempre irrimediabilmente calma. Anche al supermercato. Anche per la strada, nessuno mi sembra agitato. Non capisco bene come possa funzionare una società apparentemente calma, ordinata e con pochi punti visibili di degrado. Funzionerà in qualche modo, ma io ne sono completamente all'oscuro.
Funziona bene il fatto che nelpaese della gruviera vivono solo 170 persone, che i prati intorno sono tutti la pubblicità della milka ma con le mucche del colore giusto.
Non ci capisco molto da queste parti. Ma posso parlare francese anche se dicono quella cosa bruttissima tipo nonantean invece che catrevanons. Che poi ci sta un sacco di francofonia in questa voglia di dire i numeri diversi da tutti gli altri. Io lo so.
So anche che ho camminato come volevo fare da anni e non riuscivo più. Ho visto mezza cità così e ho visto tutti i parchi e il lungolago e i cigni al centro della città. Che poi tu vedi i cigni e pensi i cigni? e poi be' è normale che ci siano i cigni in una città così. Che poi così non posso dire bene cos'è perchè non ho conosciuto un genevoise neanche a pagarlo ma solo gente così che si è trovata per caso qui. E dicono che è difficile stanare un vero ginevrino, chissà dove sono finiti, mi chiedo.
La notte poi torno nel mio piccolo paesino che ha un razzo in mezzo al prato del comune e dormo nel mio letto in pieno silenzio. Mi stendo e sento tutto il mio corpo tendersi e rilassarsi. Poi mi giro e sento che dietro le mie spalle dovrebbe esserci qualcosa e non c'è. Neanche se mi giro, mi volto e allontano le coperte. Non c'è e non ci sarà nei prossimi dieci giorni. E mi accorgo qui per la prima volta che la distanza è un'inculata più grande di quella che ho sentito fino ad ora. E che mi hai fregata. Senza di te non funziona bene questa cosa in cui sono dentro anche io.
.che poi non lo so dire e ti scrivo la mail con uffà mi manchi scritto solo. ma la cosa che vorrei dire è che ti amo e che avevi ragione e che vorrei solo stare a prendere il freddo insieme e prendere tutto il vento che esce dalle finestre e prendere una bottiglia di vino e guardarti anche solo per un attimo con la faccia con cui mi guardi la prima volta che facciamo l'amore. o con quella con cui ti addormenti. che è bella uguale. o quella con cui ti svegli, mi guardi, mi odi e poi mi baci. insomma, con tutte quelle facce. e con le tue braccia che sarebbero qui se nona vessi sbagliato su tutta la linea.
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15 ottobre, 2009
ce soir la

Ho viaggiato per tutto il tempo con Psycho killer in mente. Fafafafafafafafafa.
Ho camminato fino a farmi male, gelarmi e aspetto che stanotte i gradi siano sotto zero.
Dei piccoli uccelli hanno mangiato la mia New York Cheescake ed io li guardavo un po' mentre studiavo il regime alimentare che dovrò seguire per i prossimi tempi.
Una bambina finge di avere la febbre per stare con me ed io non la so più gestire.
Ho comprato caffè decaffeinato e solubile e domani mi disintossicherò.
Vorrei che mi vedessi come sono qui e come cammino contro il vento che qui ha un nome ma non lo ricordo. Rizze? Rippe? Riva? C'è il lago ma del nome del vento non ricordo.
Mi abbracceresti e ruberesti il posto. Cercherei di strappare il lenzuolo da sotto al tuo corpo o ti sveglierei per farlo. Sarebbe tutto perfetto così.
Dovevo solo andare via per un po'.
Ma non dispero, non smetto stupidamente di aspettare.
Ho camminato fino a farmi male, gelarmi e aspetto che stanotte i gradi siano sotto zero.
Dei piccoli uccelli hanno mangiato la mia New York Cheescake ed io li guardavo un po' mentre studiavo il regime alimentare che dovrò seguire per i prossimi tempi.
Una bambina finge di avere la febbre per stare con me ed io non la so più gestire.
Ho comprato caffè decaffeinato e solubile e domani mi disintossicherò.
Vorrei che mi vedessi come sono qui e come cammino contro il vento che qui ha un nome ma non lo ricordo. Rizze? Rippe? Riva? C'è il lago ma del nome del vento non ricordo.
Mi abbracceresti e ruberesti il posto. Cercherei di strappare il lenzuolo da sotto al tuo corpo o ti sveglierei per farlo. Sarebbe tutto perfetto così.
Dovevo solo andare via per un po'.
Ma non dispero, non smetto stupidamente di aspettare.
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28 agosto, 2009
atesina
Fumo mezze sigarette
Bevo birra tiepida.
Sono fuori dal mondo.
Non so quali saranno i rimedi che dovrò inventare al mio ritorno.
Guardo in televisione solo cose che mi spaventano.
Non c’è presenza biologica decente in questo posto e non so dov’è
Se c’è.
Mangio, tornerò e non mangerò.
Aspetterò di vederti un giorno in più. Spererò di avere pochi giorni
Di normalità.
Domani andrò in città.
Guarderò un museo e sorriderò.
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14 agosto, 2009
poor amanpour report

S. lavora sempre, anche di notte.
M. ha dimenticato il telefono al bar ma è stato fortunato.
Io sono qui mentre tu non ci sei e smetto di dire che non mi fa paura tutto questo.
La spiaggia mi s'infila dappertutto, ho il sale e la sabbia e i capelli e il petto lo sanno ancora oggi che non penso ad altro che a Clelia.
Mi manca la forza di scriverne ancora. Mi terrorizza il risultato. Mi fa paura l'abnegazione.
Dovrei tenere un diario delle mie inefficienze.
Più di tutto quello che vorrei è stare vicino a te, anche solo dormire e baciarti e sentire il vento e le zanzare del tuo balcone.
Sono pronta a tutte le conseguenze ed ai miei sbagli.
Sono pronta a ritornare nel mondo.
sonno.pace.buio.
Stendo le gambe, infilo le mani sotto il materasso mi giro al vento e sospiro. dormire non è niente senza di te. e il terrore è solo mio.
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