
Stavo facendo una cosa ma non ricordo cosa. Stavo cercando un link, leggendo un blog, non lo so.
Tutto questo cervello mi ha stancata. Tutti sono preoccupati per me. Perchè faccio mangiare le mani dalla rabbia. Perchè sto buttando la mia vita, perchè sono un soggetto arrendevole e giustificazionista. Sono tutti preoccupati e io so che fanno bene. Ma io non lo sono affatto. Non sono preoccupata perchè le uniche cose che ho fatto bene nella mia vita sono avvenute in uno stato di semi incoscienza. Perchè se inizio a pensare diventa fisso e mi serve un corto circuito pe rpassare ad unpensiero all'altro. Perchè se c'è una cosa che mi annoia, mi è totalmente irrilevante è il pensiero costante. Me ne è venuto a noia, solo per colpa mia, ma è successo. Ho la sensazione che quel momento di confuzione di distrazione di corto verso la giusta direzione sia finalmente arrivato. E' come se fossi stata per tanto tempo in una stanza bianca in totale silenzio. E' come se fossi stata tanto tempo ferma a pensare ad una sola cosa. E che fosse arrivato qualcuno a battere le mani e portarmi alla realtà. Ma nessuno è venuto qui. Mi sono svegliata da sola. E sono scesa sulla terra con meno sorrisi e una corteccia prefrontale atrofizzata. Sono scesa sulla terra, si, ma non so ancora camminare. Fate bene tutti a preoccuparvi perchè io non lo faccio. Fate bene, voi perchè io non ho più niente dentro e non ho niente di cui preoccuparmi. Ma capita, è solo un momento, fidatevi, sto andando dove devo. Nel modo migliore in cui posso. Sto solo scegliendo il modo migliore per uscirne. Dobbiamo avere tutti un po' di pazienza e non avere paura.
Ti ricordi quando suonava And the radio plays? Io ero così felice allora. Ed adesso non so nemmeno cosa significhi respirare come facevo, seduta davanti ad una finestra, su una poltrona ampia in cui affondavo. Ricordo solo quella luce che mi sembrava onesta, pulita. Io mettevo le sedie al loro posto. Mi accorgo di farlo ancora adesso e penso che è la cosa più romantica che io abbia fatto. Se il mio cervello avesse smesso di pensare proprio allora, adesso sarei fiera di me e non dovrei stare qui, a rincorrere gli anni che ho perso.
Ho cercato tutta la sera il momento preciso in cui qualcosa si è rotto. Dopo che non ho versato nemmeno una lacrima e stavo scappando a Sarajevo. Ero nei giardini del Palazzo Reale. Stavo studiando qualche piccolo cavillo per cui Israele non era colpevole di nessun crimine. Ero pronta a partire. C'erano le impalcature e le prove non le facevano in teatro ma in uno dei camerini, quel giorno. Lo ricordo bene c'era un uomo che cantava. Poi mi hai telefonata. Ed il mio cervello da allora non è mai stato più pulito. Posso dire con certezza, senza rancore, che il corto circuito che ha portato a tutto questo è stata solo colpa tua. Non un pochetto della mia. Io avevo fatto quello che potevo, tu no. Io ero stata quello che volevo, tu no. Per la prima volta lo so adesso. Che il primo corto è stata solo colpa tua. Poi, per il resto mi sono impegnata io. Ma il primo è colpa solo tua. Dovrei ucciderti per quello chemi hai fatto. Dovrei farlo perchè non c'è altro modo di sanare questa ingiustizia. Ma non posso farlo e non sono brava a serbare rancore. Ma dovresti pagare con la mia rabbia una buona volta, non con la mia assenza. Basta sapere che la colpa questa volta è solo tua. Basta saperlo che siamo morti insieme almeno un paio di volte. Almeno prima del tuo ritorno. Devo ricordarlo sempre. Chi mi ha fatto piangere e chi no. Chi ci ha pensato bene prima e ha sofferto e si è ammalato e mi ha cercata. Devo ricordare bene chi lo ha fatto solo per una mancanza e chi lo ha fatto così per caso. Devo ricordare chi ha scelto e chi no. E lasciare che io sia felice. O almeno immaginaria.