05 giugno, 2012
Migrazione
Ciao amici, mi sono stancata di blogger e sono migrata a wordpress.
Se mi volete leggere mi trovate qui
http://alinola.wordpress.com/
Vapoforno
Ho incontrato un ragazzo al bar sul mare l'altra sera.
Si comporta da uomo e non ride alle mie battute.
È gentile mentre io sbaglio a calibrare i movimenti.
Non mi sono tolta neanche la cintura di sicurezza per salutarlo.
Non mi sono neanche avvicinata a lui quando mi è andato a prendere da mangiare.
Non sono più gentile e non ho voglia di fare niente per loro.
Proprio con loro che non mi hanno fatto niente.
Ho capito solo adesso che abito qui.
Cambio gli indirizzi dei medici, il mio.
Esco a Napoli e poi riesco qui. Porto vestiti e biancheria migliore in borsa.
E mi cambio guidando da un posto all'altro.
Accetto il fatto di essere sola parcheggiando il sabato sera fuori una discoteca
affollata. Non andando in ansia. Fingendo di essere fatta della stessa pasta di tutti.
Ho sognato te la notte scorsa. Eri venuto fin qui per parlarmi ma scherzavi ancora e
ti eri portato dietro una ragazza. Lei aveva i capelli lunghi ma non aveva volto.
Io stavo facendo qualcosa d'importante e cercavo di spiegarti che non era una situazione
che apprezzavo ma per te non era importante quello che dicevo.
Importava solo che tu potessi finire quello che avevi cominciato.
Mi sono svegliata sorridendo per la banalità della situazione. Per quanto potesse essere reale.
Ieri sera sono tornata che avevo una caviglia gonfia e non potevo poggiarla a terra.
Ho mangiato, messo il pigiama, lavato i denti saltellando su una gamba sola.
Oggi sono stata più di dodici ore seduta sul divano perché mi è stato intimato di non muovermi.
È stato complicato fare molte cose.
Se fosse successo a noi tu avresti preso una ferie dal lavoro? Avresti posticipato qualunque impegno per evitare che io mi alzassi dal divano? Avresti capito che era importante per me stare sul divano perché la mia caviglia non peggiorasse?
Ho trovato una risposta ma potrei sbagliarmi. L'ho fatto già altre volte.
Ho trovato una risposta ma potrei sbagliarmi. L'ho fatto già altre volte.
Ma è la domanda, il non avere la certezza che è il problema qui.
È il non avere reazioni da uomo o da donna che è il problema. È il nascondersi dietro le parole
e non fare mai niente. Una cosa, una sola giusta. Senza gongolarsi o nascondersi, ma farla una buona volta.
Perché altrimenti questa bellezza, quest'intelligenza e questa vita è stata solo sprecata.
E comunque adesso la caviglia va meglio. Abbiamo anche inventato una storia sull'incidente ma so che dirò la verità quando qualcuno me lo chiederà.
Compro pacchetti di sigarette da 10 adesso, volevo dirtelo.
Compro pacchetti di sigarette da 10 adesso, volevo dirtelo.
Non c'è niente di ero(t)ico nella tua assenza.
23 maggio, 2012
Blame me vs Bite me
Ho indossato dei guanti perché non voglio rimettermi lo smalto ogni volta che faccio i piatti. Ho piantato dei chiodi e appeso altri tre quadri alle pareti. Ho tolto le mensole dall'armadio: o si piantano al muro o si riportano in negozio. Ho messo il bite ai denti è bellissimo sentire che le mia faccia si sta raddrizzando. Sono tre giorni che non vado a correre.
Ieri ho visto il mio cuore per la prima volta. Puntando il dito sul monitor il cardiologo mi spiegava quale fosse l'aorta e com'era il battito. C'è qualcosa di molto intimo in un medico che ti porge un fazzoletto per pulirti dal gel per l'ecografia.
Il cardiologo ha detto che sto bene, ho il battito accelerato e dobbiamo capire perché. O lo scopriamo attraverso le analisi o attraverso la macchinetta che ha il nome simile ad un calciatore della nazionale tedesca degli anni'60- così abbiamo detto.
La mia tachicardia è diminuita di intensità ma arriva anche di giorno. La preferisco così, la notte è il mio punto fermo di infelicità e di solitudine. Approfittare di me quando sono più debole non è una bella cosa da fare ed è un vizio che per ora non riesco ancora a mandare via.
Per questo mi ero innamorata di te, perché la notte con te non aveva un significato negativo. Non era il momento in cui restavo sveglia e sola, era il momento in cui mi poggiavo sul tuo bacino e mi addormentavo sul divano mentre mi toccavi i capelli. Era dormire abbracciati sempre.
Ma sono stata troppe notti da sola anche quando stavo con te.
Devo averci pensato davvero bene a noi due, il mio giudizio su quello che ci riguarda è l'unica cosa su cui non cambio mai idea, anche quando nessuno è d'accordo con me.
Per questo mi ero innamorata di te, perché la notte con te non aveva un significato negativo. Non era il momento in cui restavo sveglia e sola, era il momento in cui mi poggiavo sul tuo bacino e mi addormentavo sul divano mentre mi toccavi i capelli. Era dormire abbracciati sempre.
Ma sono stata troppe notti da sola anche quando stavo con te.
Devo averci pensato davvero bene a noi due, il mio giudizio su quello che ci riguarda è l'unica cosa su cui non cambio mai idea, anche quando nessuno è d'accordo con me.
Ma mi assale di continuo una cosa. Riesco sempre a biasimarmi per quello che ho fatto di sbagliato e per quello che non ho fatto. Per le cose che non mi sono guadagnata ma che ho avuto grazie alla fortuna. Per tutte le volte che non ho sostenuto le mie opinioni con abbastanza forza, per tutti i giorni passati a far entrare chiunque nella mia vita ad emettere un giudizio o solo un parere. Mi biasimo di continuo e non c'è niente che chiunque possa fare. Solo io devo cominciare a non sbagliare più, ad essere seria. Ma mi sento così fuori dal mondo e inadatta ai rapporti sociali per come li vorrei.
Devo ricordarmi sempre che di notte non devo mai mangiare. Ho fumato troppe sigarette stasera.
17 maggio, 2012
Kwak
Volevo scrivere qualcosa ma continuo a cancellarlo.
Quello che riscrivo riguarda te e non funziona più scriverlo.
Funziona parlare, guardarti in faccia.
La paura di aver sbagliato tutto mi confonde.
Mi manda nel panico scegliere un locale piuttosto che un altro, un concerto in refettorio piuttosto che su un terrazzo. Sembra che scegliere significhi perdere un'opportunità.
Tornare all'istinto ce ricordarmi che il tempo che passa tra il timore e uno sbaglio è breve e alle volte sono una cosa sola.
Un po' di leggerezza.
13 maggio, 2012
In questo periodo ho cambiato la parte del letto in cui ho sempre dormito. Quella in cui dormivo con te e con chiunque altro. Sto cercando di abituarmi a dormire al centro perché mi merito di stare comoda perché adesso ne ho bisogno.
Stasera c'era molta gente a casa mia, alcune persone non c'erano e hanno addotto motivazioni personali e nazionali. Ma quello che io penso è che è inutile. Tutte le motivazioni muoiono quando vedo le mie amiche fare quello che hanno fatto stasera, quando le sento ridere nell'altra stanza e portarmi la torta sono con l'uno alzato perché il tre si era rotto. Quando vedo i palloncini muoversi per la casa perché il regalo era troppo grande per non avere anche i palloncini. Quando vedo che devono accompagnare a casa mio cugino anche se è nel palazzo di fronte e quando vedo M. che ha fatto un viaggio e mi abbraccia pure se ha passato più tempo in aeroporto che con me. Tutto il resto, tutte le spiegazioni e le assenze non le vedo perché sono tossiche.
Sono così emozionata che non riesco a dormire e ho messo tutto in ordine e persone che mi conoscono meno degli assenti sono più dolci, più affettuose e più simpatiche e mi dicono dove ho lasciato il rum e coca. E che forse sono solo persone e non uomini. Ma se non sono uomini questi, spiegatemi voi che opinione degli uomini avete. A me basta questo e non é poco, è tutto. Ed è molto di più di quello che chiunque altro ha pensato di concedermi.
Ma delle concessioni io sono stanca. Ovunque siate, rimaneteci perché non sapete cos'è stato stasera e non lo saprete mai. E anche se lo vedeste non riuscireste a riconoscerlo.
11 maggio, 2012
Giusto l'opposto
Una parte sono le bollette, le insicurezze, la poca forza. Dall'altra c'è che dormo da troppo tempo sola e da una parte nuova del letto. Dovrei solo mettermi al centro, non ascoltare raccomandazioni e tornare all'istinto. Ascoltare di meno quello che sento attorno. Alle volte è brusio, aumenta la paura, la incanala male e io vado in corto. Di una cosa sono certa che posso morire mentre lo faccio ma questo giro lo finisco ed è perché ho preso un impegno.
Quando facciamo l'ultimo giro di corsa ci diciamo sempre che se non vogliamo arrivare fino al ristorante possiamo fermarci prima al cartellone azzurro. Non lo facciamo mai anche se parliamo poco e i tuoi passi non hanno più il ritmo giusto. È in quel momento che io riesco ad andare più veloce e non sento l'affanno.
13 aprile, 2012
Dico che non posso andare avanti così ogni notte. Perchè peggiora invece di passare.
Dico che non è giusto che invece di dormire, di crollare come faccio ogni notte ce ne siano alcune difficili dove non riesco a tenere il tempo dei battiti, dove aspetto concentrata e se mi distraggo scoppia tutto. Dico che ad una certa età hai meno forza di mantenere la gola serrata e non sudare e dirti che quei dolori non sono niente. Quello che vorrei è scoppiare d'ansia perchè mantenerla così alle volte è uno sforzo così grande che mi confonde. Stasera va davvero male. Più di ogni altra.
Non so perchè di notte, quando non posso svegliare nessuno.
Dico che non è giusto che invece di dormire, di crollare come faccio ogni notte ce ne siano alcune difficili dove non riesco a tenere il tempo dei battiti, dove aspetto concentrata e se mi distraggo scoppia tutto. Dico che ad una certa età hai meno forza di mantenere la gola serrata e non sudare e dirti che quei dolori non sono niente. Quello che vorrei è scoppiare d'ansia perchè mantenerla così alle volte è uno sforzo così grande che mi confonde. Stasera va davvero male. Più di ogni altra.
Non so perchè di notte, quando non posso svegliare nessuno.
07 aprile, 2012
Di infarti e di bollette
Non riesco a scrivere niete su questo. Perchè non ci trovo niente di poetico, non trovo nessun motivo per poter mettere in rima questi pensieri. Mi fanno incazzare e basta. Quindi niente, solo quello che penso.
Sono settimane che passo le giornate a fare sforzi fisici e lavori manuali. Spesso quando torno a casa mi metto e il pigiama e guardo un telfilm prima di addormentarmi ma sento un dolore al petto o al braccio o da qualche altra parte e ho il terrore che mi venga un infarto. Succede perchè sono sempre stata bene e non ho mai fatto analisi, perchè fumo troppo, perchè mangio, perchè sono stata così grassa, perchè non riesco ad avere una vita sociale perchè la sera sono troppo stanca per mettermi in auto e guidare. Perchè non ho un uomo da troppo tempo, perchè sono rimasta traumatizzata da quello da cui sono andata via. Vivo tutto bene poi quando mi fermo mi prende una cazzo di ansia perchè sento che non ho più diciotto anni, che anche il mio corpo potrebbe anche dire basta. E allora sento i dolori che chiunque al mondo ha sempre avuto e che a me stanno arrivando adesso e allora ho paura di aver sbagliato qualcosa e di aver sbagliato troppo e tutto ritorna al fatto che sono convinta che mi verrà un infarto. Che poi ho paura ma respiro sempre, combatto fino alla fine per non caderci. Ma ho una cazzo di ansia. Del mio corpo che è stato troppo trattato male, delle bollette che non riuscirò a pagare, del lavoro che non troverò, dell'uomo che non è a portata di mano al momento. Non vivo bene come dovrei questa situazione. È come quando stavo con E. ed ero convinta che, avendo aiutato a tradire, sarei stata tradita. Senso di colpa e di vendetta molto religioso, no?
Sono settimane che passo le giornate a fare sforzi fisici e lavori manuali. Spesso quando torno a casa mi metto e il pigiama e guardo un telfilm prima di addormentarmi ma sento un dolore al petto o al braccio o da qualche altra parte e ho il terrore che mi venga un infarto. Succede perchè sono sempre stata bene e non ho mai fatto analisi, perchè fumo troppo, perchè mangio, perchè sono stata così grassa, perchè non riesco ad avere una vita sociale perchè la sera sono troppo stanca per mettermi in auto e guidare. Perchè non ho un uomo da troppo tempo, perchè sono rimasta traumatizzata da quello da cui sono andata via. Vivo tutto bene poi quando mi fermo mi prende una cazzo di ansia perchè sento che non ho più diciotto anni, che anche il mio corpo potrebbe anche dire basta. E allora sento i dolori che chiunque al mondo ha sempre avuto e che a me stanno arrivando adesso e allora ho paura di aver sbagliato qualcosa e di aver sbagliato troppo e tutto ritorna al fatto che sono convinta che mi verrà un infarto. Che poi ho paura ma respiro sempre, combatto fino alla fine per non caderci. Ma ho una cazzo di ansia. Del mio corpo che è stato troppo trattato male, delle bollette che non riuscirò a pagare, del lavoro che non troverò, dell'uomo che non è a portata di mano al momento. Non vivo bene come dovrei questa situazione. È come quando stavo con E. ed ero convinta che, avendo aiutato a tradire, sarei stata tradita. Senso di colpa e di vendetta molto religioso, no?
E allora dato che per queste cose non ho ancora una soluzione e se devo tenere a bada l'ansia non posso tenere a bada tutto ho deciso di mettere in ordine tutto quello che c'è intorno all'infarto e alle bollette. Almeno così riesco a respirare sempre.
01 aprile, 2012
Jealous of roses
Come spiegare a voi che non siete nel mio corpo e neanche vi avvicinate che salgo le scale in un modo diverso. Che il primo piano non è un fine ma solo uno di quattro. Che vado a dormire ogni notte alle dieci e a mezzanotte già dormo da ore. Che i telefilm riesco a guardarli solo di notte perchè di giorno mi sembra che io stia togliendo lo spazio a qualcos'altro. Che entrare a casa mia in pieno silenzio anche se non ho un letto ma un armadio vuoto è quello che volevo. Come sperare che montare un divano da sola convinta di aver sbagliato è il mio modo per la perfezione. Come spiegare l'orgoglio dell'operario che ha lavorato a casa mia da novembre che mi ha insegnato a dipingere, stuccare, montare, abbattere pareti; il suo orgoglio che quando guarda una cosa che ho fatto io, come spiegare che io mi sento che quella cosa l'ho fatta e l'ho fatta bene anche se so che ci sono delle imperfezioni, persino degli errori che vedo solo io ma che comunque ci sono. Come spiegare che ho di nuovo quella cosa che mi stringe la gola, che mi pesa nel petto che ce l'ho da quando non ci sei più e tra un po' e quasi un anno ma mi fermo. Perchè non sei più tu ma un tu passato, un simbolo, una metafora di quello che c'era di buono una cosa che non amo da un anno intero, che mi ha fatto sanguinare dappertutto e mi hanno raccolta da un punto di me che non sapevo neanche ci fosse. Ma vaffanculo quel punto c'è stato e la tua assenza dalla mia vita è stata la cosa più bella che mi sia mai successa. Ma ci penso che quel tu, quello che era reale e non lo è più era una cosa belissima che a spiegarla non la capisce mai nessuno ma noi abbiamo saputo che c'era fino a che c'è stata. Ma non è più. Ed è bellissimo che non ci sia più. Come spiegare che il tu a cui parlo non è più una persona ma un'idea, di quelle solo giuste adesso perchè la realtà vive a mille chilometri da me. Come spiegare che la tenerezza degli uomini che mi hanno amato a costo della loro serenità, i loro errori grammaticali, i loro puntini sospensivi, la loro rabbia e la loro indecisione mi regalano momenti di tenerezza. Che lo sguardo dell'uomo che mi ha amato quando mi vede fa passare tutto. Perchè mi dice che qualcosa di buono ho fatto. Perchè i suoi occhi cambiano ancora quando mi vedono, perchè esplode di gioia. E fa piacere. Perchè ho reso delle persone felici e di quella felicità nella tristezza, depressione e nel fumare senza sosta è stato qualcosa di bello. Come spiegare che è tutto quello che c'è anche nelle cose che non sto facendo, in quelle che sto posticipando, in quelle che mi terrorizzano. Siamo quasi arrivati alla strada che volevo. Ho solo bisogno di camminare ancora un po', di passeggiare più a lungo, di correre ancora un po'. Ma siamo quasi arrivati. Lo sappiamo tutti che è così.
Mi serve una giornata di sole, salire per la strada sterrata dietro casa dei miei genitori e tu che mi dici di stare attenta perchè lì c'è il pilone dell'elettricità. Che tu me lo dica e ci mettiamo sulle scale a fumare. Per dirmi che la strada che ho fatto è tanta che separati ma l'abbiamo fatta insieme e che siamo stati bravi. Questa volta davvero, siamo stati bravissimi. In silenzio e distanti.
Mi serve una giornata di sole, salire per la strada sterrata dietro casa dei miei genitori e tu che mi dici di stare attenta perchè lì c'è il pilone dell'elettricità. Che tu me lo dica e ci mettiamo sulle scale a fumare. Per dirmi che la strada che ho fatto è tanta che separati ma l'abbiamo fatta insieme e che siamo stati bravi. Questa volta davvero, siamo stati bravissimi. In silenzio e distanti.
Nessuno può conoscere la gioia della canzone che stavo ascoltando un attimo prima di vederti e quella canzone, unita alla tua faccia che mi riconosceva ha reso un attimo perfetto. Nessuno può saperlo, forse neanche tu.
15 marzo, 2012
Non stiamo parlando mai.
Alle volte penso che dovrei fare quei metri che mi separano da casa tua.
Il valore dello spazio angusto che abbiamo lasciato vuoto tra me e te.
La distanza e la comprensione che se ne avessi bisogno saprei dove trovarti e non scapperesti mai.
È un valore importante e non stiamo parlando di amore ma dell'amicizia che c'è stata sempre tra me e te.
Il valore dello spazio angusto che abbiamo lasciato vuoto tra me e te.
La distanza e la comprensione che se ne avessi bisogno saprei dove trovarti e non scapperesti mai.
È un valore importante e non stiamo parlando di amore ma dell'amicizia che c'è stata sempre tra me e te.
In qualche modo sei stato la mia famiglia.
A scanso di equivoci, in queste righe non stiamo parando di E.
10 marzo, 2012
È che mi è passata la voglia di scrivere. Quella cosa che avrei fatto di notte adesso, cercando di mettere nell'ordine giusto parole che in ordine non stavano mai. Mi manca la passione, la certezza di riuscirci, la voglia. È triste e qualcosa è successo in un momento preciso, deve essere così. Eppure non è una cosa grave, è solo importante.
Se poi è solo una questione sentimentale commetto un omicidio, vi avviso tutti.
Se poi è solo una questione sentimentale commetto un omicidio, vi avviso tutti.
04 marzo, 2012
You sure did know/some one was hurt long time ago.
Oggi è il primo giorno un cui sono triste, non ricordavo più come funzionasse.
L'anno scorso a quest'ora ero a Parigi, non mi manca affatto.
Nella mia visione delle cose sembrano passati decenni.
Rimane qualcosa e poi da sola va via.
Qui ed oggi rimane Cesare Pavese.
Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.
Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve all'urto
ha gustato la morte
la porta nel sangue.
Come buoni nemici
che non s'odiano più
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
viviamo affrontati
sotto povero cielo.
Tra noi non insidie,
non inutili cose ‒
combatteremo sempre.
Combatteremo ancora,
combatteremo sempre (...)
07 febbraio, 2012
Sintesi e metafora
Ero a casa tua. Ti aspettavo. Anche se mi vergognavo ho guardato nel tuo armadio che era lì aperto davanti ai miei occhi. C'erano due mie gonne, e una maglia, una tua giacca di velluto a costine verdi più grandi della tua taglia e tue maglie. C'erano vestiti della tua ragazza. Mi dava fastidio che ci fossero ancora delle mie gonne lì allora le ho tirate fuori dall'armadio, piegate e messe in valigia. Casa tua era almeno al sesto piano, con un giardino alla base del condominio e un palazzo altrettanto grande di fronte.
All'improvviso mi trovavo all'aperto e vedevo la famiglia di un uomo che ho amato sul divano, riconoscevo la nipote, nessun altro. Giravo lo sguardo e qualcuno era stato arrestato, era dietro le sbarre perchè aveva spacciato cocaina. Poi raggiungevo le mie amiche e iniziavo a ballare con loro e mi stupivo di come tutto fosse uguale a sempre, di quanto fossi felice in quel momento.
Poi ero di nuovo a casa tua, mi vergognavo di essermi portata via le mie gonne ma poi non mi interessava davvero, vedevo la tua maglietta grigia sdrucita nell'armadio e la mettevo su un tavolo e la piegavo con cura. Mi veniva voglia di stirare le tue camicie ma non lo facevo. Poi uscivo.
Mi ritrovavo nel cortile del tuo palazzo con indosso un pantaloncino e una maglietta. C'era il tuo sgabello al centro di un vialetto, era fuori posto e lo rimettevo in ordine con la costante senzazione che tu fossi tornato a casa e mi guardassi dal balcone. Visualizzavo il tuo balcone in mente ma non mi giravo a guardare. Ero certa ci fossi. Allora iniziavo a correre non per fuggire ma per fare sport e andavo dritta verso il palazzo di fronte a me, dietro sapevo che c'era il mare.
Mi ritrovavo nel cortile del tuo palazzo con indosso un pantaloncino e una maglietta. C'era il tuo sgabello al centro di un vialetto, era fuori posto e lo rimettevo in ordine con la costante senzazione che tu fossi tornato a casa e mi guardassi dal balcone. Visualizzavo il tuo balcone in mente ma non mi giravo a guardare. Ero certa ci fossi. Allora iniziavo a correre non per fuggire ma per fare sport e andavo dritta verso il palazzo di fronte a me, dietro sapevo che c'era il mare.
Stamattina ho fatto questo sogno. Mi sono svegliata ed addormentata più volte e ogni volta c'erano modifiche ma di base la struttura e le parti rimanevano sempre queste. Mi sono accorta scrivendolo che è un sogno rivolto e legato ad una persona specifica che non c'è e non c'è stata, ecco il perché del tu. Mi sono accorta che il fastidio iniziale che ho provato, svegliandomi è svanito. In parte perchè ne ho scritto e in parte perché non c'è niente di strano o di nuovo in questo sogno, è solo la descrizione sentimentale dell'ultimo anno. Ecco, ora la funzione del riportare questo sogno sul blog è terminata, ho capito tutto e potrei evitare. Ma ho deciso di pubblicarlo perché lo avevo determinato e perché ho pensato che forse non era il caso di pubblicarlo. E allora per questo pensiero mi punisco perché non ho alcuna intenzione di censurarmi o dire bugie sul mio stesso blog.
(mi sono appena accorta di aver chiesto un sogno nel precedente post. )
(mi sono appena accorta di aver chiesto un sogno nel precedente post. )
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repent and sin no more
05 febbraio, 2012
Negli ultimi giorni torno a casa e ho voglia di scrivere qualcosa.
Allora apro la pagina del blog ma rimane sempre bianca, non scrivo neanche una parola.
Perché c'è qualcosa che non capisco, che non ho voglia di dire. Non ho neppure abbastanza attenzione
Perché c'è qualcosa che non capisco, che non ho voglia di dire. Non ho neppure abbastanza attenzione
per far terminare quello che sento.
Spero solo che venga un sogno a salvarmi, a dirmi quello che non ho ancora capito.
Spero solo che venga un sogno a salvarmi, a dirmi quello che non ho ancora capito.
Forse sono solo stanca di dormire ogni notte da sola.
Ma se penso all'ultima volta che ho dormito in compagnia, io da un lato del letto e lui sull'altro e la mattina svegliarsi senza neanche un bacio, un saluto, un insulto che voleva dire ti amo. Senza il rumore dei respiri e delle lenzuola strappate allora ci penso e sono certa che la cosa più bella che mi è capitata quest'anno è stata iniziare a dormire da sola.
Senza nessuno che amo, che porti al quarto piano con me buste piene di libri.
dappertutto c'è la neve tranne che qui. ogni volta che penso alla neve mi ricordo in auto felici come due bambini ascoltando smile con la neve sul parabrezza e la mia sveglia alle sette del mattino per l'entusiasmo di vedere la neve nella piazza triangolare e sui balconi.
detto questo è ancora più chiaro che devo aggiornare al più presto il mio catalogo emotivo sulla neve.10 gennaio, 2012
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