30 dicembre, 2011

Successo. Passato.


Succede qualcosa di strano quando hai dei disturbi dell'alimentazione come il mio. Succede che dimagrisci venticinque chili e metti gli stessi vestiti che la maggior parte delle persone che conosci ha sempre indossato, succede che quando pieghi il pantalone il movimento che fai è più breve e più stretto, succede che ti svegli di mattina presto e non hai il fiatone a fare le scale e ti tagli i capelli e respiri e sei felice perchè non hai più quel peso che ti comprime i polmoni. Sei felice perchè ti senti normale una volta tanto nella tua vita.
Succede però quando torni a mangiare normalmente o ad abusare del cibo anche per un giorno che la mattina ti svegli tardi, non dormi la notte che sei stanca e che qualcosa è successo e tu lo sai, anche se non è successo niente. Succede che sai che la parte della guarigione più dura adesso sarà la normalità, conquistarla e affrontarla sarà ancora più difficile dell'aver perso quei venticinque chili.
E ci sono delle volte che io ho un po' di paura perché mi sento in pericolo.
Ma ho fatto dei buoni propositi per l'anno nuovo, che non sono propositi ma sono certezze e tutto andrà come deve.

Poi mi fermo ad un certo punto di queste paure e sono felice. Perché penso che questo è stato l'anno più bello della mia vita. Perché ho una pianta grassa ad aspettarmi sul balcone di casa mia, perché ho comprato una stufa ed ho un bagno azzurro. Perché il 5 gennaio ci sono i saldi all'Ikea, perché il mercoledì sera andiamo smepre a guardare la partita e spesso vinciamo, perché posso guardarmi nello specchio la mattina, perché mi sveglio la mattina. Perchè ho perso moltissimo in quest'anno ma ho riguadagnato tutto e di più. Ho solo paura certe volte ma dopo un po'passa perché alle cose sbagliate non regalo più tutta questa importanza. Vado da Antonia adesso, perché merita tutta la mia concentrazione.

23 dicembre, 2011

È colpa di Antonia


A pensarci adesso non so neanche come ho dormito quella notte. Non so neanche in quale letto.
Devo essermi persa qualcosa in questi mesi. Ho un ricordo vivido di alcuni momenti, ricordo di un bar all'aperto e di un cane che abbaiava isterico mentre L. piageva. Ricordo che avevo una borsa rotta e che tutti i luoghi erano pieni di gente. E poi non c'è più niente, solo tre letti diversi in cui dormire in tre giorni per dimenticarne uno solo.
Queste vacanze di natale saranno dedicate a qualcosa che non voglio. È giusto farlo per me, per il racconto, perché finisca subito. Dormirò abbracciata a C. domani sera e tutto passerà di nuovo, insieme.
Perché questo è il mio posto, quello che mi sono scelta.

15 novembre, 2011

Avalon

Sono giorni che cerco una canzone. Perchè ho voglia di parlarti ancora.
So alcune cose di te, ma non sono rilevanti.
La cosa importante invece è sapere che pensi più velocemente di quanto riesci a parlare.
So che quando cammini guardi dritto davanti a te e non ti distrai a guardare di lato.
Se qualcuno ti fissa mentre cammini un po' ti vergogni e posi lo sguardo a terra. So per certo che sei davvero gentile.
È molto riservato, non essere audace - mi hanno detto. 
Mi ha fatto sorridere sentirmi dire questa cosa. Perché non si tratta di audacia ma della voglia che ho di parlarti ancora e camminare insieme a te. Dirti che iosono esattamente come mi hai visto, non mi sono nascosta. Quando dicono che il resto del mondo non esiste, cadevo dalle nuvole.
Volevo mettere una mano sul tuo braccio mentre camminavamo. Non l'ho fatto solo perché non volevo distrarre l'attenzione da quello che stavamo dicendo. Volevo sapere se sei sempre e con tutti così gentile. Volevo sapere, ma sono dovuta andare via.
Mentre ci salutavamo un'auto rossa è arrivata alle tue spalle, ho cercato di spostarti anche se sei molto più alto di me. Ti ho detto che è stato un piacere ma volevo solo dirti che mi dispiaceva, sarei voluta rimanere ancora a camminare con te.

Non guardo gli uomini, me ne sono accorta qualche giorno fa.
Non ti conosco, eppure sto contando i giorni pensando a te.
Questa è la canzone che cercavo.











27 ottobre, 2011

Je te vois, tu sais



Ho scritto vari post ultimamente. Ma sono finiti in luoghi diversi e nessuno di essi era questo blog.
La prima volta ho cancellato tutto il testo che avevo scritto, la seconda volta ho inviato il risultato di quello di cui scrivevo ad una mia amica per parlarne con lei e adesso invece ho salvato con un file dal nome Senza titolo questi dieci minuti in più che mi sono concessa prima di andare a dormire.  
Salvare questa parte dei miei discorsi e non buttarli via, tenerli privati è una cosa nuova per me. Ho avuto bisogno di renderli pubblici come prima avevo bisogno di ingozzarmi o fare sesso (che poi visti da uno specifico punto di vista sono la stessa cosa)invece che esprimere i miei sentimenti in modo canonico. Ho avuto bisogno adesso di cancellarli perchè non era scrivere l'oggetto bensì sfogarmi e per quello devo imparare a parlare e dirlo ad alta voce.
Oggi ho scritto una cosa molto personale al laboratorio e non so se può essere rilevante condividerla con chi ci ha affidato l'esercizio. Tutto è nato dalla lettura del testo e dall'ascolto de La Voix Humaine. Ogni volta che leggo quel testo mi ritrovo a scrivere cose molto personali. Perché parla di una donna che è al telefono con un uomo ma noi ascoltiamo solo la voce di lei e tutto quello che sappiamo di lui è attraverso a donna. Ci sono delle bugie nelle cose che dice, un minimizzare la parte drammatica della sua vita per poi finire nella drama queen e una perfetta sottomissione amorosa all'uomo che la sta lasciando che mi lasciano ogni volta atterita. Non so come funziona questa cosa dentro di me ma l'opera mi fa sempre un effetto molto strano e succede anche in quei momenti in cui mi pare una cosa ridicola, eccessiva e maldestra.
Comunque detto questo volevo solo dire che oggi dal mio risveglio c'è stato qualcosa di sbagliato nelle cose che ho fatto. Tutto è nato da un sogno che come ogni sogno della mia vita non faceva altro che identificare la situazione corrente. Adesso, forse è che la mia mente ha bisogno di essere ridondante ma forse la stronza non ha capito che ogni volta che succederà di nuovo io mi vestirò di nero e conterò le volte che accade. Poi vedremo se abbiamo una notte intera per riposarci o per fare stronzate. E per il resto ho deciso che ho una soluzione.
E il concetto di base è che devo bere, andare ad un concerto e ballare.

19 ottobre, 2011

La gioia immodificabile di salire quattro piani a piedi con le borse pesantissime, sedere a gambe incrociate su un tavolo perchè non hai una sedia, fumare una sigaretta fuori al balcone assolato guardando la torre della Sofer e guardare tutta quella casa, impolverata e abbandonata e sapere che è mia e che l'ho fatto da sola perchè l'ho sceleto è una gioia perfetta che non mi può togliere nessuno. E vaffanculo, questa vita è bellissima.

10 ottobre, 2011


Tornando a casa parlavo con i miei amici di questo pezzo.
Ogni volta che lo ascolto ripenso a Parigi.
Ripenso a quando, seduta in biblioteca con le cuffie nelle orecchie scrivevo in italiano e pensavo in francese. A quando, capitato casualmente questo brano nella playlist che ascoltavo, ho rischiato di piangere davanti a tutti. Ho trattenuto a stento le lacrime. Mi era capitata in testa l'immagine di un mio piede fuori dal finestrino dell'auto del mio ex ragazzo, noi che cantavamo, la statale che passava. Ho un ricordo così preciso anche dello svincolo per andare al mare, io che di quei posti non conosco nessuna direzione. Ricordo perfettamente anche cosa lui mi stava raccontando prima di iniziare a cantare. Questo pensiero a Parigi è stato quello che mi ha portata fino alla fine del viaggio, che mi ha fatta accendere le sigarette all'alba, svegliarmi in lacrime nel sonno senza capirlo. E' stato in pensiero che ogni giorno mi ha fatta alzare dal letto, scrivere la tesi, ignorare quello che stava e non stava succedendo tra me e il mio ex ragazzo e alzare la testa su cosa volevo e come lo volevo.
Alzare la testa e capire quali erano le mie condizioni.
Oggi però mi rendo conto che da Parigi io non sono tornata che un mese fa. Quando mi sono accorta di chi mi ero innamorata e non di chi dovevo dimenticare. E' una strana sensazione rendersi conto di non essere mai tornata da un luogo, è uno strano colore quello che questa emozione regala ai giorni. E' un posto bizzarro quello in cui vivi. Vivi tutto ma non sei presente. Poi un giorno torni a casa. E trovi tutto migliore, venti chili in meno, un lavoro, una casa, degli uomini che camminano sulle stesse strade che percorri anche tu. Penso che quei mesi siano stati davvero ridicoli e, con la riacquistata lucidità, tutto sembra uno scherzo.

Qualche giorno fa sono tornata dopo tre anni al corso di scrittura. L. mi ha detto che sto tirando fuori tutto e io ne ho colto il lato negativo. Ma mi sto aiutando a scrivere perchè sapere che la mano destra mi fa male quando scrivo è una cosa che non posso tollerare. Perchè non posso sopportare un altro mese il pensiero di Antonia e Marco che non raccontano la loro storia che non va mai avanti dopo l'aborto.
Al corso abbiamo fatto un esercizio. Era un esercizio di cut up, dopo aver scritto liberamente reagendo a tre stimoli diversi, dovevamo selezionare alcune frasi per comporre una poesia di quattro versi.
L'ultima frase che ho scelto, decontestualizzata adesso, era: non a queste condizioni.
Scrivendo queste parole ho capito che mi sono liberata di tutto il passato e di tutti i passanti quando ho smesso di adagiarmi sulle condizioni stabilite da altri. Quando ho messo le mie condizioni bene in vista e le ho date per scontate e irremovibili. E' stato tutto più semplice quando ho accettato, mi sono concessa questa libertà. E adesso è tutto più bello.

Ora, tornando al principio, quando ascolto questo pezzo, non penso più alla statale, ai miei piedi fuori dal finestrino, al caldo boia di quell'estate e di tutte le cose che non ci sono più. Penso a Parigi a quando, dopo il pianto trattenuto in biblioteca, l'ultimo giorno ero sul ponte dell'Alma e guardando dal finestrino dell'autobus ho visto il Grand Palais nell'unico giorno di foschia e mi è scesa una lacrima. La stavo trattenendo da un mese e il giorno dopo sarei tornata a casa. E' stato bellissimo versare la prima lacrima cosciente. E' stato bello capire cosa volevo e cosa no.
Avrò sempre Parigi, non avremo. Ed è ancora più importante.

27 settembre, 2011

Nelle mie mani





Ho scritto così poco in questo anno che appena prendo la penna in mano mi affatico. Prima potevo passare ore scrivendo. E' successo perchè ho avuto paura di perdere tempo a scrivere inutilità, perdermi, essere poco pratica. E' successo perchè al computer sono più sintetica e passo meno tempo nella ricopiatura. Ma adesso è la fisicità della scrittura che sta tornando, al fatto che scrivo frasi in testa  e mi ritornano tutto il giorno ripetendole in mente. Sono felice che sia tornato questo bisogno fisico anche se arrivo con difficoltà a scrivere una pagina al giorno. E' difficile farlo e mi fa paura sapere tutto quello che ho lasciato indietro in questo anno, tutti gli esercizi che non ho fatto, tutti i libri che non ho letto, tutti quei pensieri che non riesco a seguire. Ma so che basta esercizio e costanza e ritornerà quello che ho fatto e che non ho fatto. E staranno tutte le cose lì ad aspettarmi. Dentro di me è stato un anno bruttissimo ma sta per finire.  E io ho un corpo più leggero e migliore, una salute di ferro e avrò una casa un giorno. E tutto sarà nelle scatole disegnate da me e i muri dipinti da me. E tutto quest'anno sarà dimenticato perchè serviva ed è andato via. L'ho sempre detto che mi bastavano sei mesi in cui dovevo fare tutto a modo mio e ogni cosa sarebbe tornata al suo posto. Non quello degli utlimi anni ma nel posto vero in cui le cose per spingerle nell'angolo in cui devono stare non devi fare fatica ma solo sapere dov'è quel posto.

22 settembre, 2011

Montare mobili in casa tua




Running back, you're on my mind
Your name is in my ceiling
And how i know, i know you're mine
And for you i'm not leaving

I hear you shouting

I feel you hounding
Now you're mine, you're mine again
That's why you'd never leave me

In my mind i hear your song

Is playing while i am dreaming
And then to meet, to make it real
But couldn't stop my feeling

I hear you crying

I feel you whining
Now you're mine you're mine again
That's why you'd never leave me

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

Front and back you're on my mind

Your name is in my ceiling
And how i know, i know you're mine
For you i'm not leaving

I hear you shouting

I feel you hounding
Now you're mine you're mine again
That's why you'd never leave me

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

15 settembre, 2011

Let me


Sono stata pazza in questo tempo.
Ho guardato vivere e rifarsi vite e dire che sarebbe successo.
Poi ho capito che non funziona così.
Che succede quando sono
la versione perfetta di me stessa.
Sono stata pazza.
Ma funziona così.
E' che in un punto era tutto più grande di me.
Ed io che ero più grande di me.

Invece piano ho saputo
che non ero (la) sola.
Devo guadagnare e godere di un tempo che ho perso,
rifare la lista, giocare meglio e più  a lungo.
C. tu non sai neanche cos'hai fatto. But you did it.

13 settembre, 2011

Dove vai.


Sto ricamando i ricordi, organizzando il futuro.
Ho perso dei soldi stamattina e sono stata incazzata tutto il giorno.
Ho firmato un contratto e scritto una mail seria.
Ma in realtà quello che volevo fare era chiedere: ma perchè cazzo mi parli della tua caviglia?
Io non ti conosco! E soprattutto perchè porti quell'orrendo bracciale?
Mi sono fatta forza e non ho chiesto niente. Ma ad un certo punto, mentre lui parlava ho sorriso.

11 settembre, 2011

Sono le due e mezza.


E' semplice. Con il tempo mi sono stancata di sentire parlare persone che si aspettano che io non abbia nessuna reazione quando aprono la bocca. Sono stanca di sentire chi parla di me e di noi senza sapere niente, neanche da che lato del letto si dorme. Sono stanca di sentirmi in obbligo di dare conto alle persone, sono stanca di non parlare, di modificare, cambiare, capire, concedere e tollerare. Sono davvero stanca e accumulo fastidio da dispensare al mondo. Provateci voi e basta lamenti ed egocentrismo, su. Ci sono alcune notti e di queste notti ne conosco il senso soltanto io. L'ultimatum è finito e neanche me ne sono accorta. Cominciamo da capo, non ho neanche avuto tempo per pensarci. Quindi va bene così.

04 settembre, 2011

Got ya


Eì che dovrei capire come togliere questo bracciale da qui, dove sono le mie amiche e soprattutto uscire da qui perchè c' è qualcosa che rientra in un posto dov'era stato nascosto ed è sbagliato. Bisogna correre andare di lì. Ti seguo senza nemmeno darti la mano perchè ci siamo, ti sfioro la pancia che non hai, come la maglietta. Sei il peggiore qui dentro ma no, lì c'è già una mia amica e non posso seguirti se continuano a fare rumore. Trovo tutto uguale a come l'ho lasciato solo più caldo e silenzioso. Dormo tre ore, dovevo farlo qualche ora fa ma mi hai detto di avvicinarmi e siamo finiti lontano. Quando torno a casa trovo le mie amiche senza un posto dove spogliarmi dove ogni letto è occupato da due o più persone. Siamo tutte a pancia sotto, non vogliamo dormire, da quando siamo arrivate ci offrono raki e abbiamo imparato ad amarlo ma non è lo stesso se non siamo qui. Ridiamo di qualcosa ma non riesco a ricordare, ci chiediamo di dove siano finiti i rumori e non vogliamo dormire ma continuiamo a ridere e così finisce che ci addormentiamo tutte e tre insieme mentre ancora ridiamo. Abbiamo detto delle cose bellissime quella mattina ma nessuno di noi le ricorda.
Poi siamo partite e faceva caldo e agli scavi abbiamo messo la testa sotto la fontana e stavamo zitte e ascoltavamo G. che spiegava come funzionavano le cose lì millenni fa. Ma non abbiamo avuto un attimo di esitazione, di nuovo via e così che funziona. Ehi, ora dovete scendere. Come se non fosse chiaro quali sono i limiti che abbiamo messo tra noi e loro. Se solo qualcuno mi avesse parlato, quella sera avrebbe sprecato davvero una bella occasione. Bravo, stai zitto, babe.

Per molti mesi non ho scritto niente perchè sapevo che se lo avessi fatto avrei scritto un cumulo di bugie. E posso anche smettere di scrivere se lo faccio cambiando i nomi, usando metafore, scrivendo di attività ideali. E' che ti ho amato tanto, mi hai resa felice in quei giorni, mi facevi ridere e quella cosa che avevo in gola per qualche anno è scomparsa. Ma mi hai ferita, anche se non te l'ho detto, anche se abbiamo fatto finta che non fosse così e siamo andati a ballare con i tuoi amici. Ho ferito anche io te, del resto, in qualche modo che non ho compreso e che non sono riuscita a riparare. E' che ho dovuto imparare una forza mentre dicevo che non è successo niente. Quello che penso, di noi, è che è successo tutto e che dovremmo ricordarcelo perchè solo gli idioti non ricordano niente e fanno sempre gli stessi errori. Tra una settimana capirò e mi perdonerai qualsiasi cosa farò. Ma del resto, il tuo perdono in questo momento non è affatto un argomento rilevante. Aspettavo questo momento da mesi.

La prima volta che mi hanno detto shh con il dito sulla bocca.


Il tuo sapore sembra nuovo.
Non lo capisco, allora ci riprovo.
Penso molte cose mentre mi baci davanti a tutti gli altri.
Penso a cosa penseranno, se sono sorpresi quanto me.
Del resto è che erano solo le sei del mattino e hanno messo un lento.
Cosa serviva più? Inutile chiedere un nome o parole o solo una conversazione.
Molte volte il silenzio è la cosa migliore del mondo.

Nelle sere d'estate le strade che portano a casa mia sono piene di auto.
Vanno tutti in quelle tre discoteche che sono messe in ordine lungo uno stradone di neanche un chilometro. Io sento tutta la musica che suonano. E quando sento le quelle canzoni, Cretine, io penso a voi, a tutto quello che rendete possibile e a quello che siete riuscite a farmi lasciare a casa. Assieme a voi tutto passa, anche i brutti sogni. Tornano quando sono da sola ma tant'è abbiamo solo fatto una vacanza ma io l'aspettavo come fosse una nuova vita.

Ci vediamo tra una settimana, quando avrò deciso che cosa fare. Se ucciderti o se ti ho già ucciso. E' stato davvero bello, volevo dirtelo.

03 settembre, 2011

Cee Lo Green - No One's Gonna Love You - YouTube

Cee Lo Green - No One's Gonna Love You - YouTube

Mi regalo una settimana per decidere e un venerdì in più per scoprire meglio come sorridi.

01 settembre, 2011

Il mio tesoro.


Volevo solo dirti che 40 secondi di niente è davvero una bella canzone.
E' stato un gesto molto bello da parte tua sbagliare la concordanza dei pronomi nella mail che hai scritto. Mi ha fatto sorridere di tenerezza, non capisco perché.

10 agosto, 2011

Questa cazzo di ansia che non se ne va lì dove è venuta. Perchè devo partire, perchè non bevo da un mese perchè non mangio da dieci giorni perchè sono passata a fumare il pacchetto da dieci e non trovo mai le cherstefield light e sono costretta a fumare per giorni le camel light e poi quando per caso un tabaccaio ha le chesterfield da dieci io non sono più abituata a fumarle e le trovo troppo forti. Comunque questa cazzo di ansia che significa che dovrei prendere un treno venire lì a insultarti o almeno a dirti qualcosa di più di quello che ti ho detto negli ultimi anni e metterci una pietra sopra. Ma io questa cosa non al voglio vedere neanche da lontano. Non mi voglio ricordare neache per un secondo quello che siamo stati insieme o quello che lui è da solo. Io da sola vivo meglio di quando sono con un uomo perchè mi viene l'ansia su quello che pensa e che dice e che fa e che dovrei fare io e allora mi imputtano e non mi riconosco mentre io adesso mi riconosco perfettamente in tutto quello che faccio anche quando mi vergogno di me. Ma almeno non ho nessuno di importante che mi giudicherà, che potrà vergognarsi di me, per il quale dovrò fare quello che abbiamo sempre fatto tutti cioè le rinunce. E' che mi sono stancata e so quello che dovrei fare ma voglio solo partire con le mie amiche, pensare al lavoro e alla mia casa e pensare a come devo fare questi cazzo di lavori per poterci entrare. Io penso che è la casa a mettermi tutta questa cazzo di ansia. Io non so come farò. E' che però ad un certo punto ti penso e mi viene un fastidio addosso e non so con chi prenderla perchè non è successo niente di sbagliato, solo cose che succedono a tutti. Ed è successo un mese prima di quello che pensavo e allora non ero preparata e me ne sono andata via senza chiederti neanche davvero tu come stavi. E questo lo rimpiango lo so così come la forza che non ho avuto di partire con te e non di restare qui a marcire dietro ad una scrivania. E sono preoccupata per i miei amici, te lo direi se ancora avessimo dei rapporti.
Comunque ho una cazzo di ansia e devo capire come togliermela davanti.

06 agosto, 2011

l'arredamento


A volte ho una malinconia profonda un passo.
Un'ansia crescente e tachicardica.
Questo lungo silenzio quando uscirà da me
E tornerà lì dov'è nata.
Quando avrò la mia casa, il mio stipendio.
La fatica che ci abbiamo messo a portarmi fino qui.

25 luglio, 2011

prove generali per l'assasino di tourette


Stasera si parlava della ex del mio amico e del fatto che non si sono incrociati solo per un attimo.
Allora mi hanno chiesto del mio ex, se ci sentiamo ancora.
Dopo tempo ho ricordato la nostra ultima telefonata, utile solo a lui per capire se l'odiassi o meno, come fossi un padre che dà una benedizione per un matrimonio.
Non ti odio -gli ho detto- voglio solo che rimani fuori dalla mia vita.
Uno dei miei amici mi ha guardata e mi ha detto Ti rendi conto che quest'uomo è entrato ed uscito dalla tua vita e io non l'ho mai conosciuto. Io ho risposto Si.
Che rispondi a una cosa così.

Perchè poi la risposta vera sta nei sogni in cui s'infila e lui arriva e io me ne vado, negli uomini nuovi e nella gente che incontro. Ma che dici, dici si e basta, perchè l'argomento è chiuso. Basta non si scherza più- ho detto come ultima parola. Forse neanche ciao

23 luglio, 2011

io non c'ero


Nel luglio 2001 io ero tra quelli che non erano andati a Genova. Ero ad Hong Kong ma probabilmente non ci sarei andata lo stesso, non sono brava a protestare, a ribellarmi per vedere garantiti i miei diritti.
Quando stavo ad Hong Kong nella hall del grattacielo in cui vivevo al 33esimo piano c'era un televisore su cui erano scritte le previsioni del tempo con temperatura e umidità e sulla potenza dei tifoni. Se il livello era T3 gli uffici chiudevano e si doveva rimanere a casa perchè da potenza T3 ci vuole un secondo per diventare T8.
Noi vivevano sullo shelter di Kowloon, era il posto più sicuro e panoramico di Hong Kong( si, pure meglio di the peak).
Il giorno in cui è iniziato il g8 quando siamo scese nella hall abbiamo visto che nello scermo c'era il livello T3 di tifone allora siano risalite a casa, messo il nastro adesivo alle finestre e siamo andate a fare la spesa, tanto pure se c'era il tifone dove abitavamo si poteva passare una giornata intera riuscendo a non stare mai all'aperto.
Quando siamo tornate a casa c'era Alessio Vinci che faceva i collegamenti sulla Cnn.
Io volevo sapere tutto quello che succedeva a Genova, avevo gli amici, un uomo di cui ero innamorata e che poi sarebbe diventato il mio ragazzo per qualche anno e avevo soprattutto la speranza che non si ripetesse quello che era successo a Napoli. Eravamo tutti sconcertati di quello che era successo il17marzo. Non ci credevamo ma sapevamo che sarebbe successo di nuovo. Passammo tutti i giorni del G8 davanti alla televisione, di quello che era successo alla Diaz io non sapevo niente e me lo raccontavano gli amici via mail girandomi i link alle pagine di libero news. Ho cercato per anni di aggiornarmi su quello che era successo ma qualcosa me lo perdevo sempre. Ad esempio io ho saputo che Indro Montanelli era morto solo un anno dopo e io ci ho messo del tempo per capire che era successo mentre io ero ad Hong Kong a fare per una volta una cosa giusta per la mia vita.
Quando Carlo Giuliani è stato ucciso io non l'ho capito subito. Alessio Vinci era collegato dal lungomare e diceva che era morto un ragazzo, diceva che aveva la mia età. E io pensavo solo che non era possibile, non l'avevo capito bene lui che parlava bene inglese. Lo ripeteva che era stato ucciso un ragazzo e poi disse il nome, Carlo Giuliani ed io non parlai più, ci credetti che era morto. E avrei voluto parlare con i miei amici che erano in Italia in quel momento, con quelli che erano a Genova avrei voluto parlare con chiunque perchè non era possibile, avevamo tutti perso qualcosa e lui era solo un ragazzo, grande quanto me.

12 luglio, 2011

M.


Quando sono tornata a casa di M. per la prima volta dopo che lei è andata via c'era qualcosa di forte che mancava, una trascuratezza, meno colore, meno vita.
Ho dormito nel letto in cui dormivo quando in casa eravamo in quattro e quando andava male eravamo solo tre. Non ho mai sentito l'estraneità di lei. Non ho mai sentito vergogna o lontananza. Le ho sempre raccontato quello che mi succedeva come stava accadendo, non come fosse un'estranea. Insieme a loro ho bevuto innumerevoli rum e coca quando per la prima volta è stato il mio ragazzo a salire su un treno, non io.
Adesso però quando entro in quella casa io sento che lei non c'è e ci sono le sue tende, le sue pentole e il suo lampadario e che nonostante gli sforzi di cambiamento e di assenza lei rimane in ogni cosa.
So bene perchè succede e perchè ci penso ma vorrei solo sapere M. come ha fatto per tutto questo tempo. E mi si stringe il cuore a pensarlo lì a fumare su quel divano con le cartine in mano che guarda la tivvù e quasi si addormenta. O col divano a due posti che lui si addormenta sopra e ne diventa uno.

11 luglio, 2011

tht's the way i like it


Funzionano bene sere come queste dove ci ritroviamo tutti al parco e siamo tutti gentili e rubiamo le sedie l'uno all'altro per cercare l'angolo più buio del parco dove parlare, bere una peroni o un tè freddo. Funzionano che esci di casa quando è ancora caldo e verso la fine metti un foulard a coprirti la gola.
Quando torni a casa poi c'è tutto il mondo che cammina nella direzione inversa alla tua. Tutte le auto hanno i guidatori con il braccio che penzola giù dal finestrino per far andare il vento giusto sul viso.
Funziona che io torno a casa, cerco un libro che ho regalato ma che non ho mai comprato per me e leggo una poesia, di quelle che chi conosco ci ha scritto a matita qualcosa accanto.
Di alcune cose io non conosco il significato.
So solo che l'ultima volta sono andata via e non sono più tornata.

Adesso aspetto solo il giorno di agosto in cui partirò con le mie amiche per la Grecia. Sono anni che aspetto questo momento.
Tornata a casa, poi, aspetterò il giorno in cui sarà L. a ripetere a me che una cosa era lui ed una cosa quello che è venuto dopo. E che quello che è venuto dopo fa più male perchè non ho fatto altro che scappare.

02 luglio, 2011


Con il passare del tempo buttato in locali in cui si ballavano danze diverse io e te abbiamo ballato dovunque. Ci siamo abituate a vivere senza uomini perchè anche se ci sono ci siamo trovate a non averli veramente. Ci siamo abituate a guardarci le spalle a vivere senza che loro, nel caso ci fossero, dovessero rientrare nel luogo- che noi non abbiamo mai dato- di protettori della nostra femminilità. Siamo diventate così brave che non c'è bisogno di dire che siamo fidanzate anche se io non lo sono più. Siamo diventate così brave che balliamo e nessuno ci dà fastidio anche se siamo nude.
Oggi c'erano due ragazzi che ballavano attorno a noi. Facevano finta di essere omosessuali e quando le donne ballavano con loro guardavano le tette e toccavano i culi.
Noi, quando balliamo non pensiamo mai agli uomini. Balliamo perchè ci diverte perchè ci deve essere un diametro di almento un metro accanto a noi perchè dobbiamo muoverci, non riusciamo a stare ferme. Il tuo ragazzo stanotte stringeva le mascelle ma non era importante perchè noi balliamo perchè amiamo ballare e muoverci e sudare e bere il terzo vodkalemon che ha soppiantato il mojito perchè nel mjito ci mettono troppo ghiaccio.
Ho devoluto in beneficenza alcolica quasi quarata euro. Perchè da quando non c'è lui non devo mettere i soldi da parte per niente perchè non c'è più un luogo in cui andare in un momento del mese e non c'è una prospettiva futura che mi interessi. L'unica prospettiva è il Solinas a settembre ma dubito che sia reale.
Elio stasera mi ha ricordato che andare ai concerti è la cosa più bella del mondo in cui urlo e torno casa senza voce e ubriaca e non so dire niente che abbia una conclusione.
E' che in questi anni ho pensato- mi sono abituata a- che i momenti di felicità dovevano essere condivisi per esserlo davvero. Però in questi mesi mi sono convinta di una cosa per quanto riguarda me e lui che ormai non amo più ma non riesco a capire come funziona. E' che quel giorno mentre io tornavo a casa in nave ed ero felice dovevo pretendere che partisse, non dovevo sperare che restasse lì dov'è stato in questi anni, tra le mie lenzuola, tra le mie labbra e le mie gambe. Dovevo chiedere che andasse via e non avremmo fatto questo casino. Io non mi ritroverei a pagare le cose più care di quello che sono, non mi ritroverei a eliminare amoresesso dalla mia vita per poterlo gestire.
Stasera ho parlato con L. a lungo. Dovevo prepararmi e uscire e appena si sono accese le luci ho urlato e non ho più voce. Le ho spiegato che adesso piange per E. perchè non ha mai pianto abbastanza per P. Perchè il dolore di non vivere più P. non era gestibile.
Dovrei stare zitta. Perchè la mia storia finita è stata gestita tutta con silenzi con uomini da rimpiazzo e con sogni. Ho ricomposto i pezzi dormendo a lungo e non parlando mai.
Mia mamma qualche giorno fa mi ha detto che tutte le ragazze paingono e restano chiuse in casa a lamentarsi quando restano da sole dopo una storia. Io le ho risposto che non sono fatta così che non piango, non strepito, non mi oppongo. Ma non è vero. E' che per le cose importanti quando succedono e non vanno bene, la mia reazione è scrivere, fare le cose che devo, è studiare, studiare anche nuovi modi per resistere. Perchè non voglio tornare tra un anno a dire le stesse cose. Perchè io chiudo gli occhi e dormo poi mi risveglio e sogno quello che non volevo succedesse. Ma quando la mattina mi sveglio penso che era solo un brutto sogno come tanti da quando sono andata a Parigi e alla fine di tutto rimane solo il pensiero che avrei dovuto fare qualcosa per chiedergli di andare via lontano in un posto in cui non avrei avuto il coraggio di raggiungerlo.

In questi anni ho amato di un amore che cresceva ogni giorno e non diminuiva mai, nemmeno di un giorno. Non mi sono mai accorta che quando è iniziato io ho scritto la data del 17giugno2006 per ricordarmi di non fare le solite stronzate perchè ne ho fatte e non valevano sempre. Ma sono stata egoista e tutto sta in questo. Nei chilometri in più che non ho saputo mettere tra di noi. Ho incontrato l'uomo che amavo prima di lui. Mi ha sorriso come quando esplodono i fuochi di felicità. Perchè dopo quello che è successo, con tutti i silenzi sprecati e le canne girate rimane un affeto, una felicità e un rispetto che a te non so dare. Mi dispiace c'è chi mi ha reso meno felice di te ma che ha capito che il silenzio è la mia lontananza e la mia gioia. E scrivo tanto non perchè mi manchi o perchè ti amo o per qualche altro perchè. E' solo che in questi anni mi sono dimenticata chi sono e adesso, ogni attimo mi ricordo cosa succede quanto stono in piedi.

30 giugno, 2011

era estate questo marzo parigi/ la gente non mi capisce quando parlo in italiano


Se penso a come mi manca.
Quando la prima volta sono andata a fare la spesa al Plaza e con le borse rosse della spesa ho alzato gli occhi ed è spuntata la Tour che io non avevo ancora capito che era proprio lì. E quando ogni sera tornavo a piedi dal Trocadero e passavo sempre dal Franklin. C'era sempre qualcuno che beveva une verre ai tavolini all'aperto. Da vera parigina non aspettavo mai il verde del semaforo- mentre a Napoli lo faccio. E guardavo sempre le piantine messe a terra dal fioraio e quelle meringhe giganti. Pensavo sempre a come avrei fatto a portarmene una in Italia-di piantina- e poi desistevo. Cercavo solo di non buttarle per aria quando tornavo e avevo dieci minuti alle dieci prima che chiudesse Monoprix. E poi quei negozi che non ho mai visto aperti a rue de la Tour perchè era troppo presto e già troppo tardi. E tornare a casa vedere una puntata di Will&Grace per poi smettere e continuare a studiare o a cercare o scrivere.

Ieri cercavo una guida di Creta. Mi ricordavo di averne vista una in biblioteca e ho cercato quale delle biblioteche comunali di Napoli fosse ad avere la sezione turismo. Solo dopo aver premuto cerca ho capito che non era qui. Era quella di Trocadero dove tutti i miei libri suonavano al metal detector e ci potevo stare dieci minuti perchè non trovavo mai il posto accanto alla presa per il caricabatterie del mac.
E prendere il sessantatrè ogni giorno e ogni sera e se ci penso non ho chiesto mai a nessuno perchè non passasse più ogni tre minuti. E le persone che facevano pausa pranzo davanti al Gaillera. E quando ho visto la prima manif e la seconda e poi ogni sabato a Trocadero. L'ultima notte con Ale quando abbiamo aspettatto che la Tour si accendesse l'ultima volta e spegnesse ed eravamo in quattro e non andavamo via perchè non ci credevamo che poi ad una certa ora si spegneva.
E il mio vicino bambino e suo padre che mi prendeva in giro perchè correvo avanti e indietro e stavo a casa dieci minuti e scendevo di nuovo. E poi l'avvisavo, adesso sono tornata per rimanere.
E tutti quei libri le ore contate per libro, per sezione, per numero di rue saint guillaume. E le indicazioni date nella prima parte di blv Saint Germain. E le indicazioni non date ad Orly per punire gli italiani. Non che Parigi per me sia una fuga ma se io non scrivessi in italiano non avrei nessun dubbio tra quattro mesi dove andare a finire.


si vede da qui dove la nostra storia è morta. dalle cose belle nelle quali mi mancavi ogni secondo in questi anni. e lì invece non ho voluto neanche per un attimo che ci fossi. dovevi toglierti dai miei occhi dalle mie orecchie dal mio corpo dovevi scomparire e non venire a contatto neanche un secondo con quella cosa bella per la quale in questi anni per una sola volta sono andata via e mi hai punita. in una sola volta che pensavo che avrei avuto problemi con l'amore e con in sesso. e invece non ne ho. semplicemente nessuno di loro mi interessa e per la prima volta dopo cinque anni perchè era giugno del 2006- lo sappiamo tutti qui dopo questi anni per la prima volta ho guardato un uomo che non fossi tu. e ne stiamo ancora a parlare. ma in questo tempo che non so quant'è non ho mai parlato di te. ho sempre parlato d'altro. e quando salivo sul letto per guardare la Tour? E quando con Ale l'abbiamo rotto il letto e alle tre del mattino non riuscivamo a smettere di ridere e abbiamo svegliato il vicinato? non c'eri, non l'hai visto, non lo rivedrai. per questo non devi esistere più in relazione a me. oggi un mio amico mi ha ricordato che una settimana fa eravamo ad una festa. se penso che in quella giornata mi hai fatto del male per due ore. beh, è per quelle due ore che io non ti amo più.

27 giugno, 2011

corda (sost.f.s.)


Ho invidiato per anni gli amici che reagiscono allo stress con il sonno.
Ora mi sono trasformata in loro.
Non ho perso una notte di sonno, ho dormito per metà della giornata.
Pur essendo convinta che dormire troppo sia uno spreco, sono fiera delle cose che ho risolto dormendo, sognando, anche svegliandomi piangendo. Ci sono le cose di cui parlo e piango e quelle importanti di cui non parlo e non piango. Lasciatemi stare è la mia modalità.
E le risolvo quando la pressione mi si abbassa, sento troppo caldo e le gambe non mi reggono. Quindi vado a letto, sento qualcuno che mi parla ed io non rispondo perchè non sono obbligata a farlo e mi addormento.
Però lasciamelo fare, per favore, ho trovato la cura e se mi distraggo un attimo mi confondo e mi perdo di nuovo.


questo post è nato perchè stasera ho visto una scogliera. pensavo fosse una sulla quale ho camminato poco meno di un anno fa e mi sono fatta quasi male saltandoci giù. poi ho guardato bene e non era quella. ma ormai il ricordo era partito ma non mi ha fatto niente, nè ha a vuto rilevanza il fatto che le due non fossero la stessa scogliera. insomma, partivo dal fatto che i ricordi, le amicizie, i fatti non mi hanno mai dato fastidio. mi infastidisce solo quando le mie proteste o decisioni non vengono ascoltate. e negli ultimi giorni è la sorpresa a farla da padrona.
ora mi fermo. perchè ho sonno. punto.

19 giugno, 2011


non racconterò a nessuno quello che succede
quello che si perde
andare via e te.

13 giugno, 2011

una via numero 13

Non ne riconosco l'importanza
- Il loro peso nei miei attimi di silenzio.
Non ogni mattina in questo modo, per favore.
L'unica sorpresa è la mancanza di ricordi, di rimpianti,
di patetiche storie.
Sabato si festeggia a Roma.



07 giugno, 2011

Era luglio e archeologia industriale

YouTube - The Cure "Boys Don't Cry"

Mi sono accorta che se parto dalle origini tutto viene meglio, il vino scende meglio e tutti siamo più felici.
Si parte dai concerti senza spiaggia, si parte da me che mi libererò ancora tra mesi.
Si parte da che domani mattina mi sveglio e chiunque entrerà nei miei sogni non tornerà mai più.
Tornerà Rocco, Antonia e anche Clelia e io a settembre avrò la cirrosi forse ma tutto andrà come deve andare.
In un posto dove io ho girato le spalle e non so guardare, sai da lì cosa c'era dietro di me.
E, tanto per essere chiari, non ci trovo niente di ero(t)ico in quello che/non c'è.

05 giugno, 2011

good times

Oggi è il giorno delle buone notizie.
Tu non c'entri che per un attimo. Per passare e andare via.
Oggi è il giorno che io e L. urliamo al telefono felici
e M. è a un matrimonio. E loro due, senza parole. Una gioia.
Tutto quello che vedevo tra me e te era importante perchè si destreggiava
tra paure e voglia di salvarsi.
Ma oggi non ha nessuna importanza perchè saremo uno in più e io e L. non avevamo
una notizia così bella da un tempo così lontano che ho paura quando penso che è vero.
Mi ero dimenticata che vivevamo anche per avere delle buone notizie.

26 maggio, 2011

quest'estate - che ci cola


Un divano diverso
una casa nuova.
Birre fredde.
Questa è la prima estate da anni senza
quella canzone.

23 maggio, 2011

A me piace stare sola


Se solo qualcuno mi raccontasse
quello che abbiamo fatto direi che siamo stati dei pazzi.
Che non si può pretendere di dormire, di viaggiare, di vivere
- fare l'amore con un'altra persona.
Non si può pretendere che questo succeda e che nella coppia entrambi abbiano ragione.
Non si può amare troppo a lungo una persona se lo fai dal giugno del 2006 ed è ancora poco.
Non si può dire quello che è successo perchè ci deve essere qualcuno da fuori che ce lo spiega quello che è successo e io dovrei spiegarlo a te e tu a me e non la finiremmo più e ci lasceremmo altre mille volte e diventeremmo vecchi per quante volte ci siamo lasciati.
Io non riesco a capire come ci è saltato in mente di andare in vacanza insieme, di dipingere le pareti, di dividere una birra o un cucchiaio. Come abbiamo fatto?
Portatemi nella mia casa a Parigi, lasciatemi stare lì chiusa un mese a chiedermi come abbiamo potuto essere così stupidi noi che in due siamo così intelligenti e colti ma stupidi mille volte più del doppio delle nostre masse corporee. Lasciatemi lì ferma nel letto a fare domande in una lingua straniera. Dopo qualche giorno mi alzerei dal letto e troverei un'altra persona ad aspettarmi e troverei di come consolarmi. Ma solo dopo aver bene valutato quanto siamo stati pazzi e con quanta intensità. Portatemi lì e lasciatemelo fare perchè io ci sto provando a non parlarne a non piangerne e a fare finta di essere felice allegra sorridente e forte e tutte queste cose qua come compete ad una donna della mia età. Ma mi sembra solo che l'unica cosa è che la tristezza arrivi all'improvviso senza che io possa cristo fare una sola mossa prima di cadere sotto uno schiaffo.

18 maggio, 2011

Ieri era il giorno


Grace Paley, Fedeltà.


17 maggio, 2011

stanotte


Non riesco a scrivere di quello che è successo.
Ma finisce che sbuca da ogni parte, in ogni personaggio
e condivido con altri nomi, altre persone
quello che rubo dalla nostra storia.

Sto scrivendo di una donna che scopre di essere incinta
e dell'uomo che va ogni giorno al lavoro senza saperlo.
E' l'unica cosa che so dire che riguarda noi.
Lei si chiama Antonia, lui Marco.
Non si sono mai amati e tutto finirà così.

E' che vivo serena, spesso felice, come se lui non fosse mai esistito.
Poi leggo una notizia e tutto scompare.
Finisco che mi trovo a piangere e non so smettere.
Ogni volta pretendo di capire perchè.

08 maggio, 2011

post-it


Tempo fa sorridevo in modo diverso, ero una persona dolce e guardavo gli uomini pensando che prima o poi ci sarebbe stato qualcosa di bello. M'innamoravo in dieci secondi e ad ogni sguardo avevo un rossore sul viso.

Nel 2000 ho rincontrato un tipo e sono impazzita. Studiavo seduta nel giardino di Palazzo Reale e all'improvviso, mentre i cantanti facevano le prove per il San Carlo, senza che nessuno me lo chiedesse ho scelto di non partire per la Bosnia. E così è arrivata la paranoia e la frustrazione, la paura e il bisogno protezione. Ma ero anche molto innamorata, in modo sbagliato. Se mi avessero dato fuoco mi avrebbero fatto un favore.

Per qualche anno sono partita per luoghi diversi, mi sono leccata le ferite e dopo poco è arrivato lui. Me ne sono innamorata in stazione (sapete che quella di Napoli è una delle più tristi d'Italia?lo sapete?). E' successo perchè aveva aiutato una signora ed un bambino a obliterare i biglietti. Mi sono sempre innamorata degli uomini da come si rapportavano agli altri e lui non era la mia eccezione.

Quel giorno sono andata a Roma dopo che lui aveva tentato di baciarmi ed io l'ho respinto, faticando. Ma ho letto tutta La versione di Barney pensando a lui. Ho segnato anche la data in cui ho finito quel libro, volevo ricordarla, sapendo che da qual giorno non avrei mai più rimpianto niente. Deve essere stato quello il momento esatto in cui ho deciso che qualcosa sarebbe cambiato. Era il sette giugno duemilasei.
Dormivo a Monte Verde in quel periodo, nella camera che poi sarebbe stata di Paola e del suo manichino col cuore. Il libro l'ho finito seduta su una panchina a Villa Sciarra. Ci andavo sempre
in quei giorni e camminavo molto a piedi. Prendevo gli autobus solo quando dovevo risalire a Monte Verde. Non mi ricordo neanche se quello era l'anno in cui lui viveva ancora al Testaccio. Non mi ricordo affatto dov'era lui. Forse a Napoli ancora. O forse era solo un anno che non ricordo.

Quest'inverno io e lui siamo andati a vedere il film tratto da La versione di Barney. Non ci è piaciuto e ci siamo espressi in grandi critiche costruttive. Io non gli ho mai detto di essermi innamorata quel giorno del 2006 in quel posto.
Forse avrei dovuto spiegare com'era successo ma non volevo ricordare tutto il tempo che ho sprecato ballando nei locali a capire che donna ero. C'erano sempre le mie amiche assieme a me, era bellissimo. Dopo poco c'è stata Parigi.
Non so bene quando è successo ma ad un certo punto mi sono arresa. Lui faceva ancora i campi scuola e io credevo ancora di poter fare qualcosa. Napoli non mi è mai sembrata così bella come in quei giorni. Venivo anche bene in fotografia. Nel frattempo facevamo finta che la distanza non fosse un problema e che io non impazzissi senza di lui. Io cercavo ancora qualcosa di buono da fare lui ha trovato un lavoro ed una casa prima instabili e poi temporaneamente stabili.

Adesso lui non mi ama più e sostiene di aver subito una delusione da me.
Io nel frattempo, invece, ho capito che quando sono qui non c'è nessuna differenza tra stare con o senza di lui. C'era solo qualche telefonata, qualche mancanza ma oggi di questo non c'è niente più. Non lo dico con rammarico, è un dato di fatto. Non ho neanche la voglia di parlargli o di litigare, di spiegarmi o di piangere perchè ho fatto tutto quello che potevo, sputando sangue per arrivare fino a qui. Cammino più dritta da quando me ne sono accorta. E sempre con gli occhiali da sole.

E'solo che abbiamo sprecato una buona occasione che non tornerà più, dormivamo benissimo insieme.

27 aprile, 2011

Uochi Toki - 2010 - MI BASTA UDIRE VOCI LONTANE PER SENTIRMI A CASA OVUNQUE



È un’occasione? Bada, le occasioni non esistono: se fai una scelta mentre stai male qualsiasi occupazione in poco tempo comincia a pesare, e tu a ripeterti e non capire come sia possibile che con un lavoro così comodo e stabile il tuo pianto rimanga inestinguibile, al limite tra l’angoscia del perfettibile e quel barile di irresolutezza di cui non ti liberi né in una casa nuova né con una compagnia diversa, e queste cose le so perché anche io

21 aprile, 2011

Se giochi sembra che non t'interessi/ sperando che non tornino i sogni


La fine di questa storia ha delle caratteristiche piuttosto diverse rispetto a tutte le altre.
Sono scappata e ho ancora voglia di scappare.
Non ho voglia di parlarne e non ho voglia di capire.
Non piango spesso, solo alcuni momenti che mi prendono alla sprovvista. A tutti gli altri ero preparata.
Non ho bevuto neanche un goccio e non mi sono neanche ubriacata, non ho fumato troppo e non sono stata più depressa del solito.
Sono solo più intollerante verso le persone, voglio stare sola e mi annoia sentire tutto. Se non fosse così importante vedere telefilm guarderei solo The west wing. Gli altri mi sembrano così mediocri.
Anche le cose che penso mi infastidiscono anche se passo la maggior parte del tempo a non pensare affatto. La tesi si sta scrivendo da sola, mi viene un'idea geniale ne scrivo per qualche riga e poi smetto. Poi mi distraggo e poi ricomincio con le idee geniali.
E' che è passato troppo tempo dall'ultima volta che ho scritto di Rocco o di Clelia fa lo stesso.
Ma partendo dall'idea di sopra non voglio saperne niente neanche di loro due anche se so che mi farebbero bene.
Per quanto sia, la storia che è appena finita intendo, inusuale nella sua conclusione ha una cosa che è comune a tutti gli uomini con cui ho avuto una relazione. Alla fine di tutto sono loro a giudicare me.
Un giorno devo ragionare su cosa faccio per permetterglielo. Un giorno devo accorgermene quando mi scrivo in faccia fatticazzimietipregogodoaessereumiliata. Un giorno dovrò farlo. Ma adesso non mi interessa affatto. Sono solo felice che quella persona spaventata e insicura e terrorizzata più che spaventata e riluttante alla vita non si sia presentata sabato scorso e che sia latitante da un paio di anni. E spero solo che se ne stia a casa sua e che non mi tormenti mai più.

Se solo potessi chiudere gli occhi fino a luglio. Mi ritroverei con la tesi scritta e l'estate cominciata. E neanche un po' di memoria.

14 aprile, 2011

bros


Credo che quando mi sveglio con le palle girate tutta la giornata passa così. Che vado a dormire la notte che ho ancora le palle girate.
Credo che manifestare così apertamente che esisti è un cazzo in culo che devo affrontare.
Credo che non sarei mai dovuta tornare.
So che non so che dire quando esco e che vorrei solo mettere tutte le persone lì e guardarli, interagire appena.
So anche che quando pensavo alla puntata del telefilm in cui tutti gli amici di Grace dormono nel suo letto per consolarla dall'abbandono di Nathan è la cosa più bella che esista. E' il bro code.
Siamo tutti qui, in un posto in cui nessuno chiede o dice troppo. Niente può succedere, può solo passare qualcosa, guardarmi e andare via.

28 marzo, 2011

esmé


E' il ricordo di una strada dritta in piena estate.
Io con i piedi fuori dal finestrino e 40 gradi nel pomeriggio.
Non so che tipo di ricordo è.
Ma è quello a cui ho pensato quando ho sentito questa canzone.
Ed è l'ultima delle cose a cui vorrei pensare adesso.

Oggi attraversando il Pont de l'Alma mi è scesa una lacrima controllata a stento.
La Senna era piena di foschia, io avevo la borsa piena di libri.

I sogni stanno migliorando, la rabbia no.
Non voglio tornare in Italia.
Ma domani vado da Shakespeare a leggere Salinger.

11 marzo, 2011

Parigi vol.2 ovvero ogni santo giorno


C'è sempre qualcuno seduto fuori al bar di Passy. O qualcuno che manifesta a Trocadero.
Nella strada che faccio per tornare a casa c'è un fioraio e ogni volta mi fermo a guardare i fiori che lascia inmostra sul marciapiede. Ogni volta camminando ho paura di schiacciarli ma se avessi un vaso o una bottiglia di vetro li comprerei.

Il seminterrato in cui vivo ha le pareti sottilissime. .
Ieri i miei vicini portoghesi cantavano una canzone. Prima hanno iniziato a cantare la mamma e il papà poi a loro si è aggiunta la bambina. Quando poi la canzone durava da un po' il padre e la bambina hanno smesso di cantare ed è rimasta solo la madre. Ho pensato che forse lei era l'unica a ricordarsi tutte le parole o loro erano. stanchi di cantare.

Oggi ho visto la puntata in cui Grace viene lasciata da Nathan. Ho pensato che non fa niente, quando succederà avrò qualcuno da cui scappare e da cui farmi consolare. Dirò tante parolacce, berrò del rum e coca e tutto si sanerà. Non farò sesso e non mi innamorerò per molto ma è così che funziono. Se poi andrà così male scapperò qui.

E' che qui sono felice per un tempo lunghissimo. Sono triste solo quando mi sveglio perchè sogno tutto quello a cui non penso durante la giornata. E mi fa rabbia stare zitta e aspettare cose che so già.
Vorrei solo che qui ci fossero le mie amiche. Qui e tutte insieme, sarebbe bellissimo.

09 marzo, 2011

Parigi vol.1 ovvero quello che non succede mai


Quando mi sveglio e mi accendo una sigaretta prima ancora di fare colazione.
Quando alle cinque mi sveglio di soprassalto perchè in un sogno mi hai pisciato in casa.
Quando per una volta sono felice ma non c'è nessuno a cui dirlo.
Io qua sto bene, anche da sola tutto il giorno.

Quando torno a casa e i vicini girano per il piano in ciabatte e l'uomo al piano di sopra continua a suonare. Non voglio dire una parola a nessuno, voglio solo guardare dalla finestra più in basso la torre che brilla.
Voglio solo disincrostare il cesso, comprare un cappotto e un foulard leggero e camminare.
Non voglio neanche mangiare nè bere.
Voglio solo stare qui così e fingere per una volta di non aver lasciato niente in sospeso.
Per una volta deve essermi concesso.

22 febbraio, 2011

Ci sono delle cose da dire e altre da tenere segrete.
C'è tutto il tempo del mondo e c'è il nostro che è poco e finirà ancora prima.
Non ho neanche un foto oggi. So solo che sto per andare via.