31 luglio, 2006

stanotte prendo il sessanta notturno!ho deciso!


Sono finita al Ghetto. Cercavo un biglietto del treno in un posto che conoscessi. Ho comprato il biglietto, ma un biglietto che avesse almeno dieci chilometri in più rispetto al luogo in cui dovevo arrivare io. Me lo merito. Napoli si vendica, sempre. L'ho sdegnata per una settimana e si vendica facendo catturare la mia attenzione da qualcos'altro. Qualcos'altro che adesso assume la dimensione del Ghetto. Be', amici, sono al Ghetto e non ne uscirò velocemente, mi aspettano chilometri da fare, perchè via del Fori Imperiali è bloccata al traffico. E lo accetto solo perchè lì ci sarò anche io e solo perchè l'amato Walter distribuirà acqua gratis. E non ho intenzione di comprare la terza bottiglia a un euro. E' che qui io ci vivo bene. Riesco a stare chiusa in una stanza per un giorno e non sentire alcun senso di oppressione, nessuna paura. Nessuna voglia di uscire. Rimanere in case e finire un libro sono cose che qui non mi ammazzano. La verità è che qualunque cosa io faccia a Napoli, be', qualunque cosa faccia, lì mi uccide. Non riesco a camminare. I palazzi cadono l'uno sull'altro, non respiro, mi sento bloccata dalla mia città in questo periodo. E grazie a Mario posso trovare la mia isola felice, attaccata alla terra qui a Roma. E' sempre stata la mia isola felice. E non ho alcuna intenzione che tutto questo finisca oggi. Finirà domani, è chiaro. Il biglietto del mio treno dice proprio questo. Domani alle dodicieventi io salirò su quel treno.
E' che avevo bisogno del fresco di questo Ghetto, avevo bisogno del mio panino oggi, avevo bisogno di molte cose. L'unica che mi è rimasta, adesso è camminare. E dimenticare della mia partenza.
Signori, io vado a bere una birra, perchè adesso, ho bisogno di rinfrancare il mio corpo, prendere tutte le mie forze e camminare. E stanotte, prendo il sessanta notturno.

Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu hai scavato dentro me / e l'amicizia c'è Io che ho bisogno di raccontare la necessità di vivere / rimane in me e sono ormai convinto da molte lune dell'inutilità irreversibile del tempo mi scegli alle nove e sei decisamente tu non si ha il tempo di vedere la mamma e si è gia nati e i minuti rincorrersi senza convivenza mi svegli e sei decisamente . . . Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu e vado dal Barone ma non gioco a dama bevo birra chiara in lattina me ne frego e non penso a te avrei bisogno sempre di un passaggio ma conosco le coincidenze del 60 notturno lo prendo sempre per venire da te Tu / forse non essenzialmente tu e la notte / confidenzialmente blu cercare l'anima.






22 luglio, 2006

19 luglio, 2006

aridaglie

Ebbene prima di un esame io mi lamento in maniera abnorme, per iscritto o oralmente di me stessa. Ma questa volta non lo farò! Questa volta, non odio me stessa, odio solo l'esame.
Non sarei riuscita a spendere un'ora in più rispetto a quello che ho già fatto, non sarei riuscita a fare niente di meglio, perchè rimpiango le economie( internazionale e dello sviluppo) che ho sostituito con questo, rimpiango anche diritto costituzionale italiano e comparato. Mi metterei a piangere ogni volta che penso a quest'esame perchè non è che non mi sono impegnata ma è che lui, sto bastardo di esame, mi rende stupida. Ecco, questo è il punto. Io a leggere quelle cose, quei dati, quegli schemi, io mi sento proprio stupida. E lo sto pure studiando da tanto, ma io a lui proprio non lo capisco, non ci posso fare niente. Ci ho provato, me lo sono fatto spiegare da chiunque, ho perfino usato il dizionario di economia della garzanti per sapere le cose che mi erano poco note e che cacchio devo fare di più? Ebbene, se domani questo esame non lo prendo cerco di promettere solennemente di seguire il corso, mi sottoporrò a questa tortura perchè davvero... e chi ci capisce niente di tutte queste robbe.

Quando arrivai ad Hong Kong mi resi conto che i cinesi mi parlavano in inglese. Ma solo dopo lungo meditare. Perchè mi accorsi che la loro pronuncia trasformava tutto, soprattutto il th- in ph-(letta, cotta e mangiata alla latina).
Io ho iniziato a studiare l'inglese in seconda elementare. A vent'anni sono andata ad Hong Kong. Dopo dieci anni di una lingua che a parlare avevo dei dubbi, ma a capire, l'ho sempre capita, arrivare il un posto in cui stravolgono tutti i capisaldi della tua conoscenza linguistica non è che sia proprio uno spasso(dato che poi io il cinese mica lo conosco, che poi là manco il mandarino era, era cantonese che parlavano con ben quattro accenti tonali in più e quindi, l'inglese era il mio unico modo di comunicare perchè mica ad hong kong tu puoi parlare a gesti, loro mica capiscono, giustamente, loro hanno glia ccenti, gli accenti decidono il tono del discorso, non il tono gli accenti, come a napoli!). In quei primi giorni, io lì non mi sono sentita stupida perchè lavoravo con gente con almeno due lauree, dieci anni di lavoro alle spalle e con la vita di cento persone al giorno da salvare o da eliminare. Mi sono sentita stupida perchè non capivo quello che mi dicevano. Adesso questo esame, a me, fa lo stesso effetto.

a breve termine

Mi sono ricordata che la memoria a breve termine è quella che utilizzi quando ti chiedono come ti chiami o il numero di telefono o tutte queste cose semplici così.
Allora, dopo aver lungamente parlato a me stessa della percentuale del volume del commercio estero, dopo aver valutato che la preparazione del mio esame è in valore del 50% ed in volume del 70% io ho pensato: Cazzo!io questa birra me la finisco! Cazzo, ho ancora il Bacardi! Ma ho anche del succo! Allora dato che io domani mi devo svegliare presto e non posso, anche domani fare la follia di svegliarmi a mezzogiorno, allora io ho pensato che stasera, signori lettori del mio blogghe, io allora stasera mi ubriaco! Nonme ne fotte, io mi ubriaco! Se non svengo per il sonno, se non svengo per la noia e la consunsione mentale causati da questo esame, allor aio mi ubriaco! Che Bacco prenda il sopravvento! Che Bacco si impossessi di me! Anzi, che i Bacardi s'impossessi di me" E che diamine, sono tre notti che non dormo, sono tre notti che sento il camion degli amici netturbini che lotta contro tutta l'immondizia che stanno bruciando sotto casa mia! Almeno l'alcol potrà farmi addormentare, no? Sono assolutamente determinata a prendermi una sbronza colossale questa sera, non c'è nessuno che possa farmi cambiare idea.
Be' si... sto mentendo, ci sono un sacco di persone che possono farmi cambiare idea, però nessuno mi chiama e me lo dice, allor aio mi sento libera di sbronzarmi ( o farmi a merda come di ce titta)e allora...vado! Prendo il bacardi, c'infilo dento il succo d'ananas, lo livello e me lo bevo tutto.
Così vado via, temporeggio, calmo le acque e mi anestetizzo un po'.
Buonanotte e tutti, io vado a bere. Sola, lo so, ma vado a bere!

17 luglio, 2006

the day after

Ho appena scritto un post. Ma non è questo. Ce n'era uno prima e non era questo.
Quello di prima parlava del fatto che mi sento come fossi- quindicenne- in una canzone degli afterhours e che tutto quello che ho dentro, l'ho in testa ma non riesco a dirlo.
Il post appena finito parlava del fatto che per anni ho fatto finta(sia chiaro, con me stessa, gli altri non mi hanno creduta mai) che l'università per me non contasse niente, mentre invece rimane per me una tristezza ed un imbarazzo molto grande. Parlava del fatto che la mia vita, per tre anni, io l'ho buttata, ho fatto finta che ci fosse qualche tempo strano che stava aspettando me, ed invece di tempo, adesso, non ne trovo mai abbastanza.
Rido di tutte le cose, non mi scandalizzo più di tanto degli sbagli umani, sdrammatizzo anche se vedo the corporation o se sento il tango più triste della mia vita.
E lo faccio. Perchè sento di non avere altro tempo da perdere, di non avere dei giusti motivi per fermarmi, di non avere niente da aspettare. E non è niente male, stare così.
Avere delle paure, ma fare finta, dopo un po' di nausea e terrore che io sappia già tutto non è davvero niente male. Sapere che la mia tristezza è calcolata giusto il tempo che una delle mie amiche ci mette a rispondere al telefono, sapere che il mio corpo non rimarrà sempre qui e così, davvero non è niente male.
Ed allora io, stasera, semplicemente festeggio.
Festeggio e ringrazio tutti. In particolare alcune canzoni, ma quelle, noi, le sappiamo già.

I've laid this island sun a 1ooo times I'm on it But I'm going strange This island's chills and shell cover me With winded rock And skies I've got yet to see I tried I even sent in friends They did it as a favor Cause I'm not that way I am the autumn in the scarlet I am the make-up on your eyes I land to sail Island sail Yeah, we're movin Yeah, we're movin This island's sun I've laid 1000 times Fortune me Fortune me Of all my mistakes I think I lent you late But I've never seen a scarlet Or a riot or the violence of you I land to sail Island sail Yeah, we're movin'

(perchè il sussurro, adesso, per me è la cosa più bella che ci sia e che gli orari, non sono niente, che la mia vita può essere bella, così, che tutto il resto, non da fastidio, è un po' di passato ma fa solo un po' di rimorso dentro, per il tempo sprecato, ma devvero, adesso, tutti i miei sbagli non sono niente, sono solo un po' di paure ma anche un po' di fondamenta un po' più solide eio amo tutto questo, comprese le paure, il terrore, le insicurezze...e glueing all the fragments a me non fa davvero più pensare a tutto quello che di mancanza era nella mia vita, sono nuova, stasera, sono nuova...mi fa paura il domani, ma sopporto bene il terrore...)

13 luglio, 2006

mondiali!


Cazzo! Mi sono appena accorta che non ho festeggiato sul mio blog i mondiali!
Che superficialità incommensurabile!
Sono stata felice, ho ripetuto tutta la sera non è possibile...non è possibile...
Ho festeggiato assieme ai napoletani con un sorriso stampato in faccia e poi tutti a cantare po popopopopo po! che mica ho capito com'è che i White Stripes all'improvviso sono stati il nostro inno. Mica ho capito com'è che Gattuso contava chi non salta è un francese sulle note di bella ciao.
Be' in realtà non ho capito davvero niente, e quello è stato il bello.

cipolla

Mia nonna diceva che il cervello è una sfoglia di cipolla.
Io lo so quanto è vero.
Ho preso tutta la malinconia, per questa vita, da mio padre. E le paranoie da mia madre.
Sono l'oggetto più desiderato dagli psicologi over 30. Li capisco, al loro posto anche io mi sfregherei le mani.
Devo studiare, ma il cervello è sempre quella sfoglia di cipolla ed allora io penso a quello che non è vero, penso a quello che non posso toccare con mano, penso a cose stupide che possono, per un po', farmi paura e farmi tornare indietro. C'è sempre una cosa che mi tira indietro, c'è sempre qualcosa con la quale lottare, aspetta sempre lì, in agguato, questa cosa, ma lo sa che io, da tempo, ho smesso di pensarci a questa cosa.
Ho passato la notte sveglia, una mattina ossessiva ed oggi sono nuova. Fanculo, cosetta, non mi freghi oggi! E se qualcosa deve andare a puttana, questa cosa la mando io, solo io a puttana, è chiaro?

Mi ha chiamato Salvatore, è innamorato, è ufficalmente fidanzato.
Mio padre chiede se mia madre ha telefonato o no. Io rispondo di no. Il telefono è mio, ma il telefono è libero oggi. Sarà libero tutto il giorno, sarà libero tutta la notte, tutto il tempo, il mio cervello si riprenderà, cambierà e si abbraccerà questa croce che è nata per la colpa di tutti gli altri e mia, senza alcuna riserva.
Non voglio pensare, cazzo, non posso pensare, adesso, cazzo.

12 luglio, 2006

sigaretta

E' che adesso avrei bisogno di una sigaretta.
Ho i capelli legati, è da ore che rimangono fermi nel luogo in cui li ho legati. La parte davanti è bionda, sta diventando davvero bionda.
Non ho vestiti normali. Ho una stoffa pareo color ottanio con delle scritte indiane boerdeaux sopra. La cosa che mi chiedo è come sia possibile che io questa cosa, addosso, l'anno scorso, la mettevo come una gonna, ed adesso è un vestito che va dal seno alle caviglie. Forse la stoffa si è sciolta, allargata e quindi allungata.


Ho le spalle scoperte ma sento ancora caldo, ho finito di studiare, ma il libro finisce tra due capitoli, il mio cervello è ancora all'erta.
Ho le spalle scoperte, la nuca è libera, mi sfioro perchè sento di essere sudata. Mi tocco ma non è sudore, è la mia pelle che si attacca alle mani. Non è che ci sia molto da fare.
La mia camera è esposta tutto il giorno al sole. Sempre, una camera da trenta gradi all'ombra.
Adesso vado a guardare il mondo dal mio terrazzo, sperando che ci sia qualcosa di più lì fuori. Ma già sò che quello che voglio non sarà lì.
Accendo una sigaretta, faccio finta che mi basti stare qui.
Metto il mio smalto rosso, mi faccio un dispetto, faccio finta che sia importante.

09 luglio, 2006

santa rosa

Ho parole che sono maledizioni. Sono tutti i giorni spesi sul mio treno. Sono tutte le notti ferme ad esitare. Sono tuto questo corpo che è troppo o è troppo poco. E' questa parola che non esce perchè l'imbarazzo è troppo. E' tutto il mio sguardo che è pieno di questa città. Di quello che è brutto, promiscuo ed ammassato ma che in questi giorni mi ha presa ed accolta come in un abbraccio. E'la mia vita, così complicata perchè non è ancora tutta mia. Ho bisogno di una camera migliore, di uno spazio un po' più grande, in cui la paura di perdere non esiste, non mi guarda, non esita e non mi sfiora neanche per farsi guardare in faccia e spiegarmi cos'è.
E quello che ho visto mi ha riempito entrambi gli occhi, i polmoni di tutta la birra ed il mio corpo ed il mio corpo che si muove che trova movimento, che si riconosce, che dimentica di mangiare. Perchè i miei occhi sono pieni dei palazzi di questa città, perchè, incastrare gli orari, i ritorni, gli incontri e le necessità, tutto insieme, solo questo è quello che voglio vivere. Devo succhiare sangue per vivere, devo mordere carne per poter godere della mia vita. E carne e sangue non sono mai abbastanza, perchè il sangue che scende dritto dentro di me non è mai quello che cerco stanotte e quello che è un po'di fatica ed un po' di riposo, una stanza tutta per me e tutta la leggerezza che mi spetta. E la leggerezza che voglio perchè è mia m'aspetta.



Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
Take these arms that were made for lovin'
And this heart that will beat for two
Take these eyes that were meant for watching over you
And I've been such a long yime waiting
For someone I call call my own
I've been chasing the life I'm dreaming
Now I'm home
I need your love
Like night needs morning
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
Na na na na
Take these lips that were made for kissing
And this heart that will see you through
And these hands that were made to touch and
feel you
So free your love
Hear me I'm calling
Oh won't you
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
I need your love
Like night needs morning
Oh won't you
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love

07 luglio, 2006

carver

Avevo bisogno di Carver stasera, ma non ho trovato niente. Il massimo che ho trovato è stata una parte di Circolazione. Ma neanche quella andava bene.
O forse avevo bisogno di Bukowski, forse era di lui che avevo bisogno, forse della parte finale di Dieci seghe.
Forse avevo bisogno di rileggere la Vita agra o il testamento di Barney.
Non lo so, sono letterariamente confusa. Ho letto alcuni desideri del mio blog che non credevo si sarebbero mai realizzati. Ho letto parole di altri ed ho pianto sentendo quanto ero vicina a tutti loro.
E' che ho bisogno di un sentimento nuevo (che mi tiene alta la vita) e stanotte sarò sola e non scriverò di nuovo niente di compiuto perchè ho chiaro il punto in cui quei due racconti devono andare a finire, ma lo so che non è semplice questa volta perchè questa volta dall'onestà io potrei passare alla mia verità. Ma il gioco vale la candela. Non potrei fare a meno di scrivere, neanche se potessi. Passo tutta la mia vita a scrivere e quando non scrivo con la penna scrivo nella mia mente. E non lo so quanto posso ancora reggere. Devo scrivere, ho capito come continuare, dove mettere i punti e dove raccontare quello che mi è successo.

Ho mal di gola stasera, il condizionatore ha deciso di funzionare e qui piove, piove ma tutto quello che cade a terra si attacca alle mie braccia come fossero dei capelli appena tagliati che non vogliono andare via, come li avessi ancora sul viso. Tento di toglierli ma rimangono lì ed allora, perchè mandarli via, io non ne trovo uno di motivo. Questa sera avrei bisogno di un paio di canzoni, di salite da fare con i miei tacchi, del mio smalto rosso e di una birra. Avrei davvero bisogno di una birra ed impiegare del tempo solo per una birra ed una sigaretta. Ho bisogno di cinquanta minuti spesi così. Seduta a non pensare a niente, a bere, fumare e non pensare a nient' altro, perchè di nient'altro m'interessa.

( e adesso torno a scrivere sui miei fogli perchè la verità solo lì può essere mia)

06 luglio, 2006

il continente sotto la pelle


E' diventato un rito. Ogni estate questa canzone è qui, ad accompagnarmi, a pregare per me, a grattare quello che ho nascosto sotto la pelle. Perchè il paese che ho nascosto sotto la pelle è il più vasto, il più duro da affrontare, quello che pochi conoscono e non capisco come facciano.

E non mi interessa saperlo. Il silenzio, il pensiero condiviso nel silenzio è quello che conta.


E continuo a scrivere perchè è l'unica cosa che riesce a distrarmi, che riesce a tenermi all'erta.

E sola può attenuare la mia attesa. Quello che di buono esiste io so ormai dov'è.
Attendo la grande battaglia.


Ogni goccia di saliva che c'è in te
ho cercato di sentirla mia
la tua bocca cieca che mi aspetta
sento che ha ragionevolmente fretta

Questa estate che ci cola tra le gambe
dici che leccarla ti da un senso
sai è curioso
perchè anch'io sento lo stesso
è perchè io e te non ci crediamo che è successo

Ho il tuo profumo di sudore su di me
ma ho ancora un senso per me stesso?
e succhiando il tuo respiro ti ho sentita sussultare
la realtà che rientra proprio adesso

05 luglio, 2006

masterizzatore


silenzio e fiducia. mani pelle mani.
sembra proprio che l'altra notte io abbia sognato questo.
sembra proprio che ci possa ancora essere qualcosa di sano dentro di me.

01 luglio, 2006

mina




sono allibita dalla mia capacità di far finire le amicizie. non provoco neanche un po' di curiosità, neanche il dubbio, neanche la piccola voglia di darsi un pizzico sullo stomaco. è sempre meglio finire, quando si tratta di me. che io sia colpevole o meno non fa differenza, per nessuno. neanche per me. l'mportante è finire...