
Sono finita al Ghetto. Cercavo un biglietto del treno in un posto che conoscessi. Ho comprato il biglietto, ma un biglietto che avesse almeno dieci chilometri in più rispetto al luogo in cui dovevo arrivare io. Me lo merito. Napoli si vendica, sempre. L'ho sdegnata per una settimana e si vendica facendo catturare la mia attenzione da qualcos'altro. Qualcos'altro che adesso assume la dimensione del Ghetto. Be', amici, sono al Ghetto e non ne uscirò velocemente, mi aspettano chilometri da fare, perchè via del Fori Imperiali è bloccata al traffico. E lo accetto solo perchè lì ci sarò anche io e solo perchè l'amato Walter distribuirà acqua gratis. E non ho intenzione di comprare la terza bottiglia a un euro. E' che qui io ci vivo bene. Riesco a stare chiusa in una stanza per un giorno e non sentire alcun senso di oppressione, nessuna paura. Nessuna voglia di uscire. Rimanere in case e finire un libro sono cose che qui non mi ammazzano. La verità è che qualunque cosa io faccia a Napoli, be', qualunque cosa faccia, lì mi uccide. Non riesco a camminare. I palazzi cadono l'uno sull'altro, non respiro, mi sento bloccata dalla mia città in questo periodo. E grazie a Mario posso trovare la mia isola felice, attaccata alla terra qui a Roma. E' sempre stata la mia isola felice. E non ho alcuna intenzione che tutto questo finisca oggi. Finirà domani, è chiaro. Il biglietto del mio treno dice proprio questo. Domani alle dodicieventi io salirò su quel treno.
E' che avevo bisogno del fresco di questo Ghetto, avevo bisogno del mio panino oggi, avevo bisogno di molte cose. L'unica che mi è rimasta, adesso è camminare. E dimenticare della mia partenza.
Signori, io vado a bere una birra, perchè adesso, ho bisogno di rinfrancare il mio corpo, prendere tutte le mie forze e camminare. E stanotte, prendo il sessanta notturno.
Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu hai scavato dentro me / e l'amicizia c'è Io che ho bisogno di raccontare la necessità di vivere / rimane in me e sono ormai convinto da molte lune dell'inutilità irreversibile del tempo mi scegli alle nove e sei decisamente tu non si ha il tempo di vedere la mamma e si è gia nati e i minuti rincorrersi senza convivenza mi svegli e sei decisamente . . . Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu e vado dal Barone ma non gioco a dama bevo birra chiara in lattina me ne frego e non penso a te avrei bisogno sempre di un passaggio ma conosco le coincidenze del 60 notturno lo prendo sempre per venire da te Tu / forse non essenzialmente tu e la notte / confidenzialmente blu cercare l'anima.












