07 febbraio, 2012

Sintesi e metafora


Ero a casa tua. Ti aspettavo. Anche se mi vergognavo ho guardato nel tuo armadio che era lì aperto davanti ai miei occhi. C'erano due mie gonne, e una maglia, una tua giacca di velluto a costine verdi più grandi della tua taglia e tue maglie. C'erano vestiti della tua ragazza. Mi dava fastidio che ci fossero ancora delle mie gonne lì allora le ho tirate fuori dall'armadio, piegate e messe in valigia. Casa tua era almeno al sesto piano, con un giardino alla base del condominio e un palazzo altrettanto grande di fronte.

All'improvviso mi trovavo all'aperto e vedevo la famiglia di un uomo che ho amato sul divano, riconoscevo la nipote, nessun altro. Giravo lo sguardo e qualcuno era stato arrestato, era dietro le sbarre perchè aveva spacciato cocaina. Poi raggiungevo le mie amiche e iniziavo a ballare con loro e mi stupivo di come tutto fosse uguale a sempre, di quanto fossi felice in quel momento.

Poi ero di nuovo a casa tua, mi vergognavo di essermi portata via le mie gonne ma poi non mi interessava davvero, vedevo la tua maglietta grigia sdrucita nell'armadio e la mettevo su un tavolo e la piegavo con cura. Mi veniva voglia di stirare le tue camicie ma non lo facevo. Poi uscivo.

Mi ritrovavo nel cortile del tuo palazzo con indosso un pantaloncino e una maglietta. C'era il tuo sgabello al centro di un vialetto, era fuori posto e lo rimettevo in ordine con la costante senzazione che tu fossi tornato a casa e mi guardassi dal balcone. Visualizzavo il tuo balcone in mente ma non mi giravo a guardare. Ero certa ci fossi. Allora iniziavo a correre non per fuggire ma per fare sport e  andavo dritta verso il palazzo di fronte a me, dietro sapevo che c'era il mare.

Stamattina ho fatto questo sogno. Mi sono svegliata ed addormentata più volte e ogni volta c'erano modifiche ma di base la struttura e le parti rimanevano sempre queste. Mi sono accorta scrivendolo che è un sogno rivolto e legato ad una persona specifica che non c'è e non c'è stata, ecco il perché del tu. Mi sono accorta che il fastidio iniziale che ho provato, svegliandomi è svanito. In parte perchè ne ho scritto e in parte perché non c'è niente di strano o di nuovo in questo sogno, è solo la descrizione sentimentale dell'ultimo anno. Ecco, ora la funzione del riportare questo sogno sul blog è terminata, ho capito tutto e potrei evitare. Ma ho deciso di pubblicarlo perché lo avevo determinato e perché ho pensato che forse non era il caso di pubblicarlo. E allora per questo pensiero mi punisco perché non ho alcuna intenzione di censurarmi o dire bugie sul mio stesso blog.

(mi sono appena accorta di aver chiesto un sogno nel precedente post. )

05 febbraio, 2012



Negli ultimi giorni torno a casa e ho voglia di scrivere qualcosa.
Allora apro la pagina del blog ma rimane sempre bianca, non scrivo neanche una parola.
Perché c'è qualcosa che non capisco, che non ho voglia di dire. Non ho neppure abbastanza attenzione 
per far terminare quello che sento.
Spero solo che venga un sogno a salvarmi, a dirmi quello che non ho ancora capito.
Forse sono solo stanca di dormire ogni notte da sola.
Ma se penso all'ultima volta che ho dormito in compagnia, io da un lato del letto e lui sull'altro e la mattina svegliarsi senza neanche un bacio, un saluto, un insulto che voleva dire ti amo. Senza il rumore dei respiri e delle lenzuola strappate allora ci penso e sono certa che la cosa più bella che mi è capitata quest'anno è stata iniziare a dormire da sola.
Senza nessuno che amo, che porti al quarto piano con me buste piene di libri.

dappertutto c'è la neve tranne che qui. ogni volta che penso alla neve mi ricordo in auto felici come due bambini ascoltando smile con la neve sul parabrezza e la mia sveglia alle sette del mattino per l'entusiasmo di vedere la neve nella piazza triangolare e sui balconi. 
detto questo è ancora più chiaro che devo aggiornare al più presto il mio catalogo emotivo sulla neve.