26 febbraio, 2007

no more



Ho ascoltato quello che potevi essere- e non sei stato- e mi è successo di sentire che la sconfitta non è tua. Ho ascoltato quella che sembrava la tua voce. E la sconfitta brucia come fosse la mia. Brucia come se ti amassi ancora.
Dopo il ringraziamento, queste, sono le mie scuse. La mia metà.

25 febbraio, 2007

naso polmoni bocca naso

Ho visto la mia amica svenire e la forza di una donna.
C'era nebbia in tutta la campagna.
Oggi è il giorno peggiore per pensare a te.

A casa mi accorgo che pensare è solo una figura che cerca strade.
Una delle tante è l'addio.
La gola fredda piano si scioglie.
Aspetto.
Nessuno pronuncia il mio nome.
Ho comprato i tuoi fiori.
Oggi è il giorno peggiore per allontanarti da me.


Sono lontano... lontano monti e mari, lontano da te. Io, la fossa e le ossa: un mucchio penoso sui vecchi guai seduto qua per chi mi vuole qua: su cento guai. Offendo la carta con sgorbi ritorti E' un cuore! Arrenditi, ...o ribellati Non parlo più, non rispondo più non l'ho fatto mai e mai lo farò.
Se c'è mistero accetta e rispetta la non-novità sono anni ormai, e tu lo sai Posso fare fuori parti di voi con facilità la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai Eri malata? Oh, Ape Regina Divina e Dorata Perdono, Io, ti chiederei... ma non ci sei più! E in queste stanze si urla e un tonfo scuce la pelle glaciale un brivido sale dal basso scompaio Non ci son più. Non ci sei più. Non ci son più. Non ci sei più. Non ci sei più. Posso fare fuori parti di voi con facilità la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai Nasconderò con miele colante il vuoto che avanza io, ora, nasconderò dove vivevi tu. Dove vivevi solo tu

21 febbraio, 2007

tazzine scheggiate. e dentro il caffè.

Quando sono messa davanti a quello che non ho fatto vorrei scappare. Pensare a studiare per me rappresenta tutti gli anni che ho perso, tutte le cose che ho abbandonato.
Sembra uno dei miei esercizi di scrittura: qualcosa è cambiato.
Dentro di me cambia, diventa : qualcosa si è rotto.
E quando penso a studiare ricordo come è cambiata la mia vita. In quale anfratto l'ho costretta, a quali bassezze l'ho portata. Ero molto felice quando frequentavo l'università. Avrei potuto continuare ad esserlo. Poi qualcosa si è rotto e per tre anni ho fatto finta che l'unica cosa che m'interessasse fosse un uomo del cui peso non riuscivo a parlare in modo reale dentro di me.
Ma la cosa che mi fa più rabbia è solo pensare. Mi fermerei a piangere e scappare. Perchè vedo tutta la mia vita, felice reale, possibile e poi, ogni volta che devo dare un esame torno indietro a quel posto in cui si è rotto qualcosa, proprio nella gola. E adesso, col tempo è diventato il covo delle serpi che vive nella mia pancia.

Ero appena tornata da Sarajevo, una vacanza felice così come sono adesso. Dalla costa all'interno. Ore di viaggio, sudore, croci conficcate a migliaia nel terreno secco. Montagne. E montagne di chilometri. E sono tornata a casa. Sono tornata a studiare dove ho sempre fatto, nei giardini assieme alle prove degli spettacoli del San Carlo. Dove c'è sole, di settembre e dove c'è l'ombra. Ero decisa a fare due esami e partire. Studiavo sola, concentrata, serena.
Poi il mio dannato telefono ha urlato.
Io parto gli ho detto. Quando? Mi ha risposto lui.
Devo comprare il biglietto, il più presto possibile, è stata l'unica risposta leale che gli abbia mai dato.
Lui ha detto solo: sei sicura? Io non ho più risposto.
Da quel giorno ho fatto finta che della vita non m'importasse, ho fatto finta che m' importasse solo di resistere. E subito mi sono accorta che io, un amore che pesasse più di me, non ho mai saputo usarlo, gestirlo, viverlo.
Non sono ancora diventata adatta a queste cose, ho solo la voglia di parlare di uomini che non mi creano dolori, ho solo voglia di qualcuno che sorrida. Voglio solo questo, niente più.

Sono passati cinque anni. Tre di morte, due di vita. Devo cercare altre due sole cose ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a farlo. Ho bisogno che, all'improvviso, come ho ucciso tutto il resto, io riprenda le cattive abitudini che mi fanno vivere a due passi da quello che so di essere.
Che la riprenda, le guardi realmente e che acquistino il loro peso reale. Che non abbiano più quel fottutissimo peso controllato indossato solo per un attimo per non morirne.
E' che ora mi mancano i miei amici. Anche quando loro sono qui, sento il peso della mancanza, di essere rimasta sola. Sento il peso di un' aiuto che non riesco più a chiedere e di un abbraccio che non so dare più.
Perchè sono figlia unica, diceva la mia psicologa. Perchè ho bisogno di tutta la mia vita adesso, mi dico.

19 febbraio, 2007

dovremmo solo fermarci a parlare.

Ricordi ancora come parla Dean a Marylou? Ricordi ancora tutte quelle parole? E' ovvio, sono io che non ricordo. Perchè non ricordo più. Ricordo solo l'ombra che ogni giorno mi porta a cercare quello che voglio. E' così semplice, vero? Sappiamo tutto quello che voglio. Potremmo fare una relazione programmatica, di intenti ed intenti gettati oltre la mia nuca.
Ma non è la nuca ciò di cui mi interessa. Mi intereressa fermare adesso l'emozione che provo ad andare via. Mi interessa confondermi e cercare altri giorni ed ore da occupare per continuare a cercare.
Non ricordo più quello che diceva Dean a Marylou. Ma so che mi sembrava così lucido, lineare, costante. Mi sembrava la cosa più semplice del mondo. Adesso non ricordo neanche in quale letto vorrei dormire. E non ricordo neanche in quale letto dovrei dormire. Ricordo solo tutti i miei perchè.
La sintesi non è un mio dono. Ero felice, stamattina, ero felice e in quella specie di lavoro che faccio. Poi c'era quella specie di capo, quelle specie di americani e a nessuno ho potuto dire quanto io fossi felice. Sono tornata a casa, cercavo di leggere e capire. Poi tutto è diventato bianco, chiaro, come una sconfitta. Sconfitta da qualcosa a cui io non ho voluto prendere parte.
E' tutto così semplice, categorie di si e di no.

Si è si. No è no.
Dov'è che vivi? Qui? No.
Oppure è un si questo?
Io vivo qui, il posto da cui tutti partono. Per volontà o per fortuna.
Io vivo qui. E sto cercando di dividere il mio mondo in si e no.

Poi dimentico di farlo ed esco. Qualcuno riesco a trovare.
E'così che dimentico di pensare, mi ricordo che il cervello, nel mio corpo, è solo una questione neuronale, per il resto rimane sopravvalutato. I miei lombi, la pancia, quello è quello che riesce a salvarmi.
E adesso? Cosa facciamo?
Lobotomia: cervello e cuore non servono più.

18 febbraio, 2007

eternal sunshine





(...)How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind! Each pray'r accepted, and each wish resign'd(...)

best wishes

Se c'è una cosa amore- amore, perchè sei stata la cosa più dolce che io ricordi-se c'è una cosa che dovrei dirti è sempre grazie. Perchè senza di te ho saputo dire di no. Scoprendo di poter rinunciare a te, per me, insieme a te, ho capito, che mai più avrei potuto dire nient'altro che no. Se c'è una cosa che dovrei dirti- e lo farò, quando ti rivedrò- è che tutto quello che è successo è per i miei no che tanto hai chiesto. Ti ringrazio, amore- perchè se non è amore questo, spiegami tu, cos'altro può essere- se c'è una cosa, tra me e te, tra lo spazio che rimane tra i nostri pensieri- è solo grazie.
Mi hai ringraziata, molto tempo fa, senza che ce ne fosse bisogno, mi hai ringraziata, come solo tu puoi fare ed io, annoiata ti ho chiesto dove potrei mai trovare un uomo come te.
Ho la risposta adesso e la risposta è no. Non potrei trovarlo, non voglio trovarlo.
Se non fossi scomparso tu, allora io sarei persa, sarei insonne e morta. Se non fossi scomparso tu, ti amerei adesso, ma non lo faccio.
Posso fare altro? Sognare, pensare, perdermi in un abbraccio che mai cercherò? La risposta rimane no. Sono cattiva, lo so. Ma tra me e te c'è uno spazio. Non saprei mai dormirti addosso e neanche tu sapresti. E' solo questo che cerco, niente più. Tu sei stato troppo di più, ed io non lo so fare.
Un mio amico mi ha ricordato, un giorno, di come sarebbe stato bello cacciarti da me, trovare sentimenti che non ti assomiglino in niente. E' vero, è la cosa più sana che io abbia mai fatto.
Ma se non fossi scomparso sarei morta io. Mi manchi, è chiaro, ma io, senza di te, e tu senza me, noi, separati, siamo due persone, non un libro e neanche un film, siamo due persone, senza vergogna, senza lode, senza compromessi. Siamo nell'unico modo in cui sappiamo vivere. E resistere. Io, nel frattempo colleziono i miei no, la mia cattiveria e so che, in qualche modo, ti sto ringraziando, adesso.

11 febbraio, 2007

a rischio chiusura

.Potete anche evitare di leggere. E' semplicemente uno sfogo. Che aveva bisogno di diventare pubblico. Mi scuso in anticipo delle lamentele con chi avrà l'ardire di leggere. Ma ne ho proprio lepalle piene, non potevo evitare.

Credevo fosse chiaro come la penso. Credevo che fosse chiaro che io non ho bisogno di un uomo per uscire dalla casa dei miei genitori. Pensavo fosse chiaro che per me le ragazze per bene sono quelle che trattano la gente in modo dignitoso. Dove vivano non è importante. Pensavo fosse chiaro come la penso sul chador, burka e tutto il resto a presso, pensavo fosse chiaro cosa penso sui pacs, omosessualità e diritti. Pensavo fosse chiaro che il mio unico scopo nella vita è essere , dopo lungo aver cercato, me stessa in piena libertà. Pensavo fosse chiaro quanto nella mia vita io voglia essere felice. Pensavo che mia madre non ritenesse me una delusione perchè non riesco fare più di un esame a sessione, pensavo apprezzasse tutto il resto. Pensavo mi apprezzasse per come sono diventata. Ma nessuno della mia famiglia mi conosce. Come avrebbero potuto notare la differenza? Il fatto è che è colpa mia. E' colpa mia per quello che è successo con lui, è colpa mia per quello che i mie genitori non sanno o non capiscono di me. E' colpa mia perchè non parlo di cose serie. Sto zitta per le cose importanti. E' colpa mia. Ma i miei genitori potrebbero fare anche uno sforzo di sensibilità. Quello che fanno i miei amici ogni giorno che passano con me. Perchè loro non lo fanno? Be' ho già la risposta. Perchè non mi sono mai fermata a parlare di quello che era importante per me. Non ho mai fatto una lista e non ho mai presentato in lettere chiare qual'è la mia vita. Quindi, tutti gli sforzi che hanno fatto sono state deviati proprio da me. Ho sprecato tutto il tempo a fare quello che per me è importante e farlo accettare da loro che non ho dato loro neanche il tempo di capire.

Un mese fa aspettavo la mia amica e parlavo con un tizio rossiccio i cui lombi mi interesserebbe conquistare. Fermi, con le schiene ad una staccionata lui mi ha chiesto io cosa facessi nella vita. Io gli ho risposto che studio poco, che lavoro poco. Niente di che. Dopo poco è arrivata la mia amica e la conversazione si è spostata su altro. Dopo qualche giorno ho incontrato un ragazzo che mi ha chiesto cosa io facessi nella vita. Gli ho detto la verità, che la mia vita non è qualcosa che potesse essere definita "niente di che". Gli ho detto le cose che faccio e così mi sono tornati in mente i motivi per i quali con una lametta in mano io avrei scelto di vivere. Purtroppo mi è tornata in mente le conversazione con il rossiccio. E di come io abbia reso, a parole, la mia vita totalmente irrilevante. E mi sono arrabbiata. Perchè non è quello che penso. E' solo che per non apparire superba agli occhi di una persona che mi interessa ho offeso quello che sono. Ed ho sentito la stessa umiliazione quando mi madre mi ha detto di essere per lei una delusione perchè non mi sono laureata. Io mi sento una delusione perchè ho fatto spendere soldi ai miei genitori mentre la gente accanto a me schiatta di fame non perchè non riesco a dare più di un esame a sessione.
Quando mi madre mi ha detto, a venticinque anni, non a quindici, di essere una delusione perchè non mi sono ancora laureata, io sono caduta dalle nuvole. Il titolo è più importante di quello che sono. E' chiaro che a loro non interessa quello che sono diventata in realtà ma quello che possono dire io sia diventata agli altri. Sono grassa, non ho un ragazzo, non sono neanche laureata. Evidentemente per il povero cuore dei miei genitori, tre delusioni troppo grandi per potermi apprezzare. Però è successa una cosa strana. Qualche anno fa, se mia madre mi avesse detto una cosa simile mi sarei alzata in piedi strepitando e urlandole contro il mio rancore. Oggi, l'ho guardata e le ho detto: Mamma, mi dispiace. Perchè io sono molto felice e fiera di quello che sono diventata. E la conversazione è finita lì. Non è che sono fiera a cazzo di quello che sono. Sono fiera di me perchè ne ho tutti i motivi. E, con questo, considero chiuso l'argomento.
Ah, vi avviso che il blog è a rischio chiusura. Mia madre ha per caso trovato questo link e, dato che, le uniche cose non condizionate dai miei genitori sono questi due, tre, quattro spazi( cosa per me è più che poco, anzi è niente) che mi sono ricavata con enorme sforzo, non so che fine farò. Quindi, mammà, se stai leggendo arricreati. O smetti di leggere. Io, se mi accorgerò che non ho più libertà su questo blog, come nel resto della mia vita, vi contatterò e vi darò il nuovo link.
Perchè questa è una cosa che nessuno mi può togliere. Io, nel frattempo, prometto di impegnarmi a non farmela togliere e fare come se niente fosse.

10 febbraio, 2007

lost cause. mensilmente



Your sorry eyes cut through the bone They make it hard to leave you alone Leave you here wearing your wounds Waving your guns at somebody new Baby you're lost Baby you're lost Baby you're a lost cause There's too many people you used to know They see you coming they see you go They know your secrets and you know theirs This town is crazy; nobody cares Baby you're lost Baby you're lost Baby you're a lost cause I'm tired of fighting I'm tired of fighting Fighting for a lost cause There's a place where you are going You ain't never been before No one left to watch your back now No one standing at your door That's what you thought love was for Baby you're lost Baby you're lost Baby you're a lost cause I'm tired of fighting I'm tired of fighting Fighting for a lost cause

09 febbraio, 2007

se brosser les dents

Posso solo salire sul letto, leggere Pascale e sentire qualcos in sottofondo. Stanca morta.Con dentro qualcosa che non va bene. Ma tutto il resto giusto. Un po' di tempo, in silenzio. Così.

07 febbraio, 2007

non dimenticate di spegnere i cellulari

Vorrei solo ascoltare questa canzone in pace. Avere un attimo per schiarirmi le idee ed aspettare di crescere ancora un po'. Mi basterebbe quelche mese. Di pace, di vita di donna e non di bambina. Mi basterebbe poter vivere in un mondo reale per qualche mese. Mi chiudo, passo in silenzio ed ascolto. Aspetto di migliorare e riconoscermi allo specchio. Uno specchio che sia il mio, fatto di respiro di una gola libera da tutto quello che mi ha colpito, che ha lottato contro di me. Vorrei abbracciarti, e perdermi per qualche minuto. Perchè sai che cosa mi manca adesso. E stenteresti a credere che non sei tu.
Mi manchi solo un po', so che sei tu la mia casa migliore.

04 febbraio, 2007

repent!and sin no more!

Credo mi sia successo qualcosa. Non sento le mani d'altro, nè aspetto. Lo dico, ma non è vero. Dico tutto, anche quello che non penso. Mai la verità, cerco solo, ogni giorno, di rendere più vicine a quello che sono, le mie parole. O mi affanno a fornire una prova ai miei occhi. Non guardo, non più le lettere, non guardo ogni cosa esca dal mio corpo. Vorrei una casa, questa è una verità. Ma vorrei essere libera, questa è la sola verità. E non so perchè proprio stasera. Ma se c'è una cosa di cui proprio io sono sicura è che la libertà è il mio principio, ogni mia fine, ogni mia delusione. Quello che c'è attorno, quello che brucia, graffia, uccide e dispera è solo la mia ricerca, affannosa, inutile, carnale, di quel respiro che mi manca, che sto cercando di scegliere, che sto inseguendo. Vorrei urlare per avere qualcosa di più. Ma non serve a niente parlare. Si, se me lo chiedi so come risponderti. So dirti la verità, che ho una visione nera, bastarda, inutile su tutto. Ma non riuscirò mai a vivere senza uccidermi per quello che voglio. E' l'unica cosa di cui sono certa.
Stamattina sono rimasta ferma. Ho aspettato che qualcuno mi chiamasse. Poi ho capito che mi manca la tua voce. Che mi manca un abbracio. Che mi manchi. Ma non è per amore. E' per debolezza. E' per paura. E' per il mio bisogno di radici, ma le ho bruciate tutte o sono fuggite via. E ho pensato alla pelle, alle righe, ai capelli ed al mio fumo. Un fumo di mattoni che mi stringe e mi ricorda di pensare che avrebbe potuto uccidermi. Ho pensato che sono stata brava ma adesso devo esserlo di più. Ho pensato che mi servirebbero due lombi, un abbraccio senza mente, una liberazione. Mi servirebbe carta senza pensiero. Mi servirebbe una pausa in una casa. Una casa in cui entrare senza memoria, in cui ospitare persone senza memoria di rapporti e di anni passati insieme. Così come siamo ora, ma senza ricordi. Che gran puttanata. Mi metto a straparlare, mi scuso, ma è quello che sono. Voglio essere libera, non perfetta. Gentile se posso, intelligente se un giorno potrò. Cattiva, se devo.
Mi gratto la testa e spero che non siano bagnati gli occhi che vedo. Spero che qualcuno di noi mantenga le promesse e che qualcosa torni da me. Che qualcosa mi svegli e mi dica cosa fare, quando farlo e non mi dica mai più perchè. Mi faccio paura. Ho tutto così chiaro quando mi perdo a guardare dentro. Ho sempre la certezza che ci sia qualcosa di buono che mi viene contro. E' spaventoso.Le delusioni, ormai, non dovrebbero più essermi nemiche.