Quando sono messa davanti a quello che non ho fatto vorrei scappare. Pensare a studiare per me rappresenta tutti gli anni che ho perso, tutte le cose che ho abbandonato.Sembra uno dei miei esercizi di scrittura: qualcosa è cambiato.
Dentro di me cambia, diventa : qualcosa si è rotto.
E quando penso a studiare ricordo come è cambiata la mia vita. In quale anfratto l'ho costretta, a quali bassezze l'ho portata. Ero molto felice quando frequentavo l'università. Avrei potuto continuare ad esserlo. Poi qualcosa si è rotto e per tre anni ho fatto finta che l'unica cosa che m'interessasse fosse un uomo del cui peso non riuscivo a parlare in modo reale dentro di me.
Dentro di me cambia, diventa : qualcosa si è rotto.
E quando penso a studiare ricordo come è cambiata la mia vita. In quale anfratto l'ho costretta, a quali bassezze l'ho portata. Ero molto felice quando frequentavo l'università. Avrei potuto continuare ad esserlo. Poi qualcosa si è rotto e per tre anni ho fatto finta che l'unica cosa che m'interessasse fosse un uomo del cui peso non riuscivo a parlare in modo reale dentro di me.
Ma la cosa che mi fa più rabbia è solo pensare. Mi fermerei a piangere e scappare. Perchè vedo tutta la mia vita, felice reale, possibile e poi, ogni volta che devo dare un esame torno indietro a quel posto in cui si è rotto qualcosa, proprio nella gola. E adesso, col tempo è diventato il covo delle serpi che vive nella mia pancia.
Ero appena tornata da Sarajevo, una vacanza felice così come sono adesso. Dalla costa all'interno. Ore di viaggio, sudore, croci conficcate a migliaia nel terreno secco. Montagne. E montagne di chilometri. E sono tornata a casa. Sono tornata a studiare dove ho sempre fatto, nei giardini assieme alle prove degli spettacoli del San Carlo. Dove c'è sole, di settembre e dove c'è l'ombra. Ero decisa a fare due esami e partire. Studiavo sola, concentrata, serena.
Poi il mio dannato telefono ha urlato.
Io parto gli ho detto. Quando? Mi ha risposto lui.
Devo comprare il biglietto, il più presto possibile, è stata l'unica risposta leale che gli abbia mai dato.
Lui ha detto solo: sei sicura? Io non ho più risposto.
Da quel giorno ho fatto finta che della vita non m'importasse, ho fatto finta che m' importasse solo di resistere. E subito mi sono accorta che io, un amore che pesasse più di me, non ho mai saputo usarlo, gestirlo, viverlo.
Non sono ancora diventata adatta a queste cose, ho solo la voglia di parlare di uomini che non mi creano dolori, ho solo voglia di qualcuno che sorrida. Voglio solo questo, niente più.
Sono passati cinque anni. Tre di morte, due di vita. Devo cercare altre due sole cose ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a farlo. Ho bisogno che, all'improvviso, come ho ucciso tutto il resto, io riprenda le cattive abitudini che mi fanno vivere a due passi da quello che so di essere.
Che la riprenda, le guardi realmente e che acquistino il loro peso reale. Che non abbiano più quel fottutissimo peso controllato indossato solo per un attimo per non morirne.
E' che ora mi mancano i miei amici. Anche quando loro sono qui, sento il peso della mancanza, di essere rimasta sola. Sento il peso di un' aiuto che non riesco più a chiedere e di un abbraccio che non so dare più.
Perchè sono figlia unica, diceva la mia psicologa. Perchè ho bisogno di tutta la mia vita adesso, mi dico.
Ero appena tornata da Sarajevo, una vacanza felice così come sono adesso. Dalla costa all'interno. Ore di viaggio, sudore, croci conficcate a migliaia nel terreno secco. Montagne. E montagne di chilometri. E sono tornata a casa. Sono tornata a studiare dove ho sempre fatto, nei giardini assieme alle prove degli spettacoli del San Carlo. Dove c'è sole, di settembre e dove c'è l'ombra. Ero decisa a fare due esami e partire. Studiavo sola, concentrata, serena.
Poi il mio dannato telefono ha urlato.
Io parto gli ho detto. Quando? Mi ha risposto lui.
Devo comprare il biglietto, il più presto possibile, è stata l'unica risposta leale che gli abbia mai dato.
Lui ha detto solo: sei sicura? Io non ho più risposto.
Da quel giorno ho fatto finta che della vita non m'importasse, ho fatto finta che m' importasse solo di resistere. E subito mi sono accorta che io, un amore che pesasse più di me, non ho mai saputo usarlo, gestirlo, viverlo.
Non sono ancora diventata adatta a queste cose, ho solo la voglia di parlare di uomini che non mi creano dolori, ho solo voglia di qualcuno che sorrida. Voglio solo questo, niente più.
Sono passati cinque anni. Tre di morte, due di vita. Devo cercare altre due sole cose ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a farlo. Ho bisogno che, all'improvviso, come ho ucciso tutto il resto, io riprenda le cattive abitudini che mi fanno vivere a due passi da quello che so di essere.
Che la riprenda, le guardi realmente e che acquistino il loro peso reale. Che non abbiano più quel fottutissimo peso controllato indossato solo per un attimo per non morirne.
E' che ora mi mancano i miei amici. Anche quando loro sono qui, sento il peso della mancanza, di essere rimasta sola. Sento il peso di un' aiuto che non riesco più a chiedere e di un abbraccio che non so dare più.
Perchè sono figlia unica, diceva la mia psicologa. Perchè ho bisogno di tutta la mia vita adesso, mi dico.

9 commenti:
alinola ritroveremo la nostra vita, ai margini dell'ombra del san carlo, o tra i mari solcati invano..
Ci ritroveremo vecchie e felici con gli infradito ai piedi e le pizze fritte nella testa..:)
ti amoro tanto
a presto..
Siete due lagne. I mari solcati, l'infelicità... sai che noia starvi a sentire!
Già che hai chiuso con quel coglione, smetti di pensarci e di piagnucolare, e cerca davvero di goderti la vita, il cibo, i viaggi. E smetti di frequentare delle cretine come Blimunda (già le scelte dei vostri nick sono esplicative!) Se cercate di essere meno melense e retoriche, e più allegre e vitali, forse arriverete alla vecchiaia senza rimpiangere un vita passata a piangervi adosso!
Auguri di tanta felicità
Hasta siempre
a ragà ma quanti anni avete? ma chi vi ha chiesto consigli a tutti e due? io non vi ho nemmeno dato il mio link! vi siete per caso accorti che un blog è una cosa molto differente dalla vita reale? e che è un po' difficile conoscere la vita di una persona attraverso un blog?
ah, e Hasta siempre, mi sembra il caso di usarlo in modo appropriato, non come se fosse una firma di un ragazzetto alternativo che vuole fare il figo( non riuscendoci, tra l'altro).
Brava Ali!! Divieto di pipparsi la coca cola prima di postare sul blog!!
Tutta colpa della Yokoono di Pozzuoli, maledetta!
CHe ne dite della parmigiana invece delle pizze fritte???
Ma guarda un po' se uno mentre se ne sta in cile, deve pure leggere di due deficienti che si intrippano con la pleistescion...mah...comunque anche la parmigiana non e' una cattiva idea..
Che poi, no? bingo bongo..che cazzo di nick e'?????
credo che bingobongo sia un'evoluzione del canale boing di sky su cui c'è il fantastico mr lui.
Scusate, ma perchè non pizze fritte E parmigiana?E cmq, pure due pupaccelle io me le porto, nn si sa mai!
a stronzo
la prossima volta che hai tanta voglia di sputtanare la mia amica
perchè non lasci pure il tuo indirizzo?
che ti devo dire due parole
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