Siamo rimasti al Pireo. E non abbiamo nemmeno dovuto decidere. E'il quattordicici agosto. Nessuna nave. Tutte piene e la prima ci avrebbe portato alle Cicladi il pomeriggio dopo. Senza bisogno di scegliere. Si va a Rafina, è più vicina alle isole, ci arriva meno gente (certo, non ragazzi con lo zaino sulle spalle..)quindi, Rafina. Siamo sempre in nove sul camper, il caldo afoso dei pomeriggi sembra non dover interessarci di più.. E c'è Bobbi che guarda di nuovo fuori dal finestrino,ora che è sveglia, guarda di nuovo fuori dal finestrino. C'è Bobbi che forse pensa che lei alle Cicladi non ci voleva tornare, certo non adesso che è senza di lui. Ma alla fine, Bobbi alle Cicladi, ci andrà di nuovo, nonostante tutto. E poi c'è Leonardo che ride, ride sempre, che aiuta a scegliere la strada, che fa il copilota, che fa lo stuart, che fa giocare un povero bambino rinchiuso in un camper di isterismi lasciati andare..e solo pochi di noi riuscivano a godere del viaggio. Arriviamo a Rafina. E quando arriviamo notiamo un fenomeno strano. A Rafina ci sono molti rom. Non nel proprio accampamento, ma che aspettano qualcosa. Quando parliamo con uno dei marinai della blue star sappiamo che domani c'è una festa religiosa ortodossa in una delle isole (non ricordo il nome, e, comunque, anche quando ne conoscevo il nome la chiamavo Sticchios, quindi, per me, rimarrà Sticchios). Andiamo nell parte alta della città, dove c'è il corso ed i nostri ospiti ci offrono una cena saporita per festeggiare la nostra partenza. Noi non abbiamo ancora i biglietti, non sappiamo quante persone sono imbarcate, non sappiamo ancora niente, ma aspettiamo che siano le sette. Mangiamo e giriamo per il corso, poi, andiamo a prendere i sacchi a pelo e decidiamo su quali panchine dormire. Giochiamo un po' a pallone, qualcuno sia addormenta, qualche altro fuma, qualcun altro si lamenta, ma c'è sempre, comunque qualcuno che ride. Poi ci sono le trident alla cannella comprate alle tre di notte, tre donne che dormono sulle panchine due giovani uomini che giocano a torso nudo a calcio. E ci sono io che li guardo. Li guardo sfidarsi, dare tutto quello che sanno di calcio, anche se sono distrutti, accaldati, assonnati. Anche se non sanno dove saranno domani. A me va bene così, non ho mai voluto sapere questo genere di cose e, adesso, meno che mai.
Uno dei due si addormenta, con la bocca aperta e rimaniamo io e mio cugino. Compro l'acqua, e poi arriva sua cugina. E poi arriva il vento e poi il nervosismo ed io vorrei solo svegliarla e prendermi il mio sacco a pelo e vorrei sapere ogni dieci minuti che ora è e vorrei le mie sigarette e che quell'uomo mi sorrida di nuovo e che domani ci sia un arrivo, almeno domani, ho bisogno di sapere che domani sarò lì, ovunque sia questo lì. Aspettiamo che siano le cinque e mezza e non si sa come, ma alle cinque e mezza precise, Leonardo si sveglia, si lava e compriamo i biglietti. E le due ore che mancano alla partenza sembrano dieci minuti.
E ci accompagna il nostro guidatore alla nave. Ci saluta, saluta Leonardo, e quasi si commuove. Non so se in lui si riveda (e si riveda soprattutto quei venti anni fa negli stessi posti) o è solo che anche se non è sua figlia, lui amerebbe che al suo fianco ci fosse una persona così. Non potevo dargli torto al momento dei saluti e adesso, conoscendo meglio Leonardo, sono sempre più d'accordo. Ma io parlo per me, non so cosa succede agli altri.