13 settembre, 2006

della contrattazione


Ormai sappiamo che io con le borse ho un rapporto un po' morboso.
Necessito di borse e ne ho una quantità imbarazzante.
Avevano addotto anche una motivazione psicologicamente plausibile alla mia voglia di borse.
Non mi ricordo se era il mio bisogno di ordine o quello di nascondere le cose a motivare il mio folle amore. Forse tutti e due e, comunque, adesso, non volevo dire questo.

Spiego la scena: Io, un' amica che chiameremo Peperlizia ed una che chiameremo Sciarada.
La prima amica britisc-indi-americancollegg-stail e la seconda nuvelvag-stail.


Camminiamo per Via Roma e ovviamente io guardo sia i negozi che i teli dei signori che vendono le borse false.
In barba a quella volta in cui per guardare una vetrina di corsa sono andata a sbattere contro un uomo che portava un enorme scatolo di vestiti Al***t, io continuo sempre a camminare, ovunque ci siano vetrine, guardando dentro tutti i negozi.
Sorvolerò la volta in cui mi fu detto da un mio amico che la differenza tra di noi e un po' più in generale tra gli le uomini e donne stava proprio nella capacità di guardare le vetrine in ogni situazione possibile ed immaginabile. Volevo tanto dargli torto, ma proprio io, in quel momento, mentre parlavamo di cose abbastanza serie, ero riuscita ad interessarmi anche alla vetrina di La compagnia della casa.
Se mi fossi opposta sarei stata decisamente poco credibile.
Credo che prima o poi mi farò vedere da lui sorseggiando rum di pessimo gusto, fumando tabacco e discutendo delle sorti del mondo(o di filosofia, ermeneutica e matematica) con un gruppo di intellettuali( effettivamente potrei puntare un po' più in alto dicendo almeno i nomi delle persone con le quali farmi sorprendere a conversare ma a quest' ora, di menti eccelse, mi sovvengono solo defunti).
Comunque, ritornando a me. Me ne andavo girando con Peperlizia e Sciarada e mi ritrovo a guardare questa borsa di pelle, tipo scioppinbegg finto dolceggabbana, ma fatta proprio bene e, dato che nell'ultimo periodo non mi tengo proprio un cecio in bocca e mi devo proprio mettere a parlare con tutti, chiedo al venditore ambulante quanto costa la borsa, ma così, più per curiosità che per altro. E lui mi dice che sta 25euri. Allora io dico che va bene, ma non m'interessa e lui mi dice quanto la pagherei una borsa così ed io gli rispondo che la pagherei al massimo 15euri allora lui mi fa: Venti! Ed io dico: nonomanonlavogliocomprare!E lui mi dice: va be' 15chèmenevogliotornareacasa...Ed io che ho fatto? L'ho comprata!!!!!
E non ho capito niente! Tutto è successo in due secondi e sono rimasta basita. E Peperlizia e Sciarada neanche si sono accorte di niente. Quale velocità! Quale maestria nella contrattazione1
Ma quale maestria? Quale velocità? Io mica volevo la borsa! Mica volevo sparagnare dieci euri!
Ho comprato una borsa! E non la volevo! Ancora peggio è il fatto che l'immigrato che me l'ha venduta si fa il culo per vendere quelle cose e io che ho fatto? L'ho pagata anche di meno! Ma io non volevo contrattare! Io non so contrattare! E poi? A Napoli ci stanno delle persone che se le comprano a venticinqueeuri le borse! Ed io? Io mi sono pure tirata il prezzo minore.

Che merda di vita. Se un tizio che si fa il culo giorno e notte per cercare almeno di cibarsi deve fare una contrattazione con me, che neanche me ne accorgo, la vita deve essere proprio una merda.
Scusami, O tipo che vendi le borse in mezzo a Via Roma, non volevo infierire su di te.
Che poi, in casa mia, mia madre contratta con tutti ed in un modo asprissimo ed io la sgrido sempre.
Perdono. Coscienza mia da occidentale riccona figlia di papà ma un po' frikkettona, perdonami, ti prego.


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