Ho la finestra aperta, le mani legate. Il sole è accecante stamattina. E' una settimana che non lascio questa camera. Parlo, ma mi affanno, rido, ma tossisco. Sto bene. Mi accorgo che solo qualche mese fa sare impazzita a rimanere in casa sola. Adesso, che sia perchè non ho molte forze, sia perchè sono più serena, leggo, guardo film, mi rilasso e aspetto. Ho un lieve bruciore allo stomaco, alla gola e non ho il coraggio di scoprire se sia per i farmaci o per le cose che bollono sotto. Il medico mi ha detto che devo rimanere fino a mercoledì a letto. Domenica, lunedì, martedì, ecco, mercoledì. In fondo, sono meno di cinque giorni. Ma non posso fare tardi la notte chè poi mi raffreddo.Ho voglia di leggere, qualcosa di lungo, strutturato e divertente. Ho bisogno di essere rassicurata dalla tristezza umana. Mi servirebbe un romanzo di Carver, ma dubito che potrebbero solamente essere concepibili. Oppure mi servirebbe un nuovo romanzo di Pascale. E adesso, e adesso che si fa? Leggo un po' Anna Karenina ed un po' La fame che abbiamo. Ma Eggers non riesco a seguirlo è troppo veloce per il mio cervello che si muove tra un aerosol( che mi dona una leggera sensazione dopante) e un antibiotico ( che, regala un po' del mio sonno arretrato). Mi serirebbero un po' gli amici, quelli che ci sono e quelli che per un po' dovrebbero tornare. In fondo, vivo bene senza, ma alle volte le cose che sento mi chiedono di richiamarli a casa o, almeno, di raggiungerli.

1 commento:
Scrivilo tu un cazzo di romanzo Alè
Umberto
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