
Da quando sono a Ginevra compro sempre fiori.
Sono belli e colorati ma dopo un giorno si afflosciano, cadono ed io non li butto.
Li guardo stare lì ancora un po' perchè anche morenti fanno colore nella mia stanza bianca.
Quando ero piccola volevo sempre i fiori in casa ma mio padre diceva che morivano subito e che non valeva la pena e che era meglio comprare le piante. E così a Napoli, nella mia camera ci sono una decina di piante. E muoiono pure quelle ma non lo dico a mio padre, potrebbe rimanerci male.
Da quando sono a Ginevra sono dimagrita cinque chili, ho messo tre punti ad un dito della mano e mi sono resa conto che le cicatrici che ho sulle ginocchia sono una cosa santa e santificabile e che tutto quello che ho fatto, quello si è da ringraziare.
Da quando sono qui guardo la gente e mi sembra sempre irrimediabilmente calma. Anche al supermercato. Anche per la strada, nessuno mi sembra agitato. Non capisco bene come possa funzionare una società apparentemente calma, ordinata e con pochi punti visibili di degrado. Funzionerà in qualche modo, ma io ne sono completamente all'oscuro.
Funziona bene il fatto che nelpaese della gruviera vivono solo 170 persone, che i prati intorno sono tutti la pubblicità della milka ma con le mucche del colore giusto.
Non ci capisco molto da queste parti. Ma posso parlare francese anche se dicono quella cosa bruttissima tipo nonantean invece che catrevanons. Che poi ci sta un sacco di francofonia in questa voglia di dire i numeri diversi da tutti gli altri. Io lo so.
So anche che ho camminato come volevo fare da anni e non riuscivo più. Ho visto mezza cità così e ho visto tutti i parchi e il lungolago e i cigni al centro della città. Che poi tu vedi i cigni e pensi i cigni? e poi be' è normale che ci siano i cigni in una città così. Che poi così non posso dire bene cos'è perchè non ho conosciuto un genevoise neanche a pagarlo ma solo gente così che si è trovata per caso qui. E dicono che è difficile stanare un vero ginevrino, chissà dove sono finiti, mi chiedo.
La notte poi torno nel mio piccolo paesino che ha un razzo in mezzo al prato del comune e dormo nel mio letto in pieno silenzio. Mi stendo e sento tutto il mio corpo tendersi e rilassarsi. Poi mi giro e sento che dietro le mie spalle dovrebbe esserci qualcosa e non c'è. Neanche se mi giro, mi volto e allontano le coperte. Non c'è e non ci sarà nei prossimi dieci giorni. E mi accorgo qui per la prima volta che la distanza è un'inculata più grande di quella che ho sentito fino ad ora. E che mi hai fregata. Senza di te non funziona bene questa cosa in cui sono dentro anche io.
.che poi non lo so dire e ti scrivo la mail con uffà mi manchi scritto solo. ma la cosa che vorrei dire è che ti amo e che avevi ragione e che vorrei solo stare a prendere il freddo insieme e prendere tutto il vento che esce dalle finestre e prendere una bottiglia di vino e guardarti anche solo per un attimo con la faccia con cui mi guardi la prima volta che facciamo l'amore. o con quella con cui ti addormenti. che è bella uguale. o quella con cui ti svegli, mi guardi, mi odi e poi mi baci. insomma, con tutte quelle facce. e con le tue braccia che sarebbero qui se nona vessi sbagliato su tutta la linea.

4 commenti:
la rete mi rapisce e non ci riesco a stare dietro a tutte le cose belle che so ci sono. e quindi oggi scopro che questo blog mi mancava. :)
La passeggiata infinita, senza meta seppur con un senso, l'ho vissuta e, come una persona una volta mi ha suggerito, credo appartenga ai momenti di svolta, riflessione, lacrime e mutamento. L'ho sentita ed è tutto vero, soprattutto le lacrime e i piedi che ti portano.
speriamo che mi portino nel posto giusto...
c'e' decadenza nell'aria...
bel blog !
e chi ti dice che hai sbagliato? Alla fine la storia ti ha dato ragione...
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