20 maggio, 2006

una volta sola. non una volta ancora.

Una volta sola io vorrei che la mia vita fosse ascoltata. Una volta sola vorrei che l'attenzione delle persone che amo sia concentrata su di me quando sto male, non quando sto bene.
Vorrei una volta, una volta sola, che mi si spezzasse un'' unghia e poterne fare una tragedia, vorrei una volta che tutto fosse semplice, regolare, quadrato, serio.
Vorrei aver avuto più di otto ore, avrei voluto essere fiera di me sul serio perchè le tacche sul muro non si mettono se non hai niente con cui scrivere.

Vorrei che il mio fottutto istinto non sapesse sempre tutto prima di me e non mi facesse cacciare in situazioni scomode, impossibili da realizzare.
Vorrei non sapere sempre prima le cose, mi basterebbe.
L'incoscienza si, l'incoscienza mi basterebbe.
O almeno, che mi sia dato un istinto usato, malato, almeno.
Forse avrei divuto fare di più? Ma cosa, cosa è di più? Davvero, spiegatemelo, cosa è di più?
Sto pagando il prezzo dei miei errori? Sto pagando il fatto che quando voglio un uomo sono disposta a fare del male a presone della mia stessa specie?
Sto pagando le cose che non dico?
Ma non è questo il prezzo, spiegatemi, che qualcuno mi spieghi, per favore perchè.
Ho sempre fatto errori, li ho sempre pagati e ho smesso di attribuire queste catastrofi al destino, agli altri, alla cattiva compagnia.
I miei errori, io li pago, ogni giorno e non c'è mai nessuno che mi dice che stasera si esce, si va a bere, che stasera io potrò non pensare.
Nessuno mi dice: <> senza davvero voler sapere che cos'ho.
Davvero sono stanca, anzi, non sono stanca, sono usurata, affannata di essere sempre felice, seria, assennata. Voglio essere una fottuta quindicenne che accusa gli altri dei propri errori, voglio essere una donna sull'orlo del suicidio, perchè se non t'ammazzi, allora, la tua vita non è poi tanto male.

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