
Come spiegare quello che è successo?
E' successo che per la prima volta è salito alla carica più importante dello Stato Italiano un ex comunista. Ma la bellezza di tutto questo non è il fatto che Giorgio Napolitano sia un ex comunista, un comunista, un migliorista, un riformista (le definizioni sono estremamente riduttive in questo caso...più di quanto lo siano per loro stessa natura), l'importante è rappresentato dal fatto che egli sia una persona che ha avuto ben fermo, davanti agli occhi il fatto che l'Italia è uno Stato, non un paese, e che gli interessi personali non sono niente di fronte al bene comune.
Ma questo non significa spiegare quello che sento adesso.
Stamattina la sveglia è suonata molto dopo la mia sveglia biologica. Ho fumato una sigaretta prima del caffè, ma non ci posso fare niente, i miei sogni non aiutano a vivere bene la mattina, in questo periodo.
Ma me ne fotto, dei sogni, sono solo la proiezione di quello che penso, di quello che sento, non di quello che faccio, di quello che vivo. Allora mi faccio un caffè.
Prepararmi...vestire, lavarmi, uscire sono stati lenti, difficili, operosi.
Di solito sono un'automa, faccio tutto a memoria, ma oggi no, volevo continuare a lottare con il sonno.
Decido che non ho bisogno, non voglio troppo trucco e sono pronta.
C'è il sole. Chiudo la porta, scendo le scale e non riesco ad uscire. Salgo le scale, ancora assonnata, bevo il secondo caffè, fumo la seconda sigaretta e piove, tormenta, pioggia, più di quanto dovrebbe. Non posso uscire vestita in questo modo.
Accendo la quarta sigaretta e decido di riparare la cerniera alla gonna, di mettere gli stivali da pioggia e, poi, uscire.
Esco, sono in ritardo a tutti gli appuntamenti, compro cose che non voglio, almeno c'è la mia amica che continua a dimostrare la sua follia, mentre scegliamo un regalo da comprare ad un nostro amico.
La mia amica... la mia amica...E poi mangiamo e poi ho sonno, ho tanto sono. Ho così sonno che ricomincerei a vivere da capo, dal primo giorno. Ma non si può fare, sono le regole ed io ci sto. Non voglio contraddire nessuno che non sia io.
E poi? E poi?
E poi vuoto totale fino a quando non torno a casa. In treno, in città, tutti sembrano guardarmi, forse per le medicine che porto nelle biste, forse per i miei stivali, non lo so, ma io, detto in tutta onestà, penso a come scomparire.
Ma non posso, ed allora salgo sul treno, cerco di sentire la radio, ma il treno suona più forte di quanto lo faccia il mio
aggeggio infernale. Allora decido, decido di smettere, cambiare musica, cambiare impostazione vitale, di scrivere.
Scrivendo, passa del tempo ma non è abbastanza. Il mio viaggio dura quaranta minuti. Me ne mancano trenta ancora e non ho passato ancora il punto critico del viaggio.
Mi attardo a leggere un inserto uscito dal giornale e comprato la scorsa domenica, piena di città e di persone. Mi fermo a leggere un articolo che parla del viaggio di Ulisse, dello scontro con Enea e del ditirambo giambico e di come quest'ultimo sia stato essenziale allo sviluppo del teatro ed alla partecipazione del pubblico alla storia messa in scena. Io non avevo dubbi, ero d'acordo con le tesi di ogni autore che leggevo.
E mentre leggevo, l'odore di casa, di tutto il mio mare, di tutto il mio piccolo mare.
Tutto il porto ben steso davanti agli occhi. Dei muri che non fanno vedere oltre, dei lidi turistici abbandonati da oltre trent'anni. Be' rovine e mare, sono arrivata a casa.
Chiamo mia cugina, so che solo lei può darmi una mano. Lo fa finchè può e finchè possiamo. Ridiamo, scherziamo, ironizziamo sui nostri ostacoli alla vita. E così passa.
Poi apro il computer. Leggo le mail e c'è la mail di
Mario.Parla di cosa sia Giorgio Napolitano per lui. E parla a nche di cosa sia Napolitano per me.
La sua mail arriva a me perchè sono il filtro, la correttrice di bozze. Io non so cosa diavolo pensi Mario, ma nella vita ho solo una cosa, ed è il mio istinto ed allora mi affido a quello che faccio. Non mi ha mai tradita, è il mio istinto, mi ha sempre salvata, perchè non dovrebbe continuare a farlo?
Più leggo quello che ha scritto Mario più sono felice. Sono felice perchè scrivo, correggo, metto virgole, muovo capoversi e cerco di capire dove porre accenti,a quali parole dare importanza.
Ma le parole hanno già la loro importanza, la loro strutturra.
Devasto Mario, gli chiedo tutto, un supporto totale. Mi sento a disagio a violare quello che scrive. Ma quello che scrive è così bello che più leggo, più non posso non toccarlo.
Allora lo pubblico. Mi accorgo che è tardi, l'appuntamento è al porto tra dieci minuti. E sono lì, con miei amici con cui parlare e bere e mangiare in assoluta libertà.
Poi torno a casa e mia madre non ha chiuso la mia finestra.
E tutto il cielo è blu, le nuvole sono blu ma la luna è lì, ben piantata in cielo. Ed io, amo la vita, più di tutto amo la mia finestra ed amo questa casa, la amo, perchè è il mio paese, anzi, perchè è la mia nazione.
(onore, gloria, lunga vita e vittoria a Giorgio Napolitano)