19 giugno, 2006

sogni&co.




Non so quando è iniziata questa storia.
Quando mi sveglio ricordo sempre perfettamente le cose che sogno, le ricordo, le collego e sto meglio. Da un paio di settimane, però, non ricordo cosa sogno e mi sveglio con una sensazione di inquietudine, con il mal di testa. Con un fastidio diffuso, per sintetizzare.
Già adesso il mal di testa sta riprendendo a pulsare, se ci penso.
I miei sogni sono legati, suppongo da questa sensazione, a l'uomo che ho amato fino a apoco tempo fa. E non capisco perchè. Non capisco cosa c'entri lui in tutto questo.





La probabilità di incontrarlo è, nella mia mente, apparsa dopo l'inizio dei sogni. La probabilità di incontrarlo è una cosa che non voglio, che non vorrei per nulla al mondo.
Ma potrebbe capitare, e auspico, questa volta, il silenzio, solo un po' di silenzio.
Ho tante cose da recriminargli e non voglio più farlo in quel modo.
Se c'è qualcosa da chiarire, non è la rabbia, se c'è qualcosa da fare, di certo non è urlare.
Ma non c'è più niente da fare.

Stanotte ho sognato di accompagnare i miei amici a casa e, mentre mia madre mi intimava di tornare a casa- lo fa più o meno, ogni notte-io, di tutta risposta non tornavo ma il mio istinto mi portava a roma, da mario.
Lo raggiungevo in un luogo strano in cui sapevo sarebbe andato.
Ed, assieme ad i suoi amici c'era lui. E cercavo d'ignoralo, ma in realtà cercavo di andare via. Ma non potevo andare via.
In una parte del sogno dicevo di non conoscere le strade di quel luogo, ma mi muovevo tranquillamente per le strade che non erano la mia città.
In un'altra parte del sogno trovavo tutte persone ed uomini che a me interessavano. Ma alcuni erano con le ragazze ed io facevo una figura barbina davanti a loro.
Poi c'era lui, che non era con la sua ragazza. Non so cosa ci facesse lì, nel sogno non lo capivo, e mario mi diceva che lui aveva avuto un figlio. Che era identico a lui, io guardavo lui con un sorriso da madre e mario mi faceva segno e mi chiedeva come avessi fatto a saperlo prima che succedesse. Ed io sempre non potevo andare via, la sensazione costante di tutto il sogno era che io, non potevo andare via. Una volta per mantenermi lì, normale con persone che non conoscevo, una volta perchè non lo so ero come legata a qualcosa che mi tratteneva. Ovviamente era qualcuno a trattenermi. Ma erano molto di più le convenzioni, quello è certo.
E poi mi sono accorta che sulle strade facevo qualcosa di pericoloso, mi sono accorta che il posto era molto più buio ed angusto e scriteriato di quello che pensavo che non sapevo proprio più cosa fare.
Poi, non mi ricordo come, ero a casa, salivo le scale cercando di spiegare a mia madre il motivo per cui le avevo detto che sarei tornata a casa ed invece no. Pensavo fosse furiosa e spaventata ed invece lei mi accoglieva come fosse passata solo un'ora mentre erano già le prime ore di sole, lei si era ddormentata, non si era svegliata durante la notte, io non l'avevo telefonata proprio per non sveglairla nè per farle spaventare ed adesso lei andava al lavoro.
La cosa assurda è che questo sogno è cominciato laddove ieri era finita la mia serata accompagnando lungo via toledo i miei amici. E non capisco, non capisco davvero. Forse quello che ho sognato era proprio quello che volevo fare, forse il sogno voleva ricordarmi che per quanto io mi sforzi, le cose non concluse mi verranno sempre dietro e che le cose non miglioreranno mai, con gli altri, se non risolvo, in modo equilibrato un'altra questione.
Ma non c'è niente da risolvere. Per quanto la felicità con lui era il massimo della bellezza che io abbia mai sentito nella mia vita, adesso io sono quello che voglio, quello che sono e non sono mai stata così assieme a lui. Ed il distacco è l'unica cosa che posso regalarmi, pensandoci bene sopra. E' la cosa più bella che io abbia mai fatto nei miei confronti, questo distacco.

...ma il sogno non lo ricordo bene, non lor icordo in una parte essenziale, lo so ed adesso non sono certa sia questo quello che mi stavo raccontando...

la mia vita con una dea.

Molti di voi già sanno che ho sofferto per anni d'insonnia.
Soffrivo d'insonnia, perchè, tornata a casa, facevo il conto della mia vita, delle cose sbagliate o incomplete.
E mai ho pensato alle cose perfette. Perchè mai si può pensare quando si cerca un modo per migliorare il resto, il resto di quello che è marcio.
Perchè non m'interessa capire dov'è la perfezione, m'interessa solo capire quello che di stagnante esiste.
Allora, stanotte, devastata dal sonno di una ritirata solitaria, con lo stereo nella mia autobianca ho sentito una canzone.
La mia vita con una dea, dei Diaframma.
Sono rimasta a pensare che i primi versi... di giorno provo da ingegnere ma di notte ti vengo a cercare... sono quello che ho sempre fatto con la mia vita.
Cercavo uomini, cercavo motivi, cercavo qualcuno con cui parlare, di notte, ma soprattutto cercavo quello che potevo capire, gli errori.
E cercando, cercando, ho trovato.


Ho trovato il sonno la pace, la serenità ed un nuovo modo di pensare le cose.
E poi mi sono accorta che ho un ottimo senso dell'orientamento.
Non riesco davvero a perdermi neanche quando sono davverointenzionata a farlo.
Ed allora, la mia vita con una dea:

Di giorno provo da ingegnere ma di notte ti vengo a cercare lasciando quel che resta dietro me. - Regina dei miei giorni, dea! come anelo le tue braccia su di me - La strada dei miei sogni in qualche modo la voglio cullare con lunghi, lunghi giorni accanto a te. ma non e' non e' non e' che un adorabile agguato teso a me... Lo accetti un sacrificio, dea un mare di nuove possibilita' lo accetti un sacrificio, dea ci pensi alla vita come sara'... Ma un sacrificio non e' passare la notte depresso e ubriaco di te. ma un sacrificio tu certo non sei ma e' nella pelle che brucia quanto ti vorrei. Io amo i suoi pensieri i desideri di ogni giorno che passa il suo sorriso fresco su di me. Troviamoci sui tetti, dea a far di nuovo progetti di come sara' la vita fatta insieme e poi, sei tu che l'ami e non la vuoi piu' scordare ogni giorni mi abbandoni per ogni giorno che mi torni a cercare e vivo quest'attesa pensando che questa curva impazzita mai retta sara'. Ma un sacrificio non e' passare la notte depresso e ubriaco di te. ma un sacrificio tu certo non sei ma e' nella pelle che brucia quanto ti vorrei.

16 giugno, 2006

voi non sapete cos'è l'amore.

Che ne sapete voi della vita

Che ne sapete voi di qualsiasi cosa
Chi fra voi l'hanno mai licenziato da un lavoro
oppure ha mai picchiato la sua donna
oppure è stato mai picchiato dalla sua donna
Io sono stato licenziato cinque volte dalla Sears and Roebuck
Mi licenziavano e poi mi riassumevano di nuovo
facevo il magazziniere da loro a 35 anni
e poi mi hanno sbattuto dentro perché rubavo dolci
So cosa cignifica ci sono stato
Ora ho 51 anni e sono innamorato
Questa pollastrella lei mi dice
Bukowski
e io dico Che c'è e lei dice
Penso che sei un sacco di merda
e io dico baby tu sì che mi capisci
E l'unica al mondo
uomo o donna
che me lo può dire
Ma voi non lo sapete che cos'è l'amore
Tutte quante sono tornate da me alla fine
ognuna di loro è tornata
fuorché quella di cui vi ho detto
quella che avevo piantato
Siamo stati insieme sette anni
Bevevamo un sacco
Vedo un paio di dattilografi in questa stanza ma
non vedo poeti
Non mi sorprende
Bisogna essere stati innamorati per scrivere poesie
e voi non lo sapete che cos'è essere innamorati
ecco il vostro guaio
Datemi un po' di quella roba
Così va bene niente ghiaccio bene
È buono è proprio lui
Allora cominciamo questa buffonata
So cosa ho detto ma me ne faccio uno solo
Sa di buono
Okay dunque facciamola finita
dopo però nessuno stia vicino
a una finestra aperta.

14 giugno, 2006

voi non sapete cos'è l'amore.

Bukowski dice lei
Perché ascolti musica classica tutto il giorno
Non vi pare di sentirla mentre lo dice
Bukowski perché ascolti musica classica tutto il giorno
E' sorprendente vero
Non l'avreste mai detto che un brutto bastardo come me
potesse ascoltare musica classica tutto il giorno
Brahms Rachmaninoff Bartok Telemann
Merda quassù non potrei scrivere
C'è troppo silenzio troppi alberi
Mi piace la città quello è il posto per me
metto su la mia musica classica ogni mattina
e mi siedo davanti alla macchina da scrivere
accendo un sigaro e fumo così guardate
e dico Bukowski sei un uomo fortunato
Bukowski l'hai sfangata
e sei un uomo fortunato
e il fumo azzurro galleggia sopra il tavolo
e io guardo fuori dalla finestra su Delongpre Avenue
e vedo la gente che va su e giù per il marciapiede
e tiro dal sigaro così
e poi appoggio il sigaro sul portacenere così
e faccio un respiro profondo
e attacco a scrivere
Bukowski questa sì che è vita dico
va bene esser poveri va bene avere le emorroidi
va bene essere innamorati
Ma voi non lo sapete che roba è
Voi non lo sapete che cosa vuoi dire essere innamorati
Se la poteste vedere capireste quello che voglio dire
Lei era convinta che venissi quassù per scopareProprio così
Mi ha detto che lo sapeva
Merda ho 51 anni e lei ne ha 25
e siamo innamorati e lei è gelosa
Gesù è bellissimo
ha detto che mi strappava gli occhi se venivo quassù a scopare
Ecco, questo sì che è amore
Ma che cosa ne sapete voi
Lasciate che vi dica una cosa
ho incontrato uomini in galera che avevano più stile
della gente che bazzica i college
e va alle letture di poesia
Sono delle sanguisughe che vengono a vedere
se i calzini del poeta sono sporchi
o se gli puzzano le ascelle
Credetemi io non li deluderò quelli lì
Ma voglio che vi ricordiate questo
c'è solo un poeta in questa stanza stasera
solo un poeta in questa città stasera
forse solo un poeta vero in questa nazione stasera
e quello sono io

voi non sapete cos'è l'amore.








L'ho sempre pensato che le letture di poesia significano svendersi

Guardatemi ho 51 anni e sono stato in giro
lo so che è svendersi
ma mi dico Bukowski
meglio svendersi che morire di fame -
Insomma eccovi qui e tutto va storto

Quel tizio come si chiama Galway Kinnell
ho visto la foto in una rivista
Ha un bel muso
ma è un professore
Cristo figuratevi
È anche vero che pure voi siete professori
ed ecco che sto già insultandovi
No non ne ho sentito parlare
non ho sentito nemmeno lui
Sono tutti termiti
Sarà il mio ego ma non leggo più molto
ma certa gente che costruisce
reputazioni su cinque o sei libri
termiti

voi non sapete cos'è l'amore.


Ebbene, stasera io non ci sarò a fare un post. Quindi, nel frattempo, faccio una cosa che ho già fatto altrove. L'altrove è il mio vecchio blog, che pian piano sto riportando qui su blogger.
Quello che ho fatto è stato trascrivere una poesia di Raymond Carver dedicata a Bukowski. A dire la verità non è solo dedicata a, ma è lo stesso Bukowski a parlare. Amo entrambi, non c'è nientre da fare. Ecco:



Voi non sapete che cos'è l'amore

(Una serata con Charles Bukowski)

Voi non lo sapete che cos'è l'amore ha detto Bukowski
Io ho 51 anni guardatemi

sono innamorato di questa pollastrella sono cotto ma anche lei si è fissata

e insomma va bene così è così che deve andare

gli entro nel sangue e non ce la fanno a sbattermi fuori

Le provano tutte per liberarsi di me

però alla fine tornano tutte indietro

Sono tornate tutte fuorché quella che avevo piantato

Ci ho pianto per quella

però in quei giorni piangevo facile

Non datemi da bere roba forte
se no divento cattivo
Posso starmene qui a bere birra
con voi hippies tutta la notte
potrei berne dieci litri di questa birra
e niente come fosse acqua

Ma se tocchiamo la roba forte
mi metto a buttar la gente fuori dalle finestre
butto fuori tutti dalla finestra I'ho già fatto
Ma voi non lo sapete che cos'è l'amore

Non lo sapete perché

non siete mai stati innamorati è chiaro
lo me la faccio con questa pollastrella lei è carina
Mi chiama Bukowski
Bukowski dice con questa vocina
e io dico Che c'è
Ma voi non lo sapete che cos'è l'amore
ve lo dico io che cos'è
ma voi non mi ascoltate
Non ce n'è uno di voi in questa stanza
che potrebbe riconoscere l'amore neanche se si alzasse
e ve lo mettesse nel culo

13 giugno, 2006

"mi fa male lo stomaco, ho una fitta non proprio nel fianco sinistro, ma quasi. sono raffreddata ed ho la tosse, una dannatissima tosse. non solo mi comporto come fossi l'amica di tutti gli uomini ma ho anche un rantolo, uno schifosissimo rantolo. ho la tosse da due settimane almeno ed ancora mi ostino a fumare. che io sia sempre dannata. ma questa non è ipocondria, non credo di avere qualche male, vorrei solo stare di nuovo bene, vorrei essere del tutto in salute per almeno tre settimane consecutive, questo corpo, mi rigetta, non mi vuole bene, solo perchè anche io non gli voglio bene.ma smettiamola di litigare."


e l'ho scritto almeno sei mesi fa ed allora pensavo di sentirmi ancora così e adesso non mi sento più così. l'importante è non restare in casa perchè adesso non riesco a permettermelo. non posso stare sola, non posso stare in casa. è farmi male, fare poche cose. allora non posso pensare, devo solo uscire, pensare ad altro cercare di non impazzire e trovare e cercare di prendere più che posso. non so quello che posso prendere perchè io non vedo proprio niente, vedo soloun'enorme tristezza ed un'immobilità, forte, determinata, assoluta.
mi serve un motivo, mi serve un motivo per farle, certe cose.

abba

Io che torno a casa con dancing queen in sottofondo ed i ragazzetti che giocano nella piazza sotto casa mia. Io che torno stanca a casa e vado a leggere e poi subito a dormire. Il mal di testa mi opprime in questi giorni.. sarà sempre e solo perchè so qual'è la causa del mio male e piango me stessa.
Vado a dormire e lascio un altro testo... in questi giorni lascio le mie vere parole ad altri e lascio che sia la musica a sentire per me. Ovvero mi lascio tornare solo e veramente attraverso la musica...



some days the rain
comes down so hard
that kind of lame
you can’t hold
your personal disasters
running for some cover

the judge, afraid of beein judged
is standing still
all day long
thoughts are spread in fragments
whenever she’s around

everytime i look into your eyes
i feel
like i’m falling off the sky,
oh yeah
feel like getting close to
glueing all the fragments

if you could make it through your own thoughts
I know
you would never let me down, oh baby
i feel like getting close to
a self-inflicted disaster

after the rain
it comes the sun
it will be there for all of us
gluein all the fragments
until our days are over

After the rain
It comes the sun
It will be there for everyone
First of all I trust in you
More than that I love you

everytime i look into your eyes
i feel
like i’m falling off the sky,
feel like getting close to
glueing all the fragments

after the rain
it comes the sun
it will be there for all of us
gluein all the fragments
until our days are over

After the rain
It comes the sun
It will be there for everyone
First of all I trust in you
More than that I love you

some days the rain
comes down so hard
that kind of lame
you can’t hold
your personal disasters
running for some cover



after the rain
it comes the sun
it will be there for all of us
gluein all the fragments
until our days are over


( e gli addii sono finiti. torna tutto come un cerchio attorno alla mi apersona, non al mio cuore, ma solo alla persone che vive, che respira che beve e che prende le vitamine... basta che io mi lasci un po' qui, tranquilla a vivere...)

12 giugno, 2006

il collettivo s'ha da fare.

Embè, è inutile che io parli solo per uno. Io devo dare un addio a tutti, davvero a tutti ed allora è inutile che ci contiamo balle, ci parliamo d'amore, di sesso o cos'altro. E' tutta una questione di addii, di sensazioni, di colonne vertebrali e di polmoni d'acciaio.
E' tutto questo quello che mi aiuterà, disseminare tutti i miei addii per la rete o per la vita o per la strada, ancora non so dove bene disseminarli.
Ma io inizio da qui, che non si sa mai funzioni.
E' stata tutta una combinazioni di versi sbagliati, non comunicanti ed ingarbugliati, ingarbugliati all'eccesso verso l'unico luogo ed era solo la fine.
Ma la fine è una tregua, anzi unapace per me. La fine delle mie ostilità. Ed adesso devo disseminare un po' di fini, termini, difficoltà narrative varie. E tutto mi sorride, in questi momenti. Se c'è qualcosa che posso fare è dire che tutto è finito, che tutto non esiste, non ci sono più rapporti, nel senso che non esiste più un io e te, che non esiste un facciamo, beviamo , andiamo... fottuto plurale, fottuto plurale.
E quindi il plurale adesso non c'è più, è da mesi, a dirla tutta, che non esiste, e comunque è più bello per me che non ci sia.
E mi serve qualcuno che sappia gestire gli inizi, che abbia un po' di self control su questa cosa.
Be' un inizio è sempre una cosa, non so come lo condurrò, ma giuro, su questo post che lo farò. E vaffanculo, ad un certo punto, come a nascondino, chi sta fuori e chi sta dentro!
E quindi il mio più grande addio, su questo blog. Tra un rigo circa.

Dimmi dimmi dimmi
Com’è stato masturbarti col mio pene?
Come per me una sega tra le tue gambe?
Si conosco questa solitudine
E gli esercizi di eleganza delle nostre articolazioni
Serve si serve l’afa di una notte nuda
Per far evaporare la noia attraverso una sigaretta
Che non si spegne mai non si spegne mai..
È alta sartoria in questi ricami imbastendo strati su strati di necessità
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
E molle sotto i piedi di una improvvisazione
Ghiri gori per riempire la tela avanzata ad un bravo pittore
Domande per rispondere a domande senza risposta
Bugie decise indossate con tanta grazia da
Non farmi sentire nudo
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni
Io non ho sentimenti, solo sensazioni

( e, cazzo, se non è un vero addio questo, io davvero nn so chi chiamare a farmelo spiegare, che cosa fare per farmi liberare, se l'esorcista deve essere solo uno oppure molti. e così, meglio di così io non posso fare. basta un po' di estate, donatemi un po' di estate, quella degli afterhours, ve ne prego! io sono povera di snetimenti, sono piena di fissazioni, ma ho solo questo che mi salva, i miei lombi. solo loro possono salvarmi. ma adesso, stronzi chenon sono altro, sono un po' momomaniaci. dannati lombi! liberatevi ed uscite!rubate! toccate le femmine!)

11 giugno, 2006

sensa titolo, con lo stesso titolo.

E allora ero in macchina e pensavo fossi tu, ma non eri tu e allora ho pianto più di quello che dovevo, ma io pensavo ad un altro, allora non era giusto che di nuovo fossi tu ed infatti non eri tu ed è stato terribile pensare che tutto potesse tornare come prima ed io mi sono sentita inutile ed ho sentito tutti questi mesi fuggire via e poi ho sentito la birra tutta sul mio colllo che non rimaneva in piedi che andava di qua e poi di là ed allora io ho pianto, ho pianto troppo, ma non ho pianto abbastanza.
perchè per quello che ci è successo io non ho mai pianto abbastanza, non ho mai pianto troppo, non ho mai pensato quanto fosse giusto ed inumano questo dolore , questa amputazione, questo cercare di rinnovarsi con tutti gli errori del passato dritti, forti e pesanti, tutti sulla mia schiena.
se fossi la mia psicologa mi prendere i calci mi direi che nell'altro posto, nel posto in cui io sono libera, dovrei tornarci e prendere quello che voglio una volta per tutte. e questo me l'ha detto anche il mio migliore amico. ma con tutto questo peso io dove credo di andare? sono certa che io voglia far fare ad altri le scelte che io stessa non sono pronta ad accettare? eh, sono pronta?
...un po' di leggerzza e di stupidità...
ah, che depression, ah, che disfattismo, ah, che calo di tensione...
è solo che ci vorrebbero i miei lombi a comandare che fare, non ci vorebbe questo suono continuo di campanelli che non si fermano più e non ci vorrebbero persone che mi dicano quanto sangue io ho sprecato a sentire cantare chi amavo.
e io ho sempre sentito cantare, ma adesso non è più il modo che io amavo sentire, ma adesso non sento le stesse canzoni, ma adesso non sono la stessa persona ed adesso io vado a dormire, perchè i miei lombi mi consigliano un'altra persona, peggiore o migliore non so, ma io quello voglio e me ne fotto in quale strazio mi andrò a cacciare....
... è solo che a te, uomo che hai distrutto tutte le mie notti insonni io devo dirti, per un 'ultima volta addio, ed io te lo dico con una canzone che quando eri con me mi faceva piangere ed adesso è diventata solo una fra mille, una fra 30 giga, una che mi ha fatto piangere ed adesso niente più.
ora aspetto solo che i miei lombi vengano ascoltati e capiti da chi può, da chi deve e chi solo può soddisfarli.


I got a car, full tank a gas
oh let's get out of here
get out of here fast
ooh everyone's confused
so I stay in my room
I wanna go but I don't want
to go alone

I hope you get this message
oh you're not home
I could've been there fifteen
minutes ago
you don't have to pack your things
we'll make it up as we go along
I wanna go but i don't want to go alone
with you i could never be alone.

( e questo solo è il mio vero addio... del peggio posso descriverlo ma del meglio, non posso parlare. aspetto che tutto si rinnovi che io cambi pelle come un serpete qualunque. aspetto, e so che il mio coropo, assieme alla novità, ritorvi, quello che ha perso o che perda quello che ha ritrovato non essere suo... e di certo non sei più tu. uomodeilombi, aspettiamoci...)

10 giugno, 2006

rigurdo il frame

riguardo il frame non ho niente da dire. può parlare il mio stomaco, a dire il vero la mia pancia e le viscere tutte. ma riguardo quest'argomento io non so parlare. chiamate i miei lombi, loro sapranno spiegare meglio. loro sanno sempre cosa fare. io sono un pochetto aggressiva, lo so. ma è così che mi hanno disegnata, è così che funziono. non ho neanche il raffreddore, non mi sono neanche stancata. non ho neanche nessuna voglia di distruggere quello che ho trovato fino ad adesso. ma, cazzo, il mio istinto ha sempre ragioe ed io, perchè mi sto cacciando in un continente che non conosco? i miei lombi hanno ragione, lo so. ma io non so più aspettare. perchè l'attesa a parer mio è una grossa perdita di tempo. l'attesa, a parer mio è solo un 'inutile rimando. allora perchè prendersi in giro? perchè parlare di cose che non interessano? i fatti sono quelli che contano ed io più di questo, cosa posso fare? a me sembra di non poter fare davvero niente di più. ditelo se posso fare di più. basta chiedere e non balbettare.
forse mi sbaglio e, comunque, a scanso di equivoci, io, domani chiedo un parere autorevole sull'argomento.

09 giugno, 2006

la sessualità della pantera rosa

Domenica, a Trastevere. Entro in libreria ed oltre a notare l'uomo più bello che io abbia mai visto, mi metto un po' a leggere le edizioni Feltrinelli piazzate nel bel centro della libreria, a ferro di cavallo. Trovo l'ultimo libro di Efraim Medina Reyes.
Ne cerco la prima pagina, leggo la dedica che non è proprio una dedica e la trovo, la prima pagina.
Metto il libro che ho preso sopra agli altri cinque esposti e mi tuffo nelle edizioni della minimum fax.
Guardo ogni centimetro nella libreria e poi esco. Mi fermo a parlare con Mario della mia vita sui gradini del Museo di Piazza S. Egidio. Gli spiego cose che forse lui conosce già, gli spiego il perchè di alcune scelte sentimentali, il perchè alcune cose le ho rifiutate. Il perchè lo sappiamo entrambi. Ed il perchè è solo un aquestione di pancia, lombi e viscere. Il problema sta tutto lì nella mia pancia. E non è un problema. E' solo desiderio. E' desiderio di un desiderio che mi stia addosso quanto la pelle almeno. Adesso io, questo non ce l'ho. E non l'ho mai avuto, a dire tutta la verità.
E poi io e Mario abbiamo passeggiato, siamo tornati a casa ed io mi sono messa a scrivere, ma tutta la sera, nella mia mente c'è stata solola prima pagina di quel libro:

Blues 27
Quando hai più di quanto ricevi

rischi la pelle e poi non devi

dire che ti hanno ingannato.

Questo non significa che tu non debba amare

non è una guida al suicidio, riveduta e corretta

è solo qualcuno che ha imparato ad andarci piano.

Fidarsi è il peggior delitto e la via

più breve per l'inferno.

Questo non significa che non ti possa fidare

è solo qualcuno a cui hanno spezzato

il cuore troppe volte in una

stessa notte.

Amare e fidarsi sono passioni umane

dello stesso genere e non sono nessuno

per dirti cosa devi fare

solo un tizio messo male che ha imparato ad andarci piano

a non fare più del necessario.

...avevo tutto dentro, non riuscivo a dirlo e quando ho letto queste parole, ho sentito il mio pensiero muoversi, spaccarsi e poi piangermi sulla fronte.

02 giugno, 2006

radioamerica

Dovevo andare a vedere Volver con una mia amica. Poi ho passato tutto il pomeriggio a telefono(che wind noi2 sia sempre lodato!) e ho perso del tutto la cognizione spazio-temporale.
Non mi sono accorta del fatto che piovesse, non sapevo che ore fossero, non mi sono accorta del fatto che fossi sola a casa.
Così, il film era alle undicimenodieci, sono scesa da casa alle dieciequarantadue.
Corsa dalla mia amica, ancora parlando al cellulare( o cellulave che dir si voglia), tangenziale senza telepass( lo confesso, è la mia dipendenza!), e alle dieciecinquantacinque ero fuori al cinema. Biglietteria piena di gente, Volver era già iniziato. Io per un secondo ho la folle idea di andare a vedere vita da camper, poi il codicedavinci, poi xmen qualcosa e poi ci guardiamo io e Vale e tutte e due leggiamo Radio America.
Il nome ci sembra richiami qualcosa di carino. Io, pessimista, penso che la fiducia che accordiamo incoscientemente al film sia dovuto all'assonanza del titolo con Radio Days.
Non abbiamo alternative, facciamo il biglietto.
E poi, perdiamo il biglietto, ritorniamo, scavalchiamo persone che a loro volta avevano tentato di scavalcare noi, ci riprendiamo i biglietti, andiamo verso la sala, ma non è quella la sala, poi torniamo indietro e troviamo la sala, prendiamo dei posti a caso perchè mica lo trovavo io, biglietto dopo che l'avevo messo in borsa. Allora ci sediamo davvero a caso ed allora vediamo uno spilungone che si sta sedendo davanti a noi, ma no, si siede accanto a me, quindi pensiamo che il pericolo è scampato, e allora ci mettiamo ad aspettare che cominci il film e poi viene una comitiva di persone che, guarda caso, si devono sedere proprio dove siamo noi, allora scaliamo di posto e vediamoc he non ce la fanno perchè sono troppi allora scappiamo nella seconda fila e vediamo il trailer di un film di Alejandro Agresti che sembra fatto da uno statunitense qualunque e invece, no, è un film di Alejandro Agresti e allora pensiamo che doveva essere bello. Una scritta ci augura buona visione e allora aspettiamo e parte un cielo stellato ed una casa su una collina dendro cui qualcuno cerca la stazione radio e cazzo, il film è di Altman, ecco, ci ricordiamo, allora deve essere proprio bello.
Cazzo, è davvero bello, Kevin Kline un investigatore privato buffo, Meryl Streep fantastica e Woody Harrelson che pure è eccezionale. E poi tutti cantano, anche Linsday Lohan che canta, ma tutti cantano bene. E poi questa è l'ultima trasmissione del loro programma ed è bello, non c'è troppa musica, non ci sono troppi dialoghi, la camera non sta ferma un attimo ma non è nervosa. Radio America, è stato proprio un bel film.
E poi, finito il film siamo andati amangiare il cono pizza. Il mio era dolce.
Ma avete idea di quanto sia buono un cono pizza con la nutella?

30 maggio, 2006

sattimanastrana


Settimana strana questa. Elimino un po' il blog dagli impegni giornalieri, scrivo di meno. Perchè il pc toglie dello spazio alla lettura nella vitamia. Allora, per un po', finirò di leggere e poi tornerò grafomane come non mai...

28 maggio, 2006

miglioverde


E' che a quest'ora della notte sono tanto stanca, ma non fisicamente, solo mentalmente.
La consunsione mentale, non è niente a confronto.
Perchè non penso, non penso più ormai, ho capito che sa far male, pensare, ed allora adesso m'incazzo, m'innervosisco, dico tutto quello che ho da dire e me lo tengo ben fermo sulle mie spalle. Ma tutto questo mi distrugge, mi stressa, mi fa male. Mi fa male sapere che ci saranno cose che non dirò mai a nessuno che nessuno può immaginare. Mi distrugge, mi distrugge perchè sono io, mi pesa e tutto questo è solo mio. Non voglio dividere il mio peso, voglio solo, la verità, fino in fondo, voglio solo, una mano piccola , da qualcuno a fare quello che da sola non riesco. Ma so anche che da sola non riesco perchè ho paura, da sola non riesco perchè non è stata colpa mia, da sola non riesco perchè da sola è la condizione naturale, da sola non riesco perchè sono solo questo.
E allora, ora che da sola, non riesco, mi arrendo, aspetto, sul fiume il cadavere della mia stanchezza. Aspetto che le vitamine facciano effetto, che le forze mi ritornino, che le scottature sulle mani brucino di meno- le scottature vere, non quelle emotive, chè quelle no, non bruciano quelle-, aspetto che io mi decida a finirla e che le due cose, le ultime due cose che io devo fare, io, finalmente, diventino altro, possibilmente, passato.

24 maggio, 2006

è da come vorrei

Alle volte avrei bisogno di qualcosa di nuovo. Di bello, di più bello. Avrei bisogno di un'autista, di nuove medicine, di vitamine che funzionino sul serio.
Avrei bisogno di un po' di vita in più, di un po' di forza, sentire le mie ossa, carne, muscoli, sentirli per davvero e avrei bisogno di sapere dove stanno andando.
Vorrei non essere entusiasta delle cose e poi che quell'entusiasmo vada scemando pian piano, vorrei essere moderata, tranquilla, serena e vorrei essere in qualche misura normale. Vorrei poter stare zitta.
Be' adesso, a dire laverità, più di tutto vorrei novità e forza.
Prima di tutto forza e novità.

(in attesa vado a vedere La meglio gioventù, che una novità certo non sarà, ma il cuore, almeno un po', lo inizio ad esercitare)

23 maggio, 2006

cazzo!







Mi sono appena accorta, mentre scrivevo la sua storia, che io non volevo stare con lui, volevo solo tormentarlo. Attenzione!! Attenzione ragazzi!! Sono sadica!!

storia

E' troppo difficile, pe rme, scrivere la tua storia. Ebbene, ci sto provando, mi servi ed adesso, userò la tua storia, stravolgendola, scrivendo solo quelloc eh serve a me, ma la userò. Mi scuso, non volevo usarti così, ma questo è quelloc he mi serve adesso, di te.
E' difficile, lo sai? E' molto difficile per me.
Il cervello non l'ho usato in questi mesi, non ho usato i ricordi, le sensazioni ed alle volt emi fa brutti scherzi.
Be' adesso, vado. E' un po' difficile scrivere la tua, di storia, lo sai?

underwear

Be' è che alle volte non ho più parole, allora mi affido alla musica, è quello che resta.

Why don't you close the door and shut the curtains 'cos you're not going anywhere? He's coming up the stairs and in a moment he'll want to see your underwear. I couldn't stop it now. There's no way to get out. He's standing far too near, how the hell did you get here? Semi - naked in somebody else's room. I'd give my whole life to see it - just you stood there only in your underwear. If fashion is your trade then when you're naked you must be unemployed yeah. Cos once it's underway there's no escaping the fact that you're a girl and he's a boy. I couldn't stop it now. There's no way to get out. He's standing far too near. How the hell did you get here? Semi - naked in somebody else's room. I'd give my whole life to see it. Just you stood there only in your underwear. If you could close your eyes and just remember that this is what you wanted last night. So why is it so hard for you to touch him? For you to go and give yourself to him I couldn't stop it now. There's no way to get out. He's standing far too near and how the hell did you get here? Semi - naked in somebody else's room. I'd give my whole life to see it. Just you, stood there only in your underwear. Oh yeah I want to see you. Want to see you standing in your underwear.

22 maggio, 2006

ho sempre voluto scrivere una storia.


ho sempre voluto scrivere una storia su una persona cattiva, ho sempre voluto scrivere una storia non sulle persone cattive, ho sempre voluto scrivere una storia, solo su una, una sola persona cattiva.
non ho mai trovato il modo, ma so che ogni persona ha un suo motivo ed una persona che appare cattiva a gli occhi di tutti agli occhi di qualcun altro può sembrare molto più bella di quanto sia. mi sembra ovvio, l'amore rende ciechi... ma era soli, il testo della canzone, maèbenpiùdolorososepernemicieamicinonseipiùpericolosolatesta
ècosìpienachenonsentipiù
tisiapronolegambeoppurelehaiapertetu
aiutamiatrovarequalcosadipulitouccidimanonvuoimorire uccidimanonvuoimoriretrapiccoleienesoloseconviene
lamiapiccolaienasoloseconviene...

be' non volevo finire a cantare questa canzone perchè era altro quello di cui volevo scrivere ma adesso non so neanche più quello che sto scrivendo, cerco il punto di inizio in tutto questo ma non lo trovo, so solo che qualsiasi cosa si intrometta tra me e la mia scrittura potrebbe essere distrutto in un niente, e che qualsiasi persona si permetta di intromettersi nella mia vita per me è morta.
sono anni che non piango per le lamentele dei miei genitori, non ho pianto una lacrima per l'uomo che ho sempre amato, non ho versato una lacrima quando mi sono trovata a fare i conti con il mio vero passato. so solo che sono satura, sono piena, fino all'orlo e prima o poi tutto uscirà violentemente fuori. sono così satura che non m'importa davvero più di tutto quello che mi circonda, so solo che per i piccoli omicidi quotidiani, per tutti quelli che uccido ogni giorno io non piangerò una lacrima. perchè al mio funerale, tre anni fa, io non ho pianto, per il mio funerale io non ho mai pianto.
e non ho alcuna intenzione di ritornare a morire di nuovo, non ho alcuna intenzione di porre barriere tra me e quello che voglio. sono sempre più intenzionata a prendermi quello che voglio. che sia una malattia o la mia felicità, quello non deve interessare a nessuno.
questa è la mia forma, questo è il mio peso umano, questa è la mia vendetta queste sono le mie armi, è chiaro, non le ho nascoste mai, ma la mia vita, porca eva, è mia e se io domani volessi ammazzarmi nessuno dovrebbe parlarmene. non ho bisogno di comemnti, non ho bisogno di doveri. dove eravate tutti quando io stavo morendo? eravate solo a contestarmi, pronti, sempre pronti a contestarmi e se non fosse stato per i miei amici, io qui non ci sarei, e non ci
sarei neanche arrivata qui. quindi silenzio, datemi il mio silenzio. perchè se mi manca qualcosa di quell'uomo era tutto il silenzio che riuscivo a guadagnarmi, erabno tutte le parole che non volevo dire. se c'è una cosa che mi manca di dieci anni di dolore è solo il silenzio. e mi sembra che io non abbia fatto drammi, tragedie, sofferenze e disperazioni, non ho reso niente uno schifo per tutto quello che mi è successo, non mi sembra di aver mandato a puttane niente se non la mia vita, ma sono stata sempre pronta a riprendermela, senza dare il mio vero peso a nessuno. ed adesso non voglio sentirmi dire più niente. non c'è davvero più niente. ci sono solo io. e non piango più, non piango mai più per quello che non amo.
io sono qui. il mio peso su tutte le mie spalle, su entrambe le mie gambe e nessuno si intrometta in tutto questo. chiunque ci provi, per me, morirà.

21 maggio, 2006

Avevo deciso di non scrivere nessun nuovo post oggi, volevo che si aggiungessero solo tutti quelli del mio passato. Ma la mia instabilità ha vibrato. Prima mi ha fatto pensare che fosse successo qualcosa di bello alla persona che ho amato per tanti anni( una cosa bella che inevitabilmente doveva gettare me con armi, bagali, cattiverie ed odi, in una pozza di tristezza infinita e tremendissima frustrazione), poi ho pensato che gli fosse successo qualcosa di terribilmente brutto e poi ho pensato che forse non è più con lui che ho questa capacità di sentimento. Quiondi ho pensato in ordine a tutti i miei amici. Follemente ho mandato uno sms a ciascuno e fortunatamente ho ricevuto risposta da tutti loro. Ora c'è da porsi qualche domanda.
Quest'ansia è la mia paura di provare dei sentimenti terribili, devastanti, di perdita?
Sono pazzapsicopaicassassina?
Voglio solo tenere tutti sotto controllo per tenere sotto controllo la mia vita?
Allora sarebbe semplice dire che tutte e tre le domande sono a loro volta delle risposte.
Ma in tutto questo io ho una nuova rivelazione da fare.
Da domani io mi dò agli harmony con risvolto psicotico. Perchè una cosa è fare le stronzate, ma scriverle e sfruttarle è un' altra cosa.

(perdonami Scrittura, stasera,perdona la mi adisonestà, ma stasera stavo proprio a sbroccà...grazie)

20 maggio, 2006

...mumble...mumble...












A pensarci bene, mi va bene, mi va bene così. Difficoltà, lotte, azioni e reazioni. Mi sta bene, la mia vita mi sta bene così. Sono d'accordo, sono d'accordo negli ostacoli. Mi piace, quando scrivo e non mi convince quello che ho fatto ho un piacere immenso a cercare una cosa migliore. Ecco, sto cercando una cosa migliore, ecco cos'è quello che sto facendo. Non me ne ero ancora resa conto.

una volta sola. non una volta ancora.

Una volta sola io vorrei che la mia vita fosse ascoltata. Una volta sola vorrei che l'attenzione delle persone che amo sia concentrata su di me quando sto male, non quando sto bene.
Vorrei una volta, una volta sola, che mi si spezzasse un'' unghia e poterne fare una tragedia, vorrei una volta che tutto fosse semplice, regolare, quadrato, serio.
Vorrei aver avuto più di otto ore, avrei voluto essere fiera di me sul serio perchè le tacche sul muro non si mettono se non hai niente con cui scrivere.

Vorrei che il mio fottutto istinto non sapesse sempre tutto prima di me e non mi facesse cacciare in situazioni scomode, impossibili da realizzare.
Vorrei non sapere sempre prima le cose, mi basterebbe.
L'incoscienza si, l'incoscienza mi basterebbe.
O almeno, che mi sia dato un istinto usato, malato, almeno.
Forse avrei divuto fare di più? Ma cosa, cosa è di più? Davvero, spiegatemelo, cosa è di più?
Sto pagando il prezzo dei miei errori? Sto pagando il fatto che quando voglio un uomo sono disposta a fare del male a presone della mia stessa specie?
Sto pagando le cose che non dico?
Ma non è questo il prezzo, spiegatemi, che qualcuno mi spieghi, per favore perchè.
Ho sempre fatto errori, li ho sempre pagati e ho smesso di attribuire queste catastrofi al destino, agli altri, alla cattiva compagnia.
I miei errori, io li pago, ogni giorno e non c'è mai nessuno che mi dice che stasera si esce, si va a bere, che stasera io potrò non pensare.
Nessuno mi dice: <> senza davvero voler sapere che cos'ho.
Davvero sono stanca, anzi, non sono stanca, sono usurata, affannata di essere sempre felice, seria, assennata. Voglio essere una fottuta quindicenne che accusa gli altri dei propri errori, voglio essere una donna sull'orlo del suicidio, perchè se non t'ammazzi, allora, la tua vita non è poi tanto male.

summer on a solitary beach



Summer on a solitary beach, l'ho sempre cantata.
In Grecia ci infilammo in un viottolo in cui c'era almeno un chilometro di spiaggia deserta. Una collina a delimitare la spiaggia e gli alberi che coprivano la sabbia.
Ho sempre pensato che quella spiaggia appartenesse a lui, ho sempre pensato che quella spiaggia e quella canzone potessero legare alla sua assenza quello che rimaneva di me.
Una spiaggia, non ho mai detto a nessuno che era il posto in cui lo vedevo vivere.
Sono felice di come è andata a finire tra noi due.
Il silenzio è l'unica cosa che ci è sempre appartenuta, il silenzio è la sola cosa che ci meritiamo.
Le spiagge che guardo adesso sono diverse, felici, migliori, ho perso troppo tempo, ma adesso so cosa fare per salvarmi.

19 maggio, 2006

ripensamenti

Oggi parlavo con il mio amico mario, abbiamo discusso della mia vita sentimentale.
E' chiaro, lui mi ha detto, che tutti, anche lì dov'è lui, tutti si sperticano per me.
Ed io non me ne accorgo, mai. Mi accorgo solo che nessuno me lo ha mai detto, che nessuno è mai stato chiaro con me, che l'orgoglio, per loro è stata sempre una cosa molto più importante di qualsiasi cosa sentano.
Perchè non è successo mai una volta che io fossi una cosa semplice, che io provocassi dei sentimenti normali, tollerabili, accetabili da chi in quel momento voleva solo me.
Ed allora io sono felice quando penso a tutto questo, ma penso anche che così, se le cose continueranno così, io non potrò mai andare avanti, sentimentalmente, in un modo normale. Non voglio che i sentimenti che provoco siano normali, sia chiaro, ma vorrei che solo una volta qualcuno li sappia accettare e gestire e che quel qualcuno sappia gestire anche me, lo spazio che mi ritaglio dentro di loro.
Non succede mai, davvero mai.
Allora io non so se essere triste o felice, sono confusa.
So solo che dovrò fare dei viaggi per andarmi a prendere quello che voglio, so solo che io sto bene, io sto male, io non so come stare... e questo mi confonde.
Perchè ho sempre saputo quello che voglio, ho sempre saputo che Lui era il mio uomo, e che è tutto finito, ed ho sempre saputo che io non sono così, io so come sto, cosa voglio sempre, il mio istinto mi cura e mi salva da sempre ed io vorrei solo poter andare a prendere chi voglio e giocarmi tutte le carte, perchè ad aspettare adesso non riesco più...
Tutto questo mi sembra una perdita di tempo, se io non so come sei, uomo, io non so cosa succede, cosa succederà, se quello che sto facendo è giusto.
Forse, uomo, io non ti voglio, ma se aspetto ancora, io non lo potrò mai sapere.
Temporeggiare, in questo frangente, mi sembra una grande perdita di tempo, questo è il punto.

...poi ce n'è stato uno, solo uno, al quale non devo parole, solo azioni, ed è sempre stato bellissimo, tutto questo, ma è stata un'altra cosa... silenziosa...

17 maggio, 2006

per grazia ricevuta

A parte gli scherzi.
Ultimamente un pensiero oscilla tra l'orecchio destro e il sinistro, proprio nella mia mente: la mia vita sta andando dove deve, il mio equilibrio emotivo-psicotico-sentimentale, non è intaccato da idiozie e sberleffi.
Tutto ciò mi fa sentire bene, con me stessa e con gli altri e, cacchio, diciamocelo, se in questo momento decidessi di mettermi a dieta ed a studiare in modo serio, mio dio, sarei in uno stato di grazia.
Se lo facessi davvero non ci sarebbe tregua per il mondo.
E' per questo che i tornano in mente i versi di Casi Difficili dei Pgr:

...anima bella che giochi la tua pelle
il prezzo va alle stelle dovrai pagarlo Tu
anima forte che cerchi miglior sorte
la forza è qualità e viene giudicata
per quel che fa o non fa.

Ecco, queste sono le parole che mi vengono in mente ogni volta che mi lamento, ogni volta che sono insoddisfatta di me. Non penso a nient'altro, solo a queste parole. Forse già l'ho scritto, forse già l'ho detto.
Ma questo è quello che penso riguardo alla mia vita. E' questo quello che sento in dovere di dirmi ogni volta che mi critico, ogni volta che
devo fare i conti con me stessa.
Sono abbastanza onesta da sapere perchè io sono qui e perchè sono così.

Quello che sto facendo è un viaggio verso il meglio, non verso il minimo sindacale.
(...la forza è volontà e viene giudicata per quel che fa o non fa)
E' questo quello che mi' interessa avere quello che mi spetta.
( ...voglio ciò che mi spetta lo voglio perchè è mio m'aspetta)

fatwa & co.


Io ho un problema.
Ne discuto molto meno di quanto dovrei, ne discuto sempre meno, ma il problema c'è.
Io non riesco ad avere dei rapporti umani con le persone. Umani, normali, pacati, sensati. Non riesco.

Cerco ogni giorno di darmi qualcosa che mi tenga con i piedi ben piantati a terra.
Gli unici miei pensieri: stare con i piedi per terra, non stare ai patti di nessuno se non ai miei e vivere in mezzo a gente che può piantarmi un coltello ben fermo ed affilato lungo la schiena.
Che fa male, meglio se fa male.
Almeno smetto di essere così stupida, idiota, perculata e sottovalutata.
Preferisco essere uccisa piuttosto che usata come spiaggia di ricovero, cazzo.
Ognuno ha i suoi problemi, io ho i miei.
La stupidità è il primo della lista.

16 maggio, 2006

Amants réguliers, Les













La Villa des arts, a Montmartre, dove hanno abitato e dipinto artisti come Renoir, Toulouse-Lautrec e Cezanne, è stata acquistata dalla società Transimmeubles, che vorrebbe trasformare i vecchi 'ateliers', come già successo a molti studi di Montparnasse, in loft da vendere "tra 10.000 a 12.000 euro a metro quadrato".

Repubblica riporta questa notizia e Liberation ricorda che l'agenzia immobiliare paga gli artisti che vivono in questi ateliers per andare via.
Io non posso pensarci, Parigi è stato il primo luogo del mio cambiamento, della mia liberazione.
Ogni mattina, ed ogni sera la mia gola piangeva, lottavo contro quello che mi faceva sangiunare il cuore, e adesso, adesso sono qui, a scriverne, senza provare il minimo affetto, sentimento, rimpianto per il passato.
Sto bene così, non smetterò mai di ripeterlo.
E Parigi, sarà sempre, come Cervinia il mio punto di arrivo ed anche il mio punto e a capo.
Mia zia dice che io sono brava a vivere, perchè giro le pagine quando sto male.
Lei non sa che ci metto molto tempo a farlo.
Ma accetto con piacere che pensi questo di me.
Grazie a Parigi, grazie a Cervinia.

il tempo del raccolto


Il fatto è che non avrei creduto che tutto sarebbe cambiato, non avrei mai creduto che la persona che ho amato in tutti questi anni mi avrebbe lasciata così, non avrei mai creduto che qualcosa mi avrebbe spinto a cambiare. Non avrei mai creduto, mai, davvero mai, che io , sarei stata davvero io quella che avrebbe vinto sulle mie paure. Sono felice per me, sono felice di capire che un'auto, parcheggiata sotto casa, davvero non è niente. Sono felice di poter avere un rapporto paritario con le persone. Sono tornata a me stessa, è l'unica cosa che cercavo nella vita, e quello che succederà mi appartiene. E mi ritorna in mente questa canzone:
Es un sentimiento nuevo
che mi tiene alta la vita
la passione nella gola
l'eros che si fa parola
Le tue strane inibizioni
non fanno parte del sesso oh oh

i desideri mitici
di prostitute libiche
il senso del possesso
che fu pre-alessandrino
la tua voce come il coro delle
sirene di Ulisse m'incatena
ed è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
oh oh - oh oh
oh - oh oh - oh
è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
Tutti i muscoli del corpo
pronti per l'accoppiamento
nel Giappone delle geishe
si abbandonano all'amore
Le tue strane inibizioni
che scatenano il piacere
lo shivaismo tantrico
di stile dionisiaco
la lotta pornografica
dei Greci e dei Latini
la tua pelle come un'oasi nel
deserto ancora mi cattura
ed è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
oh oh - oh oh
oh - oh oh - oh
è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
i desideri mitici
di prostitute libiche
il senso del possesso
che fu pre-alessandrino
la tua voce come il coro delle
sirene di Ulisse m'incatena
ed è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
oh oh - oh oh
oh - oh oh - oh
è bellissimo perdersi in
quest'incantesimo
quest'incantesimo

kowloon, mercato notturno.


E' che io ci voglio tornare, là.
Ci voglio tornare con lo stesso umore, ci voglio tornare con la stessa voglia di stare chiusa in un ufficio per più di dodici ore, ci voglio tornare pagando un taxi duemila lire, ci voglio tornare per sentire gli afterhours che avevano appena composto siam tre piccoli porcellini.
Ci voglio tornare perchè in Italia mi sono portata tredici borse ed undici paia di occhiali, perchè mi guardavano strana con un kimono addosso, perchè la pizza era un biscotto enorme e perchè il thailandese era fantastico ed i dim sum pure.
Ci voglio tornare perchè mi manca la capacità di andare via ancora una volta, perchè mi manca la voglia di sentire i miei muscoli camminare per kilometri.
Ci voglio tornare perchè sotto le insegne di Nathan Road, non si può mangiare un panino del McD****d, perchè dalle insegne cade tutto il liquido, che non si sa cos'è. Eppure avevo imparato a camminare sotto quelle insegne.
Ci voglio tornare perchè la patatine alla soia erano buonissime, perchè i supermercati erano bellissimi, perchè loro, lì, le cose le essiccano per terra, sulla strada su cui camminano uomini, animali, auto e bus.
Perchè i bus sono a due piani, perchè si guida ancora a destra, perchè i cinesi, io non li posso proprio vedere come uomini, perche il thanks, loro lo pronuniciano fancs, perchè Soho esite pure là.
Perchè, io stavo bene in un'altra vita, perchè, anzi, stavo bene, nella mia vita.

il mio favoloso mondo


Nel mio favoloso mondo colorato non c'è spazio per nessuno. Nel mio favoloso mondo ci sono solo io.
Ci sono io che coloro, io che parlo al telefono, io che faccio quello che posso per gli altri.
Io che mi metto il ghiaccio al ginocchio e mi dimentico di averlo messo e lo faccio diventare acqua, acqua vecchia.
Acqua vecchia? Mi risuona nella mente e credo che mi ossessionerà, almeno per qualche ora...acqua vecchia....acqua vecchia...
Come riproporre sempre le stesse cose, ritrovarsi a fallire sempre sugli stessi punti, essere ancora qui a scriverne.
Ecco, acqua vecchia, mi rimane in mente, mi colpisce restare acqua vecchia nella mia stessa vita.
Mi fa paura sapere che ho cambiato tutto ed adesso la base che ho, sono io, prima di tutto, solo io.
Allora mi soffermo a pensare che è solo all'acqua vecchia che devo stare attenta.

Stare bella dritta, su questa sedia, sentire la schiena che si rilassa ed aspettare che tutto scorra.
Acqua vecchia sono solo i miei freni, è fermarsi, avere ripensamenti.
Dritta, dritta e decisa su quella strada, come sui tacchi, è così che devo muovermi.

15 maggio, 2006

la mia velocità


E' che dovrei iniziare a raccontare da settembre, o da prima, di come sono cambiate le cose, di come si è modificata la mia solitudine. Dovrei iniziare a raccontare la verità, tutta la verità, sulle mie vacanze, sul mio amore, su tutto, in modo inesorabile.

Dovrei iniziare e potrei non finire. Dovrei inziare, ma non vorrei mai finire.

Quello che mi succede, potrebbe essere chiamato stress, potrebbe essere chiamata fissità, potrebbe essere chiamato tutto in un modo diverso, ma non sarebbe la verità.

La verità è che ho lasciato andare tutto l'amore che ho provato in dieci anni, per dieci anni, la verità è che ho sbaglaito su tutta la linea, non con lui ma con me, la verità è che sono ststa per tutta la vita quello che non volevo essere, la verità è che io, sola ci sono sempre stata e mi ci trovo bene.

La verità è che sono stanca di voler lottare con le mie paure ed i miei limiti e che lo voglio fare da sola. La verità è che se non faccio le cose da sola poi, non riesco a sentirle veramente mie, ma alle vote vorrei qualcuno, qualcuno vero, vicino a me.

Ho tutto, ho davvero tutto, ma ho sempre lottato solo ed unicamente per rimanere da sola.
E sola come un suicidio... era la canzone che amavo di più del tango di Garrel.

Era la cosa che mi toccava più il cuore era sapere che la solitudine assomiglia ad un suicidio e che il mio volgermi al sud ( vuelvo al sur como se vuelve sempre al amor... vuelvo a vos con mi deseo con mi tremor...vuelvo al sur como un destino del corazon..soy del sur como los aires del bandoneon...siento el sur como tu cuerpo en la intimidad...) era un volgermi alle mie membra al mio bacino prostiuito, al mio amore, che non è mai esistito.

Be', dentro di me non è mai esistito amore, questo basterà per parlare della mia verità.

Vorrei solo dirla una volta, in una volta sola, la mia verità, vorrei potermi lasciarmi accudire, serenamente, vorrei poter dire tutto, ma veramente tutto per poi sapere che non sarò meno ma sarò, perchè liberata di un peso, sollevata dalle mie responsabilità, dalla mia vita.
Vorrei poterlo fare, ma io non funziono così. Non funziono, non vivo, non sarei io.

Ma almeno voglio un paio di giorni al mese di vacanza, voglio quella tregue che solo lui poteva darmi, voglio, quello, un po' di pace da tutto questo strazio.

(Non piu’ le stelle
dei tuoi occhi tornero’ a vedere
Forse in un sogno
di notte mentre non dormo
Forse di giorno
tra un pensiero e un altro
Non piu’ le stelle
del mio cuore tornero’ a baciare
Non piu’ le note
della voce tua mi accarezzeranno
Audioricordi
me la riporteranno
Quanto vorrei
poter dimenticare
Ma la memoria del mio cuore
non si puo’asportare
Mai piu’
il tuo amore saro’
il tuo nome diro’
Lo pronuncero’
piano
tra la terra e il cielo
Mai piu’
il tuo amore saro’
il tuo nome diro’
Lo pronuncero’
piano
quando soffia il vento)

14 maggio, 2006

sonno sonnone

è che sono rilassata, ho sonno, allora, stasera almeno, non ce la faccio a scrivere a lungo...

12 maggio, 2006

happy birthday to me


Effettivamente è il mio compleanno.
Non dico nient'altro perchè ogni compleanno mi mette un misto di malinconia e di entusiasmo che mi spiazza. La schizofrenia si fa largo, la soddisfazione ed il panico pure, ma io sono questa ed è passato un anno, che nella scansione dell'inconsio è essenziale, così si dice, ed allora io penso all'anno scorso. E sono felice. Se non felice almeno serena, soddisfatta, in piedi. Ed è così strano... Be' happy birthday to me!!!Happy birthday to me!!!

11 maggio, 2006

buon lavoro, Presidente.


Come spiegare quello che è successo?
E' successo che per la prima volta è salito alla carica più importante dello Stato Italiano un ex comunista. Ma la bellezza di tutto questo non è il fatto che Giorgio Napolitano sia un ex comunista, un comunista, un migliorista, un riformista (le definizioni sono estremamente riduttive in questo caso...più di quanto lo siano per loro stessa natura), l'importante è rappresentato dal fatto che egli sia una persona che ha avuto ben fermo, davanti agli occhi il fatto che l'Italia è uno Stato, non un paese, e che gli interessi personali non sono niente di fronte al bene comune.
Ma questo non significa spiegare quello che sento adesso.

Stamattina la sveglia è suonata molto dopo la mia sveglia biologica. Ho fumato una sigaretta prima del caffè, ma non ci posso fare niente, i miei sogni non aiutano a vivere bene la mattina, in questo periodo.
Ma me ne fotto, dei sogni, sono solo la proiezione di quello che penso, di quello che sento, non di quello che faccio, di quello che vivo. Allora mi faccio un caffè.
Prepararmi...vestire, lavarmi, uscire sono stati lenti, difficili, operosi.
Di solito sono un'automa, faccio tutto a memoria, ma oggi no, volevo continuare a lottare con il sonno.
Decido che non ho bisogno, non voglio troppo trucco e sono pronta.
C'è il sole. Chiudo la porta, scendo le scale e non riesco ad uscire. Salgo le scale, ancora assonnata, bevo il secondo caffè, fumo la seconda sigaretta e piove, tormenta, pioggia, più di quanto dovrebbe. Non posso uscire vestita in questo modo.
Accendo la quarta sigaretta e decido di riparare la cerniera alla gonna, di mettere gli stivali da pioggia e, poi, uscire.
Esco, sono in ritardo a tutti gli appuntamenti, compro cose che non voglio, almeno c'è la mia amica che continua a dimostrare la sua follia, mentre scegliamo un regalo da comprare ad un nostro amico.
La mia amica... la mia amica...
E poi mangiamo e poi ho sonno, ho tanto sono. Ho così sonno che ricomincerei a vivere da capo, dal primo giorno. Ma non si può fare, sono le regole ed io ci sto. Non voglio contraddire nessuno che non sia io.
E poi? E poi?
E poi vuoto totale fino a quando non torno a casa. In treno, in città, tutti sembrano guardarmi, forse per le medicine che porto nelle biste, forse per i miei stivali, non lo so, ma io, detto in tutta onestà, penso a come scomparire.
Ma non posso, ed allora salgo sul treno, cerco di sentire la radio, ma il treno suona più forte di quanto lo faccia il mio aggeggio infernale. Allora decido, decido di smettere, cambiare musica, cambiare impostazione vitale, di scrivere.
Scrivendo, passa del tempo ma non è abbastanza. Il mio viaggio dura quaranta minuti. Me ne mancano trenta ancora e non ho passato ancora il punto critico del viaggio.
Mi attardo a leggere un inserto uscito dal giornale e comprato la scorsa domenica, piena di città e di persone. Mi fermo a leggere un articolo che parla del viaggio di Ulisse, dello scontro con Enea e del ditirambo giambico e di come quest'ultimo sia stato essenziale allo sviluppo del teatro ed alla partecipazione del pubblico alla storia messa in scena. Io non avevo dubbi, ero d'acordo con le tesi di ogni autore che leggevo.
E mentre leggevo, l'odore di casa, di tutto il mio mare, di tutto il mio piccolo mare.
Tutto il porto ben steso davanti agli occhi. Dei muri che non fanno vedere oltre, dei lidi turistici abbandonati da oltre trent'anni. Be' rovine e mare, sono arrivata a casa.
Chiamo mia cugina, so che solo lei può darmi una mano. Lo fa finchè può e finchè possiamo. Ridiamo, scherziamo, ironizziamo sui nostri ostacoli alla vita. E così passa.
Poi apro il computer. Leggo le mail e c'è la mail di Mario.
Parla di cosa sia Giorgio Napolitano per lui. E parla a nche di cosa sia Napolitano per me.
La sua mail arriva a me perchè sono il filtro, la correttrice di bozze. Io non so cosa diavolo pensi Mario, ma nella vita ho solo una cosa, ed è il mio istinto ed allora mi affido a quello che faccio. Non mi ha mai tradita, è il mio istinto, mi ha sempre salvata, perchè non dovrebbe continuare a farlo?
Più leggo quello che ha scritto Mario più sono felice. Sono felice perchè scrivo, correggo, metto virgole, muovo capoversi e cerco di capire dove porre accenti,a quali parole dare importanza.
Ma le parole hanno già la loro importanza, la loro strutturra.
Devasto Mario, gli chiedo tutto, un supporto totale. Mi sento a disagio a violare quello che scrive. Ma quello che scrive è così bello che più leggo, più non posso non toccarlo.
Allora lo pubblico. Mi accorgo che è tardi, l'appuntamento è al porto tra dieci minuti. E sono lì, con miei amici con cui parlare e bere e mangiare in assoluta libertà.
Poi torno a casa e mia madre non ha chiuso la mia finestra.
E tutto il cielo è blu, le nuvole sono blu ma la luna è lì, ben piantata in cielo. Ed io, amo la vita, più di tutto amo la mia finestra ed amo questa casa, la amo, perchè è il mio paese, anzi, perchè è la mia nazione.

(onore, gloria, lunga vita e vittoria a Giorgio Napolitano)

09 maggio, 2006

Menisco, parte uno. A piazzale Tecchio.













Se fosse facile, non sarei qui a scriverlo.

Mi sembrano strane delle coincidenze che sono avvenute in questo week end. Mi sembra strano che gente che non vedi da vent'anni chieda di te e poi sia piuttosto sgradevole quando dico:<>. Sto dicendo che non so se posso venire, cazzo, non che sei una stronza omofoba!
Ma forse sono io che mi sbaglio.
Come mi sbaglio riguardo alle affinità, come mi sbaglio riguardo ai consigli che do, come mi sbaglio a stare seduta ancora su questa sedia, nonostante il dolore.
Nel mio ginocchio si sta condensando tutta l'umidità della vita, si stanno codensando tutte quelle cose melmose, appiccicose che non mi fanno muovere bene le braccia.
Mi è ritornata la fame, che in queste ultime settimane mi aveva liberato e resa tranquilla.
E' vero, sto a casa tutto il giorno, mi fa male una gamba, non posso muovermi alla perfezione ma non è un buon motivo per buttare la vita in un sacco pieno di cibo proprio adesso.
Proprio adesso che sono libera da quello che mi è successo negli ultimi dieci anni, proprio adesso che guardo le altre persone, proprio adesso che capisco gli uomini che voglio, ora che so che questi uomini sono giusti, sono il meglio di quello che posso avere ma che comunque hanno altro a che pensare.
Ed io sono stupida, sono troppo convinta che non si valga una lira in alcune situazioni.
Sono troppo convinta che il mio uomo, se deve parlare con me, lo deve fare così come lo farebbe con il suo migliore amico(ma entro certi margini, ovviamente).
Sono troppo convinta che non mi interessa avere un uomo qui, accanto a me, se non è onesto, puro, se quest'uomo davanti ai miei occhi non si pone per quello che è, ruttando forse, con la maglia sporca di sugo, grattandosi le balle o componendo il mio nome con le bucce dei mandarini.
Me ne fotto, non mi interessa avere un uomo trattenuto, finto, migliore accanto a me. Voglio il peggio delle sue virtù, voglio lo sporco più sporco, questi sono i miei patti.
Ma ad i miei patti non c'è nessuno che ci stia, sono miei e basta.
Mi accorgo che le persone, ma gli uomini, ancor di più, non vanno d'accordo con questo di me. Io voglio la loro vera cattiveria, nessuno è disposto a regalarmela. Un uomo solo lo ha fatto e sappiamo tutti com'è andata a finire. Ma, almeno lui, a questo patto con me, ci è stato.
In conclusione: posso cambiare colore dei capelli, posso dimagrire venti chili, posso essere intelligente, ironica e la regina del sesso, ma nessuno, nessuno, nessuno starà ai miei patti.
Cioè forse un giorno qualcuno starà ai miei patti, ma, in questo frangente, è meglio scappare.

Goodbye, ruby tuesday.
Qui piove, il ginocchio condensa gli umori ed io, senza i tacchi, sono costretta a pensare.

fatwa reverse














Vedete cosa succede ad utilizzare la propria vita per scrivere? Vedete?

E se non vedete, guardatemi qui, immaginandomi, che tossisco da ore.
Per tutto un racconto mi sono lamentata della mia gola, del mio cambiamento e di una cosa che sentivo opprimermi proprio liggiù, nella gola.
Dannazione! Mai nessun segno e poi, all'improvviso... una crisi di tosse, non respiro, penso, cazzo sto morendo e non ho neanche fumato una sigaretta stasera, cazzo!!
Bevo, mangio caramelle e niente, questa cosa alla gola mica va via, eh, no che non va via.
E' una bella noia... non posso tossire bene, i miei, in questa casa ci dormono, non come me.
Non posso neanche far finta di deambulare con me stessa, loro dormono ancora.

Mi sa che quello che ho alla gola è solo un'allergia...

...riguardo quello di cui parlavo con fafi... il problema non è quello, non è solo, quello...è che c'è una parte bellissima di Jules e Jim in cui si dice: abbiamo giocato con la sostanza della vita e abbiamo perso e poi, più in là si aggiunge: non alla tua anima perchè non ci credo più. Ebbene, io non ci credo più. Ci ho creduto, intensamente, il massimo che ho potuto, ma, adesso a tutto questo io, davvero non ci credo più.
Ma vi prego, che qualcuno mi provi che sbaglio a non credere, che qualcuno, chiunque, lo faccia!

08 maggio, 2006

tra quello che non vuoi e quello che non avrai mai.







Ecco, bene, dopo una giornata così, dopo un'altra giornata così, io penso che la mia pacificazione sia quasi possibile. E se non è una pacificazione definitiva almeno un po' di tregua, potrò averla adesso che sono definitivamente da sola. Intendiamoci, il concetto di sola non è così drammatico come appare attraverso il definitivamente, vuole solo significare che adesso, capìti gli sbagli, non sarò così diabolica da rifarli e mai più disperazione in my life.
(se solo potessi davvero cominciare a vivere gli uomini...)

E rimane tutto qui al mio ritorno. Sarà la casa, sarà l'essere uno, sarà l'afa, ma io che ne so che cos'è mica lo so io che cos'è!!Io non so che sta succcedendo a tal punto che ho scritto un racconto che doveva essere un reportage ma che non è mai stato un reportage e dè diventata un racconto su un gatto che era pazzo e faceva di tutto ed era sempre stato così ma il signor Murphy se n'era accorto che era un po' superdotato, il gatto, allora il signor Murphy decide di dire che pure quel gatto, Zanella, era stato ammaestrato da lui come tutti gli altri negli ultimi vent' anni e allora lui, il signore, no il gatto, scrive un libro, fa successo in tutto il mondo si compra una casa nello Yorkshire, poi un giorno incontra un ingegnere biogenetico che dice a Murphy che sa che il suo gatto è sempre stato così, allora il tizio che ammaestra i gatti dice al signor ingegnere che gli avrebbe dato uno stipendio fisso, sì , il pizzo si pigliava il signor ingegnere che si chiamava Gino. Allora Gino, dopo che si prende il pizzo dal signor Murphy(che poi io mica lo so che ci fa un tizio che si chiama Gino assieme a uno che si chiama Murphy?)non è ancora contento perchè vuole stare sempre col gatto perchè vuole sapere perchè proprio Zanella è così, allora Gino prende un suo amico veterinario ed una volta all'anno gli fa aprire il gatto dicendo al signor Murphy che il gatto ha una specie di tumore. Invece quando lo aprono, non glielo dicono al signor Murphy, che non è molto scetato, si sa, ma questi si prendono i tessuti per studiare questo gatto di che cos'è fatto. Allora Gino decide che quel gatto l'ama e non si vuole più separare da lui ed allora decide di indossare un orrendo e caldo costume che è uguale al gatto Zanella e lo sapete che fa Gino tutto il tempo??? Aspetta che Zanella muoia!!

Vi rendete conto???? Diciamocelo, se io sapessi dove cacchio sto andando, io, personalmente, non credo avrei scritto tutto 'sto poco.
Che io, poi, con gli animali... ma io agli animali... boh, io gli animali non li conosco.

(ah, cari, scusate per il post su napoli, era un po' delirante, oltre che brutto, ma mi è proprio uscito dal cuore, magari cerco di spiegare il tutto meglio la prossima sensazione così che mi succede, chè così, a me non va proprio bene)

06 maggio, 2006

la mia città















In molte occasioni amo la mia città. Ma ci sono delle volte in cui io sento, estremamente che questo è il mio posto. Quando torno da qualsiasi viaggio, da qualsiasi spostamento, quando lo faccio di notte, c'è una parte dell'autostrada che diventa tangenziale e che dopo il primo casello diventa nient'altro che Napoli. Dall'autostrada si vedono le luci arancioni della strada che mi riporta a casa e più ci si avvicina al mio posto più sono felice, sono felice se è la notte a fare il viaggio con me. Si cammina, di notte in modo fluido e poi scoppia. Scoppia tutto il golfo, scoppia S. Martino, scoppia anche il centro direzionale che è uno strano ammasso di finti grattacieli. Scoppia tutta la zona industriale, le botti di petrolio, che mi ricordo piccola quando incendiarono, scoppia la mia città. Perchè scoppia, ma sul mare, nel mare, di luce non ne trovo mai neanche una. La mia città scoppia di luce e confusione.Ed io sento che questa è casa.

05 maggio, 2006

finalmente...















Eccomi, finalmente.
Il template non mi soddisfa ma, del resto, questo è il massimo che so fare.
Non ho ancora chiamato nessuno al mio nuovo blog, allora domani lo farò.
Ebbene, prima che arrivi un vero template, il mio nuovo blog è questo.
Buongiorno mio nuovo blog!!! Mi aspettavi???
A parte gli scherzi... inizio, adesso inizio...