Sono abbastanza ubriaca da non riuscire a mettere le parole in fila. Sono abbastanza ubriaca da sapere dove sto sbagliando. Sono abbastanza ubriaca da sapere chi sono io e chi è Ceres Chen. Sono così ubriaca da ricordare che la i è solo una e non due. Sono abbastanza ubriaca da ricordare domani a che ora ho un'appuntamento. Ma la verità è che nessuno ha mai saputo niente. Che nessuno ha mai saputo. Punto. Come segno d'interpunzione, di felicità, di stress e di mazzate. Sono così felice che potrei uccidere i miei santi, messi in fila- amore ardore estremunzione. Ci sono molte cose strane che dovrei fermarmi. Fermarmi e riflettere ma non sono quella di una volta, non lo sono stata mai, ma sono le parole di una canzone di una volta ed i tasti scorrono più veloce dei pensieri e dovrei aspettare e farmi correggere ma non stiamo aspettando la cosa giusta. Fa' la cosa giusta. Sono solo parole, L'assenza è quello di cui parlano i miei amici. Il pensiero va lontano e cerca cose che io non saprei. E' l'effetto di un mojito, di un Pampero mai aperto. Di un' attesa per ritornare dalle mie parti. Di gente che sotiene che qui sia troppo triste. Che sia troppo triste perchè tuti si fanno di cocaina. Tutti si fanno di cocaina. Anche tu, amore mio, hai cercato di allontanarmi e lo hai fatto, amore mio, nessuna cosa ti è riuscita meglio: salvarmi. Ma io cerco una distruzione che sia splendida, che sia vita, che sia amore. Ed io stanotte non ho bisogno più di niente perchè ho cercato l'assenza, ho cercato la mia vita e le correzioni. Ed un romanzo mi sta aspettando in camera da letto e le vie sono infinite. Non scrivo da tanto. Avevo pensato di avere perso quella settimana ad aspettare, a sudare su quelle due sole parole. E dovrebbe esserci un punto e a capo ma è tutto scritto su una pagina per scrivere tutto insieme concreto come se non si potesse fermare. Ma si fermano le cose, non per emozione ma solo per capire che quello che sono è la mia crescita. E' la mia solitudine- tanto meglio dei compromessi che sono così brava ad organizzare. Non riesco più a leggere cose che siano poco più dei fatti. Tento di leggere Un annno terribile da tre anni ed Underground mi fa dormire da più di dieci anni. Io sono come tu mi vuoi. Io sono come tu mi vuoi. Ma mi stanchi per essere futile, vuota, senza carattere. Io ho chiaro. Tutto chiaro. E niente compromessi inutili. Ninete parole. Vuote, inutili, sensibili, solo fatti. Sono quello che abbiamo mancato. Come una scommessa. Come una partita. E tutto è mancato. Domani ritroverò quello che mi è mancato. E le parole sono solo promesse. Ed io non ne ho convinta nessuna ed io non ne ho guardata in faccia nessuna. Le promesse sono il sale della tua gloria. Straparlo. Ma le parole non sono niente, se ti fermi a guardare i fatti. Non sono niente se ti fermi a guardare quello che ho mancato, quello che ho tenuto stretto solo a me. E' solo musica, una musica terribile. Ma questa sbornia è una delle migliori, senza un barlume d'infelicità, senza un sogno di tristezza. Solo di fatti. E spero solo di non dover cercare errori perchè sarei un persona insidiosa se dovessi. Potrei parlare di più. Ma non lo so fare. Il mare è nero se mi volto a guardare ma non è la mia spiaggia, non più. Forse è colpa del troppo silenzio, forse è colpa delle parole dette così per dire e per conservare quello che non c'è più. Non mi serve niente di superfluo. Non mi serve niente di sessuale. Ne ho già avuto abbastanza. Ed una sigaretta in più fa s0ltanto bene. Il bene. Silenzio. E tutti zitti, lì sotto. Buonanotte.Ed un bacio dato. Solo per poca importanza.29 aprile, 2007
rose, corone e sneezy.
Sono abbastanza ubriaca da non riuscire a mettere le parole in fila. Sono abbastanza ubriaca da sapere dove sto sbagliando. Sono abbastanza ubriaca da sapere chi sono io e chi è Ceres Chen. Sono così ubriaca da ricordare che la i è solo una e non due. Sono abbastanza ubriaca da ricordare domani a che ora ho un'appuntamento. Ma la verità è che nessuno ha mai saputo niente. Che nessuno ha mai saputo. Punto. Come segno d'interpunzione, di felicità, di stress e di mazzate. Sono così felice che potrei uccidere i miei santi, messi in fila- amore ardore estremunzione. Ci sono molte cose strane che dovrei fermarmi. Fermarmi e riflettere ma non sono quella di una volta, non lo sono stata mai, ma sono le parole di una canzone di una volta ed i tasti scorrono più veloce dei pensieri e dovrei aspettare e farmi correggere ma non stiamo aspettando la cosa giusta. Fa' la cosa giusta. Sono solo parole, L'assenza è quello di cui parlano i miei amici. Il pensiero va lontano e cerca cose che io non saprei. E' l'effetto di un mojito, di un Pampero mai aperto. Di un' attesa per ritornare dalle mie parti. Di gente che sotiene che qui sia troppo triste. Che sia troppo triste perchè tuti si fanno di cocaina. Tutti si fanno di cocaina. Anche tu, amore mio, hai cercato di allontanarmi e lo hai fatto, amore mio, nessuna cosa ti è riuscita meglio: salvarmi. Ma io cerco una distruzione che sia splendida, che sia vita, che sia amore. Ed io stanotte non ho bisogno più di niente perchè ho cercato l'assenza, ho cercato la mia vita e le correzioni. Ed un romanzo mi sta aspettando in camera da letto e le vie sono infinite. Non scrivo da tanto. Avevo pensato di avere perso quella settimana ad aspettare, a sudare su quelle due sole parole. E dovrebbe esserci un punto e a capo ma è tutto scritto su una pagina per scrivere tutto insieme concreto come se non si potesse fermare. Ma si fermano le cose, non per emozione ma solo per capire che quello che sono è la mia crescita. E' la mia solitudine- tanto meglio dei compromessi che sono così brava ad organizzare. Non riesco più a leggere cose che siano poco più dei fatti. Tento di leggere Un annno terribile da tre anni ed Underground mi fa dormire da più di dieci anni. Io sono come tu mi vuoi. Io sono come tu mi vuoi. Ma mi stanchi per essere futile, vuota, senza carattere. Io ho chiaro. Tutto chiaro. E niente compromessi inutili. Ninete parole. Vuote, inutili, sensibili, solo fatti. Sono quello che abbiamo mancato. Come una scommessa. Come una partita. E tutto è mancato. Domani ritroverò quello che mi è mancato. E le parole sono solo promesse. Ed io non ne ho convinta nessuna ed io non ne ho guardata in faccia nessuna. Le promesse sono il sale della tua gloria. Straparlo. Ma le parole non sono niente, se ti fermi a guardare i fatti. Non sono niente se ti fermi a guardare quello che ho mancato, quello che ho tenuto stretto solo a me. E' solo musica, una musica terribile. Ma questa sbornia è una delle migliori, senza un barlume d'infelicità, senza un sogno di tristezza. Solo di fatti. E spero solo di non dover cercare errori perchè sarei un persona insidiosa se dovessi. Potrei parlare di più. Ma non lo so fare. Il mare è nero se mi volto a guardare ma non è la mia spiaggia, non più. Forse è colpa del troppo silenzio, forse è colpa delle parole dette così per dire e per conservare quello che non c'è più. Non mi serve niente di superfluo. Non mi serve niente di sessuale. Ne ho già avuto abbastanza. Ed una sigaretta in più fa s0ltanto bene. Il bene. Silenzio. E tutti zitti, lì sotto. Buonanotte.Ed un bacio dato. Solo per poca importanza.27 aprile, 2007
16 aprile, 2007
importazione

Credo di aver capito qual'è il problema. E, allora, con abnegazione, occuperò la mia mente per far bloccare questa cosa tra cuore e gola che un giorno mi farà ammalare. Nel frattempo, prendo un po' di serenità omeopatica, leggo un libro, aspetto. E sarei disposta anche a diventare noiosa per essere quello che voglio. Non m'interessa nient'altro. Avere i sensi all'erta, questo è quello che conta. Salvarmi, prima o poi, quello che serve.
donami una vacanza di pietra senza memoria concreta che ancora mi sento le dita fondersi nella tua fica mentre ti rubo energia poi tu ti rubi la mia donami una vacanza di pietra senza memoria concreta senza tragedie o rumore che niente si possa svegliare
donami una vacanza di pietra senza memoria concreta che ancora mi sento le dita fondersi nella tua fica mentre ti rubo energia poi tu ti rubi la mia donami una vacanza di pietra senza memoria concreta senza tragedie o rumore che niente si possa svegliare
14 aprile, 2007
mas(que )
Sono giorni che ho la testa vuota, buona solo per sentire e mai per pensare. Sono giorni che non dormo e che non sogno qualcosa di bello. Ogni rumore mi infastidisce. Non ho neanche il tempo di pensare a quello che mi ha tolto piacere. Non lo so cosa mi sia successo. Sono sicura che mi stia opprimendo questo posto, che mi stia stretto il mio ruolo e quello che non mi arricchisce. Sono certa che ci sia un problema con il mio cuore e che la laurea, il peso siano dei problemi. E'un problema chiaro il dover andare via di qua, per una dannata volta. Perchè adesso? Non voglio pensare e non voglio risolvere, voglio solo che passi, non posso dedicarmi neanche un attimo a pensare ai miei squilibri. Voglio almeno una tregua.
13 aprile, 2007
bobby long
Prendo un foglio, fatto a pezzi, lo passo sulla faccia. Rimane il trucco, è quello che resta. Quello che resta del giorno dopo notti insonni, dopo uno spreco che mi pesa sugli occhi. Non riesco a tenere aperti questi occhi, lo sai, amore? Non so più come si fa a guardare con gli occhi aperti. Mi pesano le palpebre, bruciano, lacrimano e non serve a niente la svelgia, il caffè, gli abbracci ed il ritorno. Non serve perchè sono peggiore in questo momento. Sono nel momento peggiore per il mio umore, sono il momento peggiore per il mio corpo e sono nel momento peggiore per la mia testa. Mi sento sporca, squallida, da pochi soldi. Ma lo so qual'è la verità. E mi pizzico i piedi, mi porto via le mani. Perchè so che devo stare all'erta, che non è vero, che c'è bisogno di tutta la dedizione che mi manca, che serve darsi pizzichi sulle palpebre per stare svegli, essere lucidi e essere qui, presenti a se' stesse. Lucidità, austerità. Qualcuno che mi svegli ogni mattina e che mi faccia dormire in pace. Ma mi si spezza il cuore ogni mattina ed ogni notte. E perchè la verità è folle e conosco ogni singolo poro di questa pelle che è piena di macchie, di creme, di giochi. Non ho più gli occhi. C'è qualcuno che ha visto i miei occhi? Dove sono finiti? Ho scoperto che sono solo chiusi, come la mente, come la vita. E' come l'ultima volta che ho avuto l'ovatta al posto del cervello, l'ultima volta che mi si è spezzato il cuore. Ho tutto quello che voglio, mi mancano solo due cose. Nuda, in piedi, posso chiedere ancora tempo. Lo sento. Devo fermarmi per un po'. Credo che mi servirebbe un po' di cura. Trovatemi una soluzione, sono stanca di pensare da sola.07 aprile, 2007
c'è la necessità di fuggire.

Quanto possono durare queste mattine svegliata per niente, presa in giro per sonno. Subito a cucinare, fare cose, non per se' e solo messa a contestare. Non lo so quanto possono durare. Non voglio che durino, ci lotto da anni, mi ribello in ogni modo e ogni modo ho trovato. Ma se c'è una cosa che non mi devono mandare a puttane è il mio mattino, la mia sveglia, non si devono permettere di disturbare il mio umore nato già precario da una notte di sogni osceni e sintetici. Non c'è nessuno a cui io abbia dato il permesso, non c'è nessuno. Se c'è una cosa che ho capito è cosa voglio al mattino.
Silenzio. Solitudine. Asettica, la mia mattina, sia chiaro a tutti.
Silenzio. Solitudine. Asettica, la mia mattina, sia chiaro a tutti.
03 aprile, 2007
ho aspettato, muta.

La donna mi ha urlato di allontanarmi dal cane.
Io sono senza casa
senza parole- non nella mente, non nella mia bocca-.
A me- questo cane -
sembra essere spreco e punizione
Dimmi cos'è che hai nella testa quando mi guardi.
Dimmi del silenzio, del vino, delle mie sigarette. Dimmi dove sono io,
perchè tu solo lo sai.
Io sono senza casa
senza parole- non nella mente, non nella mia bocca-.
A me- questo cane -
sembra essere spreco e punizione
Dimmi cos'è che hai nella testa quando mi guardi.
Dimmi del silenzio, del vino, delle mie sigarette. Dimmi dove sono io,
perchè tu solo lo sai.
02 aprile, 2007
01 aprile, 2007
io sto bene.

Ascolto conversazioni. Mi nutro.
Ritorno a casa piena di nettare e respiri.
Non mi servono i freni, urla la mia amica.
Dammi del tempo mi scrivono i giornali.
Ho indossato tutti miei colori.
Se c'è un posto in cui sono stata è dentro me.
Ritorno a casa piena di nettare e respiri.
Non mi servono i freni, urla la mia amica.
Dammi del tempo mi scrivono i giornali.
Ho indossato tutti miei colori.
Se c'è un posto in cui sono stata è dentro me.
23 marzo, 2007
mille borse

Sole e primavera dopo la tempesta e il freddo. Notti insonni a guardarle dal mio letto. Insonni a metà. Facciamo finta che io stia leggendo qualcosa di meglio, facciamo finta che sia divertente questo libro. Mi raccolgo nello spazio, metto in ordine e butto via tutto il vecchio e brutto. Aspetto notizie, aspetto di lasciarmi libera per un po'. Dormo fino a tardi non per accidia ma per ricaricarmi. Ma di cosa sono stanca? Sono stanca di guadagnarmi un spazio nel mondo, sono stanca perchè le giornate sono sono troppo piene e troppo corte. Faccio tardi, mi occupo il tempo. E così tutto sembra essere migliore. Ci sto credendo, è tutto meglio per me. Senza passato. Solo con il presente.
20 marzo, 2007
17 marzo, 2007
parce qu'il m'a dit.

Parliamoci chiaro: in questi momenti non posso fare nient'altro che scrivere in questo piccolo posto appeso a questa corda. Posso soloc ercare di sciogliere i pensieri ed aspettare che girino, circolino, si stendano da soli e che io possa continuare a respirare. Senza questo dubbio. E' un piccolo dubbio, o è una grande paura. Non lo so, qualcun altro sta per cercare un po' di verità in questo paio d'ore. Ma non è la verità o il dubbio quelloc hemi preoccupa. Mi preoccupa che sia solo una gran paura. Mi preoccupa che tu mi abbia tolto la vita, che tu mi abbia messo una pietra sul petto, di fiume, e che io stia aspettando solo te per portarla via. Non ho parole. Perchè ho paura, certo ma nel conto delle probabilità io potrei avere tanta ragione quanta paura. Ma, per fortuna, non è niente questo.
14 marzo, 2007
è solo una voce. ma è casa.
Potrei parlare a lungo stanotte ma le mie mani non ricordano i tasti perchè c'è qualche malattia nel cervello che fa bloccare quello che sento che penso e che fa nuotare. Le dita vorrebbero correre ma c'è qualcosa nella mia mente che disturba. A volte vivo. A volte no. Ma sentire una vittoria nella mia mente è una cosa grandiosa. E sentire che tutta la mia voce non è stata inutile, è sentire che tu, dopo anni fai finta che niente sia successo. E' sapere che tu, dopo tanti anni vuoi mostrarmi qualcosa e che quel qualcosa è saper crescere, amare e dimenticare quello che si è. Ti sono grata perchè mi hai dimostrato il tuo amore. Ma di quello sono sempre stata certa. Mi è mancato il modo di amarti. Mi è mancata la freddezza, la mente la vita. Ma questo non deve intereessarti. L'amore per me è il pensiero di te. La vita per me è sapere che quel pensiero mi è stato precluso, reso inutile, che io, quel pensiero non lo so pensare. E' la cosa più cattiva che potrebbe accadermi. Sapere che esisti ma che non posso viverti. Sarà una macchia grande come il mio vestito d'estate. Sarà come le cose che non ho visto e che non ho fatto mai. E' quello che sono, migliorata, rispetto a quello che ero. Ma rimani. Se non ho saputo amare te. Nessun altro. E sono bugiarda.12 marzo, 2007
lombirenimanibraccia
Ho il cervello che gira in un solo circolo, che ragiona ma non è dove dovrebbe. Ha tante spirali che girano attorno ad un cerchio di pochi colori ed io sono qui e non so che fare. Mi lascio portare ma sto arrivando in un posto per puro spirito di conservazione, conversazione, imitazione. E poi mi ritrovo dove voglio. Con la pancia l'istinto e il cervello altrove. E' quel fottutissimo altrove che non voglio, mi scappa di pensare sempre in continuo ad altro da me. E mi trovo cadono bottiglie, mobili e sigarette. Mentre guido si chiudono gli occhi , si muove la frizione e mi trovo nel posto in cui volevo andare. Sono confusa è il mio cervello che mi obbedisce come non mai. Sono io che non obbedisco mi lascio distrarre prendere portare. E ricordo quello che non dovrei, mi perdo in persone che non voglio più e non m'interessa dove cazzo stiamo cercando casa, non m'interessa. Io non voglio quella stessa casa. E se lui è ancora qui ci sarà pure un motivo.07 marzo, 2007
moi? ici.

credo che dovrei andare a fare i piatti. ma le dita vogliono premere tasti. non vogliono pulire cose. credo che dovrei andare a dormire. ma voglio girare pagine e cervello. non s'è fatta l'ora.
Sono tornata nel posto in cui ho passato gli ultimi anni. La pioggia, l'ammassarsi delle gambe, degli ombrelli, tutto quello sporco, mi hanno ricordato che cosa sono.
Francesca è antrata a comprare un regalo. Nel negozio ad angolo ci sono trucchi, parrucchi e borse, è il posto ideale per fare regali poco costosi. Francesca è entrata ed io l'ho aspettata. Ho cercato l'accendino bianco, le sigarette bianche e ho guardato. Di fronte a me la contrattazione del mercato si era appena aperta. Ma nella mia mente era una sola persona, con dei carciofi enormi. Messi in fila perfetta, uno sull'altro. E nessuno di loro si muoveva. In equlibrio perfetto.
Perfetto. Francesca è uscita dal negozio, ha cercato il mio parere su una sciarpa. Dovrebbe scaldare è tutto quello che ho pensato, mentre cambiavo direzione al mio sguardo.Per un secondo ho guardato avanti e con la coda dell'occhio ho sentito un rumore. E dei passi svelti che cercavano di ammassare in modo perfetto quei carciofi che, per un secondo sono diventati il mio ideale di perfezione. Ma il mio ideale è morto ora che ho capito quello che voglio.
Ieri sera un ragazzino ha spiegato ad una donna che aveva voglia di lei perchè era semplice fare l'amore insieme, aveva voglia di lei perchè era felice. Fino a che non sarebbero sorti problemi, lui avrebbe voluto lei. Poi, sono sorti problemi. E ora lui non vuole più lei.
Credo che sia questo quello che sto cercando. Un legame tra il ragazzino e la voglia di non sprecarsi in soluzioni impossibili. Ma ho solo una soluzione in mente. Una continua domanda. Forse sto solo perdendo tempo. Forse sto solo mettendo su coraggio. Sono solo parole e ho una voce he dovrei usare adesso. Il mio corpo lo chiede. E' una sola domanda per te.
Francesca è antrata a comprare un regalo. Nel negozio ad angolo ci sono trucchi, parrucchi e borse, è il posto ideale per fare regali poco costosi. Francesca è entrata ed io l'ho aspettata. Ho cercato l'accendino bianco, le sigarette bianche e ho guardato. Di fronte a me la contrattazione del mercato si era appena aperta. Ma nella mia mente era una sola persona, con dei carciofi enormi. Messi in fila perfetta, uno sull'altro. E nessuno di loro si muoveva. In equlibrio perfetto.
Perfetto. Francesca è uscita dal negozio, ha cercato il mio parere su una sciarpa. Dovrebbe scaldare è tutto quello che ho pensato, mentre cambiavo direzione al mio sguardo.Per un secondo ho guardato avanti e con la coda dell'occhio ho sentito un rumore. E dei passi svelti che cercavano di ammassare in modo perfetto quei carciofi che, per un secondo sono diventati il mio ideale di perfezione. Ma il mio ideale è morto ora che ho capito quello che voglio.
Ieri sera un ragazzino ha spiegato ad una donna che aveva voglia di lei perchè era semplice fare l'amore insieme, aveva voglia di lei perchè era felice. Fino a che non sarebbero sorti problemi, lui avrebbe voluto lei. Poi, sono sorti problemi. E ora lui non vuole più lei.
Credo che sia questo quello che sto cercando. Un legame tra il ragazzino e la voglia di non sprecarsi in soluzioni impossibili. Ma ho solo una soluzione in mente. Una continua domanda. Forse sto solo perdendo tempo. Forse sto solo mettendo su coraggio. Sono solo parole e ho una voce he dovrei usare adesso. Il mio corpo lo chiede. E' una sola domanda per te.
Etichette:
...mumble...mumble,
la manutenzione degli affetti
03 marzo, 2007
Sei stato dentro me. La tua voce mi ha chiamata e riportata alla realtà. Il suono che mi riporta a casa, nella mia camera. Nella mia casa. Non c'è niente di più bello del tuo corpo per tornare a casa.
Ma, tornare a casa, senza il tuo respiro, tornare a casa senza il tuo odore. I tuoi rumori adesso sono ricordo, affetto e solo piacere. Mani bocca corpo lingua fianchi mani. Non sei tu. La cosa più bella che potesse capitarmi.
26 febbraio, 2007
25 febbraio, 2007
naso polmoni bocca naso
Ho visto la mia amica svenire e la forza di una donna.C'era nebbia in tutta la campagna.
Oggi è il giorno peggiore per pensare a te.
A casa mi accorgo che pensare è solo una figura che cerca strade.
Una delle tante è l'addio.
La gola fredda piano si scioglie.
Aspetto.
Nessuno pronuncia il mio nome.
Ho comprato i tuoi fiori.
Oggi è il giorno peggiore per allontanarti da me.
Oggi è il giorno peggiore per pensare a te.
A casa mi accorgo che pensare è solo una figura che cerca strade.
Una delle tante è l'addio.
La gola fredda piano si scioglie.
Aspetto.
Nessuno pronuncia il mio nome.
Ho comprato i tuoi fiori.
Oggi è il giorno peggiore per allontanarti da me.
Sono lontano... lontano monti e mari, lontano da te. Io, la fossa e le ossa: un mucchio penoso sui vecchi guai seduto qua per chi mi vuole qua: su cento guai. Offendo la carta con sgorbi ritorti E' un cuore! Arrenditi, ...o ribellati Non parlo più, non rispondo più non l'ho fatto mai e mai lo farò.
Se c'è mistero accetta e rispetta la non-novità sono anni ormai, e tu lo sai Posso fare fuori parti di voi con facilità la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai Eri malata? Oh, Ape Regina Divina e Dorata Perdono, Io, ti chiederei... ma non ci sei più! E in queste stanze si urla e un tonfo scuce la pelle glaciale un brivido sale dal basso scompaio Non ci son più. Non ci sei più. Non ci son più. Non ci sei più. Non ci sei più. Posso fare fuori parti di voi con facilità la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai Nasconderò con miele colante il vuoto che avanza io, ora, nasconderò dove vivevi tu. Dove vivevi solo tu
21 febbraio, 2007
tazzine scheggiate. e dentro il caffè.
Quando sono messa davanti a quello che non ho fatto vorrei scappare. Pensare a studiare per me rappresenta tutti gli anni che ho perso, tutte le cose che ho abbandonato.Sembra uno dei miei esercizi di scrittura: qualcosa è cambiato.
Dentro di me cambia, diventa : qualcosa si è rotto.
E quando penso a studiare ricordo come è cambiata la mia vita. In quale anfratto l'ho costretta, a quali bassezze l'ho portata. Ero molto felice quando frequentavo l'università. Avrei potuto continuare ad esserlo. Poi qualcosa si è rotto e per tre anni ho fatto finta che l'unica cosa che m'interessasse fosse un uomo del cui peso non riuscivo a parlare in modo reale dentro di me.
Dentro di me cambia, diventa : qualcosa si è rotto.
E quando penso a studiare ricordo come è cambiata la mia vita. In quale anfratto l'ho costretta, a quali bassezze l'ho portata. Ero molto felice quando frequentavo l'università. Avrei potuto continuare ad esserlo. Poi qualcosa si è rotto e per tre anni ho fatto finta che l'unica cosa che m'interessasse fosse un uomo del cui peso non riuscivo a parlare in modo reale dentro di me.
Ma la cosa che mi fa più rabbia è solo pensare. Mi fermerei a piangere e scappare. Perchè vedo tutta la mia vita, felice reale, possibile e poi, ogni volta che devo dare un esame torno indietro a quel posto in cui si è rotto qualcosa, proprio nella gola. E adesso, col tempo è diventato il covo delle serpi che vive nella mia pancia.
Ero appena tornata da Sarajevo, una vacanza felice così come sono adesso. Dalla costa all'interno. Ore di viaggio, sudore, croci conficcate a migliaia nel terreno secco. Montagne. E montagne di chilometri. E sono tornata a casa. Sono tornata a studiare dove ho sempre fatto, nei giardini assieme alle prove degli spettacoli del San Carlo. Dove c'è sole, di settembre e dove c'è l'ombra. Ero decisa a fare due esami e partire. Studiavo sola, concentrata, serena.
Poi il mio dannato telefono ha urlato.
Io parto gli ho detto. Quando? Mi ha risposto lui.
Devo comprare il biglietto, il più presto possibile, è stata l'unica risposta leale che gli abbia mai dato.
Lui ha detto solo: sei sicura? Io non ho più risposto.
Da quel giorno ho fatto finta che della vita non m'importasse, ho fatto finta che m' importasse solo di resistere. E subito mi sono accorta che io, un amore che pesasse più di me, non ho mai saputo usarlo, gestirlo, viverlo.
Non sono ancora diventata adatta a queste cose, ho solo la voglia di parlare di uomini che non mi creano dolori, ho solo voglia di qualcuno che sorrida. Voglio solo questo, niente più.
Sono passati cinque anni. Tre di morte, due di vita. Devo cercare altre due sole cose ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a farlo. Ho bisogno che, all'improvviso, come ho ucciso tutto il resto, io riprenda le cattive abitudini che mi fanno vivere a due passi da quello che so di essere.
Che la riprenda, le guardi realmente e che acquistino il loro peso reale. Che non abbiano più quel fottutissimo peso controllato indossato solo per un attimo per non morirne.
E' che ora mi mancano i miei amici. Anche quando loro sono qui, sento il peso della mancanza, di essere rimasta sola. Sento il peso di un' aiuto che non riesco più a chiedere e di un abbraccio che non so dare più.
Perchè sono figlia unica, diceva la mia psicologa. Perchè ho bisogno di tutta la mia vita adesso, mi dico.
Ero appena tornata da Sarajevo, una vacanza felice così come sono adesso. Dalla costa all'interno. Ore di viaggio, sudore, croci conficcate a migliaia nel terreno secco. Montagne. E montagne di chilometri. E sono tornata a casa. Sono tornata a studiare dove ho sempre fatto, nei giardini assieme alle prove degli spettacoli del San Carlo. Dove c'è sole, di settembre e dove c'è l'ombra. Ero decisa a fare due esami e partire. Studiavo sola, concentrata, serena.
Poi il mio dannato telefono ha urlato.
Io parto gli ho detto. Quando? Mi ha risposto lui.
Devo comprare il biglietto, il più presto possibile, è stata l'unica risposta leale che gli abbia mai dato.
Lui ha detto solo: sei sicura? Io non ho più risposto.
Da quel giorno ho fatto finta che della vita non m'importasse, ho fatto finta che m' importasse solo di resistere. E subito mi sono accorta che io, un amore che pesasse più di me, non ho mai saputo usarlo, gestirlo, viverlo.
Non sono ancora diventata adatta a queste cose, ho solo la voglia di parlare di uomini che non mi creano dolori, ho solo voglia di qualcuno che sorrida. Voglio solo questo, niente più.
Sono passati cinque anni. Tre di morte, due di vita. Devo cercare altre due sole cose ma ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a farlo. Ho bisogno che, all'improvviso, come ho ucciso tutto il resto, io riprenda le cattive abitudini che mi fanno vivere a due passi da quello che so di essere.
Che la riprenda, le guardi realmente e che acquistino il loro peso reale. Che non abbiano più quel fottutissimo peso controllato indossato solo per un attimo per non morirne.
E' che ora mi mancano i miei amici. Anche quando loro sono qui, sento il peso della mancanza, di essere rimasta sola. Sento il peso di un' aiuto che non riesco più a chiedere e di un abbraccio che non so dare più.
Perchè sono figlia unica, diceva la mia psicologa. Perchè ho bisogno di tutta la mia vita adesso, mi dico.
19 febbraio, 2007
dovremmo solo fermarci a parlare.
Ricordi ancora come parla Dean a Marylou? Ricordi ancora tutte quelle parole? E' ovvio, sono io che non ricordo. Perchè non ricordo più. Ricordo solo l'ombra che ogni giorno mi porta a cercare quello che voglio. E' così semplice, vero? Sappiamo tutto quello che voglio. Potremmo fare una relazione programmatica, di intenti ed intenti gettati oltre la mia nuca.Ma non è la nuca ciò di cui mi interessa. Mi intereressa fermare adesso l'emozione che provo ad andare via. Mi interessa confondermi e cercare altri giorni ed ore da occupare per continuare a cercare.
Non ricordo più quello che diceva Dean a Marylou. Ma so che mi sembrava così lucido, lineare, costante. Mi sembrava la cosa più semplice del mondo. Adesso non ricordo neanche in quale letto vorrei dormire. E non ricordo neanche in quale letto dovrei dormire. Ricordo solo tutti i miei perchè.
La sintesi non è un mio dono. Ero felice, stamattina, ero felice e in quella specie di lavoro che faccio. Poi c'era quella specie di capo, quelle specie di americani e a nessuno ho potuto dire quanto io fossi felice. Sono tornata a casa, cercavo di leggere e capire. Poi tutto è diventato bianco, chiaro, come una sconfitta. Sconfitta da qualcosa a cui io non ho voluto prendere parte.
E' tutto così semplice, categorie di si e di no.
Si è si. No è no.
Dov'è che vivi? Qui? No.
Oppure è un si questo?
Io vivo qui, il posto da cui tutti partono. Per volontà o per fortuna.
Io vivo qui. E sto cercando di dividere il mio mondo in si e no.
Poi dimentico di farlo ed esco. Qualcuno riesco a trovare.
E'così che dimentico di pensare, mi ricordo che il cervello, nel mio corpo, è solo una questione neuronale, per il resto rimane sopravvalutato. I miei lombi, la pancia, quello è quello che riesce a salvarmi.
E adesso? Cosa facciamo?
Lobotomia: cervello e cuore non servono più.
Non ricordo più quello che diceva Dean a Marylou. Ma so che mi sembrava così lucido, lineare, costante. Mi sembrava la cosa più semplice del mondo. Adesso non ricordo neanche in quale letto vorrei dormire. E non ricordo neanche in quale letto dovrei dormire. Ricordo solo tutti i miei perchè.
La sintesi non è un mio dono. Ero felice, stamattina, ero felice e in quella specie di lavoro che faccio. Poi c'era quella specie di capo, quelle specie di americani e a nessuno ho potuto dire quanto io fossi felice. Sono tornata a casa, cercavo di leggere e capire. Poi tutto è diventato bianco, chiaro, come una sconfitta. Sconfitta da qualcosa a cui io non ho voluto prendere parte.
E' tutto così semplice, categorie di si e di no.
Si è si. No è no.
Dov'è che vivi? Qui? No.
Oppure è un si questo?
Io vivo qui, il posto da cui tutti partono. Per volontà o per fortuna.
Io vivo qui. E sto cercando di dividere il mio mondo in si e no.
Poi dimentico di farlo ed esco. Qualcuno riesco a trovare.
E'così che dimentico di pensare, mi ricordo che il cervello, nel mio corpo, è solo una questione neuronale, per il resto rimane sopravvalutato. I miei lombi, la pancia, quello è quello che riesce a salvarmi.
E adesso? Cosa facciamo?
Lobotomia: cervello e cuore non servono più.
Iscriviti a:
Post (Atom)




