10 gennaio, 2012

Ecco.

 Questa è una metafora.

09 gennaio, 2012


Niente che non vada via con un panino ed un telefilm di notte.

30 dicembre, 2011

Successo. Passato.


Succede qualcosa di strano quando hai dei disturbi dell'alimentazione come il mio. Succede che dimagrisci venticinque chili e metti gli stessi vestiti che la maggior parte delle persone che conosci ha sempre indossato, succede che quando pieghi il pantalone il movimento che fai è più breve e più stretto, succede che ti svegli di mattina presto e non hai il fiatone a fare le scale e ti tagli i capelli e respiri e sei felice perchè non hai più quel peso che ti comprime i polmoni. Sei felice perchè ti senti normale una volta tanto nella tua vita.
Succede però quando torni a mangiare normalmente o ad abusare del cibo anche per un giorno che la mattina ti svegli tardi, non dormi la notte che sei stanca e che qualcosa è successo e tu lo sai, anche se non è successo niente. Succede che sai che la parte della guarigione più dura adesso sarà la normalità, conquistarla e affrontarla sarà ancora più difficile dell'aver perso quei venticinque chili.
E ci sono delle volte che io ho un po' di paura perché mi sento in pericolo.
Ma ho fatto dei buoni propositi per l'anno nuovo, che non sono propositi ma sono certezze e tutto andrà come deve.

Poi mi fermo ad un certo punto di queste paure e sono felice. Perché penso che questo è stato l'anno più bello della mia vita. Perché ho una pianta grassa ad aspettarmi sul balcone di casa mia, perché ho comprato una stufa ed ho un bagno azzurro. Perché il 5 gennaio ci sono i saldi all'Ikea, perché il mercoledì sera andiamo smepre a guardare la partita e spesso vinciamo, perché posso guardarmi nello specchio la mattina, perché mi sveglio la mattina. Perchè ho perso moltissimo in quest'anno ma ho riguadagnato tutto e di più. Ho solo paura certe volte ma dopo un po'passa perché alle cose sbagliate non regalo più tutta questa importanza. Vado da Antonia adesso, perché merita tutta la mia concentrazione.

23 dicembre, 2011

È colpa di Antonia


A pensarci adesso non so neanche come ho dormito quella notte. Non so neanche in quale letto.
Devo essermi persa qualcosa in questi mesi. Ho un ricordo vivido di alcuni momenti, ricordo di un bar all'aperto e di un cane che abbaiava isterico mentre L. piageva. Ricordo che avevo una borsa rotta e che tutti i luoghi erano pieni di gente. E poi non c'è più niente, solo tre letti diversi in cui dormire in tre giorni per dimenticarne uno solo.
Queste vacanze di natale saranno dedicate a qualcosa che non voglio. È giusto farlo per me, per il racconto, perché finisca subito. Dormirò abbracciata a C. domani sera e tutto passerà di nuovo, insieme.
Perché questo è il mio posto, quello che mi sono scelta.

15 novembre, 2011

Avalon

Sono giorni che cerco una canzone. Perchè ho voglia di parlarti ancora.
So alcune cose di te, ma non sono rilevanti.
La cosa importante invece è sapere che pensi più velocemente di quanto riesci a parlare.
So che quando cammini guardi dritto davanti a te e non ti distrai a guardare di lato.
Se qualcuno ti fissa mentre cammini un po' ti vergogni e posi lo sguardo a terra. So per certo che sei davvero gentile.
È molto riservato, non essere audace - mi hanno detto. 
Mi ha fatto sorridere sentirmi dire questa cosa. Perché non si tratta di audacia ma della voglia che ho di parlarti ancora e camminare insieme a te. Dirti che iosono esattamente come mi hai visto, non mi sono nascosta. Quando dicono che il resto del mondo non esiste, cadevo dalle nuvole.
Volevo mettere una mano sul tuo braccio mentre camminavamo. Non l'ho fatto solo perché non volevo distrarre l'attenzione da quello che stavamo dicendo. Volevo sapere se sei sempre e con tutti così gentile. Volevo sapere, ma sono dovuta andare via.
Mentre ci salutavamo un'auto rossa è arrivata alle tue spalle, ho cercato di spostarti anche se sei molto più alto di me. Ti ho detto che è stato un piacere ma volevo solo dirti che mi dispiaceva, sarei voluta rimanere ancora a camminare con te.

Non guardo gli uomini, me ne sono accorta qualche giorno fa.
Non ti conosco, eppure sto contando i giorni pensando a te.
Questa è la canzone che cercavo.











27 ottobre, 2011

Je te vois, tu sais



Ho scritto vari post ultimamente. Ma sono finiti in luoghi diversi e nessuno di essi era questo blog.
La prima volta ho cancellato tutto il testo che avevo scritto, la seconda volta ho inviato il risultato di quello di cui scrivevo ad una mia amica per parlarne con lei e adesso invece ho salvato con un file dal nome Senza titolo questi dieci minuti in più che mi sono concessa prima di andare a dormire.  
Salvare questa parte dei miei discorsi e non buttarli via, tenerli privati è una cosa nuova per me. Ho avuto bisogno di renderli pubblici come prima avevo bisogno di ingozzarmi o fare sesso (che poi visti da uno specifico punto di vista sono la stessa cosa)invece che esprimere i miei sentimenti in modo canonico. Ho avuto bisogno adesso di cancellarli perchè non era scrivere l'oggetto bensì sfogarmi e per quello devo imparare a parlare e dirlo ad alta voce.
Oggi ho scritto una cosa molto personale al laboratorio e non so se può essere rilevante condividerla con chi ci ha affidato l'esercizio. Tutto è nato dalla lettura del testo e dall'ascolto de La Voix Humaine. Ogni volta che leggo quel testo mi ritrovo a scrivere cose molto personali. Perché parla di una donna che è al telefono con un uomo ma noi ascoltiamo solo la voce di lei e tutto quello che sappiamo di lui è attraverso a donna. Ci sono delle bugie nelle cose che dice, un minimizzare la parte drammatica della sua vita per poi finire nella drama queen e una perfetta sottomissione amorosa all'uomo che la sta lasciando che mi lasciano ogni volta atterita. Non so come funziona questa cosa dentro di me ma l'opera mi fa sempre un effetto molto strano e succede anche in quei momenti in cui mi pare una cosa ridicola, eccessiva e maldestra.
Comunque detto questo volevo solo dire che oggi dal mio risveglio c'è stato qualcosa di sbagliato nelle cose che ho fatto. Tutto è nato da un sogno che come ogni sogno della mia vita non faceva altro che identificare la situazione corrente. Adesso, forse è che la mia mente ha bisogno di essere ridondante ma forse la stronza non ha capito che ogni volta che succederà di nuovo io mi vestirò di nero e conterò le volte che accade. Poi vedremo se abbiamo una notte intera per riposarci o per fare stronzate. E per il resto ho deciso che ho una soluzione.
E il concetto di base è che devo bere, andare ad un concerto e ballare.

19 ottobre, 2011

La gioia immodificabile di salire quattro piani a piedi con le borse pesantissime, sedere a gambe incrociate su un tavolo perchè non hai una sedia, fumare una sigaretta fuori al balcone assolato guardando la torre della Sofer e guardare tutta quella casa, impolverata e abbandonata e sapere che è mia e che l'ho fatto da sola perchè l'ho sceleto è una gioia perfetta che non mi può togliere nessuno. E vaffanculo, questa vita è bellissima.

10 ottobre, 2011


Tornando a casa parlavo con i miei amici di questo pezzo.
Ogni volta che lo ascolto ripenso a Parigi.
Ripenso a quando, seduta in biblioteca con le cuffie nelle orecchie scrivevo in italiano e pensavo in francese. A quando, capitato casualmente questo brano nella playlist che ascoltavo, ho rischiato di piangere davanti a tutti. Ho trattenuto a stento le lacrime. Mi era capitata in testa l'immagine di un mio piede fuori dal finestrino dell'auto del mio ex ragazzo, noi che cantavamo, la statale che passava. Ho un ricordo così preciso anche dello svincolo per andare al mare, io che di quei posti non conosco nessuna direzione. Ricordo perfettamente anche cosa lui mi stava raccontando prima di iniziare a cantare. Questo pensiero a Parigi è stato quello che mi ha portata fino alla fine del viaggio, che mi ha fatta accendere le sigarette all'alba, svegliarmi in lacrime nel sonno senza capirlo. E' stato in pensiero che ogni giorno mi ha fatta alzare dal letto, scrivere la tesi, ignorare quello che stava e non stava succedendo tra me e il mio ex ragazzo e alzare la testa su cosa volevo e come lo volevo.
Alzare la testa e capire quali erano le mie condizioni.
Oggi però mi rendo conto che da Parigi io non sono tornata che un mese fa. Quando mi sono accorta di chi mi ero innamorata e non di chi dovevo dimenticare. E' una strana sensazione rendersi conto di non essere mai tornata da un luogo, è uno strano colore quello che questa emozione regala ai giorni. E' un posto bizzarro quello in cui vivi. Vivi tutto ma non sei presente. Poi un giorno torni a casa. E trovi tutto migliore, venti chili in meno, un lavoro, una casa, degli uomini che camminano sulle stesse strade che percorri anche tu. Penso che quei mesi siano stati davvero ridicoli e, con la riacquistata lucidità, tutto sembra uno scherzo.

Qualche giorno fa sono tornata dopo tre anni al corso di scrittura. L. mi ha detto che sto tirando fuori tutto e io ne ho colto il lato negativo. Ma mi sto aiutando a scrivere perchè sapere che la mano destra mi fa male quando scrivo è una cosa che non posso tollerare. Perchè non posso sopportare un altro mese il pensiero di Antonia e Marco che non raccontano la loro storia che non va mai avanti dopo l'aborto.
Al corso abbiamo fatto un esercizio. Era un esercizio di cut up, dopo aver scritto liberamente reagendo a tre stimoli diversi, dovevamo selezionare alcune frasi per comporre una poesia di quattro versi.
L'ultima frase che ho scelto, decontestualizzata adesso, era: non a queste condizioni.
Scrivendo queste parole ho capito che mi sono liberata di tutto il passato e di tutti i passanti quando ho smesso di adagiarmi sulle condizioni stabilite da altri. Quando ho messo le mie condizioni bene in vista e le ho date per scontate e irremovibili. E' stato tutto più semplice quando ho accettato, mi sono concessa questa libertà. E adesso è tutto più bello.

Ora, tornando al principio, quando ascolto questo pezzo, non penso più alla statale, ai miei piedi fuori dal finestrino, al caldo boia di quell'estate e di tutte le cose che non ci sono più. Penso a Parigi a quando, dopo il pianto trattenuto in biblioteca, l'ultimo giorno ero sul ponte dell'Alma e guardando dal finestrino dell'autobus ho visto il Grand Palais nell'unico giorno di foschia e mi è scesa una lacrima. La stavo trattenendo da un mese e il giorno dopo sarei tornata a casa. E' stato bellissimo versare la prima lacrima cosciente. E' stato bello capire cosa volevo e cosa no.
Avrò sempre Parigi, non avremo. Ed è ancora più importante.

27 settembre, 2011

Nelle mie mani





Ho scritto così poco in questo anno che appena prendo la penna in mano mi affatico. Prima potevo passare ore scrivendo. E' successo perchè ho avuto paura di perdere tempo a scrivere inutilità, perdermi, essere poco pratica. E' successo perchè al computer sono più sintetica e passo meno tempo nella ricopiatura. Ma adesso è la fisicità della scrittura che sta tornando, al fatto che scrivo frasi in testa  e mi ritornano tutto il giorno ripetendole in mente. Sono felice che sia tornato questo bisogno fisico anche se arrivo con difficoltà a scrivere una pagina al giorno. E' difficile farlo e mi fa paura sapere tutto quello che ho lasciato indietro in questo anno, tutti gli esercizi che non ho fatto, tutti i libri che non ho letto, tutti quei pensieri che non riesco a seguire. Ma so che basta esercizio e costanza e ritornerà quello che ho fatto e che non ho fatto. E staranno tutte le cose lì ad aspettarmi. Dentro di me è stato un anno bruttissimo ma sta per finire.  E io ho un corpo più leggero e migliore, una salute di ferro e avrò una casa un giorno. E tutto sarà nelle scatole disegnate da me e i muri dipinti da me. E tutto quest'anno sarà dimenticato perchè serviva ed è andato via. L'ho sempre detto che mi bastavano sei mesi in cui dovevo fare tutto a modo mio e ogni cosa sarebbe tornata al suo posto. Non quello degli utlimi anni ma nel posto vero in cui le cose per spingerle nell'angolo in cui devono stare non devi fare fatica ma solo sapere dov'è quel posto.

22 settembre, 2011

Montare mobili in casa tua




Running back, you're on my mind
Your name is in my ceiling
And how i know, i know you're mine
And for you i'm not leaving

I hear you shouting

I feel you hounding
Now you're mine, you're mine again
That's why you'd never leave me

In my mind i hear your song

Is playing while i am dreaming
And then to meet, to make it real
But couldn't stop my feeling

I hear you crying

I feel you whining
Now you're mine you're mine again
That's why you'd never leave me

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

Front and back you're on my mind

Your name is in my ceiling
And how i know, i know you're mine
For you i'm not leaving

I hear you shouting

I feel you hounding
Now you're mine you're mine again
That's why you'd never leave me

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

Oh! oh! jerome

Oh! oh! jerome
I'm screaming at nothing jerome
You got me for nothing jerome

15 settembre, 2011

Let me


Sono stata pazza in questo tempo.
Ho guardato vivere e rifarsi vite e dire che sarebbe successo.
Poi ho capito che non funziona così.
Che succede quando sono
la versione perfetta di me stessa.
Sono stata pazza.
Ma funziona così.
E' che in un punto era tutto più grande di me.
Ed io che ero più grande di me.

Invece piano ho saputo
che non ero (la) sola.
Devo guadagnare e godere di un tempo che ho perso,
rifare la lista, giocare meglio e più  a lungo.
C. tu non sai neanche cos'hai fatto. But you did it.

13 settembre, 2011

Dove vai.


Sto ricamando i ricordi, organizzando il futuro.
Ho perso dei soldi stamattina e sono stata incazzata tutto il giorno.
Ho firmato un contratto e scritto una mail seria.
Ma in realtà quello che volevo fare era chiedere: ma perchè cazzo mi parli della tua caviglia?
Io non ti conosco! E soprattutto perchè porti quell'orrendo bracciale?
Mi sono fatta forza e non ho chiesto niente. Ma ad un certo punto, mentre lui parlava ho sorriso.

11 settembre, 2011

Sono le due e mezza.


E' semplice. Con il tempo mi sono stancata di sentire parlare persone che si aspettano che io non abbia nessuna reazione quando aprono la bocca. Sono stanca di sentire chi parla di me e di noi senza sapere niente, neanche da che lato del letto si dorme. Sono stanca di sentirmi in obbligo di dare conto alle persone, sono stanca di non parlare, di modificare, cambiare, capire, concedere e tollerare. Sono davvero stanca e accumulo fastidio da dispensare al mondo. Provateci voi e basta lamenti ed egocentrismo, su. Ci sono alcune notti e di queste notti ne conosco il senso soltanto io. L'ultimatum è finito e neanche me ne sono accorta. Cominciamo da capo, non ho neanche avuto tempo per pensarci. Quindi va bene così.

04 settembre, 2011

Got ya


Eì che dovrei capire come togliere questo bracciale da qui, dove sono le mie amiche e soprattutto uscire da qui perchè c' è qualcosa che rientra in un posto dov'era stato nascosto ed è sbagliato. Bisogna correre andare di lì. Ti seguo senza nemmeno darti la mano perchè ci siamo, ti sfioro la pancia che non hai, come la maglietta. Sei il peggiore qui dentro ma no, lì c'è già una mia amica e non posso seguirti se continuano a fare rumore. Trovo tutto uguale a come l'ho lasciato solo più caldo e silenzioso. Dormo tre ore, dovevo farlo qualche ora fa ma mi hai detto di avvicinarmi e siamo finiti lontano. Quando torno a casa trovo le mie amiche senza un posto dove spogliarmi dove ogni letto è occupato da due o più persone. Siamo tutte a pancia sotto, non vogliamo dormire, da quando siamo arrivate ci offrono raki e abbiamo imparato ad amarlo ma non è lo stesso se non siamo qui. Ridiamo di qualcosa ma non riesco a ricordare, ci chiediamo di dove siano finiti i rumori e non vogliamo dormire ma continuiamo a ridere e così finisce che ci addormentiamo tutte e tre insieme mentre ancora ridiamo. Abbiamo detto delle cose bellissime quella mattina ma nessuno di noi le ricorda.
Poi siamo partite e faceva caldo e agli scavi abbiamo messo la testa sotto la fontana e stavamo zitte e ascoltavamo G. che spiegava come funzionavano le cose lì millenni fa. Ma non abbiamo avuto un attimo di esitazione, di nuovo via e così che funziona. Ehi, ora dovete scendere. Come se non fosse chiaro quali sono i limiti che abbiamo messo tra noi e loro. Se solo qualcuno mi avesse parlato, quella sera avrebbe sprecato davvero una bella occasione. Bravo, stai zitto, babe.

Per molti mesi non ho scritto niente perchè sapevo che se lo avessi fatto avrei scritto un cumulo di bugie. E posso anche smettere di scrivere se lo faccio cambiando i nomi, usando metafore, scrivendo di attività ideali. E' che ti ho amato tanto, mi hai resa felice in quei giorni, mi facevi ridere e quella cosa che avevo in gola per qualche anno è scomparsa. Ma mi hai ferita, anche se non te l'ho detto, anche se abbiamo fatto finta che non fosse così e siamo andati a ballare con i tuoi amici. Ho ferito anche io te, del resto, in qualche modo che non ho compreso e che non sono riuscita a riparare. E' che ho dovuto imparare una forza mentre dicevo che non è successo niente. Quello che penso, di noi, è che è successo tutto e che dovremmo ricordarcelo perchè solo gli idioti non ricordano niente e fanno sempre gli stessi errori. Tra una settimana capirò e mi perdonerai qualsiasi cosa farò. Ma del resto, il tuo perdono in questo momento non è affatto un argomento rilevante. Aspettavo questo momento da mesi.

La prima volta che mi hanno detto shh con il dito sulla bocca.


Il tuo sapore sembra nuovo.
Non lo capisco, allora ci riprovo.
Penso molte cose mentre mi baci davanti a tutti gli altri.
Penso a cosa penseranno, se sono sorpresi quanto me.
Del resto è che erano solo le sei del mattino e hanno messo un lento.
Cosa serviva più? Inutile chiedere un nome o parole o solo una conversazione.
Molte volte il silenzio è la cosa migliore del mondo.

Nelle sere d'estate le strade che portano a casa mia sono piene di auto.
Vanno tutti in quelle tre discoteche che sono messe in ordine lungo uno stradone di neanche un chilometro. Io sento tutta la musica che suonano. E quando sento le quelle canzoni, Cretine, io penso a voi, a tutto quello che rendete possibile e a quello che siete riuscite a farmi lasciare a casa. Assieme a voi tutto passa, anche i brutti sogni. Tornano quando sono da sola ma tant'è abbiamo solo fatto una vacanza ma io l'aspettavo come fosse una nuova vita.

Ci vediamo tra una settimana, quando avrò deciso che cosa fare. Se ucciderti o se ti ho già ucciso. E' stato davvero bello, volevo dirtelo.

03 settembre, 2011

Cee Lo Green - No One's Gonna Love You - YouTube

Cee Lo Green - No One's Gonna Love You - YouTube

Mi regalo una settimana per decidere e un venerdì in più per scoprire meglio come sorridi.

01 settembre, 2011

Il mio tesoro.


Volevo solo dirti che 40 secondi di niente è davvero una bella canzone.
E' stato un gesto molto bello da parte tua sbagliare la concordanza dei pronomi nella mail che hai scritto. Mi ha fatto sorridere di tenerezza, non capisco perché.

10 agosto, 2011

Questa cazzo di ansia che non se ne va lì dove è venuta. Perchè devo partire, perchè non bevo da un mese perchè non mangio da dieci giorni perchè sono passata a fumare il pacchetto da dieci e non trovo mai le cherstefield light e sono costretta a fumare per giorni le camel light e poi quando per caso un tabaccaio ha le chesterfield da dieci io non sono più abituata a fumarle e le trovo troppo forti. Comunque questa cazzo di ansia che significa che dovrei prendere un treno venire lì a insultarti o almeno a dirti qualcosa di più di quello che ti ho detto negli ultimi anni e metterci una pietra sopra. Ma io questa cosa non al voglio vedere neanche da lontano. Non mi voglio ricordare neache per un secondo quello che siamo stati insieme o quello che lui è da solo. Io da sola vivo meglio di quando sono con un uomo perchè mi viene l'ansia su quello che pensa e che dice e che fa e che dovrei fare io e allora mi imputtano e non mi riconosco mentre io adesso mi riconosco perfettamente in tutto quello che faccio anche quando mi vergogno di me. Ma almeno non ho nessuno di importante che mi giudicherà, che potrà vergognarsi di me, per il quale dovrò fare quello che abbiamo sempre fatto tutti cioè le rinunce. E' che mi sono stancata e so quello che dovrei fare ma voglio solo partire con le mie amiche, pensare al lavoro e alla mia casa e pensare a come devo fare questi cazzo di lavori per poterci entrare. Io penso che è la casa a mettermi tutta questa cazzo di ansia. Io non so come farò. E' che però ad un certo punto ti penso e mi viene un fastidio addosso e non so con chi prenderla perchè non è successo niente di sbagliato, solo cose che succedono a tutti. Ed è successo un mese prima di quello che pensavo e allora non ero preparata e me ne sono andata via senza chiederti neanche davvero tu come stavi. E questo lo rimpiango lo so così come la forza che non ho avuto di partire con te e non di restare qui a marcire dietro ad una scrivania. E sono preoccupata per i miei amici, te lo direi se ancora avessimo dei rapporti.
Comunque ho una cazzo di ansia e devo capire come togliermela davanti.

06 agosto, 2011

l'arredamento


A volte ho una malinconia profonda un passo.
Un'ansia crescente e tachicardica.
Questo lungo silenzio quando uscirà da me
E tornerà lì dov'è nata.
Quando avrò la mia casa, il mio stipendio.
La fatica che ci abbiamo messo a portarmi fino qui.

25 luglio, 2011

prove generali per l'assasino di tourette


Stasera si parlava della ex del mio amico e del fatto che non si sono incrociati solo per un attimo.
Allora mi hanno chiesto del mio ex, se ci sentiamo ancora.
Dopo tempo ho ricordato la nostra ultima telefonata, utile solo a lui per capire se l'odiassi o meno, come fossi un padre che dà una benedizione per un matrimonio.
Non ti odio -gli ho detto- voglio solo che rimani fuori dalla mia vita.
Uno dei miei amici mi ha guardata e mi ha detto Ti rendi conto che quest'uomo è entrato ed uscito dalla tua vita e io non l'ho mai conosciuto. Io ho risposto Si.
Che rispondi a una cosa così.

Perchè poi la risposta vera sta nei sogni in cui s'infila e lui arriva e io me ne vado, negli uomini nuovi e nella gente che incontro. Ma che dici, dici si e basta, perchè l'argomento è chiuso. Basta non si scherza più- ho detto come ultima parola. Forse neanche ciao