19 ottobre, 2010

no title


Mi tocco i capelli. Sono in treno.
Guardo fuori.
Non ho mai visto niente del genere.

Ci sono dei nodi tra i miei capelli.
Significa che ci siamo amati, pochi minuti prima che me ne andassi.

Mi hanno offerto un lavoro. Vorrei chiederti cosa ne pensi ma lo farò domani.
Anche quest'attesa è la nostra distanza.

14 agosto, 2010

aspetto


Un letto che sbatte contro il muro. Una sigaretta accesa al buio. Due bicchieri pieni di vino che tintinnano. Ridere.
Ci sono i fuochi d'artificio che esplodono fuori dalla mia finestra.

08 luglio, 2010

Amamì(come i cccp)


Giornate che dovrebbero essere buttate via. Voglio solo ritornare da te come se fosse un secolo. Dovrei creare e finire un racconto in due giorni per pubblicarlo in giornale, per fingere di non aver buttato tutto all'aria- come ho fatto in questi mesi però.
Nel centro diagnostico c'era un ragazzo di vent'anni al massino. Era carino con dei ricci sulla fronte. Rideva perchè era obbligato, era da una settimana in ospedale, era l'unico ad essere sulla sedia a rotelle. Di quelle vere, non dei telefilm, con una barra grande d'alluminio alla base, non poteva muoversi davvero. Aveva il cappuccio della flebo ancora infilato nel braccio. Non sembrava malato. Se avesse avuto un pantalone con le tasche qualche anno fa avrei tentato di portarmelo a letto. Ora però amo te ed è tutto diverso.
Quando è entrato a fare la risonanza magnetica per poco non piageva. Non resisteva. E' uscito magro di tre anni di tumore in più. Volevo dirgli che tutto sarebbe andato bene ma forse niente sarebbe mai più andato bene.
Non riesco neanche più a piangere. Voglio solo tornare da te, bere una bottiglia di vino intera e buttarmi sul tuo divano al caldo. Senza scambiarci una parola. E' questo che voglio. Non chiedo di più.
Devo farmi le analisi, un'ecografia e fingere di nuovo che quello che ne uscirà non conta un cazzo. Ma sono stanca di fare finta che tutto vada bene, voglio solo che una volta nella vita io possa fermarmi e dire che tutto va di merda anche se ho una vita borghese, anche se non sono un fottuto minatore e che sto ancora sul 740 di mammà e papà, voglio solo lasciarmi la possibilità di dirmelo. E che nessuno apra mai bocca su niente chè tutti mi avete un po' rotto il cazzo.

che cosa vuoi che scriva? Di cosa vuoi che canti? E' il mutuo il pensiero peggiore de mondo che ho intorno

01 luglio, 2010

guardo troppi telefilm




Scrivo poco, penso ad altro. Il mio quaderno è fermo da mesi.
Il mio cervello rimpicciolisce. Ma devo aspettare solo pochi giorni e potrò fare quello che mi piace. Dovrò aspettare solo pochi giorni e poi verrò da te.
Ho molte domande e non so se le farò mai. Se finirò mai quello che ho lasciato.
Zitta, stasera sto zitta.

17 giugno, 2010





Ci sono molte parole in mente in queste notti.
Ci sono le mie mani che si gonfiano sempre più.
C'è il sonno che viene all'improvviso.
Ci sono tutti i miei errori che non ascolto più.
C'è il terrore di restare in questa stanza a studiare per sempre.
C'è la paura di chi potrebbe mettersi tra di noi.
E poi ci sono questi attimi in cui sudo, con il rumore dell'aria conditionata nelle orecchie. Sposto i capelli dal collo cerco un modo per rallentare il cuore.
Mi fa rabbia sentire le parole di chi pensa di essere meglio di me. Di chi giudica senza gentilezza. Di chi ha i suoi problemi e vorrebbe da me sempre di più. Ma io ho già dato l'anima una volta e non lo rifarò mai più. Ma quando ci penso so che tutto questo finirà che avrò tempo di leggere un libro, di scriver qualcosa. Di stare con te e non aver paura di litigare, non dover scappare.
Ci sono molte cose strane in questi giorni. Non ho ancora parlato veramente.

27 marzo, 2010

bad boys bad girl


Ho fatto del male a molte persone negli ultimi anni.
Le altre, cui non avevo fatto alcun male, le ho allontanate e basta.
Sono periodi, succede anche nelle migliori famiglie.
E io mi sono abituata a stare da sola.

Le persone a cui ho fatto del male forse neanche lo immaginano.
Io invece immagino e penso. Temo sempre che arriverà una vendetta qualsiasi a prendersi qualcosa che ho. Che arrivi fredda o calda non importa, la loro vendetta nei miei confronti è imprecisata e devastante.

All'epoca non immaginavo che perdere qualcosa mi avrebbe messo così tanta paura. All'epoca agivo per sentimenti, passioni, odori e ricordi. Oggi non so neanche come funzionano le cose qui dentro di me. Continuo a farle e basta. All'epoca quello che ho rovinato era degli altri ed era già morto. Non avevo niente e la paura non esisteva.

So che ho degli amici e che insieme siamo una buona famiglia. Questo mi basta.
Tutto quello che perderò o che acquisterò sarà pulito e senza raggiri. Sarà come ora che sto cercando di abituarmi ad essere la brava ragazza che non sono stata mai. Quella che tutti hanno sempre visto. Si sbagliavano alle volte.

La verità è difficile da dire se è dalle mie labbra che deve uscire. La verità e che alle volte ho bisogno di mandare tutti a fanculo. Andarmene a farmi fottere in un'altra parte del mondo e stare sola e in pace e ricominciare da capo. Senza le prospettive che mi sono data. Senza le false speranze. Senza le cose che ho costruito ma che non sono riuscita a finire. Ammettere finalmente che la mia vita, come quella di tutti gli altri, è di una banalità assoluta e che non ho un cervello utile al lavoro. Ho solo gusto. Tutte le altre spiegazioni sono solo scuse. No cervello no parti.

Non voglio chiedere scusa, voglio solo che non succeda niente di brutto. Voglio solo che sia colpa mia. Di me adesso. Non di me allora e di tutto quello che viene a presso. Voglio solo non avere tutta questa paura. E soprattutto voglio solo che torni la scrittura. Che non dimentichi di scrivere le parole. Che mi piaccia e non mi faccia schifo tutto tutto tutto quello che scrivo.

23 febbraio, 2010

Anche io.


Sono giorni che impazzisco per niente. Che ho paura di tutto. Sono giorni che scrivo e riscrivo e non mi piace niente. Solo l'idea. Sono giorni che non riesco a capire cosa studio e come devo fare ad andare avanti. Sono giorni che mangio poco e dimagrisco. Sono giorni che con cinque libri da leggere ne leggo un po' al giorno di ognuno. Sono giorni che mi manchi anche se ti ho visto da poco. Sono giorni che penso che non posso fare niente per la tua faccia stanca. E non sopporto quest'idea. Sono giorni che ho paura e basta di quello che succederà. Sono giorni in cui capisco che mi serve un posto in cui stare. Davanti al mare senza sentire una voce. Ma ci vorrà tempo. Tempo per tutto. Ci vuole tempo per tutto non smetto di ripetermelo. Ed io sono impaziente come non mai. Sto scalciando, voglio fuggire- o almeno avere uno spazio con te. Sono anni che cerco di mettere insieme i pezzi e non vedo ancora la fine.

29 gennaio, 2010

goddam stupid conversation

Niente sarebbe rimasto di me se lui non avesse scritto.

Postscript: J. D. Salinger

05 dicembre, 2009

la base


Ho conservato nelle tasche il tuo tabacco.
Ho aspettato e dopo poco sei arrivato.

Sto prendendo appunti sulla mia storia del tumore.
Ha dei buoni sviluppi, ha una struttura solida.
Ha dei flashback adeguati e delle scene forti.
Deve solo crescere ancora e io devo concentrarmi di più.
E' Clelia che è ancora debole e mi spaventa.

Ho messo su un film d'amore e una maglia pesante.
Non hai più quella casa, non ci avevo pensato.
Dove ti rivedrò la prossima volta?

Dovrei fare mille cose,
non solo quello che faccio a salvarmi.
Serve sempre di più.

Non escono le parole stasera.
Chiudo le dita, stringo i denti e guardo altrove.
Spingono le parole ma manca sempre qualche lettera.
Vado a cercare altrove, facendo finta che sia tutto normale qui.

20 novembre, 2009

M.V.


Sono cresciuta leggendo libri presi in prestito dagli amici e dai genitori degli amici. Leggere mi ha formata, cresciuta, costruita. Mi ha fatto anche sentire lontana da casa mia perchè i libri, quelli che volevo leggere io non c'erano a casa. Ce n'erano altri ma all'epoca non erano fatti per me.
Con i libri ho la cura che non ho con nient'altro. Non faccio orecchiette alle pagine, se il libro è troppo piegato da un lato dopo che ho finito di leggerlo lo poggio sul comodino dal lato opposto. Sono stronzate, ovvio ma per me fare anche solo una di queste due cose rappresenta metterci una cura che non presto a niente al mondo.
Ovviamente buona parte della mia depressione è stata curata dai libri. Da Salinger, da Pavese e da Fenoglio prima di tutto. Quando li ho letti non è stata una cosa normale. E' stata una cosa che mi ha cambiato materialmente l'esistenza e l'ha fatto in meglio. Si, lo so è una cosa da nerd. Ma tant'è.
Quando ho letto Il giovane Holden ho continuato con ogni pagina conosciuta di Salinger. Da Una questione privata ho letto tutto Fenoglio lasciando fuori Il partigiano Johnny e da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mi sono impegnata a leggere tutto Pavese. Mi rimaneva fuori solo Il mestiere di vivere.
La prima volta che ho visto Il mestiere di vivere era nella libreria dei genitori di Mario. Era un'edizione degli anni sessanta. Con la copertina color carta da zucchero. Me lo sono portata a casa e ho passato tutta la notte a sfogliarlo. A lato c'erano commenti e appunti.
Leggevo ogni parola. Poi ho deciso che se avessi continuato non l'avrei capito. E ho smesso. Così ho annotato su un quaderno due paio di frasi che ricordo ancora a memoria e l'ho resituito.
Qualche anno fa l'ho ricomprato in un'edizione tascabile dell'Einaudi. Non l'ho più aperto. Fino ad oggi che ho iniziato a leggere tutto. Come fosse una religione. E non riesco a spiegare con altre parole tutto questo.

04 novembre, 2009

genevoise


Da quando sono a Ginevra compro sempre fiori.
Sono belli e colorati ma dopo un giorno si afflosciano, cadono ed io non li butto.
Li guardo stare lì ancora un po' perchè anche morenti fanno colore nella mia stanza bianca.
Quando ero piccola volevo sempre i fiori in casa ma mio padre diceva che morivano subito e che non valeva la pena e che era meglio comprare le piante. E così a Napoli, nella mia camera ci sono una decina di piante. E muoiono pure quelle ma non lo dico a mio padre, potrebbe rimanerci male.
Da quando sono a Ginevra sono dimagrita cinque chili, ho messo tre punti ad un dito della mano e mi sono resa conto che le cicatrici che ho sulle ginocchia sono una cosa santa e santificabile e che tutto quello che ho fatto, quello si è da ringraziare.
Da quando sono qui guardo la gente e mi sembra sempre irrimediabilmente calma. Anche al supermercato. Anche per la strada, nessuno mi sembra agitato. Non capisco bene come possa funzionare una società apparentemente calma, ordinata e con pochi punti visibili di degrado. Funzionerà in qualche modo, ma io ne sono completamente all'oscuro.
Funziona bene il fatto che nelpaese della gruviera vivono solo 170 persone, che i prati intorno sono tutti la pubblicità della milka ma con le mucche del colore giusto.
Non ci capisco molto da queste parti. Ma posso parlare francese anche se dicono quella cosa bruttissima tipo nonantean invece che catrevanons. Che poi ci sta un sacco di francofonia in questa voglia di dire i numeri diversi da tutti gli altri. Io lo so.
So anche che ho camminato come volevo fare da anni e non riuscivo più. Ho visto mezza cità così e ho visto tutti i parchi e il lungolago e i cigni al centro della città. Che poi tu vedi i cigni e pensi i cigni? e poi be' è normale che ci siano i cigni in una città così. Che poi così non posso dire bene cos'è perchè non ho conosciuto un genevoise neanche a pagarlo ma solo gente così che si è trovata per caso qui. E dicono che è difficile stanare un vero ginevrino, chissà dove sono finiti, mi chiedo.
La notte poi torno nel mio piccolo paesino che ha un razzo in mezzo al prato del comune e dormo nel mio letto in pieno silenzio. Mi stendo e sento tutto il mio corpo tendersi e rilassarsi. Poi mi giro e sento che dietro le mie spalle dovrebbe esserci qualcosa e non c'è. Neanche se mi giro, mi volto e allontano le coperte. Non c'è e non ci sarà nei prossimi dieci giorni. E mi accorgo qui per la prima volta che la distanza è un'inculata più grande di quella che ho sentito fino ad ora. E che mi hai fregata. Senza di te non funziona bene questa cosa in cui sono dentro anche io.

.che poi non lo so dire e ti scrivo la mail con uffà mi manchi scritto solo. ma la cosa che vorrei dire è che ti amo e che avevi ragione e che vorrei solo stare a prendere il freddo insieme e prendere tutto il vento che esce dalle finestre e prendere una bottiglia di vino e guardarti anche solo per un attimo con la faccia con cui mi guardi la prima volta che facciamo l'amore. o con quella con cui ti addormenti. che è bella uguale. o quella con cui ti svegli, mi guardi, mi odi e poi mi baci. insomma, con tutte quelle facce. e con le tue braccia che sarebbero qui se nona vessi sbagliato su tutta la linea.

15 ottobre, 2009

ce soir la


Ho viaggiato per tutto il tempo con Psycho killer in mente. Fafafafafafafafafa.
Ho camminato fino a farmi male, gelarmi e aspetto che stanotte i gradi siano sotto zero.
Dei piccoli uccelli hanno mangiato la mia New York Cheescake ed io li guardavo un po' mentre studiavo il regime alimentare che dovrò seguire per i prossimi tempi.
Una bambina finge di avere la febbre per stare con me ed io non la so più gestire.
Ho comprato caffè decaffeinato e solubile e domani mi disintossicherò.
Vorrei che mi vedessi come sono qui e come cammino contro il vento che qui ha un nome ma non lo ricordo. Rizze? Rippe? Riva? C'è il lago ma del nome del vento non ricordo.
Mi abbracceresti e ruberesti il posto. Cercherei di strappare il lenzuolo da sotto al tuo corpo o ti sveglierei per farlo. Sarebbe tutto perfetto così.
Dovevo solo andare via per un po'.
Ma non dispero, non smetto stupidamente di aspettare.

28 agosto, 2009

atesina


Fumo mezze sigarette

Bevo birra tiepida.

Sono fuori dal mondo.

Non so quali saranno i rimedi che dovrò inventare al mio ritorno.

Guardo in televisione solo cose che mi spaventano.

Non c’è presenza biologica decente in questo posto e non so dov’è

Se c’è.

Mangio, tornerò e non mangerò.

Aspetterò di vederti un giorno in più. Spererò di avere pochi giorni

Di normalità.

Domani andrò in città.

Guarderò un museo e sorriderò.

14 agosto, 2009

poor amanpour report


S. lavora sempre, anche di notte.
M. ha dimenticato il telefono al bar ma è stato fortunato.
Io sono qui mentre tu non ci sei e smetto di dire che non mi fa paura tutto questo.

La spiaggia mi s'infila dappertutto, ho il sale e la sabbia e i capelli e il petto lo sanno ancora oggi che non penso ad altro che a Clelia.
Mi manca la forza di scriverne ancora. Mi terrorizza il risultato. Mi fa paura l'abnegazione.
Dovrei tenere un diario delle mie inefficienze.
Più di tutto quello che vorrei è stare vicino a te, anche solo dormire e baciarti e sentire il vento e le zanzare del tuo balcone.
Sono pronta a tutte le conseguenze ed ai miei sbagli.
Sono pronta a ritornare nel mondo.

sonno.pace.buio.
Stendo le gambe, infilo le mani sotto il materasso mi giro al vento e sospiro. dormire non è niente senza di te. e il terrore è solo mio.

12 agosto, 2009

vorrei solo tornare a casa




Eravamo in viaggio insieme. Bevevamo birra seduti sulla Sprea, al Bar25. Avevamo un enorme tatuaggio che dalle orecchie copriva tutta la schiena. C'erano gli amici e gli agenti disturbatori. Eravamo così felici.

15 luglio, 2009

telephone to tel aviv


D'estate. Sudo le braccia- gli occhi- la bocca.
Un peso mi tira giù. Ogni ora mi vergogno del mio peso, delle mie braccia, della mia vita.
E poi da qualche altra parte mi amo.

Ti parlo mentre sono sola. E sento la tua voce. Sorrido e dimentico tutto il resto.

Crollo dal sonno ogni notte. Ma non mi arrendo mai.

12 giugno, 2009

elvis back to memphis


" Quell'uomo è la vita tua" mi hanno detto stasera. E io sorridendo ho confermato.

09 giugno, 2009

cominciamo da una prima cosa


Le occhiaie mi sono venute su - sotto gli occhi, sulla faccia, nel loro posto ideale- l'anno scorso.
Stamattina mi sono svegliata, ho guardato gli occhi ancora chiusi e con le ombre di una matita marrone che ho messo ieri ho guardato delle cose viola a tratti marrone. Poi ho capito. Che le mie occhiaie non se ne andranno mai più.

-Intanto vado a fare un ennesimo esame di francese-

05 giugno, 2009

handle with care


Metto via pezzi dell'armadio mentre bevo una birra con i Daft Punk nelle orecchie. Sapevo che sarebbe stato difficile ma non credevo così. Metto via vestiti che sono stati la mia libertà la mia identità fino a pochi anni fa. E mi ricordo tutto di quando avevo quella maglia rossa e i capelli corti e camminavo senza un grammo in pancia e ora mi chiedono se avrò un bambino. Non si dovrebbero cambiare gli armadi quando si è nello stato mentale in cui sono io. Non si dovrebbero cambiare mai e i vestiti vivere per sempre e non pensare neanche un attimo che prima stavo meglio perchè non è vero e lo sappiamo tutti. Perchè per il cibo quella di prima era malattia. Di questa fa parte della guarigione. Pure se è troppa pure se si vede meglio. Pure se m'ammazzerà e porterò vergogna scritta nelle pieghe della pancia.

... so I 'm never gonna dance again the way I danced with you...