05 dicembre, 2009

la base


Ho conservato nelle tasche il tuo tabacco.
Ho aspettato e dopo poco sei arrivato.

Sto prendendo appunti sulla mia storia del tumore.
Ha dei buoni sviluppi, ha una struttura solida.
Ha dei flashback adeguati e delle scene forti.
Deve solo crescere ancora e io devo concentrarmi di più.
E' Clelia che è ancora debole e mi spaventa.

Ho messo su un film d'amore e una maglia pesante.
Non hai più quella casa, non ci avevo pensato.
Dove ti rivedrò la prossima volta?

Dovrei fare mille cose,
non solo quello che faccio a salvarmi.
Serve sempre di più.

Non escono le parole stasera.
Chiudo le dita, stringo i denti e guardo altrove.
Spingono le parole ma manca sempre qualche lettera.
Vado a cercare altrove, facendo finta che sia tutto normale qui.

20 novembre, 2009

M.V.


Sono cresciuta leggendo libri presi in prestito dagli amici e dai genitori degli amici. Leggere mi ha formata, cresciuta, costruita. Mi ha fatto anche sentire lontana da casa mia perchè i libri, quelli che volevo leggere io non c'erano a casa. Ce n'erano altri ma all'epoca non erano fatti per me.
Con i libri ho la cura che non ho con nient'altro. Non faccio orecchiette alle pagine, se il libro è troppo piegato da un lato dopo che ho finito di leggerlo lo poggio sul comodino dal lato opposto. Sono stronzate, ovvio ma per me fare anche solo una di queste due cose rappresenta metterci una cura che non presto a niente al mondo.
Ovviamente buona parte della mia depressione è stata curata dai libri. Da Salinger, da Pavese e da Fenoglio prima di tutto. Quando li ho letti non è stata una cosa normale. E' stata una cosa che mi ha cambiato materialmente l'esistenza e l'ha fatto in meglio. Si, lo so è una cosa da nerd. Ma tant'è.
Quando ho letto Il giovane Holden ho continuato con ogni pagina conosciuta di Salinger. Da Una questione privata ho letto tutto Fenoglio lasciando fuori Il partigiano Johnny e da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mi sono impegnata a leggere tutto Pavese. Mi rimaneva fuori solo Il mestiere di vivere.
La prima volta che ho visto Il mestiere di vivere era nella libreria dei genitori di Mario. Era un'edizione degli anni sessanta. Con la copertina color carta da zucchero. Me lo sono portata a casa e ho passato tutta la notte a sfogliarlo. A lato c'erano commenti e appunti.
Leggevo ogni parola. Poi ho deciso che se avessi continuato non l'avrei capito. E ho smesso. Così ho annotato su un quaderno due paio di frasi che ricordo ancora a memoria e l'ho resituito.
Qualche anno fa l'ho ricomprato in un'edizione tascabile dell'Einaudi. Non l'ho più aperto. Fino ad oggi che ho iniziato a leggere tutto. Come fosse una religione. E non riesco a spiegare con altre parole tutto questo.

04 novembre, 2009

genevoise


Da quando sono a Ginevra compro sempre fiori.
Sono belli e colorati ma dopo un giorno si afflosciano, cadono ed io non li butto.
Li guardo stare lì ancora un po' perchè anche morenti fanno colore nella mia stanza bianca.
Quando ero piccola volevo sempre i fiori in casa ma mio padre diceva che morivano subito e che non valeva la pena e che era meglio comprare le piante. E così a Napoli, nella mia camera ci sono una decina di piante. E muoiono pure quelle ma non lo dico a mio padre, potrebbe rimanerci male.
Da quando sono a Ginevra sono dimagrita cinque chili, ho messo tre punti ad un dito della mano e mi sono resa conto che le cicatrici che ho sulle ginocchia sono una cosa santa e santificabile e che tutto quello che ho fatto, quello si è da ringraziare.
Da quando sono qui guardo la gente e mi sembra sempre irrimediabilmente calma. Anche al supermercato. Anche per la strada, nessuno mi sembra agitato. Non capisco bene come possa funzionare una società apparentemente calma, ordinata e con pochi punti visibili di degrado. Funzionerà in qualche modo, ma io ne sono completamente all'oscuro.
Funziona bene il fatto che nelpaese della gruviera vivono solo 170 persone, che i prati intorno sono tutti la pubblicità della milka ma con le mucche del colore giusto.
Non ci capisco molto da queste parti. Ma posso parlare francese anche se dicono quella cosa bruttissima tipo nonantean invece che catrevanons. Che poi ci sta un sacco di francofonia in questa voglia di dire i numeri diversi da tutti gli altri. Io lo so.
So anche che ho camminato come volevo fare da anni e non riuscivo più. Ho visto mezza cità così e ho visto tutti i parchi e il lungolago e i cigni al centro della città. Che poi tu vedi i cigni e pensi i cigni? e poi be' è normale che ci siano i cigni in una città così. Che poi così non posso dire bene cos'è perchè non ho conosciuto un genevoise neanche a pagarlo ma solo gente così che si è trovata per caso qui. E dicono che è difficile stanare un vero ginevrino, chissà dove sono finiti, mi chiedo.
La notte poi torno nel mio piccolo paesino che ha un razzo in mezzo al prato del comune e dormo nel mio letto in pieno silenzio. Mi stendo e sento tutto il mio corpo tendersi e rilassarsi. Poi mi giro e sento che dietro le mie spalle dovrebbe esserci qualcosa e non c'è. Neanche se mi giro, mi volto e allontano le coperte. Non c'è e non ci sarà nei prossimi dieci giorni. E mi accorgo qui per la prima volta che la distanza è un'inculata più grande di quella che ho sentito fino ad ora. E che mi hai fregata. Senza di te non funziona bene questa cosa in cui sono dentro anche io.

.che poi non lo so dire e ti scrivo la mail con uffà mi manchi scritto solo. ma la cosa che vorrei dire è che ti amo e che avevi ragione e che vorrei solo stare a prendere il freddo insieme e prendere tutto il vento che esce dalle finestre e prendere una bottiglia di vino e guardarti anche solo per un attimo con la faccia con cui mi guardi la prima volta che facciamo l'amore. o con quella con cui ti addormenti. che è bella uguale. o quella con cui ti svegli, mi guardi, mi odi e poi mi baci. insomma, con tutte quelle facce. e con le tue braccia che sarebbero qui se nona vessi sbagliato su tutta la linea.

15 ottobre, 2009

ce soir la


Ho viaggiato per tutto il tempo con Psycho killer in mente. Fafafafafafafafafa.
Ho camminato fino a farmi male, gelarmi e aspetto che stanotte i gradi siano sotto zero.
Dei piccoli uccelli hanno mangiato la mia New York Cheescake ed io li guardavo un po' mentre studiavo il regime alimentare che dovrò seguire per i prossimi tempi.
Una bambina finge di avere la febbre per stare con me ed io non la so più gestire.
Ho comprato caffè decaffeinato e solubile e domani mi disintossicherò.
Vorrei che mi vedessi come sono qui e come cammino contro il vento che qui ha un nome ma non lo ricordo. Rizze? Rippe? Riva? C'è il lago ma del nome del vento non ricordo.
Mi abbracceresti e ruberesti il posto. Cercherei di strappare il lenzuolo da sotto al tuo corpo o ti sveglierei per farlo. Sarebbe tutto perfetto così.
Dovevo solo andare via per un po'.
Ma non dispero, non smetto stupidamente di aspettare.

28 agosto, 2009

atesina


Fumo mezze sigarette

Bevo birra tiepida.

Sono fuori dal mondo.

Non so quali saranno i rimedi che dovrò inventare al mio ritorno.

Guardo in televisione solo cose che mi spaventano.

Non c’è presenza biologica decente in questo posto e non so dov’è

Se c’è.

Mangio, tornerò e non mangerò.

Aspetterò di vederti un giorno in più. Spererò di avere pochi giorni

Di normalità.

Domani andrò in città.

Guarderò un museo e sorriderò.

14 agosto, 2009

poor amanpour report


S. lavora sempre, anche di notte.
M. ha dimenticato il telefono al bar ma è stato fortunato.
Io sono qui mentre tu non ci sei e smetto di dire che non mi fa paura tutto questo.

La spiaggia mi s'infila dappertutto, ho il sale e la sabbia e i capelli e il petto lo sanno ancora oggi che non penso ad altro che a Clelia.
Mi manca la forza di scriverne ancora. Mi terrorizza il risultato. Mi fa paura l'abnegazione.
Dovrei tenere un diario delle mie inefficienze.
Più di tutto quello che vorrei è stare vicino a te, anche solo dormire e baciarti e sentire il vento e le zanzare del tuo balcone.
Sono pronta a tutte le conseguenze ed ai miei sbagli.
Sono pronta a ritornare nel mondo.

sonno.pace.buio.
Stendo le gambe, infilo le mani sotto il materasso mi giro al vento e sospiro. dormire non è niente senza di te. e il terrore è solo mio.

12 agosto, 2009

vorrei solo tornare a casa




Eravamo in viaggio insieme. Bevevamo birra seduti sulla Sprea, al Bar25. Avevamo un enorme tatuaggio che dalle orecchie copriva tutta la schiena. C'erano gli amici e gli agenti disturbatori. Eravamo così felici.

15 luglio, 2009

telephone to tel aviv


D'estate. Sudo le braccia- gli occhi- la bocca.
Un peso mi tira giù. Ogni ora mi vergogno del mio peso, delle mie braccia, della mia vita.
E poi da qualche altra parte mi amo.

Ti parlo mentre sono sola. E sento la tua voce. Sorrido e dimentico tutto il resto.

Crollo dal sonno ogni notte. Ma non mi arrendo mai.

12 giugno, 2009

elvis back to memphis


" Quell'uomo è la vita tua" mi hanno detto stasera. E io sorridendo ho confermato.

09 giugno, 2009

cominciamo da una prima cosa


Le occhiaie mi sono venute su - sotto gli occhi, sulla faccia, nel loro posto ideale- l'anno scorso.
Stamattina mi sono svegliata, ho guardato gli occhi ancora chiusi e con le ombre di una matita marrone che ho messo ieri ho guardato delle cose viola a tratti marrone. Poi ho capito. Che le mie occhiaie non se ne andranno mai più.

-Intanto vado a fare un ennesimo esame di francese-

05 giugno, 2009

handle with care


Metto via pezzi dell'armadio mentre bevo una birra con i Daft Punk nelle orecchie. Sapevo che sarebbe stato difficile ma non credevo così. Metto via vestiti che sono stati la mia libertà la mia identità fino a pochi anni fa. E mi ricordo tutto di quando avevo quella maglia rossa e i capelli corti e camminavo senza un grammo in pancia e ora mi chiedono se avrò un bambino. Non si dovrebbero cambiare gli armadi quando si è nello stato mentale in cui sono io. Non si dovrebbero cambiare mai e i vestiti vivere per sempre e non pensare neanche un attimo che prima stavo meglio perchè non è vero e lo sappiamo tutti. Perchè per il cibo quella di prima era malattia. Di questa fa parte della guarigione. Pure se è troppa pure se si vede meglio. Pure se m'ammazzerà e porterò vergogna scritta nelle pieghe della pancia.

... so I 'm never gonna dance again the way I danced with you...

19 maggio, 2009

la causa


Avevo un incipit stupendo oggi.
Parlava di me che torno a casa e non ho più il cappuccio dello spazzolino da denti.

Ogni giorno perdo frasi, parti, scene.
Posso solo aspettare che tornino tutti mentre nascondo le mie cose nel tuo armadio e leggo i libri.

Devo solo aspettare piano, fermarmi e ricordare quella faccia ogni attimo che vivo.
Ricordare che il mio unico terrore è della donna che non sono.

28 aprile, 2009

les mensonges


A Parigi camminavo per chilometri. Avevo scarpe dalla suola liscia, una giacca bianca sottile e un ombrello grigio. Ero sempre zuppa.
Un pomeriggio ho comprato una giacca. Fatta di lana corta che scalda solo le spalle, con i polsi scoperti.

La indosso sempre in questo periodo dell'anno.
Ogni volta che piove e metto le mani in tasta e mi fuggono i polsi
mi vedo bene, come se fossi riflessa in una vetrina.

Con i polsi bagnati, le spalle calde. Camminare a testa bassa.

04 aprile, 2009

e ditemi ancora cos'è che mi manca


Mi basterebbe stare tre minuti a dormire tra le tue braccia ogni notte.
Rinuncerei a tutto, aspetterei ogni giorno che tu torni dal lavoro
mentre io mi occupo di Giovanni e Clelia.
Lo farei dovvero. E non è il romanticismo- che ho dimenticato chissà dove-
E non è la mancanza e neanche il pampero.
E' una cosa reale e sei tu qui che mi manchi e io che voglio stare con te-
mentre mi guardi e dici che devi dormire mentre io finisco di vedere i tuoi cartoni animati.
Perchè ti svegli ogni volta prima che mi addormenti.
Perchè ti ricordi che ogni volta sono una patologia nuova.
Perchè sai tutto quello che sono e lo tieni tra le mani.
perchè quest'inverno non potevamo uscire dalle coperte.
Perchè posso avere tutto ma senza di te, qui, ho questa cosa alla gola
che solo con te va via e riesco a respirare.
Aspetto solo di cadere un'altra volta mentre ti vedo arrivare sulla via della stazione
ogni volta con una faccia nuova e con tutta la voglia che c'è.
C'è qualcosa di buono in questa vita. Io la voglio vivere con te.

29 marzo, 2009

una strada lungo il doppio


Ci sono dei giorni in cui mi accorgo di amarti più di quello che credo.
Ci sono giorni in cui rimango con gli orecchini ancora addosso e cerco qualcosa.

Ci sono cose a cui non arrivo.
Ci sono cose che non capisco.

C'è molto attorno a me. Mi fermo e non capisco.
Mi tengo in alto, con la testa fuori dall'acqua.
E' tutto in equilibrio.
Ogni giorno diventa migliore del giorno prima e più falso di sempre.
Dovrei andarmene via e scappare lì dove sei tu.
Dovrei dormire poco e sentire che ti addormenti giusto un attimo prima di me.

22 febbraio, 2009

oscar



Non so cosa succede dentro quando non faccio quello che devo.
Ma so che si spezza ogni secondo qualcosa in più.

So che esiste modo di sollevarmi.
So che c'è. Ma mi serve un punto.
Come stare in casa tua senza una parola, al freddo e aspettandoti.

Ma qui non so cosa c'è di simile.
Un punto. Bisogna trovare solo un punto su cui fermarsi.

07 febbraio, 2009

Sgrammatichiamo


Ho guidato per dieci minuti, con una birra tra le gambe.
Non ho bestemmiato, non ho urlato, per un attimo ho amato il mondo.
Nonc 'era alcun pericolo.

Ho cercato di infilare le canzoni di Bowie ma non c'era verso- e nemmeno i cazzotti.
Ho dovuto ascoltare qualcuno che cercava di farmi ridere.

Ho scritto qualcosa nella testa e non ricordo niente.
Ho le mani gonfie, mi hai detto che sono strana. Ma io ho solo paura per la prima volta nella mia vita.

Ho comprato una gonna come fossi femmina, l'ho tolta come fossi tu qui.

Vorrei scrivere molte cose. Come la notte o che ti amo. Ma non mi ricordo quello che ho scritto mentre guidavo. Allora questo è tutto quello che mi riesce al meglio- mentre sento freddo alle spalle, mentre ho persino un pigiama.

Però alla radio hanno messo una canzone che non c'entra un cazzo ma che ero giovane quando la sentivo.

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
sono facilissime da individuare
ci piace la musica ad alto volume
fin quanto lo stereo la può sopportare
ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
le urla di Prince, i Police
mettiamo un CD prima di addormentarci
e al nostro risveglio deve essere lì

perché quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu piangi
quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu ridi

Le cose che abbiamo in comune
sono così tante che quasi spaventa
entrambi viviamo da più di vent'anni
ed entrambi, comunque da meno di trenta
ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare
sorridere e fare l'amore
lo vedi, son tante le cose in comune
che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

"Le cose che abbiamo in comune!", ricordi
sei tu che prima l'hai detto
dicevi "ma guarda, lo stesso locale
le stesse patate , lo stesso brachetto!"
e ad ogni domanda una nuova conferma
un identico ritmo di vino e risate
e poi l'emozione di quel primo bacio
le labbra precise, perfette, incollate

Abbracciarti, studiare il tuo corpo
vedere che in viso eri già tutta rossa
e intanto scoprire stupito e commosso
che avevi le mie stesse identiche ossa
e allora ti chiedo, non è sufficiente?
cos'altro ti serve per esserne certa
con tutte le cose che abbiamo in comune
l'unione fra noi non sarebbe perfetta?

Quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu piangi
quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu ridi... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo, oh: è troppo bello!
troppo bello!

Quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
e quando io piango... tu ridi...
troppo bello!