10 ottobre, 2006

sotto il sole



Oggi un uomo ha detto che un mio personaggio- che doveva avere un'ossessione da portare avanti- era completamente fuori di testa. Io mi sono fermata. Non gli ho detto quello che pensavo. Quello che pensavo era, in un secondo: è ossessionata da qualcosa, come potrebbe vivere bene nella sua testa?
Erano tutti sorpresi, straniti e volenterosi, dopo aver letto un racconto di Banana Yoshimoto, di vivere un sonno profondo e continuo, di dormire per giorni interi.







Ho visto le cose che si fanno sotto il sole Non c'è niente di nuovo sotto il sole Cieli vasti Belle cosce da accarezzare Rancori repressi Vestiti ordinari Valutazioni discutibili Colori intensi Momenti esaltanti Buone carte da giocare [Non c'è niente di nuovo sotto il sole] Passioni sopite Slanci affettivi Semafori lampeggianti Bevande ghiacciate Vuoti da riempire Situazioni limite Risa convulse Altre carte da giocare





la verità

La verità è che le persone maleducate mi annoiano. Quando sono anche madri di famiglia, invece, mi fanno pietà.

09 ottobre, 2006

palazzocrispi

Siooori Sioooree!
Giovani e anziani!
Cuozzi e cubani!
Annuncio a tutti voi che, cacchio, mi sono ritrovata, irresponsabilmente a vivere!
Ho addirrittura trovato un volo per il Kenya a settecentodicosettecentoeuri!
Alle volte il mondo mi sorprende! Aspetto solo che mi sorprenda armato di un'infinità di ballerini cubani e poi... epoi e poi epoi epoi.....!
A parte gli scherzi, annuncio che forse la sanità mentale si sta lentamente ristablendo in me, che fors eil cuore si sta rimarginando di nuovo, che forse il mio corpo riesce a seguirmi e la mia mente, con un po' più di lentezza pure.
La giornata è piena di buoni auspici, speroiamo di tramortirla perchè di giornate disastrose, io, non ne voglio più!

calzettini bianchi calzettini blu

Fafi ha deciso di cambiare le sue scarpe da guerra. Questo significa che in qualche modo devono essere consservate anche se sono inutilizzabili.
Dice Fafi che c'è un tizio, in giro per il mondo che se tu gli porti le cose che non vuoi più indossare, lui , poi, le plastifica e le fa diventare adatte ad essere incorniciate.
Adesso, diciamolo, io vorrei incorniciare tutte le cose belle della mia vita, le vorrei incorniciare tutte e metterle sopra i miei quadri di Pazienza, sopra al quadro per il quale Mariettomio ha fatto un incidente, vorrei metterle sopra anche alla Marcella di Kirchner. Perchè poi ho bisogno di ricordare che c'è stato un motivo perchè delle cose sono migliori delle altre, mi devo ricordare che c'è un motivo per cui le cose succedono, io non penso che il caso esista. Non esiste il caso, la sfiga, le fatwe. Be' io ci scherzo, ma non ci credo. Da buona donna del sud i miei intercalari sono pieni delle'esaltazione del caso, del fato, del destino.
Ma, a me, dare la colpa al caso mi fa davvero girare i coglioni.

"io nun capisc'e vote ch'succede ma quell'che s'vede nun se crede, nun se crede"
posso essere perplesso se chi fa il bene dell'umanità mette i propri vecchi all'ospizio? se chi fa il volontario ci guadagna un salario ingrassa il suo amor proprio e il nostro obbrobrio un volontario, senza eccesso di zelo,
fa gratis quel che può e gli par zero. curare sevizie di schiavi viola l'umanità se non si fa la guerra a schiavisti e schiavitù almeno si sostiene chi, a proprio rischio, la fa. l'abominio fiorisce in pretesa innocenza che al Bene serve cuore e conoscenza - sono perplesso, sono depresso, sono incazzato molto molto peggio - vale più un cuore puro e un cazzo dritto d'ogni pensiero debole, piagnone contro comunque sempre e solo insoddisfatto - il mondo non vi piace: arruolatevi! siamo casi difficili tra chirurgie e analgesici residui complicati d'infauste ideologie psico-sociali estetiche religioso-politiche vivi di vaccini, trapianti e molti molto buoni sentimenti dove qualcuno muore di lamentele e stenti qualcuno ingrassa s'accarezza il ventre
se s'azzoppa l'incassa se cade si rialza dolorante e dritto, dolorante e dritto anima pura che stai lassù in montagna la vita è un falso piano non un palo di cuccagna anima dolce che stai tra i cottonfiock metti i piedi per terra sentirai che elettroshock anima bella che giochi la tua pelle il prezzo va alle stelle dovrai pagarlo Tu anima forte che cerchi miglior sorte la forza è qualità e viene giudicata per quel che fa o non fa. crescere morire in pace, non c'è assicurazione che vale c'è terra sotto i piedi, il cielo oltre i pensieri costruirsil'inferno a ognuno ognuno il suo abitarlo a fatica, imposti manutenzione e costi perdite in tasca, profitti, occhiali scuri non ci sono gli occhi cuori comprati al mercato: chiamarlo Paradiso e crederci. nascere, non è caso ideologico medico etico e antecedente all'idea di diritto divina conseguenza d'amore sia almeno sano scopare, sia almeno sano scopare umano atto animale - vale più un cuore puro e un cazzo dritto d'ogni pensiero debole, piagnone, contro solo soddisfatto di sè. Insoddisfatto. occhio bimbo stai dritto.



07 ottobre, 2006

vedo meno chiaro che qui

Che però che non si dica che non ci sto provando. Ci sto provando strenuemente!

Addobbata alla maniera di biancaneve alias tempo delle mele in rosa, aspetto i miei amici che mi vengano a prendere. Aspetto, aspetto.
Mi sono riempita una giornata, stanotte cercherò di riempire anche quella di domani. Sto estorcendo un lavoro alla mia amica, mi sto prendendo cura di non piangere in pubblico di continuo anche se è l'unica cosa che vorrei.
Mi sono già truccata e vestita, se avessi qualcosa da perfezionare o da bere o da fumare non sarei qui a ragionarci su. Ma aspetto ed allora mi parlo un po' mi scrivo un po' mi regalo questo ultimo momento di pace, prima di affrontare questo schifo che mi sembro e questo odore che non sento.

06 ottobre, 2006

c'è questo stanotte


C'è questo stanotte
Due distese di bianco spezzano l'oscurità
Una a terra, immobile
ricopre le forme
L'altra in continuo movimento
penetra nella notte e si ritrae
Il gelo ha ricoperto i vasi
su questo terrazzo dove non andiamo mai
Il vento piega gli alberi
e tende i fili
dove nessuno stende più la biancheria
Ho scavalcato il tuo corpo
scomposto nel sonno
e nella mia parte di letto mi sono avvolto nel tuo calore






ci sono solo queste parole stanotte. non c'è nessuna forza, nessun amore, nessuna fuga, nessun candore.c'è solo il mio umore il peggiore che io abbi amai avuto. c'è il silenzio, nel mio bicchiere rosso. cerco un modo per vivere ancora, c'è un modo, da qualche parte che bisogna spiagarmi, sanarmi, passarmi. è solo sonno, la stanchezza che mi rismpie le vene e sul mio le tto l'amore che ho, la vita che mi danno, la tensione che si scioglie. devo uscire da questa storia che sto facendo a me stessa, devo dfarlo prima o poi, ma si sa com'è, devo arrivare fino al fondo di questo momento. che non è il mio momento, ma aspetto qui, e provo a vedere se c'è qualcosa di buono da poter cacciare fuori.

04 ottobre, 2006

de- make- up vers 0.2

Per questa faccia che ho mi sono strappata via tutto il trucco, mi sono portata via tutto lo sporco, mi sono buttata via tutto lo schifo che emerge, a tratti, sotto forma di calore. E l'ho buttato, manon so dove. Se un giorno questo schifo io lo vorrò, non saprò più come riprenderlo, come riportarmelo, non saprò mai più cosa farne. Perchè unpo' di schifo a me serve per gestire la serenità, un po' di schifo è qullo che ci vuole quando non puoi più darti la colpa.
La verità però è sempre lì in fondo, la verità però è che per essere pulita, per non sentire più questo schifo io dovrei rasarmi, deperire, ingiallire ed assopirmi. Dormire due mesi, aspettando di tornare rosa, di tornare morbida, tornare bionda. Ecco, adesso vorrei addormentarmi e svegliarmi tra qualche mese. Ma forse la verità è che mi serve qualcuno che mi curi o, che almeno, sappia dormirmi addosso.



Ti ho sfiorato confuso in mezzo alla gente lungo i tappeti dello Shalimar Hotel C'era un uomo vestito di scuro dietro di te Che cancellava le ombre alle tue spalle Ma se mi stacco da te mi strappo tutto Ma il mio meglio, o il mio peggio ti rimane attaccato, appiccicoso come un olio denso
E mi ritrovo i pollici, e i polmoni Ti ho aspettato seduto in un milione di bar prima di annegare prima di spendere tutto quello che avevo Ma se mi stacco da te mi strappo tutto Ma il mio meglio, o il mio peggio ti rimane attaccato, appiccicoso come un olio denso E mi ritrovo i pollici, e i polmoni Ti aspetto allo Shalimar Hotel

03 ottobre, 2006

de- make- up

Stasera qualcosa è andato bene. Sono tornata a casa, alle nove, non ho sentito il bisogno di uscire nè di bere e neanche di fumare. Non perchè all'improvviso tutto qui sia diventato "Alice nel paese delle meraviglie" ma perchè dalle nove ad ora( cinque ore, per l'esattezza) mi sono seduta solo una volta, solo per mangiare. Stasera ho presentato sul mio maxischermo dotato di:
  1. temperatura corporea che passa dai 36 ai 37.2 gradi;
  2. premestruo galoppante;
  3. brufoli in numero di 5 opportunamente dissanguati causati dal punto 2;
  4. depressione dovuta a cause varie, prima tra tutte dalla mancanza di ballerini cubani(automuniti);
  5. stanchezza dovuta alla mancanza di esseri automuniti( possibilmente cubani);
  6. scompensi sentimentali;
  7. pianificazione precaria;
  8. scadenze a breve termine che non scadono mai abbastanza presto.
Ebbene sul mio maxischermo ho presentato:"La perfettissima massaia! Come curare la depressio con 1001 detersivi diversi". Raiuno invece ha presentato Giovanni Falcone.
Io, pensavo a Falcone e piangevo. Poi guardavo Raiuno e mi dicevo:"Porco cacchio! E' mai possibile! Quello in tivvù è Massimo D'Apporto!".
Ma io non pensavo a lui, pensavo a Falcone! Ma mettiamo il caso fosse passato un ballerino cubano automunito, mi avesse vista piangere guardando D'Apporto, lui non avrebbe capito e sarebbe fuggito via. Certo sarebbe potuto anche rimanere abbajjato dalla mia bellezza (abbajjato è parente a pajjata, si è con l aj!abbaccinato è senza la j!), ma, se fosse stato un po' miope? O del tutto ceco? Cosa avrebbe mai potuto pensare di me? Avrei perso non solo un cubano, ma anche un automunito!
Ho rischiato davvero grosso stasera...
In mia discolpa, devo sottolineare che è anche vero che piango almeno tre volte a settimana davanti al tg(dicamo tre, alle volte quattro, alle volte cinque, dipende da quanto sono terribili le notizie e chi riguardano-categorie su cui piango meglio in ordine di disperazione: donne, immigrati generici, africani apprescindere. Categorie su cui mi commuovo meglio: Mandela scarcerato, omicidio di Falcone, Giorgio Presidente-e comunque il numero rimane variabile, insomma, le tre volte a settimana era solo per dare un numero).
E' anche vero però che la morte di Falcone, dopo il golpe a Gorbaciov (del quale appresi nella mia prima vacanza a Paris, si l'ho scritto solo per far vedè come sò cittadina de questo, quello e quest'attro mondo) e la scarcerazione di Nelson Mandela sono gli unici ricordi che ho (assieme alla prima guerra del golfo) di avvenimenti che riguardino il mondo. Però:
  1. il golpe lo ricordo per uno quiquoqua linguistico con i miei(io volevo sapere se il termine "golpe"che leggevo sui giornali era francese o italiano. per un'esatta ricostruzione storica devo dire che non mi fu svelato l'arcano molto velocemente- e io sospetto che lo scioglimento del mio dubbio sia avvenuto in un'altra occasione);
  2. la prima guerra del golfo la ricordo perchè non andai a scuola il giorno dopo l'annuncio dell'inizio dei combatimenti( e ricordo ancora la grafica del primo tg5!). Convinta che il motivo della mia assenza a scuola fosse la guerra, mi cacai sotto dalla paura. Poi scoprii che il vero motivo era "l'analisi del sangue" ed ebbi dieci volte più paura che della guerra).
Ergo, la morte di Falcone e la liberazione di Mandela sono i miei primi ricordi del mondo, sono due dei pochi ricordi visivi che ho. Se mi madre sa che, in senso lato, è colpa sua se in primavera vado a Nairobi, prima mi tortura, poi s'ammazza.

Ah, per la cronaca: devo avere una faccia terribile in questi giorni.
Mia madre prima mi ha rinfacciato dello spostamento d'esame solo per due volte, poi quando le ho detto:
"Ma', sto stravolta, mi bevo una birra", lei mi ha guardata ed ha detto:"Eh, si pijatela, fai bene...". (Nastro Azzurro 66 cl. - e mia madre manco per la quantità ha discusso n.d.a.)
Poi oggi sono tornata a casa ed ho trovato sulla scrivania il vaglia per l'abbonamento a Vogue. Giuro, se mia madre non infierisce su di me( piuttosto che accondiscendere alle mie tendenze da depressona s'ammazzerebbe, sì, in fondo anche Giuda è una madre) allora sono davvero in uno stato pietoso. Si, sono davvero in uno stato pietoso.

02 ottobre, 2006

domandesenzarisposta

quando qualcuno ti chiede di tornare tu che fai? quando qualcuno ti chiede di rimanere tu che fai? quando qualcuno ti chiede di restare a a casa tu che fai? quando qualcuno ti costringe a rimanere nel tuo ruolo tu che fai? quando sembri paralizzata su una sedia un letto una stanza tu che fai? quando riempi la vita di cose ma nessuna di questa ti fa bene tu che fa? quando ti servirebbe qualcosa in più ma tu non sai ancora cos'è quel qualcosa? quando senti che tutto è già successo una volta e stai rischiando una seconda visione su questi teleschermi? e quando senti che tutto sta andando in merda, la tua vita, il tuo cervello, il tuo talento, il tuo cuore?eh, tu che fai?
di solito io vado di la, bevo una birra e poi esco. adesso non ho tempo per la birra, devo scappare.
e comunque mi servirebbe qualcuno con cui guardare floris e santoro, possibilmente automunito.

Fico Para ti Como sou Aqui espero Desespero Como era Sou quem era Foi assim Foi no tempo que passou Foi sentir o teu olhar Por mim fica a quem j me chamou Assim Era Para ti Como sou o tempo Que lamento Vou esperar No vou esquecer Foi assim Que o tempo parou Num lugar em mim Que pra ti ficou Estou aqui No desejo Do que vi Do que vejo Quero saber de ti Pra voltar a ver Em mim o que vi E no vou esqueer Estou aqui No desejo Do que vi Do que vejo Fico Para ti Como so
(che i madredeus non sò riusciti a vederli l'altra notte...)

einaudi

Ho bisogno di leggere ma non so che cosa leggere. Ho voglia di leggere ma voglio qualcosa nella pancia che mi dica che quello è il libro che voglio leggere. Sto leggendo Neruda che racconta del suo Cile e dei suoi viaggi, sto leggendo Faber e ogni sera leggo un racconto di Carver, solo Carver non mi fa sentire irrequieta nell alettura. Il problema è che io faccio così quando non trovo il libro che leggo dentro di me. Mi viene da piangere. Ho anche pensato di gettarmi su 18.50 euri del nuovo di B.Bianchi. Poi mi sono accorta che pure avendo lo sconto arrivo a 13.50 euri e mi sembra comunque troppo. Quindi mi sono messa a cercare qualche libro da leggere e ho cercato un libro sul sito della M*******i. E no, non lo posso accettare, non riesco ad accettare la scritta Einaudi, sotto quella M********i.

Qui ci vuole Bukowski, solo lui può salvarci!

Sit and endure/ Fermo a sopportare


insomma prima è morta Mae West
e poi George Raft,
e Eddie G. Robinson se
n'è andato
da un bel pezzo.
e Bogart e Gable
e la Grable,
e Stanlio e
Ollio
e i Fratelli Marx,
tutti quei sabati
pomeriggio
al cinema
da ragazzo
se ne sono andati
e io mi guardo
attorno in questa stanza
e lei mi restituisce lo sguardo
e poi guardo fuori
dalla finestra.
il tempo pende inerme
dalla maniglia dell aporta
mentre un fermacarte
d'oro
a forma di gufo
guarda di sotto in su verso di me
(sono un vecchio ormai)
che devo restare seduto a sopportare
tutti questi vuoti
sabati
pomeriggio.

01 ottobre, 2006

mi sono fatta venire la febbre



Notte bianca, pochi balli, molte peroni.
Dodici ore dopo mi sono fatta venire la febbre.
E che finalmente cresca questa febbre!
E che finalmente io inizi a somatizzare!
Voglio che batteri e batteri e batteri invadano il mio corpo ed abusino della mia vita!
E sto stanca di questo malumore, di questa apatia, di questa improcrastinabile depressione sempre in agguato!
Che il mio corpo inizi a somatizzare!
Che si faccia largo una vera malattia!
Che il mondo compianga la mia febbricola somatizzatrice!
Sono una ragazzetta, non trattatemi male, ho bisogno di fare una tregua, chiedo una tregua che duri solo, solo per un po'. E per questo, per questo po' io ho bisogno di arrendermi. Ma solo per un po'.


Il giorno sta crollandomi al rallentatore perchè niente possa prendermi se non lo decido da me rido perchèl'aria si esaurirà ma il vuoto crea stabilità rido perchè non sai se mi pulirai o mi ucciderai se vuoi saperlo lo fai piovono santi con i loro giocattoli per noi ma siamo ormai troppo giovani per addormentarci, lo sai forse presto l'aria si esaurirà il vuoto crea stabilità o forse sei il respiro che mi pulirà mi pulirai se vuoi forse presto l'aria si esaurirà ma il vuoto crea stabilità o forse sei il respiro che mi pulirà mi pulirai se vuoi

29 settembre, 2006

termine lungo


Per la seconda volta in pochi mesi ho fattoun progetto a lungo termine.
Non mi ricordo bene la prima volta quando è stata, comunque, questa è la seconda volta.
Secondo questo piano semestrale a merzo io dovrei essere praticamente annullata. Senza neanche la forza di pensare alle devastazioni umane ed urbane. Soprattutto, se non mi organizzo bene, questa volta mi sa che ho due opzioni:
  1. impazzire;
  2. impazzire;
  3. impazzire per la mia inefficienza.


A mia discolpa, a mantenimento della mia tesi però posso dire che mi trovo con le spalle al muro. O faccio così (così sarebbe: lavoro, studio intenso, corso di scrittura, grenoble e dieta- e notiamo che non ho neanche inserito il tempo per avere una vita sentimentale-)o arrefondo. Come posso intendere arrefondo in italiano? Ci vado a perdere? Be' diciamo che ci vado a perdere andrebbe bene. Il fatto è che "ci vado a perdere" non esprime bene quello che arrefondere esprime perfettamente nella mio -strano, bislacco, tutto storto- mondo interiore.
Un quesito si pone adesso alla mia vita: ma non è che sò dislessica?

I was sleeping, gently napping, when I heard the phone Who is on the other end talking, am I even home Did you see what she did to him, did you hear what they said Just a new york conversation, rattling in my head Oh, my, and what shall we wear Oh, my, and whop really cares Just a new york conversation, gossip all of the time Did you hear who did what to whom, happens all the time Who has touched and who has dabbled here in the city of shows Openings, closings, bad repartee, everybody knows Oh, how sad, why do we call Oh, I’m glad to hear from you all I am calling, yes I’m calling just to speak to you For I know this night will kill me, if I can’t be with you If I can’t be with you

28 settembre, 2006

Nuovomondo

Diciamocelo, oggi è stata propriouna giornata di merda. Diciamolo pubblicamente, non facciamone mistero. Anche se il mio corpo, oggi, non rispondeva e la mente anccora meno, ho deciso di uscire.
Mentre giudavo ho avuto i prodromi di un attacco di panico, ma adesso, ormai, ho imparato a gestirli. Ho messo Fumo Blu e mi sono distratta, dieci minuti e non potevo più stare male, ero in compagnia. E non sapevo che il bello doveva ancora venire. Ed il bello è stato il cinema.

Durante i trailer sentivo un cerchio di rancore, di tristezza e di disperazione che si stringeva attornoallemie tempie. Sono giorni che vorrei scoppiare in lacrime pubblicamente, sono giorni che vorrei uscire senza neanche truccarmi e sono giorni che spero che prima o poi qualcuno venga a curarmi.
Ma dopo i trailer è arrivato Nuovomondo. Due uomini che scalano una montagna con una pietra fra i denti, a piedi scalzi. Una donna che toglie una serpe dal ventre di una ragazza. Un ragazzo che, muto, fa i versi degli uccelli e quanto toglie il cappello ha le lumache in testa.Un padre vedovo, sua madre, i due suoi figli e due ragazze che devono essere portate illibate negli Stati Uniti decidono di partire. La famiglia cerca il gemello del padre. Vanno a prendere i vestiti buoni, s'imbaracano e al porto c'è la Gainsbourg che è inglese, che è una nobildonna, è chiaro da subito.Tutti la taliavano. Lei parte con loro, la signora anziana non la tollera, non ha le mani adatte a loro. C'è la scena in cui la terza classe, ammassata sulla poppa della nave è unita a tutte le persone che invece sono ammassate sul molo. La nave si sposta,si separa tutta quella massa di persone, si separa grazie al mare, allora inizia il viaggio.
Bellissimo il film, bellissimi gli attori, bellissimi i personaggi rappresentati, bellissime le visioni che il capofamiglia ha. Bellissimo il contrasto tra la società che riceve gli emigrati e che li sottopone a domande per verificare che non siano stupidi e la loro intelligenza acuta, pratica, onesta. Questo film mi è piaciuto molto, moltissimo.
Oggi è stata un giornata davvero di merda, il film è valso tutto il giorno perduto.

27 settembre, 2006

salvamento

°volevo solo dirvi che David Bowie sta per salvarmi la vita°

pensiero cervicale

Sono tre ore che ascolto il vento. Non si sente neanche il rumore del mare. Il mio cervello non può produrre niente. Appena penso mi faccio male. E' meglio, posso accusare qualcuno.
El-Muniria, Stanza 218:



Ora che non ho fame di parole
avrei bisogno di parole
Parole che scorrano facili
e non inciampino ni mezzo alle dita
Mi scrivi per sapere che tempo fa dentro la mia testa
e vorrei risponderti
Ho chiesto a Dario se vede il sole dentro la mia testa
Io sento solo l'aria
che entra da una finestra rotta
Sento solo le mattonelle fredde sotto i piedi
e le pareti che scricchiolano
Sento solo le vene
che finiscono dove finisco io
E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi
E li sento cedere
Ora che non ho sete di parole
avrei bisogno di parole
Parole che cadano in gola come pioggia calda
Parole che non sbiadiscano sotto questo sole
Mi scrivi per sapere che tempo fa dentro la mia testa
e vorrei risponderti
Dario è partito
Io chiedo in giro se si vede il sole dentro la mia testa
Io sento solo l'aria
che entra da una finestra rotta
Sento solo le mattonelle fredde sotto i piedi
e le pareti che scricchiolano
Sento solo le vene
che finiscono dove finisco io
E passo il tempo a toccare i punti in cui mi manchi
E li sento cedere


26 settembre, 2006

sono uno straccio

Ho cancellato un post. Poi ne ho cancellato un altro. Pensavo di averlo fatto perchè non mi piacevano. Poi mi sono accorta che non si arrivava in nessun punto.
Quando sono così come sono adesso, scrivere mi aiuta a distendere tutto a sciogliere tramite le mie mani le questioni e vedere tutto più semplice. Mi sembra di avere i tentacoli quando faccio questo. Quando non riesco a scrivere una parola, mi ritrovo con il cervello vuoto, sgombro da qualsiasi altra cosa che non si al'attesa per la parola che deve uscire. Poi muovo le dita, le muovo alternatamente, a due a due e nella mia mente vedo dei fili grigi che escono fuori e poi sento che la parola è quella.

Ma stasera non trovo niente nella mia mente penso, penso ad una novità che non c'è, penso che sto aspettando di fare un esame, penso che se non facccio questo esame le cose che ho scritto non verranno mai finite. E questa attesa mi sta rompendo davvero i coglioni. Perchè non riesco a liberarmi di quest'aria, che mi sembra condensarsi.

Sento solo l'odore della nebbia. In questi giorni è come se io fossi avvolta da una nebbia trasparente.
Allora mi siedo, faccio un respiro profondo, spero che vada via.
Ma la nebbia rimane fino a quando non mi abituo a vederla.
Quando mi abituo, me ne dimentico e posso continuare quello che ho interrotto.


23 settembre, 2006

rainews24

E' da giorni che tolgo gli occhiali, mi stendo sul fianco destro e mi addormento con il televisore alle spalle. All'ora in cui vado a dormire c'è un solo programma che riesco a tollerare e all'ora in cui vado a dormire l'ultimo mio pensiero è guardare la newsbar di RaiNews24.
Qualche notte fa ho tolto gli occhiali, ho dato le spalle alla tivvù mi sono messa a pensare ai cacchi miei. Ad un certo punto sento del colpo di Stato il Thailandia.
Metto gli occhiali, mi sposto sull'altro fianco e vedo le immagini.
Anzi, ne vedo solo una: i carrarmati fermi ad un incrocio e due ragazzi che ridono.
Uno ha un cellulare e sta fotografando il golpe.

p.s.Vespa vuole quattro serate dalla rai...facciamo una raccolta di firme affinchè non gliele diano( il problema che si pone poi...se non le danno a vespa, a chi le danno, poi?)

21 settembre, 2006

sintomatologia della cazzara

Ho qualcosa che mi preme sulla fronte. Il setto nasale è dritto ma c'è qualcosa che non libera il mio respiro per essere perfetto. La gola, la gola è sempre il male più forte e non esiste più, ormai. E il cuore, quello, pesa soltanto.La verità è che vorrei fermarmi a piangere, come bambini, seduti a terra, con le gambe incrociate.

cervicale

Ecco, oggi sono andata al bar.
Il tizio che dovrebbe assumermi mi ha parlato per almeno un quarto d'ora del posto, delle mansioni, delle varie robbe che si dicono in questi casi. Io mi annoiavo.
Io annuivo.
Il posto è tanto carino, è uno stranop incrocio: tipo stile marinaresco francese.
Anche se Titta non è d'accordo, io ci provo se quest'uomo mi chiama.
Ovviamente si richiedeva bella presenza quindi sono stata a truccarmi per almeno un'ora e sembravo mia nonna quando sono uscita di casa. Credo che domani indosserò un pantajazz multicolor per riuscire a dimenticare l'indiscutibile serietà del mio abbigliamento odierno.
Credo che adesso andrò a dormire perchè i fiori di Bach nemmeno oggi li ho comprati, ho ancora il mio smalto rosso e mi sto inziando a chiedere se tutto questo non sia davvero una questione di succhi gastrici e batteri.
Esami! Esami! Devo dare assolutamente questi esami.

19 settembre, 2006

rescue remedies

E' un anno che cerco in ogni modo di distogliere l'attenzione dalla mia mente malata, di non darle spazio, di non darle tempo per dire puttanate. Da qualche mese, però, ci sono delle avvisaglie, ci sono delle paure, ci sono delle cose che non sono io. Le sto combattendo da mesi e ieri soltanto, in metropolitana mi sono accorta che queste paure, queste schifezze che sento spesso e che ignoro costantemente, potrebbero essere sintomi di una cosa che sto cercando di combattere. Faccio finta che questa cosa non ci sia, non ne parlo neanche a me stessa e spero che così si risolva tutto.
Ma stamattina mi sono svegliata già infelice ed un pensiero mi è balenato per la testa: se questa volta avesse il sopravvento l'immobilità invece che la felicità? Io ci proverò ancora, ma credo di aver bisogno di un aiuto.
Domani corro a comprare i fiori di Bach, non si sa mai.

18 settembre, 2006

piccoli umori vagabondi. ovvero il mio treno

Ti sei mai chiesto cos'è un liquido? Ti sei mai chiesto cosa sia mai liquido?
Eh, te lo sei chiesto mai?
Ti do io una risposta.
Liquido è la cancrena che parte da miei piedi e che sta invadendo piano le mie gambe. Sta giungendo al sangue e lo sta riformando. E sai cosa rimane del mio sangue rosso? Si, quel sangue che non riuscivo a fermare, certo proprio quel sangue adesso è una sola parola, quel sangue adesso è solo freddo. E dal sangue raggiunge tutti i miei liquidi, i miei umori, la mia bile e sento tutto diventare freddo, sempre di più e penso Cazzo, è solo al cancrena, non preoccuparti è cancrena, dopo tutto passa. E quasi mi convinco che non ci sia bisogno di amputare nessun arto, quasi mi convinco che il sangue è buono anche freddo.


la verità è che a volte dovrei fermarmi, semplicemente fermarmi e piangere e annullarmi ed essere catastrofica e non lottare e non credere che tutto, anche se non mio andrà a finire bene.si, dovrei arrendermi per un solo minuto al mese, questa è la verità.

17 settembre, 2006

d'alessandro




Piove da due giorni.
Io ho messo il mio smalto.
Non potrei stare meglio.

Ho lasciato la finestra aperta.
E mi è piovuto in casa.
L'ho richiusa e ho continuato a pensare che piovesse.
Prima che me ne
rendessi conto tutto è diventato più chiaro.
Devo solo imparare ad essere più precisa.
Lo smalto è troppo scuro per nasconderlo.

16 settembre, 2006

pavese

Ah, ovviamente, io non ho dimenticato di scrivere la poesia di Pavese.
E' che ho deciso di non scriverla più. Ho deciso di non rileggerla più. Ho chiuso il libro.
Non credo che con il libro aperto sarei stata meglio. Quindi, tenetevi l'incipit, magari tra un po' la scriverò tutta, ma, adesso, basta. Ed avanza anche un po'.

15 settembre, 2006

molesto pretesto che non sarà puntuale

Io e Pep da Tonino.
Aperitivo. Jack e cola io, Spriz lei.
Prima, un rum&pera.
Poi ci accorgiamo che siamo al terzo giro. Anzi, io sono al quarto.
Parliamo, confessiamo e diciamo che abbiamo fatto bene.

Alle dieci già sono ubriaca.
Tornata a casa decido di finire Cent'anni di solitudine.
All'ultima parola mi accorgo che è notte fonda.
In una camera non mia, mi accorgo che tutto è buio.

Mi alzo, barcollo. In piedi sulla sedia apro la tenda.
Piove a dirotto, la stanza è ancora troppo buia.
Invece che sulla finestra, la pioggia sembra battere sul mio viso.

Penso che in fondo non può essere mattino.

Non lo è. Sono solo le cinque e mezza.

Cerco di dare una direzione placida al senso di irrequietezza che ho.
Dopo un'ora in cui forzo la mia mente a distrarsi, mi addormento.
Per due ore non faccio altro che sognare.
Appena inizio a sognare, però, mi sveglio. E non riesco a ricordare cosa sogno.
Sogno e poi mi sveglio. Per due ore.

Non c'è modo.
Sento la pioggia troppo vicina. Mi alzo. Il corridoio è allagato.
Bevo dell'acqua, chiudo la finestra. Mi si bagnano i piedi.

Penso che non dovrei dormire nel letto di qualcun altro con i piedi bagnati, ma il corpo, pesante, ha la meglio.
Crollo. Poi inizio a sognare e mi sveglio.
Decido che è l'ultima volta che sognerò stamattina.

In piedi, penso alla frase che ho avuto a lungo in mente in questi mesi:
"Fra poco mi alzo anch'io. Mi devo prima svegliare per bene. Voglio pensare un altro po' a questo sogno."
Fa parte di Sogni, un racconto di Raymond Carver.
Che inizia così:
Mia moglie ha l'abitudine di raccontarmi i suoi sogni quando si sveglia. Io le porto il caffè e un bicchiere di succo di frutta e mi siedo accanto al letto; intanto lei si sveglia e si scosta i capelli dalla faccia. Ha la solita espressione di quando ci si sveglia, ma anche lo sguardo di chi torna da qualche parte.
Ho letto per la prima volta Sogni sette anni fa.
Mi sentivo molto simile alla donna che sembra tornare da qualche parte.
Da allora tutti i sogni, per me, sono luoghi e soluzioni ben precisi .
Stamattina però, non mi lasciavo sognare in pace.

Alle volte mi sento vivere come vetro in mezzo alla plastica.



...Prima o poi dovrò smettere di proteggermi...Prima o poi farà più male di ora...Farà più male ancora..

14 settembre, 2006

la terra e la morte, 19-20 novembre 1945

Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d'acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.
Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.

Volevo continuare. Ma poi, Pavese fa troppo male, adesso. La continuo domani questa poesia. Però uso solo questa e poi basta.

che sia sempre dannato!

Quando io e la mia amica siamo arrivate in patria pugliese ci ha accolto nella sua auto la nostra amica Bionda. Quest'ultima si era guardata bene le riviste in edicola ed aveva comprato Ciak, quello di agosto, perchè ad agosto ci segnano su tutti i film da vedere, quando escono, come sono, chi ci recita, eccetereecceteraeccetera. Decidiamo che vogliamo vedere un sacco di film. Dopo un'ora di viaggio decidiamo il film che andremo sicuramente a vedere.
Stasera quindi siamo andate a vedere il film. Ed il film è Time di Kim Ki Duk.

Sinossi: Lui e lei stanno insieme lei è lievemente gelosa (nel senso che appena lui respira lei va in aceto e fa una piazzata pubblica manco stesse vendendo il pesce al mercato la Vigilia di Natale in un paese del sud Italia).
Lei si è fissata che lui si è stancato di lei, del suo corpo e del suo viso e ripete ben due volte:Non ti sei stancato di questa faccia noiosa?cosa che se ero io il ragazzo prima la lasciavo e poi la faccia gliela cambiavo io a cazzotti. Ovviamente lui non ci pensa mancopenniente a lasciarla. Dopo di che lei decide:
  1. di fargli prima un pompino;
  2. di fargli una sega costringendolo a pensare che lei sia un'altra;
  3. scoparire del tutto dalla vita di lui e un po' anche dalla sua vita stessa;
  4. andare da un chirurgo estetico e farsi cambiare la faccia(nonostante lei sia incredibilmente bella).
Ovviamente lei becca l'unico uomo al mondo che dopo che tu l'hai abbandonato, invece di fare un party e ringraziare iddio di essersi scansato un tale gatto nero dai maroni, continua a cercarti, fare telefonate ad un cellulare spento (che cazzo, vibra, vibra solo, ma ste cazzo di suonerie in Corea proprio non le vogliono usare?). Ovviamente lui per sei mesi(il tempo che ci mette la faccia di lei a sgonfiarsi- e frapparentesi se lei fosse andata dal chirurgo plastico di Demi Moore e Nicole Kidman manco venti giorni doveva aspettare a sbendarsi-) la cerca, è disperato. Gli amici lo fanno uscire, lo portano a fare il karaoke e il pediluvio. Che poi, frapparentesi, nel film non è che escono, vanno in discoteca, o cose così, no. Tutti e tre scelgono altre tre ragazze poi sorteggiano chi di loro scoparsi( anche se non ho ben capito se loro dopo le pagano oppure è uno scambio di favori). Comunque, lui per un motivo o per l'altro non si riesce a scopare mai nessuna. Non bastano i sensi di colpa che lui ha ogni volta che vorrebbe scoparsi una tipa( e ogni volta si ripete, a mo' di karma:Cosa dovrei fare? D'altronde sono un uomo! Quasi per scusarsi... ma che scuse, come minimo ti devi scopare mille persone per scollarti di dosso la iettatura che ti ha messo quella!).
C'è da dire che pure la tipa che si è cambiata faccia ci mette del suo per non farlo scopare( robe del tipo lo insegue, gli lancia un sasso nella stanza del motel l'unica volta che lui ci va vicinovicino e succede la disturbata col proprietario del motel).
Che poi è il minimo che non scopi se prima vai a fare il karaoke e poi il pediluvio.
All'improvviso lui va nel bar in cui lei ha fatto una delle sue piazzate con una faccia da cane bastonato( che sembra un misto tra Spank quando fa kaikai e Doson quando scopre che Gioi scopa co' Pesi) e incontra la cameriera. Per farla breve lui si tiene la cameriera e poi s'annamora, un poco di lei. Per farla breve la cameriera è la sua ragazza che se n'è andata. Per farla ancora più breve ad un certo punto lei esce fuori di testa perchè si accorge che lui è ancora innamorato di lei con la vecchia faccia e va di nuovo in quel bar ( che, poi, fossi stata io la proprietaria, già alla prima piazzata avrei loro interdetto l'entrata tanto quelli prendono sempre e solo il caffè, e le cameriere si ostinano pure a chiedere che vogliono!).
Il bello è che lei va là con la faccia nuova si, ma con sopra una maschera su cui c'è la faccia vecchia.
Lui sembra finalmente essere terrorizzato da lei e la lascia lì come fosse Silvester Stallone che piange. Poi prima si fa menare a sangue da un rozzone che era nel bar, poi si fa menare dal chirurgio plastico e poi decide di rifarsi pure lui la faccia e non farsi trovare da lei. Ovviamente il chirurgo plastico non si tiene un cecio in bocca e dice a lei che dopo sei mesi lui l'avrebbe cercata. Allora lei va alla ricerca di lui e cerca di riconoscerlo attraverso la risposta che innumerevoli uomini le danno quando lei stringe loro la mano. Ne trova un bel po', uno tenta di stuprarla e poi uno finalmente le dà la risposta giusta. Quindi, giustamente, lei se lo scopa. Per scoprire, poi, nel post coito, che lui non è il suo ragazzo. Va be' alla fine lei prima ammattisce ancora di più a cercarlo, poi lo trova, ma più che lei, lo trova il suo irrefrenabile istinto amoroso ( che sempre sia dannato l'istinto amoroso!). Solo che mentre l'insegue lui schiatta, spappolato sotto una macchina.
E lo sapete lei cosa decide di fare? Di rifarsi la faccia da capo! Per essere irriconoscibile!
Adesso mi pongo una serie di domande:
  1. dove cacchio li trovano i soldi per rifarsi sempre la faccia?
  2. il chirurgo, quando lei si va a fare la faccia per la seconda volta le fa almeno uno sconto?
  3. ma lui quando si scopa lei con la faccia nuova come fa a non accorgersi che è lei?
  4. ma lei quando si scopa l'altro come cazzo fa a non accorgersi che è lui?
  5. ma stì coreani non ce li hanno i nei? le voglie? non ce li hanno i segni particolari dei corpi?
  6. che forse il regista voleva sottendere (perchè lo sottendeva chè non c'è un'informazione che ce lo dica, anzi, tutte contrarie)che essi si siano rifatti è pure il corpo?
  7. quando stì due stanno in una scena in un posto e poi nella scena dopo stanno subito in un altro, deve essere inteso come una specie di flashback o sogno o solo come 'na cosa messa a cazzo così?
Ovviamente ci sono altre domande che vorrei farmi, ma le sorvolerò. Ovviamente io ho sperato che qualcuno sopprimesse la tipa sin dall'inizio del film. Che poi l'inizio del film è praticamente Nip&Tuc. Inizia con la plastica di lei, ma fin nei minimi dettagli e tu lì già speri che ci sia al posto della birra un sachettino per vomitare. Ma poi quando lei corre, quando lei corre, quando lei corre. Si, quando lei corre è più insopportabile della crisi isterica (che almeno lì è a ragione e bellissima, ma comunque insopportabile) di Wendy in Shining. Ovviamente tutta la follia è sempre giustificata dal grande amoreche l'uno prova perl'altro.
In tutto questo le case sono arredate quasi male, lei è vestita quasi bene e lui quasi male. Lei non cambia le lenzuola al letto per almeno sei mesi e io, fossi stata lei, mi sarei messa col chirurgo che è medico, pure un bel ragazzo e poi, se quella cambia faccia ogni sei mesi, vuoi mettere la convenienza?Ah, ci sono un paio(cioè una e due- e la due è per arrotondare) di scene carine, la fotografia non è un gran che.Ovviamente ho raccontato tutto il film per evitare che qualcuno degli avventori del mio blog faccia la follia di andare a vedere stò film.
Ah, quando siamo uscite dal cinema, io e la mia amica, ci siamo ricordate che il film che avevamo deciso di andare a vedere era Still Life, non questo.
Che giornata di merda.

13 settembre, 2006

cent'anni di solitudine

Mi piacciono queste righe:

Ursula pensò che Fernanda doveva aver messo l'anello nell'unico luogo dove i suoi figli non avrebbero potuto raggiungerlo: lo scaffale. Fernanda, invece, lo aveva cercato unicamente lungo il suo itinerario quotidiano, senza sapere che la ricerca delle cose perdute è intorpidita dai gesti consuetudinari, ed è per questo che costa tanta fatica trovarle.

della contrattazione


Ormai sappiamo che io con le borse ho un rapporto un po' morboso.
Necessito di borse e ne ho una quantità imbarazzante.
Avevano addotto anche una motivazione psicologicamente plausibile alla mia voglia di borse.
Non mi ricordo se era il mio bisogno di ordine o quello di nascondere le cose a motivare il mio folle amore. Forse tutti e due e, comunque, adesso, non volevo dire questo.

Spiego la scena: Io, un' amica che chiameremo Peperlizia ed una che chiameremo Sciarada.
La prima amica britisc-indi-americancollegg-stail e la seconda nuvelvag-stail.


Camminiamo per Via Roma e ovviamente io guardo sia i negozi che i teli dei signori che vendono le borse false.
In barba a quella volta in cui per guardare una vetrina di corsa sono andata a sbattere contro un uomo che portava un enorme scatolo di vestiti Al***t, io continuo sempre a camminare, ovunque ci siano vetrine, guardando dentro tutti i negozi.
Sorvolerò la volta in cui mi fu detto da un mio amico che la differenza tra di noi e un po' più in generale tra gli le uomini e donne stava proprio nella capacità di guardare le vetrine in ogni situazione possibile ed immaginabile. Volevo tanto dargli torto, ma proprio io, in quel momento, mentre parlavamo di cose abbastanza serie, ero riuscita ad interessarmi anche alla vetrina di La compagnia della casa.
Se mi fossi opposta sarei stata decisamente poco credibile.
Credo che prima o poi mi farò vedere da lui sorseggiando rum di pessimo gusto, fumando tabacco e discutendo delle sorti del mondo(o di filosofia, ermeneutica e matematica) con un gruppo di intellettuali( effettivamente potrei puntare un po' più in alto dicendo almeno i nomi delle persone con le quali farmi sorprendere a conversare ma a quest' ora, di menti eccelse, mi sovvengono solo defunti).
Comunque, ritornando a me. Me ne andavo girando con Peperlizia e Sciarada e mi ritrovo a guardare questa borsa di pelle, tipo scioppinbegg finto dolceggabbana, ma fatta proprio bene e, dato che nell'ultimo periodo non mi tengo proprio un cecio in bocca e mi devo proprio mettere a parlare con tutti, chiedo al venditore ambulante quanto costa la borsa, ma così, più per curiosità che per altro. E lui mi dice che sta 25euri. Allora io dico che va bene, ma non m'interessa e lui mi dice quanto la pagherei una borsa così ed io gli rispondo che la pagherei al massimo 15euri allora lui mi fa: Venti! Ed io dico: nonomanonlavogliocomprare!E lui mi dice: va be' 15chèmenevogliotornareacasa...Ed io che ho fatto? L'ho comprata!!!!!
E non ho capito niente! Tutto è successo in due secondi e sono rimasta basita. E Peperlizia e Sciarada neanche si sono accorte di niente. Quale velocità! Quale maestria nella contrattazione1
Ma quale maestria? Quale velocità? Io mica volevo la borsa! Mica volevo sparagnare dieci euri!
Ho comprato una borsa! E non la volevo! Ancora peggio è il fatto che l'immigrato che me l'ha venduta si fa il culo per vendere quelle cose e io che ho fatto? L'ho pagata anche di meno! Ma io non volevo contrattare! Io non so contrattare! E poi? A Napoli ci stanno delle persone che se le comprano a venticinqueeuri le borse! Ed io? Io mi sono pure tirata il prezzo minore.

Che merda di vita. Se un tizio che si fa il culo giorno e notte per cercare almeno di cibarsi deve fare una contrattazione con me, che neanche me ne accorgo, la vita deve essere proprio una merda.
Scusami, O tipo che vendi le borse in mezzo a Via Roma, non volevo infierire su di te.
Che poi, in casa mia, mia madre contratta con tutti ed in un modo asprissimo ed io la sgrido sempre.
Perdono. Coscienza mia da occidentale riccona figlia di papà ma un po' frikkettona, perdonami, ti prego.


11 settembre, 2006

il fallimento e le altre procedure processuali




Dopo aver a lungo meditato.
Dopo aver a lungo giurato affetto.
Dopo aver affidato la mia vita a più e più persone.
Dopo aver mandato all'aria la mia vita.





Qui, accanto, dal di fuori, col senno di poi, guardando indietro, prometto, solennemente, di non cristallizare la mia mia vita in un amore mai e mai più.
Credo che l'amore e l'innamoramento siano degli accadimenti troppo belli per essere distrutti, per affidare a loro le mancanze del passato e per chiedere aiuto.
Credo che ci si aiuti da soli solo quando lo si vuole, credo che come si ha bisogno d'amore, di guerra, di luce e di poesia, così si ha bisogno di stare male.
E credo fermamente che non ci sia colpa nelle sofferenze addotte all'altro.
La colpa è percepita diversamente a seconda della prospettiva dalla quale si guarda.
Allora? Perchè non arrivare ad un livello neutro di colpa?
Dopo il rancore, non ci può essere altro rancore, dopo la rabbia non ci può essere solo rabbia.
Perchè mi fa paura che rabbia e rancore a volte, nella vita, non si sciolgano mai.
Credo che se la vita fosse serena e corrispondente alle proprie aspettative, rabbia e rancore sarebbero lontani.
Credo che la vita, la volontà e l'onestà non siano differenti quando si vive in un mondo ovattato.
Per me è un'assurdità, adesso, caricare un amore di più pesi di quanti ne abbia, per me è folle, adesso, pensare che potrei, anche io, di nuovo, come allora, come molti altri, come è già successo, pensare di portare in giro un amore, su di me, come fosse un lutto.

Sia chiaro, non è un giudizio, è un promemoria per il mio futuro.

controllo remoto


Ebbene. La vacanza è finita.
Torno a casa. Torno a combattere con il mio sonno.
Torno a guardare una vita che vorrei.
Torno a sperare, a credere in me.
I fatti.
Mi sono mancati.
Ho bisogno di azioni, di cose da fare, attimi e pensieri opposti da capire.
Se la mia vita fosse nell'ultimo letto del mondo, se la mia vita fosse nell'ultimo bicchiere bevuto, il mio letto sarebbe qui, solo qui con me.



Ma adesso tutto questo è gioia, è la mia passione. I miei lombi ringraziano, senza consumare un briciolo della mia emozione.
Tutte le parole che si accartocciano dentro di me e che pensano solo a me. Pensano ad una città bianca chiusa in un vicolo stretto, da attraversare di corsa. Pensano ad un posto tranquillo, più tranquillo che qui.
E poi penso io, penso ad un mare che sembra più bello, ma niente è più bello di quello che vedo. Niente è più bello di quello che ho, neanche quello che vorrei sembra attrarmi di più.
Riempiamo le tasche di canzoni, chilometri e incroci in un traffico che mi spinge, protetta, lontano da qui. Il mondo è fuori, io non dormo e credo che nella mia vita ancora qualcosa di incompleto c'è.

E certo che qui ci vuole un congiuntivo.
E certo che qui ci vuole qualcuno che senta.
E certo che qui ci vuole un corpo nuovo.
E certo che qui, per raggiungere il posto che voglio, mi ci vogliono un paio di palle nuove.
Mi ci vuole del coraggio, un taglio netto a tutto il passato, una fuga da quello che ho.
Potrei andare anche sui monti a camminare se ritrovassi le palle che ho perduto un tempo.
Potrei nascere di nuova fibra, leggere ad alta voce, se ritrovassi la risposta nel mio corpo.
Ma il mio corpo non risponde, studia tecniche, decide asserzioni, impara a mentire.
A bere fuori misura e giocare con il momento.
Di una cosa sono certa.
Adesso lo berrei, chiuderei la porta, ringrazierei e potrei riderci su.
Mi scuso già ho riso, a crepapelle, stanotte.
Tra un uomo e divertirmi, stanotte io ho deciso.
Che sia chiaro, io ho deciso di ridere, d'incazzarmi, di ragionare e di sentire.
E stiamo zitti, stiamo tutti zitti, che per ascoltare siamo sempre tutti qui.
Ed alle volte per parlare io dimentico tutto il resto.




C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano
carro che non vuol cadere nella stupidita'.
Sulle labbra era il sapore
del mattino che hai inventato tu
guarda adesso come piove
sulle mie labbra blu.
Guarda adesso come piove
sui sentieri in fondo all'anima
storie che non hanno odore,
e' la mia realta'.

Vorrei dare un nuovo nome,
nuova linfa a tutto quel che c'e'.
ma ogni cosa e' una ferita
che mi ricorda te.

01 settembre, 2006

p.s.



E comunque io domani parto. Domani Terracina, sabato Roma, domenica Gargano.
Ovunque andrò cercherò un internet point perchè io non ce la faccio a non scrivere i cazzi miei qui.
Signore e signori, adesso, vado a fare la valigia!olèolè si parte!

31 agosto, 2006

Un uomo solo, Isherwood.

Un pomeriggio afoso, esattamente un mese fa, mi sono truccata, mi sono vestita di nero e sono andata a comprare un biglietto per ritornare a casa mia. Ho sbagliato destinazione, ho cercato un internet point e non l'ho trovato se non due ore dopo. Ho fumato seduta nella Piazza dell'Enciclopedia italiana assistita da un ragazzo in motocicletta che mi guardava come mi conoscesse. Ma non mi conosceva. E seppure mi avesse conosciuta, non avrebbe destato il mio minimo interesse.


A pensarci bene, non so come mai mi trovo adesso a scrivere di un mese fa, non mi ero neanche accorta che proprio oggi parlo di un mese fa. Non mi sono accorta se non ora che sarò di nuovo a Roma tra un paio di giorni, ma ci sarò solo per toccarla, dormirne un po', ma niente giornate intere a camminare, niente pulizie per una pelle splendida.
Toccata, concerto, fuga mattutina per una vacanza a mare. Quello che ci vuole.

Adesso. Perchè un mese fa, perdutami nel Ghetto, l'unico pensiero, l'unica cosa che volevo era trovare un fottutissimo internet point per scrivere due fottutissime righe dopo una settimana di assenza e d'impegni saltati. Ma, puttanaeva, quel pomeriggio, costretta in vestiti neri, in scarpe consumate, in strade bloccate, nessun fottutissimo internet point era aperto.
Infine uno, nella parte opposta della città fu trovato ed il mio primo desiderio, soddisfatto.
Ma il secondo era lì in agguato, incombente e subdolo.

Mi sono mossa, ho soddisfatto i miei bisogni, mi sono calmata e sono uscita. Ho partecipato ad un concerto organizzato in modo splendido ma che non era quello che mi interessava. Loro suonavano e l'unica mia idea era sapere dove sarebbe andato a finire il libro che stavo leggendo.
Allora sono tornata a casa e ho dismesso i miei panni. I vestiti neri, i capelli legati, il trucco e i chilometri percorsi non esistevano più. Ho dismesso i panni di una donna che si ribella alle inefficienze della vita continuando a fare le cose. Semplicemente ho fatto le cose. Quelle che dovevo a me stessa. Ma ho preso l'autobus di mezzanottetrè perchè, dopo aver fatto la ragazza giovane ( la stessa ragazza giovane che ha comprato una fottutissima birra, che neanche ad una peroni assomigliava, a quattro euro da gli unici campani in terra romana) dicevo che, dopo aver fatto la ragazza giovane, in barba ai poveri inquilini dormienti della casa, ho acceso la lampada, che pende sempre. Si, la lampada di Mario, in qualunque modo la si muova, la si avviti o la si guardi è sempre in pendenza. E la pendenza ha poi preso anche me e tutta rannicchiata verso la luce ho letto un paragrafo di un libro di Isherwood che, come dice Valentin a Rufus, mi ha fatto sanguinare il cuore. Appena tornata a casa io ho letto queste parole:

Nondimeno...
Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto,
vivano assieme giorno per giorno, cucinino gomito a gomito
sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti.
Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio
da bagno, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l'uno
contro il corpo dell'altro per sbaglio o apposta, sensualmente,
aggressivamente, maldestramente, impazientemente,
in collera o in amore - immaginate che profonde ma invisibili
tracce devono lasciarsi dietro ovunque! L'ingresso
della cucina è troppo stretto. Due persone che han fretta,
con i piatti in mano, sono costrette a scontrarvisi
di continuo. Ed è qui che, quasi tutte le mattine, giunto in fondo alla scala,George prova la sensazione di trovarsi all'improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto- come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E' qui che si arresta di colpo, turbato dalla novità e, come la prima volta, sa che Jim è morto. E' morto
Rimane calmo, silenzioso, o articola, al più, un rapido
grugnito animale, come quando aspetta che passi lo spasimo.
Poi va in cucina. Questa mattina gli spasimi sono troppo dolorosi
per essere trattati sentimentalmente. Dopo, sente soltanto sollievo.
E' come superare un brutto attacco di crampi.


Il romanzo poi continua, descrivendo cose semplici, le formiche sul pavimento, l'accanimento contro questi minuscoli insetti, la vita che distrugge vita davanti ad un pubblico di oggetti-pentole, tegami, coltelli e forchette , lattine e bottiglie- che non hanno parte nel regno dell'evoluzione. Isherwood racconta la vita di tutti i giorni di un uomo solo. Incontra un ragazzo, sembra che qualcosa cambi, ma io non ho capito se c'è qualcosa che cambi veramente.
E poi non lo so perchè ho scritto questo stasera. Perchè io non lo so che cosa penso stasera. Non mi sembra di sentire la tristezza immensa che ho provato quella sera. Ma forse mi sbaglio, se non sento quella tristezza, allora che ne ho scritto a fare?





the country version of me

Valentina mi ha regalato un libro. E' Tell it all di Carver.
E' un po' di tempo che ho smesso di leggere Caver perchè mi innervosisce.
Mi innervosice il fatto che, arrivata ad un certo punto del racconto( si, questa cosa mi succede solo con i racconti perchè io le poesie le leggo male, ne leggo una da sola, quando ne ho voglia, non come fossero una raccolta) dicevo, quando leggo Carver, io, non so quello che ho letto. Cado in uno stato di estasi e di immedesimazione per il quale, se devo spiegare a parole quello che ho letto, se devo raccontare a qualcuno le azioni avvenute in quelle pagine, be' io non lo so.
Non so cos'ho letto fino ad un attimo prima. Questa cosa mi innervosisce. Mi fa odiare il sentimento d'amore che provo per la scrittura di quell'uomo.
Ma adesso, nella situazione socio - economico - politica in cui mi trovo, mi sembra piuttosto opportuno ritornare sui miei passi. Allora stanotte leggerò di nuovo un po' di Carver, ma poco. E piano.

La cosa più bella di questo libro è che nella mia vita è entrato piano.
In una delle mie tregue romane, in uno di quei momenti, ovvero, in cui io ho bisogno di farmi pulire la pelle da qualcosa che sia lontano da qui, catapultatami in un inverno elettorale nella capitale, mi sono imbattuta in una selva oscura (e, come direbbe Ferlinghetti, "non ho capito niente") di pioggia senza ombrello e senza giacca.
Andatami a riparare in Galleria anzi, in Feltrinelli in Galleria, al primo piano ho trovato questo libro di cui non conoscevo l'esistenza. Non ho voluto comprarlo però. Perchè avevo bisogno di qualcosa di nuovo. In realtà avevo voglia di leggere qualcuno che non mi spiattellasse la verità sulla vità così, senza troppi giri di parole, senza dirmelo esplicitamente. Così ho comprato un altro libro.
E da allora avevo dimenticato di :"Tell it all. Niente di complcato. Raccontiamola com'è, oggi mi scateno e racconterò questa storia".
Oggi Vale me lo ha regalato e subito ho ricordato molte altre cose.
Mi ha ricordato che, alla fine quest'inverno il peso non lo potevo sostenere. Adesso invece si.
Non m'importa chi incontrerò e chi non incontrerò nella mia vita e nei prossimi giorni. Adesso semplicemente la prendo come viene, la prendo come va.

Nata sono nata nell'Africa d'Italia,
in qualche posto e in qualche modo sono pure cresciuta.
Non c'erano chitarre ai miei tempi,
non c'erano chitarre da suonare
ma fili d'erba quanti ne volevi tu da strappare e poi soffiare.
E sì la notte, ti potevi fidanzare con la luce dei treni che fischiavano lontano.
Probabilmente cominciò con la corriera e con la ferrovia,
un uomo chiuse lo sportello e la campagna volò via.
Avevi unghie laccate sopra mani da contadina
e due orecchini di corallo di quand'eri ragazzina.
E ti leggevi i libri che parlavono solo d'amore
e poi chissà che altro avevi dentro al cuore.
E un anno passa e un anno vola
e un anno cambia faccia e una città che muore,
che protegge e che minaccia.
E un uomo con il cappello che ti accompagna alla fermata
e tu che prendi la sua mano e pensi adesso si che sono innamorata.
E non importa niente se capisci che non era vero,
c'è sempre tempo per un'altra mano e per un sogno ancora intero.
Prendila come viene, prendila come vuoi,
non t'impicciare più della tua vita che non sono affari tuoi.
Prendila come viene, prendila come va,
stella stellina, stella cadente, stella, stella.

30 agosto, 2006

cose di donne, anzi, di questa donna

Come mai quando perdi un orecchino e poi lo ritrovi, dopo un poco lo riperdi e poi lo ritrovi e poco dopo lo riperdi sempre ma poi lo ritrovi sempre fino ad un certo punto in cui lo perdi definitivamente perchè lo perdi in un luogo affollatissimo, che, ovviamente, tu frequenti solo di rado? Ovviamente quell'orecchino era chiuso, ma chiuso assai, perchè tu, quando te lo metti 'nquollo, sai che lo perderai ogni volta ma la cosa è che tu perdi sempre solo quello.


E poi ti metti le due maglie uguali, quella fucsia e quella turchese e tu non ti versi mai addosso le cose che mangi perchè non fa molto moda sporcarti di sugo o di fritto una maglia con la quale devi stare fuori ca sa almeno mezza giornata, e allora quelle due maglie tu te le sporchi, ma ti sporchi solo quelle. E allora io mi chiedo è l'inconscio che tenta di separarmi da i miei oggetti o sono solo io che sono così _________?*




*ovviamente lo spazio vuoto sta per un aggettivo che non riesco a trovare nel mio dizionario Devoto-Oli edito da Le Monnier. Ovviamente il termine è estato cercato anche nel dizionario napoletano sprovvisto di curatori ma edito da Grimaldi.
L'aggettivo di cui sopra può essere collocato in una gradazione che va dalla definizione di inceppatella a quella di ritardata mentale passando per idiota. Cari, suggerite voi un aggettivo. O, quantomeno una soluzione.

vir o mare quant'è bello





Sono tornata. Sono così felice che ho osannato la bellezza del pagamento del pedaggio a caserta sud. Sono iperativa e per questo ora vado a dormire, ho consumato troppe energie. Sono così felice di essere tornata. Sono così felice di andare a vedere il due nella madrepatria roma i tvontheradio e partire il giorno dopo per il gargano.
Mi ci voleva proprio tornare a casa. Un bacio a tutti.

26 agosto, 2006

neuer post

Quattordici gradi al sole, una settimana dopo...

Che non si dica che non ci ho provato, che non si dica che non ho sfidato la sorte, che non si dica che io qui non ci sono.

In un luogo ameno.
Un paesino della provincia di Bolzano a milleduecento metri:
Dopo un settimana di ricerca ho trovato internet. C`é tutto qui tranne le e e le u, accentate come dovrebbero, su questa tastiera.


Ci sono molte mosche, abbastanza silenzio e la ispilon messa al posto della zeta.
Che siano tutte queste cose a confondermi?
O forse che sia la lettura di lunghi brani a rendermi nervosa?
Una cosa e´ certa io qui dovrei passeggiare, andare in alto, sentire il freddo, quello vero.
Ma mi rendo conto che ho la gamba destra addormentata, le mani fredde e la mente piena e confusa. La gastrite e´andata via e vorrei fare lo stesso anche io.
Mario ha ragione, e´proprio la Patagonia il posto in cui vivere. Ma separandomi tutti i legami che ho.

Non esistono lettere accentate su questa tastiera, la zeta non é piü l´ultima lettera dellálfabeto e la a non e mai esistita.
Io, il tre vado sul Gargano. E domani lascio questo luogo ameno di cui non vedo la veritä.
Voglio un po´di casa adesso, un po´della serenitä che mi sono guadagnata. forse e solo una speranza, forse non me la sono meritata. O forse me la sono meritata e giä e´ stata consumata mentre io, neanche me ne sono accorta.

20 agosto, 2006

lost framework part II*













*e voglio sentire solo ed unicamente questo disco

lost framework


Lost framework. Ovvero: voglio partire domani all'alba e non voglio tornare in questa città se non il ventinove agosto per farmi due giorni di mare e poi andarmene a fare una quantità di mare imbarazzante nel mondo della puglia garganica. Non voglio fare altro che sbronzarmi di birra che inneggia alla libertà dell'alta pusteria o al massimo voglio sbronzarmi di grappa al mirtillo da memmedesima accattata. Voglio stare un po' quieta con i miei sogni, con il mio cuore e con i cazzo dei dubbi atavici. Vorrei se ci foss el apossibilità, del mio animo, intendo, non mangiare come se fossi una bambina povera denutrita. Vorrei riuscire a finire l'esame di cooperazione prima di tornare a napoli e vorrei sentire un po del silenzio e del rumore del riscello che passa a cento passi dal mio letto. Voglio guardare il cielo nero e buoio della montagna dalla piccola finestra del mio terrapieno e dormire, dormire come dormo in montagna: sola. (Ve l'ho mai detto che molte volte io amo la montagna?)Insomma, mi girano rumorosamente l e palle, sono insofferente, voglio fuggire via e voglio stare in un posto pieno di gente(l'esatto opposto di quello in cui io andrò). Ma a dirla tutta mi basta stare in un posto freddo e civile. Mi sono rotta i coglioni di tutta questa passionalità, sangue morto gettato a caso su gli altri. Mi sono rotta i coglioni di questo caldo, del sudore, degli ormoni messi in giro come fossero radar. Ho bisogno di una settimana, una settimana sola in un posto austero, pulito, ordinato. E freddo. Con un fiume sotto casa e senza nessuno che mi parli. Ho bisogno di silenzio. Ma solo per una settima perchè poi, a me, stare in un posto che non butta il suo sangue per terra, per continuare a vivere, non piace per niente. Anzi, a piacermi mi piace, ma a viverci io m'ammazzerei.

19 agosto, 2006

innocent cases

Ho un nuovo taglio di capelli.
I miei capelli sono molto anni sessanta.
Mentre io sembro una donna obesa degli anni trenta.
Tutto questo non mi piace affatto.
Non per il mio aspetto in sè, ma per le limitazioni che il mio corpo pone al mio vero carattere.

Detto questo, possiamo andare avanti.

Faccio dei sogni pessimi su persone che ho ormai cancellato dalla mia vita. Non faccio niente di particolare se non aspettare che si faccia una certa ora( che può essere tanto le sette, le quattro o le otto del pomeriggio) per bere. Scusate, ma, in questo periodo ho bisogno di bere.
Ho bisogno di far passare questo mese, andare in vacanza, al mare, con le mie amiche e poi dare questi esami.
Ho bisogno di dare questi esami perchè questa città mi soffoca, questa casa, non la frequento ormai più.

Tutto, si è fatto così deprimente per me.
Da anni accetto questa situazione, questa città, questa casa, con estrema remissività, impegno e rassegnazione. Ma, adesso, non ce la faccio più.
Non ce la faccio più a pesare tanto, non ce la faccio più a vivere qui, non ce la faccio a rimanere sempre sola.
Questo è tutto. Ho bisogno di partire, andare in Kenya al più presto possibile, guadagnarmi la tranquillità che mi spetta.
Ma sono la sola a dovermi occupare di quattro persone che superano i sessant'anni.
Se un giorno io trovassi qualcosa di buono da fare e dovessi tornare indietro per assistere uno di loro? Eh, cosa dovrei fare? Chi mi potrebbe aiutare? Nessuno, questo è certo.

E domani vado nel mio posto freddo, nel mio terrapieno e indosserò i miei stivali migliori, le maglie più calde che ho perchè il freddo, quello vero, sa essere qui, in fondo al mio cuore di sbarbo.

Il bello è che io sono una persona felice e serena e voglio vivere più di ogni altra cosa ma quando mi metto a scrivere esce sempre la parte più triste di me.

14 agosto, 2006

Sur

Mi sono svegliata da poco. Ho sognato di rifiutare un uomo perchè ero troppo triste per la situazione mediorientale. Ho sognato di non saper cosa fare. Mi sono svegliata e c'era di nuovo il cielo grigio sul mare, segno di tempesta. Avrei bisogno di una vacanza, come quella passata. Sul mare, sempre al mare. Una manciata di giorni e di nuovo camminerò alle montagne, senza fumare, in un paese piccolo piccolo...al freddo. Il freddo. Ma il mare è un'altra cosa. In questo caso vorrei espatriare, fuggire via. Meglio laurearsi e fuggire via. Ma sempre verso sud.



Vuelvo al Sur,

como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.
Llevo el Sur,
como un destino del corazon,
soy del Sur,
como los aires del bandoneon.

Sueño el Sur,
inmensa luna, cielo al reves,
busco el Sur,
el tiempo abierto, y su despues.
Quiero al Sur,

su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.
Te quiero Sur,

Sur, te quiero.
Vuelvo al Sur,

como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.
Quiero al Sur,

su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.
Vuelvo al Sur,
llevo el Sur,
te quiero Sur,
te quiero Sur...

10 agosto, 2006

factory

Stanotte non riuscivo a dormire.
Ho passato un'ora a cercare un lato del mio corpo che, steso, non soffrisse.
Il sonno stava però, lentamente, arrivando quando una delle mie mani mi ha dato uno schiaffo, in pieno petto. Sul lato sinistro, poco sopra il cuore.
Il braccio, poco cosciente, non è riuscito a prendere bene la mira.
La mano ha colpito. Non la pelle, solo il mio pensiero.

L'uomo a cui ho consacrato gli ultimi anni è tornato a sè o forse a me, è lo stesso.
Ha capito tutto, si è raccontato la verità. Posso solo gioirne. L'unica cosa che non ha capito che io, allora, avevo già superato l'amore, quello che ho detto, era il solo motivo per finirla in quel modo barbaro. E' l'amicizia che mi ha fatto male. E' la presenza della quale ho sofferto. L'ho amato, ma con lui non ho saputo vivere. Capita, certe volte capita. Posso solo piangerne adesso, ma non userò più nessuna parola per spiegare tutto questo. Se parlerò, sarà solo a lui.

C´era fra noi un gioco d´azzardo
ma miente ormai nel lungo sguardo
spiega qualcosa,
forse soltano
certe parole sembrano pianto,
sono salate, sonno di mare
chissà, tra noi, si trattava d´amore…
Ma non parlo di te, io parlo d´altro
il gioco era mio, lucido e scaltro…
Io parlo di me, di me che ho goduto
di me che ho amato
e che ho perduto…
E trovo niente da dire o da fare…
Però tra noi si trattava d´amore…
C´era fra noi un giocco d´azzardo,
giocco di vita, duro e bugiardo…
Perchè volersi e desiderarsi
facente finta di essere persi…
Adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d´amore, e non sai quanto…

07 agosto, 2006

di quando vai abitualmente in un locale e poi non ti ricordi perchè non ci vai più


Parliamoci chiaro:il mio pc si è fuso. Lo giuro, si è davvero fuso. Sono tornata da Roma e neanche subito ho pensato:ora controllo la posta. Ho acceso il pc ma lui si è rifiutato. Non so quanto durerà quest'assenza, ma al mio pc, alla mia connessione io ci penso almeno ogni cinque minuti. Si, lo confesso, la mia vita dipende da internet, non me nevergogno, semplicemente è così. Fortunatamente c'è mario del qual computer posso usufruire. Grazie Mario!


Ieri si è riproposta una questione: il locale.
Hai presente quando vai spessissimo in un locale, poi, all'improvviso decidi di non andarci più e neanche ti ricordi più perchè non ci vai? Allora pensi che dovresti sapere perchè non ci vai e riprovare. Poi cerchi di dare questa possibilità a quel locale, pensi di andarci ed appena ci metti piede dentro ti ricordi immediatamente che a te, quel locale non ti piace. E' semplice. Malgrado la penuria di locali, malgrado la melegria che ti prende e ti porta via, malgrado il fatto che sei incatenata in un luogo che non ti soddisfa particolarmente. Be' tutte queste cose non ti costringono a stare in un posto che tu non vuoi, ecco tutto. Andare in un posto che non ti piace, solo perchè è un occasione andarci, e noi non abbiamo voglia di perdere nessun altra occasione, alle volte non basta.
Poi alla fine basta sapere che in quel locale non ci vuoi andare, i motivi, nel caso la possibilità si ripropoga ci sarà qualcuno che te li ricorderà.

Ebbene, questa estate a Napoli per un certo tempo, studiando per un certo tempo, rilassandosi per il tempo rimanente, non è così una pessima idea. Ci sarà tempo di fare vacanza.
E c'è il mio tempo, cheva un po'a ritroso, che v aun po' in avanti alle volte, ma, mi sembra adesso un tempo così giusto per me.
Solo che necessita una quantità di birra inenarrabile. Necessita di alcol e di confusione. E fino a quando potrò permettermelo, sarò qui, a fare questo.

Un bacio, un bacio a tutti.