28 marzo, 2011

esmé


E' il ricordo di una strada dritta in piena estate.
Io con i piedi fuori dal finestrino e 40 gradi nel pomeriggio.
Non so che tipo di ricordo è.
Ma è quello a cui ho pensato quando ho sentito questa canzone.
Ed è l'ultima delle cose a cui vorrei pensare adesso.

Oggi attraversando il Pont de l'Alma mi è scesa una lacrima controllata a stento.
La Senna era piena di foschia, io avevo la borsa piena di libri.

I sogni stanno migliorando, la rabbia no.
Non voglio tornare in Italia.
Ma domani vado da Shakespeare a leggere Salinger.

11 marzo, 2011

Parigi vol.2 ovvero ogni santo giorno


C'è sempre qualcuno seduto fuori al bar di Passy. O qualcuno che manifesta a Trocadero.
Nella strada che faccio per tornare a casa c'è un fioraio e ogni volta mi fermo a guardare i fiori che lascia inmostra sul marciapiede. Ogni volta camminando ho paura di schiacciarli ma se avessi un vaso o una bottiglia di vetro li comprerei.

Il seminterrato in cui vivo ha le pareti sottilissime. .
Ieri i miei vicini portoghesi cantavano una canzone. Prima hanno iniziato a cantare la mamma e il papà poi a loro si è aggiunta la bambina. Quando poi la canzone durava da un po' il padre e la bambina hanno smesso di cantare ed è rimasta solo la madre. Ho pensato che forse lei era l'unica a ricordarsi tutte le parole o loro erano. stanchi di cantare.

Oggi ho visto la puntata in cui Grace viene lasciata da Nathan. Ho pensato che non fa niente, quando succederà avrò qualcuno da cui scappare e da cui farmi consolare. Dirò tante parolacce, berrò del rum e coca e tutto si sanerà. Non farò sesso e non mi innamorerò per molto ma è così che funziono. Se poi andrà così male scapperò qui.

E' che qui sono felice per un tempo lunghissimo. Sono triste solo quando mi sveglio perchè sogno tutto quello a cui non penso durante la giornata. E mi fa rabbia stare zitta e aspettare cose che so già.
Vorrei solo che qui ci fossero le mie amiche. Qui e tutte insieme, sarebbe bellissimo.

09 marzo, 2011

Parigi vol.1 ovvero quello che non succede mai


Quando mi sveglio e mi accendo una sigaretta prima ancora di fare colazione.
Quando alle cinque mi sveglio di soprassalto perchè in un sogno mi hai pisciato in casa.
Quando per una volta sono felice ma non c'è nessuno a cui dirlo.
Io qua sto bene, anche da sola tutto il giorno.

Quando torno a casa e i vicini girano per il piano in ciabatte e l'uomo al piano di sopra continua a suonare. Non voglio dire una parola a nessuno, voglio solo guardare dalla finestra più in basso la torre che brilla.
Voglio solo disincrostare il cesso, comprare un cappotto e un foulard leggero e camminare.
Non voglio neanche mangiare nè bere.
Voglio solo stare qui così e fingere per una volta di non aver lasciato niente in sospeso.
Per una volta deve essermi concesso.

22 febbraio, 2011

Ci sono delle cose da dire e altre da tenere segrete.
C'è tutto il tempo del mondo e c'è il nostro che è poco e finirà ancora prima.
Non ho neanche un foto oggi. So solo che sto per andare via.

01 dicembre, 2010

anna


Mi mancano molte cose. Mi manca quando qui c'era la neve.
Mi mancano Clelia e Giovanni. Ma mi piacciono più quello che sono adesso.

Sto scrivendo la puntata pilota del mio primo telefilm.
Sembra che sia l'unica cosa riuscita che ho fatto fino ad ora.
Sembra che io lo sappia gestire.
Mi hanno detto che tutti sembrano vivi. Lo sono nella mia testa!-ho risposto.

Esco spesso, bevo responsabilmente e fumo male.
Peso ancora troppo ma sto imparando come funziona la storia.
Guardo telefilm in continuazione e dopo Scott Pilgrim voglio vedere solo film così.

Vorei stare con te certe sere, quando sto bene. Quando sto con i miei amici. Quando sono nella mia città.
La settimana scorsa ho portato in giro per il centro storico due amici da Pordenone. Camminavo come se fossi anche io turista. Ho perso molte cose caminando di fretta da sola negli ultimi anni.
Ho capito come fare a ritrovarle -ma nuove.

La storia è sempre la stessa, ho bisogno di loro. E ho bisogno di dormire in un letto di notte. In un letto in cui, se mi giro, dall'altra parte trovo un tuo pezzo.

27 ottobre, 2010

via caravita


Ricordi quando ti sei svegliata con la nausea e hai mangiato i corn flakes finti per tutta la mattina? C'era l'occupazione all'università. Io ci andavo solo per le feste e per vedere Emanuele.
Quella mattina fu una delle più belle.

Ti ricordi dello spogliarello davanti al bagno?
Ti ricordi che c'era qualcuno in casa?
Ti ricordi che quella sera hai vomitato in bagno mentre noi facevamo casino e in sottofondo avevi messo gli At the drive in?
Ricordi il divano gonfiabile di Federica e la stufa che non riusciva a riscaldare tutta la stanza.
Sul tuo tappeto ho chiesto a Raffaella come stesse la madre. Sul tuo tappeto abbiamo fumato fino ad addormentarci.
Avevi un portone e un'ascensore che non prendevamo.
Quell'anno abbiamo fatto mille passeggiate per i vicoli. Facevamo via Roma, la Pignasecca poi tornavamo a Piazza del Gesù e ci facevamo tutto San Gregorio Armeno a guardare le bancarelle che c'erano anche quando non era Natale o via Nilo a comprare le scarpe . Abbiamo camminato un sacco quell'anno. Passeggiavamo sempre. Forse perchè faceva più freddo in camera tua che per strada.
Ti ricordi quando un sabato sera abbiamo perso il tappo di sughero nel vino e S.V. erano usciti e quando sono tornati noi bevevamo birre ma cercavamo ancora di cacciare fuori il tappo da qualla bottiglia? Ti ricordi che ci siamo riuscite.

Abbiamo fatto tante cose. E queste solo solo poche. So che non torneranno e mi mancano tutte.
E sembra che io non abbia neanche cominciato a vivere. Passando la vita ad aspettare che cambi.
Prendendo tutto tre volte peggio di quello che dovrei. Aspettanto che tutto vada a posto da solo.
Vaffanculo A., vaffanculo.

26 ottobre, 2010

ritornerai


Appena ho comprato la macchina nuova hanno cercato di rubarmela. Avevo lo stereo nuovo dentro e sono riusciti a prendere solo quello. Sono tre anni che ho quella macchina e lo stereo è della macchina precedente. Non si sentono i cd, fisurasi gli mp3. Non ha presa aux e quando cambio stazione radiofonica perdo quelle registrata. Insomma il mio autoradio è una merda e io mi ostino a non cambiarlo. Vado in giro ascoltando solo Radio2 che si sta avviando ad essere la radio peggiore d'Italia e continuo a non volerne comprare un altro. Però quando sono a casa e sento David Bowie sento la necessità di infilare qual cid nel mio stereo e andare su un'autostrada e camminare. Non voglio più vivere qui, questa è la verità.
O forse è che mettendo in ordine ho trovato un orecchino spaiato.
Ero andata a Boulevard Saint Germain quella sera, dovevamo salutare Cinzia che partiva e avevamo deciso di girare tutta la città per fare un addio serio. Avevamo fatto a piedi tutta Parigi, come ogni giorno, felici di farlo. Avevamo ancora preso pioggia e e ancora mangiato baguette. Avevo addoso la mia giacca nuova e il boulevard non mi era mai parso così vuoto. Lì mi accorgo di aver perso l'orecchino. Lo cerco per un po', qualche parigino si ferma a dare una mano. Nonlo trovo. E giro tutta la notte per la città con un solo enorme orecchino dorato.
Quel paio di orecchini è sempre stato troppo lungo per il mio collo. Ma perderlo a Parigi mi pare una mano troppo grande che stiamo dando alla mia malinconia.

23 ottobre, 2010

solo con te


Qualche sera fa avevo appuntamento con i miei amici. Dovevamo vedere il nuovo film di Ben Affleck invece siamo passati a James Ivory. Ci siamo incontrati fuori dal kebabbaro e abbiamo parlato un po'. Arrivati al cinema abbiamo aspettato di entrare in sala e abbiamo continuato a parlare. Non ci sono trailer nel cinema in cui siamo andati e allora anche drante le pubblicità abbiamo continuato a parlare.
Poi è iniziato il film. Alla prima scena ho avuto un senso di sollievo. Ho pensato si, finalmente non devo più aprire bocca e posso godermi il film. Quello che ho pensato in realtà è quello che penso da mesi. Quando torno a casa e guardo telefilm tutta la notte. Non apro mai un libro.
Non mi è mai successo di non volere parlare con i miei amici, non mi è mai successo di voler solo andare al cinema e riposarmi(da quali conversazioni e fatiche poi?). Non mi sono mai pesati i rapporti sociali. Non so cosa mi stia succedendo ma mi pesa fare conversazione con ognuno e non l'ho detto che qui.

19 ottobre, 2010

no title


Mi tocco i capelli. Sono in treno.
Guardo fuori.
Non ho mai visto niente del genere.

Ci sono dei nodi tra i miei capelli.
Significa che ci siamo amati, pochi minuti prima che me ne andassi.

Mi hanno offerto un lavoro. Vorrei chiederti cosa ne pensi ma lo farò domani.
Anche quest'attesa è la nostra distanza.

14 agosto, 2010

aspetto


Un letto che sbatte contro il muro. Una sigaretta accesa al buio. Due bicchieri pieni di vino che tintinnano. Ridere.
Ci sono i fuochi d'artificio che esplodono fuori dalla mia finestra.

08 luglio, 2010

Amamì(come i cccp)


Giornate che dovrebbero essere buttate via. Voglio solo ritornare da te come se fosse un secolo. Dovrei creare e finire un racconto in due giorni per pubblicarlo in giornale, per fingere di non aver buttato tutto all'aria- come ho fatto in questi mesi però.
Nel centro diagnostico c'era un ragazzo di vent'anni al massino. Era carino con dei ricci sulla fronte. Rideva perchè era obbligato, era da una settimana in ospedale, era l'unico ad essere sulla sedia a rotelle. Di quelle vere, non dei telefilm, con una barra grande d'alluminio alla base, non poteva muoversi davvero. Aveva il cappuccio della flebo ancora infilato nel braccio. Non sembrava malato. Se avesse avuto un pantalone con le tasche qualche anno fa avrei tentato di portarmelo a letto. Ora però amo te ed è tutto diverso.
Quando è entrato a fare la risonanza magnetica per poco non piageva. Non resisteva. E' uscito magro di tre anni di tumore in più. Volevo dirgli che tutto sarebbe andato bene ma forse niente sarebbe mai più andato bene.
Non riesco neanche più a piangere. Voglio solo tornare da te, bere una bottiglia di vino intera e buttarmi sul tuo divano al caldo. Senza scambiarci una parola. E' questo che voglio. Non chiedo di più.
Devo farmi le analisi, un'ecografia e fingere di nuovo che quello che ne uscirà non conta un cazzo. Ma sono stanca di fare finta che tutto vada bene, voglio solo che una volta nella vita io possa fermarmi e dire che tutto va di merda anche se ho una vita borghese, anche se non sono un fottuto minatore e che sto ancora sul 740 di mammà e papà, voglio solo lasciarmi la possibilità di dirmelo. E che nessuno apra mai bocca su niente chè tutti mi avete un po' rotto il cazzo.

che cosa vuoi che scriva? Di cosa vuoi che canti? E' il mutuo il pensiero peggiore de mondo che ho intorno

01 luglio, 2010

guardo troppi telefilm




Scrivo poco, penso ad altro. Il mio quaderno è fermo da mesi.
Il mio cervello rimpicciolisce. Ma devo aspettare solo pochi giorni e potrò fare quello che mi piace. Dovrò aspettare solo pochi giorni e poi verrò da te.
Ho molte domande e non so se le farò mai. Se finirò mai quello che ho lasciato.
Zitta, stasera sto zitta.

17 giugno, 2010





Ci sono molte parole in mente in queste notti.
Ci sono le mie mani che si gonfiano sempre più.
C'è il sonno che viene all'improvviso.
Ci sono tutti i miei errori che non ascolto più.
C'è il terrore di restare in questa stanza a studiare per sempre.
C'è la paura di chi potrebbe mettersi tra di noi.
E poi ci sono questi attimi in cui sudo, con il rumore dell'aria conditionata nelle orecchie. Sposto i capelli dal collo cerco un modo per rallentare il cuore.
Mi fa rabbia sentire le parole di chi pensa di essere meglio di me. Di chi giudica senza gentilezza. Di chi ha i suoi problemi e vorrebbe da me sempre di più. Ma io ho già dato l'anima una volta e non lo rifarò mai più. Ma quando ci penso so che tutto questo finirà che avrò tempo di leggere un libro, di scriver qualcosa. Di stare con te e non aver paura di litigare, non dover scappare.
Ci sono molte cose strane in questi giorni. Non ho ancora parlato veramente.

27 marzo, 2010

bad boys bad girl


Ho fatto del male a molte persone negli ultimi anni.
Le altre, cui non avevo fatto alcun male, le ho allontanate e basta.
Sono periodi, succede anche nelle migliori famiglie.
E io mi sono abituata a stare da sola.

Le persone a cui ho fatto del male forse neanche lo immaginano.
Io invece immagino e penso. Temo sempre che arriverà una vendetta qualsiasi a prendersi qualcosa che ho. Che arrivi fredda o calda non importa, la loro vendetta nei miei confronti è imprecisata e devastante.

All'epoca non immaginavo che perdere qualcosa mi avrebbe messo così tanta paura. All'epoca agivo per sentimenti, passioni, odori e ricordi. Oggi non so neanche come funzionano le cose qui dentro di me. Continuo a farle e basta. All'epoca quello che ho rovinato era degli altri ed era già morto. Non avevo niente e la paura non esisteva.

So che ho degli amici e che insieme siamo una buona famiglia. Questo mi basta.
Tutto quello che perderò o che acquisterò sarà pulito e senza raggiri. Sarà come ora che sto cercando di abituarmi ad essere la brava ragazza che non sono stata mai. Quella che tutti hanno sempre visto. Si sbagliavano alle volte.

La verità è difficile da dire se è dalle mie labbra che deve uscire. La verità e che alle volte ho bisogno di mandare tutti a fanculo. Andarmene a farmi fottere in un'altra parte del mondo e stare sola e in pace e ricominciare da capo. Senza le prospettive che mi sono data. Senza le false speranze. Senza le cose che ho costruito ma che non sono riuscita a finire. Ammettere finalmente che la mia vita, come quella di tutti gli altri, è di una banalità assoluta e che non ho un cervello utile al lavoro. Ho solo gusto. Tutte le altre spiegazioni sono solo scuse. No cervello no parti.

Non voglio chiedere scusa, voglio solo che non succeda niente di brutto. Voglio solo che sia colpa mia. Di me adesso. Non di me allora e di tutto quello che viene a presso. Voglio solo non avere tutta questa paura. E soprattutto voglio solo che torni la scrittura. Che non dimentichi di scrivere le parole. Che mi piaccia e non mi faccia schifo tutto tutto tutto quello che scrivo.

23 febbraio, 2010

Anche io.


Sono giorni che impazzisco per niente. Che ho paura di tutto. Sono giorni che scrivo e riscrivo e non mi piace niente. Solo l'idea. Sono giorni che non riesco a capire cosa studio e come devo fare ad andare avanti. Sono giorni che mangio poco e dimagrisco. Sono giorni che con cinque libri da leggere ne leggo un po' al giorno di ognuno. Sono giorni che mi manchi anche se ti ho visto da poco. Sono giorni che penso che non posso fare niente per la tua faccia stanca. E non sopporto quest'idea. Sono giorni che ho paura e basta di quello che succederà. Sono giorni in cui capisco che mi serve un posto in cui stare. Davanti al mare senza sentire una voce. Ma ci vorrà tempo. Tempo per tutto. Ci vuole tempo per tutto non smetto di ripetermelo. Ed io sono impaziente come non mai. Sto scalciando, voglio fuggire- o almeno avere uno spazio con te. Sono anni che cerco di mettere insieme i pezzi e non vedo ancora la fine.

29 gennaio, 2010

goddam stupid conversation

Niente sarebbe rimasto di me se lui non avesse scritto.

Postscript: J. D. Salinger

05 dicembre, 2009

la base


Ho conservato nelle tasche il tuo tabacco.
Ho aspettato e dopo poco sei arrivato.

Sto prendendo appunti sulla mia storia del tumore.
Ha dei buoni sviluppi, ha una struttura solida.
Ha dei flashback adeguati e delle scene forti.
Deve solo crescere ancora e io devo concentrarmi di più.
E' Clelia che è ancora debole e mi spaventa.

Ho messo su un film d'amore e una maglia pesante.
Non hai più quella casa, non ci avevo pensato.
Dove ti rivedrò la prossima volta?

Dovrei fare mille cose,
non solo quello che faccio a salvarmi.
Serve sempre di più.

Non escono le parole stasera.
Chiudo le dita, stringo i denti e guardo altrove.
Spingono le parole ma manca sempre qualche lettera.
Vado a cercare altrove, facendo finta che sia tutto normale qui.

20 novembre, 2009

M.V.


Sono cresciuta leggendo libri presi in prestito dagli amici e dai genitori degli amici. Leggere mi ha formata, cresciuta, costruita. Mi ha fatto anche sentire lontana da casa mia perchè i libri, quelli che volevo leggere io non c'erano a casa. Ce n'erano altri ma all'epoca non erano fatti per me.
Con i libri ho la cura che non ho con nient'altro. Non faccio orecchiette alle pagine, se il libro è troppo piegato da un lato dopo che ho finito di leggerlo lo poggio sul comodino dal lato opposto. Sono stronzate, ovvio ma per me fare anche solo una di queste due cose rappresenta metterci una cura che non presto a niente al mondo.
Ovviamente buona parte della mia depressione è stata curata dai libri. Da Salinger, da Pavese e da Fenoglio prima di tutto. Quando li ho letti non è stata una cosa normale. E' stata una cosa che mi ha cambiato materialmente l'esistenza e l'ha fatto in meglio. Si, lo so è una cosa da nerd. Ma tant'è.
Quando ho letto Il giovane Holden ho continuato con ogni pagina conosciuta di Salinger. Da Una questione privata ho letto tutto Fenoglio lasciando fuori Il partigiano Johnny e da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi mi sono impegnata a leggere tutto Pavese. Mi rimaneva fuori solo Il mestiere di vivere.
La prima volta che ho visto Il mestiere di vivere era nella libreria dei genitori di Mario. Era un'edizione degli anni sessanta. Con la copertina color carta da zucchero. Me lo sono portata a casa e ho passato tutta la notte a sfogliarlo. A lato c'erano commenti e appunti.
Leggevo ogni parola. Poi ho deciso che se avessi continuato non l'avrei capito. E ho smesso. Così ho annotato su un quaderno due paio di frasi che ricordo ancora a memoria e l'ho resituito.
Qualche anno fa l'ho ricomprato in un'edizione tascabile dell'Einaudi. Non l'ho più aperto. Fino ad oggi che ho iniziato a leggere tutto. Come fosse una religione. E non riesco a spiegare con altre parole tutto questo.

04 novembre, 2009

genevoise


Da quando sono a Ginevra compro sempre fiori.
Sono belli e colorati ma dopo un giorno si afflosciano, cadono ed io non li butto.
Li guardo stare lì ancora un po' perchè anche morenti fanno colore nella mia stanza bianca.
Quando ero piccola volevo sempre i fiori in casa ma mio padre diceva che morivano subito e che non valeva la pena e che era meglio comprare le piante. E così a Napoli, nella mia camera ci sono una decina di piante. E muoiono pure quelle ma non lo dico a mio padre, potrebbe rimanerci male.
Da quando sono a Ginevra sono dimagrita cinque chili, ho messo tre punti ad un dito della mano e mi sono resa conto che le cicatrici che ho sulle ginocchia sono una cosa santa e santificabile e che tutto quello che ho fatto, quello si è da ringraziare.
Da quando sono qui guardo la gente e mi sembra sempre irrimediabilmente calma. Anche al supermercato. Anche per la strada, nessuno mi sembra agitato. Non capisco bene come possa funzionare una società apparentemente calma, ordinata e con pochi punti visibili di degrado. Funzionerà in qualche modo, ma io ne sono completamente all'oscuro.
Funziona bene il fatto che nelpaese della gruviera vivono solo 170 persone, che i prati intorno sono tutti la pubblicità della milka ma con le mucche del colore giusto.
Non ci capisco molto da queste parti. Ma posso parlare francese anche se dicono quella cosa bruttissima tipo nonantean invece che catrevanons. Che poi ci sta un sacco di francofonia in questa voglia di dire i numeri diversi da tutti gli altri. Io lo so.
So anche che ho camminato come volevo fare da anni e non riuscivo più. Ho visto mezza cità così e ho visto tutti i parchi e il lungolago e i cigni al centro della città. Che poi tu vedi i cigni e pensi i cigni? e poi be' è normale che ci siano i cigni in una città così. Che poi così non posso dire bene cos'è perchè non ho conosciuto un genevoise neanche a pagarlo ma solo gente così che si è trovata per caso qui. E dicono che è difficile stanare un vero ginevrino, chissà dove sono finiti, mi chiedo.
La notte poi torno nel mio piccolo paesino che ha un razzo in mezzo al prato del comune e dormo nel mio letto in pieno silenzio. Mi stendo e sento tutto il mio corpo tendersi e rilassarsi. Poi mi giro e sento che dietro le mie spalle dovrebbe esserci qualcosa e non c'è. Neanche se mi giro, mi volto e allontano le coperte. Non c'è e non ci sarà nei prossimi dieci giorni. E mi accorgo qui per la prima volta che la distanza è un'inculata più grande di quella che ho sentito fino ad ora. E che mi hai fregata. Senza di te non funziona bene questa cosa in cui sono dentro anche io.

.che poi non lo so dire e ti scrivo la mail con uffà mi manchi scritto solo. ma la cosa che vorrei dire è che ti amo e che avevi ragione e che vorrei solo stare a prendere il freddo insieme e prendere tutto il vento che esce dalle finestre e prendere una bottiglia di vino e guardarti anche solo per un attimo con la faccia con cui mi guardi la prima volta che facciamo l'amore. o con quella con cui ti addormenti. che è bella uguale. o quella con cui ti svegli, mi guardi, mi odi e poi mi baci. insomma, con tutte quelle facce. e con le tue braccia che sarebbero qui se nona vessi sbagliato su tutta la linea.

15 ottobre, 2009

ce soir la


Ho viaggiato per tutto il tempo con Psycho killer in mente. Fafafafafafafafafa.
Ho camminato fino a farmi male, gelarmi e aspetto che stanotte i gradi siano sotto zero.
Dei piccoli uccelli hanno mangiato la mia New York Cheescake ed io li guardavo un po' mentre studiavo il regime alimentare che dovrò seguire per i prossimi tempi.
Una bambina finge di avere la febbre per stare con me ed io non la so più gestire.
Ho comprato caffè decaffeinato e solubile e domani mi disintossicherò.
Vorrei che mi vedessi come sono qui e come cammino contro il vento che qui ha un nome ma non lo ricordo. Rizze? Rippe? Riva? C'è il lago ma del nome del vento non ricordo.
Mi abbracceresti e ruberesti il posto. Cercherei di strappare il lenzuolo da sotto al tuo corpo o ti sveglierei per farlo. Sarebbe tutto perfetto così.
Dovevo solo andare via per un po'.
Ma non dispero, non smetto stupidamente di aspettare.

28 agosto, 2009

atesina


Fumo mezze sigarette

Bevo birra tiepida.

Sono fuori dal mondo.

Non so quali saranno i rimedi che dovrò inventare al mio ritorno.

Guardo in televisione solo cose che mi spaventano.

Non c’è presenza biologica decente in questo posto e non so dov’è

Se c’è.

Mangio, tornerò e non mangerò.

Aspetterò di vederti un giorno in più. Spererò di avere pochi giorni

Di normalità.

Domani andrò in città.

Guarderò un museo e sorriderò.

14 agosto, 2009

poor amanpour report


S. lavora sempre, anche di notte.
M. ha dimenticato il telefono al bar ma è stato fortunato.
Io sono qui mentre tu non ci sei e smetto di dire che non mi fa paura tutto questo.

La spiaggia mi s'infila dappertutto, ho il sale e la sabbia e i capelli e il petto lo sanno ancora oggi che non penso ad altro che a Clelia.
Mi manca la forza di scriverne ancora. Mi terrorizza il risultato. Mi fa paura l'abnegazione.
Dovrei tenere un diario delle mie inefficienze.
Più di tutto quello che vorrei è stare vicino a te, anche solo dormire e baciarti e sentire il vento e le zanzare del tuo balcone.
Sono pronta a tutte le conseguenze ed ai miei sbagli.
Sono pronta a ritornare nel mondo.

sonno.pace.buio.
Stendo le gambe, infilo le mani sotto il materasso mi giro al vento e sospiro. dormire non è niente senza di te. e il terrore è solo mio.

12 agosto, 2009

vorrei solo tornare a casa




Eravamo in viaggio insieme. Bevevamo birra seduti sulla Sprea, al Bar25. Avevamo un enorme tatuaggio che dalle orecchie copriva tutta la schiena. C'erano gli amici e gli agenti disturbatori. Eravamo così felici.

15 luglio, 2009

telephone to tel aviv


D'estate. Sudo le braccia- gli occhi- la bocca.
Un peso mi tira giù. Ogni ora mi vergogno del mio peso, delle mie braccia, della mia vita.
E poi da qualche altra parte mi amo.

Ti parlo mentre sono sola. E sento la tua voce. Sorrido e dimentico tutto il resto.

Crollo dal sonno ogni notte. Ma non mi arrendo mai.

12 giugno, 2009

elvis back to memphis


" Quell'uomo è la vita tua" mi hanno detto stasera. E io sorridendo ho confermato.

09 giugno, 2009

cominciamo da una prima cosa


Le occhiaie mi sono venute su - sotto gli occhi, sulla faccia, nel loro posto ideale- l'anno scorso.
Stamattina mi sono svegliata, ho guardato gli occhi ancora chiusi e con le ombre di una matita marrone che ho messo ieri ho guardato delle cose viola a tratti marrone. Poi ho capito. Che le mie occhiaie non se ne andranno mai più.

-Intanto vado a fare un ennesimo esame di francese-

05 giugno, 2009

handle with care


Metto via pezzi dell'armadio mentre bevo una birra con i Daft Punk nelle orecchie. Sapevo che sarebbe stato difficile ma non credevo così. Metto via vestiti che sono stati la mia libertà la mia identità fino a pochi anni fa. E mi ricordo tutto di quando avevo quella maglia rossa e i capelli corti e camminavo senza un grammo in pancia e ora mi chiedono se avrò un bambino. Non si dovrebbero cambiare gli armadi quando si è nello stato mentale in cui sono io. Non si dovrebbero cambiare mai e i vestiti vivere per sempre e non pensare neanche un attimo che prima stavo meglio perchè non è vero e lo sappiamo tutti. Perchè per il cibo quella di prima era malattia. Di questa fa parte della guarigione. Pure se è troppa pure se si vede meglio. Pure se m'ammazzerà e porterò vergogna scritta nelle pieghe della pancia.

... so I 'm never gonna dance again the way I danced with you...

19 maggio, 2009

la causa


Avevo un incipit stupendo oggi.
Parlava di me che torno a casa e non ho più il cappuccio dello spazzolino da denti.

Ogni giorno perdo frasi, parti, scene.
Posso solo aspettare che tornino tutti mentre nascondo le mie cose nel tuo armadio e leggo i libri.

Devo solo aspettare piano, fermarmi e ricordare quella faccia ogni attimo che vivo.
Ricordare che il mio unico terrore è della donna che non sono.

28 aprile, 2009

les mensonges


A Parigi camminavo per chilometri. Avevo scarpe dalla suola liscia, una giacca bianca sottile e un ombrello grigio. Ero sempre zuppa.
Un pomeriggio ho comprato una giacca. Fatta di lana corta che scalda solo le spalle, con i polsi scoperti.

La indosso sempre in questo periodo dell'anno.
Ogni volta che piove e metto le mani in tasta e mi fuggono i polsi
mi vedo bene, come se fossi riflessa in una vetrina.

Con i polsi bagnati, le spalle calde. Camminare a testa bassa.

04 aprile, 2009

e ditemi ancora cos'è che mi manca


Mi basterebbe stare tre minuti a dormire tra le tue braccia ogni notte.
Rinuncerei a tutto, aspetterei ogni giorno che tu torni dal lavoro
mentre io mi occupo di Giovanni e Clelia.
Lo farei dovvero. E non è il romanticismo- che ho dimenticato chissà dove-
E non è la mancanza e neanche il pampero.
E' una cosa reale e sei tu qui che mi manchi e io che voglio stare con te-
mentre mi guardi e dici che devi dormire mentre io finisco di vedere i tuoi cartoni animati.
Perchè ti svegli ogni volta prima che mi addormenti.
Perchè ti ricordi che ogni volta sono una patologia nuova.
Perchè sai tutto quello che sono e lo tieni tra le mani.
perchè quest'inverno non potevamo uscire dalle coperte.
Perchè posso avere tutto ma senza di te, qui, ho questa cosa alla gola
che solo con te va via e riesco a respirare.
Aspetto solo di cadere un'altra volta mentre ti vedo arrivare sulla via della stazione
ogni volta con una faccia nuova e con tutta la voglia che c'è.
C'è qualcosa di buono in questa vita. Io la voglio vivere con te.

29 marzo, 2009

una strada lungo il doppio


Ci sono dei giorni in cui mi accorgo di amarti più di quello che credo.
Ci sono giorni in cui rimango con gli orecchini ancora addosso e cerco qualcosa.

Ci sono cose a cui non arrivo.
Ci sono cose che non capisco.

C'è molto attorno a me. Mi fermo e non capisco.
Mi tengo in alto, con la testa fuori dall'acqua.
E' tutto in equilibrio.
Ogni giorno diventa migliore del giorno prima e più falso di sempre.
Dovrei andarmene via e scappare lì dove sei tu.
Dovrei dormire poco e sentire che ti addormenti giusto un attimo prima di me.

22 febbraio, 2009

oscar



Non so cosa succede dentro quando non faccio quello che devo.
Ma so che si spezza ogni secondo qualcosa in più.

So che esiste modo di sollevarmi.
So che c'è. Ma mi serve un punto.
Come stare in casa tua senza una parola, al freddo e aspettandoti.

Ma qui non so cosa c'è di simile.
Un punto. Bisogna trovare solo un punto su cui fermarsi.

07 febbraio, 2009

Sgrammatichiamo


Ho guidato per dieci minuti, con una birra tra le gambe.
Non ho bestemmiato, non ho urlato, per un attimo ho amato il mondo.
Nonc 'era alcun pericolo.

Ho cercato di infilare le canzoni di Bowie ma non c'era verso- e nemmeno i cazzotti.
Ho dovuto ascoltare qualcuno che cercava di farmi ridere.

Ho scritto qualcosa nella testa e non ricordo niente.
Ho le mani gonfie, mi hai detto che sono strana. Ma io ho solo paura per la prima volta nella mia vita.

Ho comprato una gonna come fossi femmina, l'ho tolta come fossi tu qui.

Vorrei scrivere molte cose. Come la notte o che ti amo. Ma non mi ricordo quello che ho scritto mentre guidavo. Allora questo è tutto quello che mi riesce al meglio- mentre sento freddo alle spalle, mentre ho persino un pigiama.

Però alla radio hanno messo una canzone che non c'entra un cazzo ma che ero giovane quando la sentivo.

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo è troppo bello
Le cose che abbiamo in comune
sono facilissime da individuare
ci piace la musica ad alto volume
fin quanto lo stereo la può sopportare
ci piace Daniele, Battisti, Lorenzo
le urla di Prince, i Police
mettiamo un CD prima di addormentarci
e al nostro risveglio deve essere lì

perché quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu piangi
quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu ridi

Le cose che abbiamo in comune
sono così tante che quasi spaventa
entrambi viviamo da più di vent'anni
ed entrambi, comunque da meno di trenta
ci piace mangiare, dormire, viaggiare, ballare
sorridere e fare l'amore
lo vedi, son tante le cose in comune
che a farne un elenco ci voglio almeno tre ore... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

"Le cose che abbiamo in comune!", ricordi
sei tu che prima l'hai detto
dicevi "ma guarda, lo stesso locale
le stesse patate , lo stesso brachetto!"
e ad ogni domanda una nuova conferma
un identico ritmo di vino e risate
e poi l'emozione di quel primo bacio
le labbra precise, perfette, incollate

Abbracciarti, studiare il tuo corpo
vedere che in viso eri già tutta rossa
e intanto scoprire stupito e commosso
che avevi le mie stesse identiche ossa
e allora ti chiedo, non è sufficiente?
cos'altro ti serve per esserne certa
con tutte le cose che abbiamo in comune
l'unione fra noi non sarebbe perfetta?

Quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu piangi
quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
quando io piango... tu ridi... ma...

Allora cos'è
cosa ti serve ancora, a me è bastata un'ora...

Le cose che abbiamo in comune sono 4.850
le conto da sempre, da quando mi hai detto
"ma dai, pure tu sei degli anni '60?"
abbiamo due braccia, due mani ,due gambe, due piedi
due orecchie ed un solo cervello
soltanto lo sguardo non è proprio uguale
perché il mio è normale, ma il tuo, oh: è troppo bello!
troppo bello!

Quando io dormo... tu dormi
quando io parlo... tu parli
quando io rido... tu ridi
e quando io piango... tu ridi...
troppo bello!





25 gennaio, 2009

noite

- Amore, regalami l'estate e una fuga che duri anche solo un po'-

01 gennaio, 2009

the best new year's eve/ ever

Un'erezione un'erezione un'erezione un'erezione triste
Per un coito molesto per un coito modesto per un coito molesto
Spermi spermi spermi spermi indifferenti
Per ingoi indigesti per ingoi indigesti per ingoi indigesti
Io attendo allucinato la situazione estrema
Un grande sogno nitido chiedendo alla tua pelle
Con dita di barbiere un'amorosa quiete un'amorosa quiete
Sfiorarti come a caso con aria imbarazzata
Atmosfera pesante elogio alla tensione
Tranquillità assoluta tranquillità assoluta tranquillità assoluta
Un rapimento un'estasi
Su un punto delicato questa non è una replica
Facile e leggera non è una mossa tattica
Mi ami?
Mi ami?
Mi ami?
L'affinità elettiva è orfana di futuro
Disturba i progetti rapisce la quiete
Svela i conti in sospeso
Accarezzati in sogno in un tempo spezzato che gira rigira
Ritorna all'inizio non vuole finire
Mi ami?
Mi ami?
Mi ami?
Smettila di parlare avvicinati un po'
Smettila di parlare avvicinati un po'
Smettila di parlare avvicinati un po'
Smettila di parlare, avvicinati un po


I love you babe /I miss you, baby. But my make- up is never been so cool.

28 dicembre, 2008

sta finendo



Mi servirebbero delle parole più precise. Le voglio come regalo di buon anno nuovo.

08 dicembre, 2008

Pizzica


Mi devo rivestire, camminare, stare in piedi.
E dormirò e sentirò freddo e non mi scoprirò di nuovo e tu sarai lì a rivestirti e uscire
- pesto di sonno- là,
dove mi hai fatto vedere.
Non mi muoverò e non ti cercherò
- con la mano piedi occhi e braccia-
e non ti sveglierò e tu non lo farai.
Non avrò i tuoi capelli sulla faccia e nemmeno sangue da sprecare
- persino nessuna parola da dire.

senti qualcosa è uno squillo di qualcosa c'è un telefono che mi uccide? ci prova, vero?

Ho una barca però e lividure pronte da toccare -
mentre a contare i giorni sono bravi tutti.
Ma era una vita che non ballavo così - e persino eternità
sentirti svelare la strada per le isole.

senti qualcosa è uno squillo di qualcosa c'è un telefono che mi uccide? ci sta riuscendo, vero?

Nel letto dormo e non sento niente, non respiro, non corpo,
non odore, neanche il buongiorno di domani mattina che servirebbe qui e ora.
Perchè si raddoppiano sempre i giorni, le ore e non finiscono mai e
poi sono veloci e scoppiano.

-Che poi alzare gli occhi al cielo servirebbe davvero ma la barca anche, devo solo imparare -

E non sento- non vedo- non tocco. Ma dico sempre la verità e
a metterci cura mi serve solo un po'.

05 dicembre, 2008

notte bianca


Ieri sera sono andata a dormire e non trovavo una parola.

Da quasi un anno prendo una pillola minuscola che devo ingurgitare - ad essere sincera anche con non poche difficoltà- un'ora prima di fare colazione. Allora io, genio, che faccio? Metto la sveglia un'ora prima, prendo la pillola condita da due litri d'acqua, sento che è ancora in gola, mi rassegno e poi mi riaddormento. Però alle volte mi riaddormento e basta e quindi mi si sposta tutta la giornata di un'ora. Oggi non potevo e allora la sveglia l'ho messa con la suoneria che uso per il mio fidanzato, sperando che nel mio rincoglionimento mattutino, a saperlo in viaggio, mi sarei svegliata confondendo la sveglia con una telefonata. Ovviamente è tutto funzionato alla perfezione, come quando ho fatto il programma di studio un mese fa e come primo giorno mi sono fatta in regalo solo tre pagine da studiare. E io nemmeno me ricordavo.
Ieri la mia amica mi ha scritto: Non vorrai mica svegliarti domani con le occhiaie?
Ora chissà se il non vorrai mica comprendeva anche la sveglia alle sei con gli occhi sbarrati.
Però poi, pure con gli occhi sbarrati, mentre rispondevo al messaggio del mio fidanzato mi è venuta la parola.
Stati di eccitazione. Eccola.
mi chiedo solo come si scrive questo.

14 novembre, 2008

10 points to kill bill


Oggi ho scritto un decalogo. L'ho appeso dritto davanti a me e al punto 5 c'è Relaxe- Toi!, quello che disse la cameriera a Chicca mentre eravamo a Parigi. Al punto 7 c'è scritto Ricordati di perdonare e Non essere severa! dovrebbe essere al punto 11 perchè l'ho dimenticato anche se è il più importante. Ci sono scritte altre cose ma non vale la pena ricordarle.
Credo che mi farà un tatuaggio per ricordarmi di tutto. O con su scritto BEWARE. Si, così grande.

05 novembre, 2008

04 novembre, 2008

28 ottobre, 2008

pre-post


S e c'è una cosa che odio dell'essere donna è la temporanea- e uterina- perdita di lucidità.

questioni di fotocopie e divani.


Guardo una madre abbracciare una figlia.
Bevo del vino e guardo lontano.
Nella stazione c'erano due donne che si sono spaventate
nel vedermi avvicinare.
Volevo solo ciccare, dovevo dir loro.
Ma forse la mia faccia diceva tutto.
Ho fatto una telefonata e ho fatto finta di niente.
Ho comprato delle medicine, ho camminato lungo i binari e sono tornata a casa.
Ho bevuto tanto, fumato troppo e ho guardato la tivvù.
Poi non so cos'è successo.

Perchè è una questione di corpi, di fame e di sudore.
Perchè le cose che voglio sono sempre sotto di te.
Dormire poi, è solo infierire su di noi.

20 ottobre, 2008

nervosismo ateo


Mi danno fastidio molte cose. Le mail che si accumulano nella posta e che non riesco mai a finire di leggere e che non sono importanti. Mi danno fastidio tutte quelle quarantenni che cercano di distrarsi quando c'è da fare una cosa seria. Non sopporto il fatto che io debba scrivere e parlare in ordine per farmi capire. Non sopporto come cadono i miei capelli sulle spalle. Non sopporto che io non riesca mai a fare ordine nel mio armadio e non sopporto che non si diano via le cose che non s'indossano più. Non sopporto di non avere mai tempo e di non riuscire mai a prepararmi in tempo. Non sopporto questo modo di fare che mi distrae e mi tormenta e che smetterò un giorno. Non sopporto la mia mancanza di concentrazione e di non essere con te. Non sopporto quel racconto che devo finire da anni e che non riesco. Non sopporto il fatto di non camminare spesso, di non essere spesso in treno e non sopporto che non ci siano mezzi pubblici che mi riportino a casa. Non sopporto questa situazione, ma una via d'uscita di certo la troverò.

28 settembre, 2008

27 settembre, 2008

è questa la luce



Quando siamo arrivate sul Plemmirio il cielo era quasi grigio. Il signor F. ci ha accolte sorridendo. Io mi sono lamentata del tempo e il signor F. ci ha detto che piove in tutta la penisola ma mai sopra la sua casa. Per lui sarebbe un bene se piovesse, così, per una volta, qualcun altro si occuperebbe del suo giardino. Il signor F. ci presenta la moglie, pare simpatica e socievole quanto il marito. Ci ha detto di andare ad Ortigia il signor F. ma prima ci ha detto di fare un tuffo nel mare chè qui è riserva marina ed il mare è ancora buono.
Non ci mettiamo molto ad arrivare a mare anche se io ho paura di scendere sugli scogli con le mie scarpette bianche. Il mare a guardarci dentro sembra un cartone animato. Sono entusiasta, ma il mare si agita e mi preoccupo di non riuscire più a salire. Allora torniamo sugli scogli, ci asciughiamo e comincia a piovere. Ma potevamo rimanere in acqua ancora un po'.
Quando torniamo su il signor F. ci spiega che quando stasera andremo ad Ortigia troveremo tutti coperti come se oggi a pranzo non ci fossero stati 30 gradi e nel frattempo prende la mappa e ci spiega come arrivarci e cosa non funziona più qui.

Allora possiamo andare, persino io sono già pronta e ci accorgiamo che qui non è Catania, non ci possiamo orientare da sole.
Arriviamo al porto e c'è una nave da crociera. E c'è anche il parcheggio con fermato dentro un camion che fa i panini. Parcheggiamo e prendiamo la mappa. Sembra essere tutto vicino.
Il ponte è nuovo, c'è una palazzina che sembra Venezia a guardarla da qui.
Tutte le strade ci sembrano nuove e non c'è un'anima viva. Camminando all'improvviso vediamo giovani, vediamo gente, lì si beve a poco, è chiaro e poi andiamo al duomo dove c'è più gente. Hanno tutti giacche e foulard. Io ho una felpina e lei mette i piedi nudi a terra.
Forse il signor F. aveva ragione, hanno tutti freddo qui quando decidono che è finita l'estate.

Qualche giorno dopo poi torno a casa. Vedo tutti coperti. Io sono la sola a mettere ancora le scarpe aperte, tutti hanno le maniche lunghe. Sarà che non mi sono ancora decisa a tornare a casa. Mentre fumo una sigaretta poi mi accorgo che succede sempre qui, nei posti di mare che appena piove a settembre tutti mettono le maniche lunghe e si coprono, le spiagge si svuotano e la gente che vedevi prima riempire tutti i posti scompare. E poi tutto assume una luce come fosse L'Ile Saint. Louis, dove non c'è niente nelle sere vuote, solo qualche lampione sparso. Sembra anche Ortigia e sembra anche un paesino del Catanese. Sembra una cosa che t'ammazza il cuore.
Perchè forse dopo tre mesi d'estate la gente di qui s'annoia e vuole convincersi che è giusto che faccia freddo. Forse perchè ad un certo punto l'estate deve pur finire. Ed è meglio chiuderla con una pioggia che lo dice da sola che è settembre e devi pur smettere di guardare il mare.

24 settembre, 2008

era lungo. adesso è corto.


Sono passati mesi.
Aprire la finestra, buttare la testa fuori al fresco,
accendermi un'altra sigaretta:
cose per istinto, per ritrovare casa.
Il collo non regge, le mani tremano, gli occhi si chiudono.

" Cielo e mare, nennè... qua sembra di stare in esilio... " diceva mia nonna, sospirando.

02 settembre, 2008

Province d'italia




Io non odio l'Alto Adige. Io odio la gente di provincia che crede di essere dio.

13 agosto, 2008