14 settembre, 2006

che sia sempre dannato!

Quando io e la mia amica siamo arrivate in patria pugliese ci ha accolto nella sua auto la nostra amica Bionda. Quest'ultima si era guardata bene le riviste in edicola ed aveva comprato Ciak, quello di agosto, perchè ad agosto ci segnano su tutti i film da vedere, quando escono, come sono, chi ci recita, eccetereecceteraeccetera. Decidiamo che vogliamo vedere un sacco di film. Dopo un'ora di viaggio decidiamo il film che andremo sicuramente a vedere.
Stasera quindi siamo andate a vedere il film. Ed il film è Time di Kim Ki Duk.

Sinossi: Lui e lei stanno insieme lei è lievemente gelosa (nel senso che appena lui respira lei va in aceto e fa una piazzata pubblica manco stesse vendendo il pesce al mercato la Vigilia di Natale in un paese del sud Italia).
Lei si è fissata che lui si è stancato di lei, del suo corpo e del suo viso e ripete ben due volte:Non ti sei stancato di questa faccia noiosa?cosa che se ero io il ragazzo prima la lasciavo e poi la faccia gliela cambiavo io a cazzotti. Ovviamente lui non ci pensa mancopenniente a lasciarla. Dopo di che lei decide:
  1. di fargli prima un pompino;
  2. di fargli una sega costringendolo a pensare che lei sia un'altra;
  3. scoparire del tutto dalla vita di lui e un po' anche dalla sua vita stessa;
  4. andare da un chirurgo estetico e farsi cambiare la faccia(nonostante lei sia incredibilmente bella).
Ovviamente lei becca l'unico uomo al mondo che dopo che tu l'hai abbandonato, invece di fare un party e ringraziare iddio di essersi scansato un tale gatto nero dai maroni, continua a cercarti, fare telefonate ad un cellulare spento (che cazzo, vibra, vibra solo, ma ste cazzo di suonerie in Corea proprio non le vogliono usare?). Ovviamente lui per sei mesi(il tempo che ci mette la faccia di lei a sgonfiarsi- e frapparentesi se lei fosse andata dal chirurgo plastico di Demi Moore e Nicole Kidman manco venti giorni doveva aspettare a sbendarsi-) la cerca, è disperato. Gli amici lo fanno uscire, lo portano a fare il karaoke e il pediluvio. Che poi, frapparentesi, nel film non è che escono, vanno in discoteca, o cose così, no. Tutti e tre scelgono altre tre ragazze poi sorteggiano chi di loro scoparsi( anche se non ho ben capito se loro dopo le pagano oppure è uno scambio di favori). Comunque, lui per un motivo o per l'altro non si riesce a scopare mai nessuna. Non bastano i sensi di colpa che lui ha ogni volta che vorrebbe scoparsi una tipa( e ogni volta si ripete, a mo' di karma:Cosa dovrei fare? D'altronde sono un uomo! Quasi per scusarsi... ma che scuse, come minimo ti devi scopare mille persone per scollarti di dosso la iettatura che ti ha messo quella!).
C'è da dire che pure la tipa che si è cambiata faccia ci mette del suo per non farlo scopare( robe del tipo lo insegue, gli lancia un sasso nella stanza del motel l'unica volta che lui ci va vicinovicino e succede la disturbata col proprietario del motel).
Che poi è il minimo che non scopi se prima vai a fare il karaoke e poi il pediluvio.
All'improvviso lui va nel bar in cui lei ha fatto una delle sue piazzate con una faccia da cane bastonato( che sembra un misto tra Spank quando fa kaikai e Doson quando scopre che Gioi scopa co' Pesi) e incontra la cameriera. Per farla breve lui si tiene la cameriera e poi s'annamora, un poco di lei. Per farla breve la cameriera è la sua ragazza che se n'è andata. Per farla ancora più breve ad un certo punto lei esce fuori di testa perchè si accorge che lui è ancora innamorato di lei con la vecchia faccia e va di nuovo in quel bar ( che, poi, fossi stata io la proprietaria, già alla prima piazzata avrei loro interdetto l'entrata tanto quelli prendono sempre e solo il caffè, e le cameriere si ostinano pure a chiedere che vogliono!).
Il bello è che lei va là con la faccia nuova si, ma con sopra una maschera su cui c'è la faccia vecchia.
Lui sembra finalmente essere terrorizzato da lei e la lascia lì come fosse Silvester Stallone che piange. Poi prima si fa menare a sangue da un rozzone che era nel bar, poi si fa menare dal chirurgio plastico e poi decide di rifarsi pure lui la faccia e non farsi trovare da lei. Ovviamente il chirurgo plastico non si tiene un cecio in bocca e dice a lei che dopo sei mesi lui l'avrebbe cercata. Allora lei va alla ricerca di lui e cerca di riconoscerlo attraverso la risposta che innumerevoli uomini le danno quando lei stringe loro la mano. Ne trova un bel po', uno tenta di stuprarla e poi uno finalmente le dà la risposta giusta. Quindi, giustamente, lei se lo scopa. Per scoprire, poi, nel post coito, che lui non è il suo ragazzo. Va be' alla fine lei prima ammattisce ancora di più a cercarlo, poi lo trova, ma più che lei, lo trova il suo irrefrenabile istinto amoroso ( che sempre sia dannato l'istinto amoroso!). Solo che mentre l'insegue lui schiatta, spappolato sotto una macchina.
E lo sapete lei cosa decide di fare? Di rifarsi la faccia da capo! Per essere irriconoscibile!
Adesso mi pongo una serie di domande:
  1. dove cacchio li trovano i soldi per rifarsi sempre la faccia?
  2. il chirurgo, quando lei si va a fare la faccia per la seconda volta le fa almeno uno sconto?
  3. ma lui quando si scopa lei con la faccia nuova come fa a non accorgersi che è lei?
  4. ma lei quando si scopa l'altro come cazzo fa a non accorgersi che è lui?
  5. ma stì coreani non ce li hanno i nei? le voglie? non ce li hanno i segni particolari dei corpi?
  6. che forse il regista voleva sottendere (perchè lo sottendeva chè non c'è un'informazione che ce lo dica, anzi, tutte contrarie)che essi si siano rifatti è pure il corpo?
  7. quando stì due stanno in una scena in un posto e poi nella scena dopo stanno subito in un altro, deve essere inteso come una specie di flashback o sogno o solo come 'na cosa messa a cazzo così?
Ovviamente ci sono altre domande che vorrei farmi, ma le sorvolerò. Ovviamente io ho sperato che qualcuno sopprimesse la tipa sin dall'inizio del film. Che poi l'inizio del film è praticamente Nip&Tuc. Inizia con la plastica di lei, ma fin nei minimi dettagli e tu lì già speri che ci sia al posto della birra un sachettino per vomitare. Ma poi quando lei corre, quando lei corre, quando lei corre. Si, quando lei corre è più insopportabile della crisi isterica (che almeno lì è a ragione e bellissima, ma comunque insopportabile) di Wendy in Shining. Ovviamente tutta la follia è sempre giustificata dal grande amoreche l'uno prova perl'altro.
In tutto questo le case sono arredate quasi male, lei è vestita quasi bene e lui quasi male. Lei non cambia le lenzuola al letto per almeno sei mesi e io, fossi stata lei, mi sarei messa col chirurgo che è medico, pure un bel ragazzo e poi, se quella cambia faccia ogni sei mesi, vuoi mettere la convenienza?Ah, ci sono un paio(cioè una e due- e la due è per arrotondare) di scene carine, la fotografia non è un gran che.Ovviamente ho raccontato tutto il film per evitare che qualcuno degli avventori del mio blog faccia la follia di andare a vedere stò film.
Ah, quando siamo uscite dal cinema, io e la mia amica, ci siamo ricordate che il film che avevamo deciso di andare a vedere era Still Life, non questo.
Che giornata di merda.

13 settembre, 2006

cent'anni di solitudine

Mi piacciono queste righe:

Ursula pensò che Fernanda doveva aver messo l'anello nell'unico luogo dove i suoi figli non avrebbero potuto raggiungerlo: lo scaffale. Fernanda, invece, lo aveva cercato unicamente lungo il suo itinerario quotidiano, senza sapere che la ricerca delle cose perdute è intorpidita dai gesti consuetudinari, ed è per questo che costa tanta fatica trovarle.

della contrattazione


Ormai sappiamo che io con le borse ho un rapporto un po' morboso.
Necessito di borse e ne ho una quantità imbarazzante.
Avevano addotto anche una motivazione psicologicamente plausibile alla mia voglia di borse.
Non mi ricordo se era il mio bisogno di ordine o quello di nascondere le cose a motivare il mio folle amore. Forse tutti e due e, comunque, adesso, non volevo dire questo.

Spiego la scena: Io, un' amica che chiameremo Peperlizia ed una che chiameremo Sciarada.
La prima amica britisc-indi-americancollegg-stail e la seconda nuvelvag-stail.


Camminiamo per Via Roma e ovviamente io guardo sia i negozi che i teli dei signori che vendono le borse false.
In barba a quella volta in cui per guardare una vetrina di corsa sono andata a sbattere contro un uomo che portava un enorme scatolo di vestiti Al***t, io continuo sempre a camminare, ovunque ci siano vetrine, guardando dentro tutti i negozi.
Sorvolerò la volta in cui mi fu detto da un mio amico che la differenza tra di noi e un po' più in generale tra gli le uomini e donne stava proprio nella capacità di guardare le vetrine in ogni situazione possibile ed immaginabile. Volevo tanto dargli torto, ma proprio io, in quel momento, mentre parlavamo di cose abbastanza serie, ero riuscita ad interessarmi anche alla vetrina di La compagnia della casa.
Se mi fossi opposta sarei stata decisamente poco credibile.
Credo che prima o poi mi farò vedere da lui sorseggiando rum di pessimo gusto, fumando tabacco e discutendo delle sorti del mondo(o di filosofia, ermeneutica e matematica) con un gruppo di intellettuali( effettivamente potrei puntare un po' più in alto dicendo almeno i nomi delle persone con le quali farmi sorprendere a conversare ma a quest' ora, di menti eccelse, mi sovvengono solo defunti).
Comunque, ritornando a me. Me ne andavo girando con Peperlizia e Sciarada e mi ritrovo a guardare questa borsa di pelle, tipo scioppinbegg finto dolceggabbana, ma fatta proprio bene e, dato che nell'ultimo periodo non mi tengo proprio un cecio in bocca e mi devo proprio mettere a parlare con tutti, chiedo al venditore ambulante quanto costa la borsa, ma così, più per curiosità che per altro. E lui mi dice che sta 25euri. Allora io dico che va bene, ma non m'interessa e lui mi dice quanto la pagherei una borsa così ed io gli rispondo che la pagherei al massimo 15euri allora lui mi fa: Venti! Ed io dico: nonomanonlavogliocomprare!E lui mi dice: va be' 15chèmenevogliotornareacasa...Ed io che ho fatto? L'ho comprata!!!!!
E non ho capito niente! Tutto è successo in due secondi e sono rimasta basita. E Peperlizia e Sciarada neanche si sono accorte di niente. Quale velocità! Quale maestria nella contrattazione1
Ma quale maestria? Quale velocità? Io mica volevo la borsa! Mica volevo sparagnare dieci euri!
Ho comprato una borsa! E non la volevo! Ancora peggio è il fatto che l'immigrato che me l'ha venduta si fa il culo per vendere quelle cose e io che ho fatto? L'ho pagata anche di meno! Ma io non volevo contrattare! Io non so contrattare! E poi? A Napoli ci stanno delle persone che se le comprano a venticinqueeuri le borse! Ed io? Io mi sono pure tirata il prezzo minore.

Che merda di vita. Se un tizio che si fa il culo giorno e notte per cercare almeno di cibarsi deve fare una contrattazione con me, che neanche me ne accorgo, la vita deve essere proprio una merda.
Scusami, O tipo che vendi le borse in mezzo a Via Roma, non volevo infierire su di te.
Che poi, in casa mia, mia madre contratta con tutti ed in un modo asprissimo ed io la sgrido sempre.
Perdono. Coscienza mia da occidentale riccona figlia di papà ma un po' frikkettona, perdonami, ti prego.


11 settembre, 2006

il fallimento e le altre procedure processuali




Dopo aver a lungo meditato.
Dopo aver a lungo giurato affetto.
Dopo aver affidato la mia vita a più e più persone.
Dopo aver mandato all'aria la mia vita.





Qui, accanto, dal di fuori, col senno di poi, guardando indietro, prometto, solennemente, di non cristallizare la mia mia vita in un amore mai e mai più.
Credo che l'amore e l'innamoramento siano degli accadimenti troppo belli per essere distrutti, per affidare a loro le mancanze del passato e per chiedere aiuto.
Credo che ci si aiuti da soli solo quando lo si vuole, credo che come si ha bisogno d'amore, di guerra, di luce e di poesia, così si ha bisogno di stare male.
E credo fermamente che non ci sia colpa nelle sofferenze addotte all'altro.
La colpa è percepita diversamente a seconda della prospettiva dalla quale si guarda.
Allora? Perchè non arrivare ad un livello neutro di colpa?
Dopo il rancore, non ci può essere altro rancore, dopo la rabbia non ci può essere solo rabbia.
Perchè mi fa paura che rabbia e rancore a volte, nella vita, non si sciolgano mai.
Credo che se la vita fosse serena e corrispondente alle proprie aspettative, rabbia e rancore sarebbero lontani.
Credo che la vita, la volontà e l'onestà non siano differenti quando si vive in un mondo ovattato.
Per me è un'assurdità, adesso, caricare un amore di più pesi di quanti ne abbia, per me è folle, adesso, pensare che potrei, anche io, di nuovo, come allora, come molti altri, come è già successo, pensare di portare in giro un amore, su di me, come fosse un lutto.

Sia chiaro, non è un giudizio, è un promemoria per il mio futuro.

controllo remoto


Ebbene. La vacanza è finita.
Torno a casa. Torno a combattere con il mio sonno.
Torno a guardare una vita che vorrei.
Torno a sperare, a credere in me.
I fatti.
Mi sono mancati.
Ho bisogno di azioni, di cose da fare, attimi e pensieri opposti da capire.
Se la mia vita fosse nell'ultimo letto del mondo, se la mia vita fosse nell'ultimo bicchiere bevuto, il mio letto sarebbe qui, solo qui con me.



Ma adesso tutto questo è gioia, è la mia passione. I miei lombi ringraziano, senza consumare un briciolo della mia emozione.
Tutte le parole che si accartocciano dentro di me e che pensano solo a me. Pensano ad una città bianca chiusa in un vicolo stretto, da attraversare di corsa. Pensano ad un posto tranquillo, più tranquillo che qui.
E poi penso io, penso ad un mare che sembra più bello, ma niente è più bello di quello che vedo. Niente è più bello di quello che ho, neanche quello che vorrei sembra attrarmi di più.
Riempiamo le tasche di canzoni, chilometri e incroci in un traffico che mi spinge, protetta, lontano da qui. Il mondo è fuori, io non dormo e credo che nella mia vita ancora qualcosa di incompleto c'è.

E certo che qui ci vuole un congiuntivo.
E certo che qui ci vuole qualcuno che senta.
E certo che qui ci vuole un corpo nuovo.
E certo che qui, per raggiungere il posto che voglio, mi ci vogliono un paio di palle nuove.
Mi ci vuole del coraggio, un taglio netto a tutto il passato, una fuga da quello che ho.
Potrei andare anche sui monti a camminare se ritrovassi le palle che ho perduto un tempo.
Potrei nascere di nuova fibra, leggere ad alta voce, se ritrovassi la risposta nel mio corpo.
Ma il mio corpo non risponde, studia tecniche, decide asserzioni, impara a mentire.
A bere fuori misura e giocare con il momento.
Di una cosa sono certa.
Adesso lo berrei, chiuderei la porta, ringrazierei e potrei riderci su.
Mi scuso già ho riso, a crepapelle, stanotte.
Tra un uomo e divertirmi, stanotte io ho deciso.
Che sia chiaro, io ho deciso di ridere, d'incazzarmi, di ragionare e di sentire.
E stiamo zitti, stiamo tutti zitti, che per ascoltare siamo sempre tutti qui.
Ed alle volte per parlare io dimentico tutto il resto.




C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano
carro che non vuol cadere nella stupidita'.
Sulle labbra era il sapore
del mattino che hai inventato tu
guarda adesso come piove
sulle mie labbra blu.
Guarda adesso come piove
sui sentieri in fondo all'anima
storie che non hanno odore,
e' la mia realta'.

Vorrei dare un nuovo nome,
nuova linfa a tutto quel che c'e'.
ma ogni cosa e' una ferita
che mi ricorda te.

01 settembre, 2006

p.s.



E comunque io domani parto. Domani Terracina, sabato Roma, domenica Gargano.
Ovunque andrò cercherò un internet point perchè io non ce la faccio a non scrivere i cazzi miei qui.
Signore e signori, adesso, vado a fare la valigia!olèolè si parte!

31 agosto, 2006

Un uomo solo, Isherwood.

Un pomeriggio afoso, esattamente un mese fa, mi sono truccata, mi sono vestita di nero e sono andata a comprare un biglietto per ritornare a casa mia. Ho sbagliato destinazione, ho cercato un internet point e non l'ho trovato se non due ore dopo. Ho fumato seduta nella Piazza dell'Enciclopedia italiana assistita da un ragazzo in motocicletta che mi guardava come mi conoscesse. Ma non mi conosceva. E seppure mi avesse conosciuta, non avrebbe destato il mio minimo interesse.


A pensarci bene, non so come mai mi trovo adesso a scrivere di un mese fa, non mi ero neanche accorta che proprio oggi parlo di un mese fa. Non mi sono accorta se non ora che sarò di nuovo a Roma tra un paio di giorni, ma ci sarò solo per toccarla, dormirne un po', ma niente giornate intere a camminare, niente pulizie per una pelle splendida.
Toccata, concerto, fuga mattutina per una vacanza a mare. Quello che ci vuole.

Adesso. Perchè un mese fa, perdutami nel Ghetto, l'unico pensiero, l'unica cosa che volevo era trovare un fottutissimo internet point per scrivere due fottutissime righe dopo una settimana di assenza e d'impegni saltati. Ma, puttanaeva, quel pomeriggio, costretta in vestiti neri, in scarpe consumate, in strade bloccate, nessun fottutissimo internet point era aperto.
Infine uno, nella parte opposta della città fu trovato ed il mio primo desiderio, soddisfatto.
Ma il secondo era lì in agguato, incombente e subdolo.

Mi sono mossa, ho soddisfatto i miei bisogni, mi sono calmata e sono uscita. Ho partecipato ad un concerto organizzato in modo splendido ma che non era quello che mi interessava. Loro suonavano e l'unica mia idea era sapere dove sarebbe andato a finire il libro che stavo leggendo.
Allora sono tornata a casa e ho dismesso i miei panni. I vestiti neri, i capelli legati, il trucco e i chilometri percorsi non esistevano più. Ho dismesso i panni di una donna che si ribella alle inefficienze della vita continuando a fare le cose. Semplicemente ho fatto le cose. Quelle che dovevo a me stessa. Ma ho preso l'autobus di mezzanottetrè perchè, dopo aver fatto la ragazza giovane ( la stessa ragazza giovane che ha comprato una fottutissima birra, che neanche ad una peroni assomigliava, a quattro euro da gli unici campani in terra romana) dicevo che, dopo aver fatto la ragazza giovane, in barba ai poveri inquilini dormienti della casa, ho acceso la lampada, che pende sempre. Si, la lampada di Mario, in qualunque modo la si muova, la si avviti o la si guardi è sempre in pendenza. E la pendenza ha poi preso anche me e tutta rannicchiata verso la luce ho letto un paragrafo di un libro di Isherwood che, come dice Valentin a Rufus, mi ha fatto sanguinare il cuore. Appena tornata a casa io ho letto queste parole:

Nondimeno...
Immaginate due persone che, in questo spazio ridotto,
vivano assieme giorno per giorno, cucinino gomito a gomito
sugli stessi fornelletti, si comprimano sui gradini angusti.
Si radano di fronte allo stesso minuscolo specchio
da bagno, continuino a toccarsi, a urtarsi, a cozzare l'uno
contro il corpo dell'altro per sbaglio o apposta, sensualmente,
aggressivamente, maldestramente, impazientemente,
in collera o in amore - immaginate che profonde ma invisibili
tracce devono lasciarsi dietro ovunque! L'ingresso
della cucina è troppo stretto. Due persone che han fretta,
con i piatti in mano, sono costrette a scontrarvisi
di continuo. Ed è qui che, quasi tutte le mattine, giunto in fondo alla scala,George prova la sensazione di trovarsi all'improvviso su un limitare scosceso, frastagliato, brutalmente interrotto- come se il sentiero fosse scomparso sotto una frana. E' qui che si arresta di colpo, turbato dalla novità e, come la prima volta, sa che Jim è morto. E' morto
Rimane calmo, silenzioso, o articola, al più, un rapido
grugnito animale, come quando aspetta che passi lo spasimo.
Poi va in cucina. Questa mattina gli spasimi sono troppo dolorosi
per essere trattati sentimentalmente. Dopo, sente soltanto sollievo.
E' come superare un brutto attacco di crampi.


Il romanzo poi continua, descrivendo cose semplici, le formiche sul pavimento, l'accanimento contro questi minuscoli insetti, la vita che distrugge vita davanti ad un pubblico di oggetti-pentole, tegami, coltelli e forchette , lattine e bottiglie- che non hanno parte nel regno dell'evoluzione. Isherwood racconta la vita di tutti i giorni di un uomo solo. Incontra un ragazzo, sembra che qualcosa cambi, ma io non ho capito se c'è qualcosa che cambi veramente.
E poi non lo so perchè ho scritto questo stasera. Perchè io non lo so che cosa penso stasera. Non mi sembra di sentire la tristezza immensa che ho provato quella sera. Ma forse mi sbaglio, se non sento quella tristezza, allora che ne ho scritto a fare?





the country version of me

Valentina mi ha regalato un libro. E' Tell it all di Carver.
E' un po' di tempo che ho smesso di leggere Caver perchè mi innervosisce.
Mi innervosice il fatto che, arrivata ad un certo punto del racconto( si, questa cosa mi succede solo con i racconti perchè io le poesie le leggo male, ne leggo una da sola, quando ne ho voglia, non come fossero una raccolta) dicevo, quando leggo Carver, io, non so quello che ho letto. Cado in uno stato di estasi e di immedesimazione per il quale, se devo spiegare a parole quello che ho letto, se devo raccontare a qualcuno le azioni avvenute in quelle pagine, be' io non lo so.
Non so cos'ho letto fino ad un attimo prima. Questa cosa mi innervosisce. Mi fa odiare il sentimento d'amore che provo per la scrittura di quell'uomo.
Ma adesso, nella situazione socio - economico - politica in cui mi trovo, mi sembra piuttosto opportuno ritornare sui miei passi. Allora stanotte leggerò di nuovo un po' di Carver, ma poco. E piano.

La cosa più bella di questo libro è che nella mia vita è entrato piano.
In una delle mie tregue romane, in uno di quei momenti, ovvero, in cui io ho bisogno di farmi pulire la pelle da qualcosa che sia lontano da qui, catapultatami in un inverno elettorale nella capitale, mi sono imbattuta in una selva oscura (e, come direbbe Ferlinghetti, "non ho capito niente") di pioggia senza ombrello e senza giacca.
Andatami a riparare in Galleria anzi, in Feltrinelli in Galleria, al primo piano ho trovato questo libro di cui non conoscevo l'esistenza. Non ho voluto comprarlo però. Perchè avevo bisogno di qualcosa di nuovo. In realtà avevo voglia di leggere qualcuno che non mi spiattellasse la verità sulla vità così, senza troppi giri di parole, senza dirmelo esplicitamente. Così ho comprato un altro libro.
E da allora avevo dimenticato di :"Tell it all. Niente di complcato. Raccontiamola com'è, oggi mi scateno e racconterò questa storia".
Oggi Vale me lo ha regalato e subito ho ricordato molte altre cose.
Mi ha ricordato che, alla fine quest'inverno il peso non lo potevo sostenere. Adesso invece si.
Non m'importa chi incontrerò e chi non incontrerò nella mia vita e nei prossimi giorni. Adesso semplicemente la prendo come viene, la prendo come va.

Nata sono nata nell'Africa d'Italia,
in qualche posto e in qualche modo sono pure cresciuta.
Non c'erano chitarre ai miei tempi,
non c'erano chitarre da suonare
ma fili d'erba quanti ne volevi tu da strappare e poi soffiare.
E sì la notte, ti potevi fidanzare con la luce dei treni che fischiavano lontano.
Probabilmente cominciò con la corriera e con la ferrovia,
un uomo chiuse lo sportello e la campagna volò via.
Avevi unghie laccate sopra mani da contadina
e due orecchini di corallo di quand'eri ragazzina.
E ti leggevi i libri che parlavono solo d'amore
e poi chissà che altro avevi dentro al cuore.
E un anno passa e un anno vola
e un anno cambia faccia e una città che muore,
che protegge e che minaccia.
E un uomo con il cappello che ti accompagna alla fermata
e tu che prendi la sua mano e pensi adesso si che sono innamorata.
E non importa niente se capisci che non era vero,
c'è sempre tempo per un'altra mano e per un sogno ancora intero.
Prendila come viene, prendila come vuoi,
non t'impicciare più della tua vita che non sono affari tuoi.
Prendila come viene, prendila come va,
stella stellina, stella cadente, stella, stella.

30 agosto, 2006

cose di donne, anzi, di questa donna

Come mai quando perdi un orecchino e poi lo ritrovi, dopo un poco lo riperdi e poi lo ritrovi e poco dopo lo riperdi sempre ma poi lo ritrovi sempre fino ad un certo punto in cui lo perdi definitivamente perchè lo perdi in un luogo affollatissimo, che, ovviamente, tu frequenti solo di rado? Ovviamente quell'orecchino era chiuso, ma chiuso assai, perchè tu, quando te lo metti 'nquollo, sai che lo perderai ogni volta ma la cosa è che tu perdi sempre solo quello.


E poi ti metti le due maglie uguali, quella fucsia e quella turchese e tu non ti versi mai addosso le cose che mangi perchè non fa molto moda sporcarti di sugo o di fritto una maglia con la quale devi stare fuori ca sa almeno mezza giornata, e allora quelle due maglie tu te le sporchi, ma ti sporchi solo quelle. E allora io mi chiedo è l'inconscio che tenta di separarmi da i miei oggetti o sono solo io che sono così _________?*




*ovviamente lo spazio vuoto sta per un aggettivo che non riesco a trovare nel mio dizionario Devoto-Oli edito da Le Monnier. Ovviamente il termine è estato cercato anche nel dizionario napoletano sprovvisto di curatori ma edito da Grimaldi.
L'aggettivo di cui sopra può essere collocato in una gradazione che va dalla definizione di inceppatella a quella di ritardata mentale passando per idiota. Cari, suggerite voi un aggettivo. O, quantomeno una soluzione.

vir o mare quant'è bello





Sono tornata. Sono così felice che ho osannato la bellezza del pagamento del pedaggio a caserta sud. Sono iperativa e per questo ora vado a dormire, ho consumato troppe energie. Sono così felice di essere tornata. Sono così felice di andare a vedere il due nella madrepatria roma i tvontheradio e partire il giorno dopo per il gargano.
Mi ci voleva proprio tornare a casa. Un bacio a tutti.

26 agosto, 2006

neuer post

Quattordici gradi al sole, una settimana dopo...

Che non si dica che non ci ho provato, che non si dica che non ho sfidato la sorte, che non si dica che io qui non ci sono.

In un luogo ameno.
Un paesino della provincia di Bolzano a milleduecento metri:
Dopo un settimana di ricerca ho trovato internet. C`é tutto qui tranne le e e le u, accentate come dovrebbero, su questa tastiera.


Ci sono molte mosche, abbastanza silenzio e la ispilon messa al posto della zeta.
Che siano tutte queste cose a confondermi?
O forse che sia la lettura di lunghi brani a rendermi nervosa?
Una cosa e´ certa io qui dovrei passeggiare, andare in alto, sentire il freddo, quello vero.
Ma mi rendo conto che ho la gamba destra addormentata, le mani fredde e la mente piena e confusa. La gastrite e´andata via e vorrei fare lo stesso anche io.
Mario ha ragione, e´proprio la Patagonia il posto in cui vivere. Ma separandomi tutti i legami che ho.

Non esistono lettere accentate su questa tastiera, la zeta non é piü l´ultima lettera dellálfabeto e la a non e mai esistita.
Io, il tre vado sul Gargano. E domani lascio questo luogo ameno di cui non vedo la veritä.
Voglio un po´di casa adesso, un po´della serenitä che mi sono guadagnata. forse e solo una speranza, forse non me la sono meritata. O forse me la sono meritata e giä e´ stata consumata mentre io, neanche me ne sono accorta.

20 agosto, 2006

lost framework part II*













*e voglio sentire solo ed unicamente questo disco

lost framework


Lost framework. Ovvero: voglio partire domani all'alba e non voglio tornare in questa città se non il ventinove agosto per farmi due giorni di mare e poi andarmene a fare una quantità di mare imbarazzante nel mondo della puglia garganica. Non voglio fare altro che sbronzarmi di birra che inneggia alla libertà dell'alta pusteria o al massimo voglio sbronzarmi di grappa al mirtillo da memmedesima accattata. Voglio stare un po' quieta con i miei sogni, con il mio cuore e con i cazzo dei dubbi atavici. Vorrei se ci foss el apossibilità, del mio animo, intendo, non mangiare come se fossi una bambina povera denutrita. Vorrei riuscire a finire l'esame di cooperazione prima di tornare a napoli e vorrei sentire un po del silenzio e del rumore del riscello che passa a cento passi dal mio letto. Voglio guardare il cielo nero e buoio della montagna dalla piccola finestra del mio terrapieno e dormire, dormire come dormo in montagna: sola. (Ve l'ho mai detto che molte volte io amo la montagna?)Insomma, mi girano rumorosamente l e palle, sono insofferente, voglio fuggire via e voglio stare in un posto pieno di gente(l'esatto opposto di quello in cui io andrò). Ma a dirla tutta mi basta stare in un posto freddo e civile. Mi sono rotta i coglioni di tutta questa passionalità, sangue morto gettato a caso su gli altri. Mi sono rotta i coglioni di questo caldo, del sudore, degli ormoni messi in giro come fossero radar. Ho bisogno di una settimana, una settimana sola in un posto austero, pulito, ordinato. E freddo. Con un fiume sotto casa e senza nessuno che mi parli. Ho bisogno di silenzio. Ma solo per una settima perchè poi, a me, stare in un posto che non butta il suo sangue per terra, per continuare a vivere, non piace per niente. Anzi, a piacermi mi piace, ma a viverci io m'ammazzerei.

19 agosto, 2006

innocent cases

Ho un nuovo taglio di capelli.
I miei capelli sono molto anni sessanta.
Mentre io sembro una donna obesa degli anni trenta.
Tutto questo non mi piace affatto.
Non per il mio aspetto in sè, ma per le limitazioni che il mio corpo pone al mio vero carattere.

Detto questo, possiamo andare avanti.

Faccio dei sogni pessimi su persone che ho ormai cancellato dalla mia vita. Non faccio niente di particolare se non aspettare che si faccia una certa ora( che può essere tanto le sette, le quattro o le otto del pomeriggio) per bere. Scusate, ma, in questo periodo ho bisogno di bere.
Ho bisogno di far passare questo mese, andare in vacanza, al mare, con le mie amiche e poi dare questi esami.
Ho bisogno di dare questi esami perchè questa città mi soffoca, questa casa, non la frequento ormai più.

Tutto, si è fatto così deprimente per me.
Da anni accetto questa situazione, questa città, questa casa, con estrema remissività, impegno e rassegnazione. Ma, adesso, non ce la faccio più.
Non ce la faccio più a pesare tanto, non ce la faccio più a vivere qui, non ce la faccio a rimanere sempre sola.
Questo è tutto. Ho bisogno di partire, andare in Kenya al più presto possibile, guadagnarmi la tranquillità che mi spetta.
Ma sono la sola a dovermi occupare di quattro persone che superano i sessant'anni.
Se un giorno io trovassi qualcosa di buono da fare e dovessi tornare indietro per assistere uno di loro? Eh, cosa dovrei fare? Chi mi potrebbe aiutare? Nessuno, questo è certo.

E domani vado nel mio posto freddo, nel mio terrapieno e indosserò i miei stivali migliori, le maglie più calde che ho perchè il freddo, quello vero, sa essere qui, in fondo al mio cuore di sbarbo.

Il bello è che io sono una persona felice e serena e voglio vivere più di ogni altra cosa ma quando mi metto a scrivere esce sempre la parte più triste di me.

14 agosto, 2006

Sur

Mi sono svegliata da poco. Ho sognato di rifiutare un uomo perchè ero troppo triste per la situazione mediorientale. Ho sognato di non saper cosa fare. Mi sono svegliata e c'era di nuovo il cielo grigio sul mare, segno di tempesta. Avrei bisogno di una vacanza, come quella passata. Sul mare, sempre al mare. Una manciata di giorni e di nuovo camminerò alle montagne, senza fumare, in un paese piccolo piccolo...al freddo. Il freddo. Ma il mare è un'altra cosa. In questo caso vorrei espatriare, fuggire via. Meglio laurearsi e fuggire via. Ma sempre verso sud.



Vuelvo al Sur,

como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.
Llevo el Sur,
como un destino del corazon,
soy del Sur,
como los aires del bandoneon.

Sueño el Sur,
inmensa luna, cielo al reves,
busco el Sur,
el tiempo abierto, y su despues.
Quiero al Sur,

su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.
Te quiero Sur,

Sur, te quiero.
Vuelvo al Sur,

como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.
Quiero al Sur,

su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.
Vuelvo al Sur,
llevo el Sur,
te quiero Sur,
te quiero Sur...

10 agosto, 2006

factory

Stanotte non riuscivo a dormire.
Ho passato un'ora a cercare un lato del mio corpo che, steso, non soffrisse.
Il sonno stava però, lentamente, arrivando quando una delle mie mani mi ha dato uno schiaffo, in pieno petto. Sul lato sinistro, poco sopra il cuore.
Il braccio, poco cosciente, non è riuscito a prendere bene la mira.
La mano ha colpito. Non la pelle, solo il mio pensiero.

L'uomo a cui ho consacrato gli ultimi anni è tornato a sè o forse a me, è lo stesso.
Ha capito tutto, si è raccontato la verità. Posso solo gioirne. L'unica cosa che non ha capito che io, allora, avevo già superato l'amore, quello che ho detto, era il solo motivo per finirla in quel modo barbaro. E' l'amicizia che mi ha fatto male. E' la presenza della quale ho sofferto. L'ho amato, ma con lui non ho saputo vivere. Capita, certe volte capita. Posso solo piangerne adesso, ma non userò più nessuna parola per spiegare tutto questo. Se parlerò, sarà solo a lui.

C´era fra noi un gioco d´azzardo
ma miente ormai nel lungo sguardo
spiega qualcosa,
forse soltano
certe parole sembrano pianto,
sono salate, sonno di mare
chissà, tra noi, si trattava d´amore…
Ma non parlo di te, io parlo d´altro
il gioco era mio, lucido e scaltro…
Io parlo di me, di me che ho goduto
di me che ho amato
e che ho perduto…
E trovo niente da dire o da fare…
Però tra noi si trattava d´amore…
C´era fra noi un giocco d´azzardo,
giocco di vita, duro e bugiardo…
Perchè volersi e desiderarsi
facente finta di essere persi…
Adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d´amore, e non sai quanto…

07 agosto, 2006

di quando vai abitualmente in un locale e poi non ti ricordi perchè non ci vai più


Parliamoci chiaro:il mio pc si è fuso. Lo giuro, si è davvero fuso. Sono tornata da Roma e neanche subito ho pensato:ora controllo la posta. Ho acceso il pc ma lui si è rifiutato. Non so quanto durerà quest'assenza, ma al mio pc, alla mia connessione io ci penso almeno ogni cinque minuti. Si, lo confesso, la mia vita dipende da internet, non me nevergogno, semplicemente è così. Fortunatamente c'è mario del qual computer posso usufruire. Grazie Mario!


Ieri si è riproposta una questione: il locale.
Hai presente quando vai spessissimo in un locale, poi, all'improvviso decidi di non andarci più e neanche ti ricordi più perchè non ci vai? Allora pensi che dovresti sapere perchè non ci vai e riprovare. Poi cerchi di dare questa possibilità a quel locale, pensi di andarci ed appena ci metti piede dentro ti ricordi immediatamente che a te, quel locale non ti piace. E' semplice. Malgrado la penuria di locali, malgrado la melegria che ti prende e ti porta via, malgrado il fatto che sei incatenata in un luogo che non ti soddisfa particolarmente. Be' tutte queste cose non ti costringono a stare in un posto che tu non vuoi, ecco tutto. Andare in un posto che non ti piace, solo perchè è un occasione andarci, e noi non abbiamo voglia di perdere nessun altra occasione, alle volte non basta.
Poi alla fine basta sapere che in quel locale non ci vuoi andare, i motivi, nel caso la possibilità si ripropoga ci sarà qualcuno che te li ricorderà.

Ebbene, questa estate a Napoli per un certo tempo, studiando per un certo tempo, rilassandosi per il tempo rimanente, non è così una pessima idea. Ci sarà tempo di fare vacanza.
E c'è il mio tempo, cheva un po'a ritroso, che v aun po' in avanti alle volte, ma, mi sembra adesso un tempo così giusto per me.
Solo che necessita una quantità di birra inenarrabile. Necessita di alcol e di confusione. E fino a quando potrò permettermelo, sarò qui, a fare questo.

Un bacio, un bacio a tutti.

31 luglio, 2006

stanotte prendo il sessanta notturno!ho deciso!


Sono finita al Ghetto. Cercavo un biglietto del treno in un posto che conoscessi. Ho comprato il biglietto, ma un biglietto che avesse almeno dieci chilometri in più rispetto al luogo in cui dovevo arrivare io. Me lo merito. Napoli si vendica, sempre. L'ho sdegnata per una settimana e si vendica facendo catturare la mia attenzione da qualcos'altro. Qualcos'altro che adesso assume la dimensione del Ghetto. Be', amici, sono al Ghetto e non ne uscirò velocemente, mi aspettano chilometri da fare, perchè via del Fori Imperiali è bloccata al traffico. E lo accetto solo perchè lì ci sarò anche io e solo perchè l'amato Walter distribuirà acqua gratis. E non ho intenzione di comprare la terza bottiglia a un euro. E' che qui io ci vivo bene. Riesco a stare chiusa in una stanza per un giorno e non sentire alcun senso di oppressione, nessuna paura. Nessuna voglia di uscire. Rimanere in case e finire un libro sono cose che qui non mi ammazzano. La verità è che qualunque cosa io faccia a Napoli, be', qualunque cosa faccia, lì mi uccide. Non riesco a camminare. I palazzi cadono l'uno sull'altro, non respiro, mi sento bloccata dalla mia città in questo periodo. E grazie a Mario posso trovare la mia isola felice, attaccata alla terra qui a Roma. E' sempre stata la mia isola felice. E non ho alcuna intenzione che tutto questo finisca oggi. Finirà domani, è chiaro. Il biglietto del mio treno dice proprio questo. Domani alle dodicieventi io salirò su quel treno.
E' che avevo bisogno del fresco di questo Ghetto, avevo bisogno del mio panino oggi, avevo bisogno di molte cose. L'unica che mi è rimasta, adesso è camminare. E dimenticare della mia partenza.
Signori, io vado a bere una birra, perchè adesso, ho bisogno di rinfrancare il mio corpo, prendere tutte le mie forze e camminare. E stanotte, prendo il sessanta notturno.

Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu hai scavato dentro me / e l'amicizia c'è Io che ho bisogno di raccontare la necessità di vivere / rimane in me e sono ormai convinto da molte lune dell'inutilità irreversibile del tempo mi scegli alle nove e sei decisamente tu non si ha il tempo di vedere la mamma e si è gia nati e i minuti rincorrersi senza convivenza mi svegli e sei decisamente . . . Tu / forse non essenzialmente tu un'altra / ma è meglio fossi tu e vado dal Barone ma non gioco a dama bevo birra chiara in lattina me ne frego e non penso a te avrei bisogno sempre di un passaggio ma conosco le coincidenze del 60 notturno lo prendo sempre per venire da te Tu / forse non essenzialmente tu e la notte / confidenzialmente blu cercare l'anima.






22 luglio, 2006

19 luglio, 2006

aridaglie

Ebbene prima di un esame io mi lamento in maniera abnorme, per iscritto o oralmente di me stessa. Ma questa volta non lo farò! Questa volta, non odio me stessa, odio solo l'esame.
Non sarei riuscita a spendere un'ora in più rispetto a quello che ho già fatto, non sarei riuscita a fare niente di meglio, perchè rimpiango le economie( internazionale e dello sviluppo) che ho sostituito con questo, rimpiango anche diritto costituzionale italiano e comparato. Mi metterei a piangere ogni volta che penso a quest'esame perchè non è che non mi sono impegnata ma è che lui, sto bastardo di esame, mi rende stupida. Ecco, questo è il punto. Io a leggere quelle cose, quei dati, quegli schemi, io mi sento proprio stupida. E lo sto pure studiando da tanto, ma io a lui proprio non lo capisco, non ci posso fare niente. Ci ho provato, me lo sono fatto spiegare da chiunque, ho perfino usato il dizionario di economia della garzanti per sapere le cose che mi erano poco note e che cacchio devo fare di più? Ebbene, se domani questo esame non lo prendo cerco di promettere solennemente di seguire il corso, mi sottoporrò a questa tortura perchè davvero... e chi ci capisce niente di tutte queste robbe.

Quando arrivai ad Hong Kong mi resi conto che i cinesi mi parlavano in inglese. Ma solo dopo lungo meditare. Perchè mi accorsi che la loro pronuncia trasformava tutto, soprattutto il th- in ph-(letta, cotta e mangiata alla latina).
Io ho iniziato a studiare l'inglese in seconda elementare. A vent'anni sono andata ad Hong Kong. Dopo dieci anni di una lingua che a parlare avevo dei dubbi, ma a capire, l'ho sempre capita, arrivare il un posto in cui stravolgono tutti i capisaldi della tua conoscenza linguistica non è che sia proprio uno spasso(dato che poi io il cinese mica lo conosco, che poi là manco il mandarino era, era cantonese che parlavano con ben quattro accenti tonali in più e quindi, l'inglese era il mio unico modo di comunicare perchè mica ad hong kong tu puoi parlare a gesti, loro mica capiscono, giustamente, loro hanno glia ccenti, gli accenti decidono il tono del discorso, non il tono gli accenti, come a napoli!). In quei primi giorni, io lì non mi sono sentita stupida perchè lavoravo con gente con almeno due lauree, dieci anni di lavoro alle spalle e con la vita di cento persone al giorno da salvare o da eliminare. Mi sono sentita stupida perchè non capivo quello che mi dicevano. Adesso questo esame, a me, fa lo stesso effetto.

a breve termine

Mi sono ricordata che la memoria a breve termine è quella che utilizzi quando ti chiedono come ti chiami o il numero di telefono o tutte queste cose semplici così.
Allora, dopo aver lungamente parlato a me stessa della percentuale del volume del commercio estero, dopo aver valutato che la preparazione del mio esame è in valore del 50% ed in volume del 70% io ho pensato: Cazzo!io questa birra me la finisco! Cazzo, ho ancora il Bacardi! Ma ho anche del succo! Allora dato che io domani mi devo svegliare presto e non posso, anche domani fare la follia di svegliarmi a mezzogiorno, allora io ho pensato che stasera, signori lettori del mio blogghe, io allora stasera mi ubriaco! Nonme ne fotte, io mi ubriaco! Se non svengo per il sonno, se non svengo per la noia e la consunsione mentale causati da questo esame, allor aio mi ubriaco! Che Bacco prenda il sopravvento! Che Bacco si impossessi di me! Anzi, che i Bacardi s'impossessi di me" E che diamine, sono tre notti che non dormo, sono tre notti che sento il camion degli amici netturbini che lotta contro tutta l'immondizia che stanno bruciando sotto casa mia! Almeno l'alcol potrà farmi addormentare, no? Sono assolutamente determinata a prendermi una sbronza colossale questa sera, non c'è nessuno che possa farmi cambiare idea.
Be' si... sto mentendo, ci sono un sacco di persone che possono farmi cambiare idea, però nessuno mi chiama e me lo dice, allor aio mi sento libera di sbronzarmi ( o farmi a merda come di ce titta)e allora...vado! Prendo il bacardi, c'infilo dento il succo d'ananas, lo livello e me lo bevo tutto.
Così vado via, temporeggio, calmo le acque e mi anestetizzo un po'.
Buonanotte e tutti, io vado a bere. Sola, lo so, ma vado a bere!

17 luglio, 2006

the day after

Ho appena scritto un post. Ma non è questo. Ce n'era uno prima e non era questo.
Quello di prima parlava del fatto che mi sento come fossi- quindicenne- in una canzone degli afterhours e che tutto quello che ho dentro, l'ho in testa ma non riesco a dirlo.
Il post appena finito parlava del fatto che per anni ho fatto finta(sia chiaro, con me stessa, gli altri non mi hanno creduta mai) che l'università per me non contasse niente, mentre invece rimane per me una tristezza ed un imbarazzo molto grande. Parlava del fatto che la mia vita, per tre anni, io l'ho buttata, ho fatto finta che ci fosse qualche tempo strano che stava aspettando me, ed invece di tempo, adesso, non ne trovo mai abbastanza.
Rido di tutte le cose, non mi scandalizzo più di tanto degli sbagli umani, sdrammatizzo anche se vedo the corporation o se sento il tango più triste della mia vita.
E lo faccio. Perchè sento di non avere altro tempo da perdere, di non avere dei giusti motivi per fermarmi, di non avere niente da aspettare. E non è niente male, stare così.
Avere delle paure, ma fare finta, dopo un po' di nausea e terrore che io sappia già tutto non è davvero niente male. Sapere che la mia tristezza è calcolata giusto il tempo che una delle mie amiche ci mette a rispondere al telefono, sapere che il mio corpo non rimarrà sempre qui e così, davvero non è niente male.
Ed allora io, stasera, semplicemente festeggio.
Festeggio e ringrazio tutti. In particolare alcune canzoni, ma quelle, noi, le sappiamo già.

I've laid this island sun a 1ooo times I'm on it But I'm going strange This island's chills and shell cover me With winded rock And skies I've got yet to see I tried I even sent in friends They did it as a favor Cause I'm not that way I am the autumn in the scarlet I am the make-up on your eyes I land to sail Island sail Yeah, we're movin Yeah, we're movin This island's sun I've laid 1000 times Fortune me Fortune me Of all my mistakes I think I lent you late But I've never seen a scarlet Or a riot or the violence of you I land to sail Island sail Yeah, we're movin'

(perchè il sussurro, adesso, per me è la cosa più bella che ci sia e che gli orari, non sono niente, che la mia vita può essere bella, così, che tutto il resto, non da fastidio, è un po' di passato ma fa solo un po' di rimorso dentro, per il tempo sprecato, ma devvero, adesso, tutti i miei sbagli non sono niente, sono solo un po' di paure ma anche un po' di fondamenta un po' più solide eio amo tutto questo, comprese le paure, il terrore, le insicurezze...e glueing all the fragments a me non fa davvero più pensare a tutto quello che di mancanza era nella mia vita, sono nuova, stasera, sono nuova...mi fa paura il domani, ma sopporto bene il terrore...)

13 luglio, 2006

mondiali!


Cazzo! Mi sono appena accorta che non ho festeggiato sul mio blog i mondiali!
Che superficialità incommensurabile!
Sono stata felice, ho ripetuto tutta la sera non è possibile...non è possibile...
Ho festeggiato assieme ai napoletani con un sorriso stampato in faccia e poi tutti a cantare po popopopopo po! che mica ho capito com'è che i White Stripes all'improvviso sono stati il nostro inno. Mica ho capito com'è che Gattuso contava chi non salta è un francese sulle note di bella ciao.
Be' in realtà non ho capito davvero niente, e quello è stato il bello.

cipolla

Mia nonna diceva che il cervello è una sfoglia di cipolla.
Io lo so quanto è vero.
Ho preso tutta la malinconia, per questa vita, da mio padre. E le paranoie da mia madre.
Sono l'oggetto più desiderato dagli psicologi over 30. Li capisco, al loro posto anche io mi sfregherei le mani.
Devo studiare, ma il cervello è sempre quella sfoglia di cipolla ed allora io penso a quello che non è vero, penso a quello che non posso toccare con mano, penso a cose stupide che possono, per un po', farmi paura e farmi tornare indietro. C'è sempre una cosa che mi tira indietro, c'è sempre qualcosa con la quale lottare, aspetta sempre lì, in agguato, questa cosa, ma lo sa che io, da tempo, ho smesso di pensarci a questa cosa.
Ho passato la notte sveglia, una mattina ossessiva ed oggi sono nuova. Fanculo, cosetta, non mi freghi oggi! E se qualcosa deve andare a puttana, questa cosa la mando io, solo io a puttana, è chiaro?

Mi ha chiamato Salvatore, è innamorato, è ufficalmente fidanzato.
Mio padre chiede se mia madre ha telefonato o no. Io rispondo di no. Il telefono è mio, ma il telefono è libero oggi. Sarà libero tutto il giorno, sarà libero tutta la notte, tutto il tempo, il mio cervello si riprenderà, cambierà e si abbraccerà questa croce che è nata per la colpa di tutti gli altri e mia, senza alcuna riserva.
Non voglio pensare, cazzo, non posso pensare, adesso, cazzo.

12 luglio, 2006

sigaretta

E' che adesso avrei bisogno di una sigaretta.
Ho i capelli legati, è da ore che rimangono fermi nel luogo in cui li ho legati. La parte davanti è bionda, sta diventando davvero bionda.
Non ho vestiti normali. Ho una stoffa pareo color ottanio con delle scritte indiane boerdeaux sopra. La cosa che mi chiedo è come sia possibile che io questa cosa, addosso, l'anno scorso, la mettevo come una gonna, ed adesso è un vestito che va dal seno alle caviglie. Forse la stoffa si è sciolta, allargata e quindi allungata.


Ho le spalle scoperte ma sento ancora caldo, ho finito di studiare, ma il libro finisce tra due capitoli, il mio cervello è ancora all'erta.
Ho le spalle scoperte, la nuca è libera, mi sfioro perchè sento di essere sudata. Mi tocco ma non è sudore, è la mia pelle che si attacca alle mani. Non è che ci sia molto da fare.
La mia camera è esposta tutto il giorno al sole. Sempre, una camera da trenta gradi all'ombra.
Adesso vado a guardare il mondo dal mio terrazzo, sperando che ci sia qualcosa di più lì fuori. Ma già sò che quello che voglio non sarà lì.
Accendo una sigaretta, faccio finta che mi basti stare qui.
Metto il mio smalto rosso, mi faccio un dispetto, faccio finta che sia importante.

09 luglio, 2006

santa rosa

Ho parole che sono maledizioni. Sono tutti i giorni spesi sul mio treno. Sono tutte le notti ferme ad esitare. Sono tuto questo corpo che è troppo o è troppo poco. E' questa parola che non esce perchè l'imbarazzo è troppo. E' tutto il mio sguardo che è pieno di questa città. Di quello che è brutto, promiscuo ed ammassato ma che in questi giorni mi ha presa ed accolta come in un abbraccio. E'la mia vita, così complicata perchè non è ancora tutta mia. Ho bisogno di una camera migliore, di uno spazio un po' più grande, in cui la paura di perdere non esiste, non mi guarda, non esita e non mi sfiora neanche per farsi guardare in faccia e spiegarmi cos'è.
E quello che ho visto mi ha riempito entrambi gli occhi, i polmoni di tutta la birra ed il mio corpo ed il mio corpo che si muove che trova movimento, che si riconosce, che dimentica di mangiare. Perchè i miei occhi sono pieni dei palazzi di questa città, perchè, incastrare gli orari, i ritorni, gli incontri e le necessità, tutto insieme, solo questo è quello che voglio vivere. Devo succhiare sangue per vivere, devo mordere carne per poter godere della mia vita. E carne e sangue non sono mai abbastanza, perchè il sangue che scende dritto dentro di me non è mai quello che cerco stanotte e quello che è un po'di fatica ed un po' di riposo, una stanza tutta per me e tutta la leggerezza che mi spetta. E la leggerezza che voglio perchè è mia m'aspetta.



Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
Take these arms that were made for lovin'
And this heart that will beat for two
Take these eyes that were meant for watching over you
And I've been such a long yime waiting
For someone I call call my own
I've been chasing the life I'm dreaming
Now I'm home
I need your love
Like night needs morning
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
Na na na na
Take these lips that were made for kissing
And this heart that will see you through
And these hands that were made to touch and
feel you
So free your love
Hear me I'm calling
Oh won't you
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love
I need your love
Like night needs morning
Oh won't you
Come, come, come into my world
Won't you lift me up, up, high upon your love

07 luglio, 2006

carver

Avevo bisogno di Carver stasera, ma non ho trovato niente. Il massimo che ho trovato è stata una parte di Circolazione. Ma neanche quella andava bene.
O forse avevo bisogno di Bukowski, forse era di lui che avevo bisogno, forse della parte finale di Dieci seghe.
Forse avevo bisogno di rileggere la Vita agra o il testamento di Barney.
Non lo so, sono letterariamente confusa. Ho letto alcuni desideri del mio blog che non credevo si sarebbero mai realizzati. Ho letto parole di altri ed ho pianto sentendo quanto ero vicina a tutti loro.
E' che ho bisogno di un sentimento nuevo (che mi tiene alta la vita) e stanotte sarò sola e non scriverò di nuovo niente di compiuto perchè ho chiaro il punto in cui quei due racconti devono andare a finire, ma lo so che non è semplice questa volta perchè questa volta dall'onestà io potrei passare alla mia verità. Ma il gioco vale la candela. Non potrei fare a meno di scrivere, neanche se potessi. Passo tutta la mia vita a scrivere e quando non scrivo con la penna scrivo nella mia mente. E non lo so quanto posso ancora reggere. Devo scrivere, ho capito come continuare, dove mettere i punti e dove raccontare quello che mi è successo.

Ho mal di gola stasera, il condizionatore ha deciso di funzionare e qui piove, piove ma tutto quello che cade a terra si attacca alle mie braccia come fossero dei capelli appena tagliati che non vogliono andare via, come li avessi ancora sul viso. Tento di toglierli ma rimangono lì ed allora, perchè mandarli via, io non ne trovo uno di motivo. Questa sera avrei bisogno di un paio di canzoni, di salite da fare con i miei tacchi, del mio smalto rosso e di una birra. Avrei davvero bisogno di una birra ed impiegare del tempo solo per una birra ed una sigaretta. Ho bisogno di cinquanta minuti spesi così. Seduta a non pensare a niente, a bere, fumare e non pensare a nient' altro, perchè di nient'altro m'interessa.

( e adesso torno a scrivere sui miei fogli perchè la verità solo lì può essere mia)

06 luglio, 2006

il continente sotto la pelle


E' diventato un rito. Ogni estate questa canzone è qui, ad accompagnarmi, a pregare per me, a grattare quello che ho nascosto sotto la pelle. Perchè il paese che ho nascosto sotto la pelle è il più vasto, il più duro da affrontare, quello che pochi conoscono e non capisco come facciano.

E non mi interessa saperlo. Il silenzio, il pensiero condiviso nel silenzio è quello che conta.


E continuo a scrivere perchè è l'unica cosa che riesce a distrarmi, che riesce a tenermi all'erta.

E sola può attenuare la mia attesa. Quello che di buono esiste io so ormai dov'è.
Attendo la grande battaglia.


Ogni goccia di saliva che c'è in te
ho cercato di sentirla mia
la tua bocca cieca che mi aspetta
sento che ha ragionevolmente fretta

Questa estate che ci cola tra le gambe
dici che leccarla ti da un senso
sai è curioso
perchè anch'io sento lo stesso
è perchè io e te non ci crediamo che è successo

Ho il tuo profumo di sudore su di me
ma ho ancora un senso per me stesso?
e succhiando il tuo respiro ti ho sentita sussultare
la realtà che rientra proprio adesso

05 luglio, 2006

masterizzatore


silenzio e fiducia. mani pelle mani.
sembra proprio che l'altra notte io abbia sognato questo.
sembra proprio che ci possa ancora essere qualcosa di sano dentro di me.

01 luglio, 2006

mina




sono allibita dalla mia capacità di far finire le amicizie. non provoco neanche un po' di curiosità, neanche il dubbio, neanche la piccola voglia di darsi un pizzico sullo stomaco. è sempre meglio finire, quando si tratta di me. che io sia colpevole o meno non fa differenza, per nessuno. neanche per me. l'mportante è finire...

30 giugno, 2006

mahjong


Assoluta, un'incazzatura assoluta. Il fatto di non capire quali siano parti importanti o meno del libro che sto studiando mi crea un'incazzatura notevole. Ed adesso non so perchè mi è appena venuto un flash. Di Parigi. Ma non del Musee d'Orsay, non del Marais, non del Caffè dei Giacobini. No.
Un ricordo veloce di quando stavamo tornando a casa, all'incrocio. Un posto normale, un posto in periferia, uno come può esserci anche a Parigi. La mia mente gioca brutti scherzi.
Mi pianterei coni piedi a terra e farei i capricci, se solo il mio corpo mi permettesse una volta di piantar grane, io farei i capricci, oggi, lo posso giurare. Perchè qui fa caldo, io non ho dormito e non sono ancora abbastanza lucida per studiare i differenziali di prezzo.
Quindi il mio nervosismo può fare quello che vuole di me, oggi, io me ne chiamo fuori, non m'interessa niente oggi. Non m'interessa nessuno. Ed io ho da fare e da combattere con troppe coseper mettermi a pensare. Vado a fare gli stracazzi miai, vado a studiare una cosa che non ho ancora capito a cosa mi serva, perchè a me, di quello che c'è scritto su questo libro non interessa.

28 giugno, 2006

stanca



stanca, stanchissima, stanca, stanchissima...e poi ho scoperto che mangio quando non studio ed i sensi di colpa aumentano e allora mangio ed allora domani smetto di impegnarmi perchè la gastrite inizia a farsi largo dentro di me e allora è meglio evitare...quindi domani smetto, ma adesso sono stanca aspetto un altro po' in piedi ma poi adesso, stra un po' vad a dormire perchè poi domani chi mi sveglia se tardo un altro po'?
meglio mettersi a letto, leggere un po' di esamei e leggere un po' di svago con i cpaitoli brevi.
allora desso mi preparo a dormire che forse è meglio, ed è meglio che continuo a ascrivere un altreo po'...stanca stanchissima, mi allontano dal blog!

27 giugno, 2006

costituzionalmente



E, comunque, non ci speravo proprio nella vittoria dei si, oggi.
Ma ne sono molto fiera.
E' bello che ci sia speranza.

25 giugno, 2006

piccoli






Più ci penso, più non ci credo...
Solo per aver cambiato piccoli particolari nella mia vita. E l'ho fatto proprio quando non ci speravo più. Più ci penso ed io non ci credo. Se qualcuno mi avesse detto che sarebbe successo, se un anno fa qualcuno, mi avrebbe detto che io, oggi, sarei stata così, io, questo qualcuno, mai l'avrei preso sul serio. Ed invece, mi sarei dovuta fidare...


...ed oggi è stata la prima volta che ho sentito mario partire...adesso, dopo nove mesi, mi sono accorta che la sua casa è quella...

23 giugno, 2006

la mia ecografia





un giorno mi odierai. perchè coreggo, rileggo, cambio versione e mi viene l'ansia. un giorno mi odierai. ma adesso va bene così.

22 giugno, 2006

piccola insonnia

Sono due notti che non dormo. Cioè dormo, ma solo dalle cinque del mattino. Dormo da quando mio padre si sveglia, viene in camera e mi dice: "eh, buongiorno...". Mio padre, sa essere molto fastidioso quando vuole, mio padre sa che l'ironia, quando il suo destinatario non ha la forza di rispondervi, è un colpo basso, molto basso. Ieri notte speravo che il fatto di leggere mi avrebbe evitato il silenzio, l'accumularsi di pensieri, lo stendersi con la schiena dritta al centro del letto. La lettura non ha cambiato un cazzo, non mi ha addormentanta neanche per un attimo.
Alle quattremmezza ho finito il libro alle cinquemmezza ho sentito la sveglia di mia madre. E credo di essermi addormenata poco dopo.
Il problema è che io adesso non ce la faccio. Appena sveglia mi sono accorta che tutti quegli anni passati ad addormentarsi alle prime luci dell'alba mi hanno resa vecchia. Ho passato sei anni sveglia di notte da sola con il cervello all'erta ed adesso non ce la faccio più. Potevo svegliarmi serenamente a mezzoggiorno, potevo dormire tardi la notte, prima, ma adesso il corpo non riesce più a vivere d'insonnia. E sento al testa piena, sento tutta la pesantezza, le macchie sul mio viso, il caldo. Sento tutto, dovrei studiare ma non riesco in nessun modo, a svegliarmi. Non riesco in nessun modo a vestirmi, prendere il treno ed andare a Napoli. Perchè questo posto è diventato irrespirabile per me. Rimando ogni attività, rimando perchè mentre prima mi riconoscevo solo nella mia insonnia, adesso, invece, se non dormo non sono più io. Spero solo in una mano, in un aiuto, perchè oggi non ho la forza. Ho bisogno di un'autista, di addormentarmi guardando il telefilm pomeridiano, ho bisogno di qualcuno che si curi di me. Ne ho bisogno sempre, ma oggi, faccio un'eccezione, cerco di trovare chi mi curi, oggi. Non lo lascio solo pensiero, solo bisogno, oggi. Abbasso le difese, hai vinto tu.

21 giugno, 2006

fernando.







ebbene, in questo delirio, in questo momento di estrema lucidità, per ogni giorno che torno a casa, ho una canzone dei diaframma e due canzoni degli abba. e stasera l ami acanzone è dedicata al tango.
(e fafi sa perchè...)









Can you hear the drums Fernando?
I remember long ago another starry night like this,
In the firelight Fernando,
You were humming to yourself
and softly strumming your guitar,
I could hear the distant drums
and sounds of bugle calls
were coming from afar.

They were closer now Fernando,
Every hour every minute
seemed to last eternally,
I was so afraid Fernando,
We were young and full of life and none of us prepared to die,
And I'm not ashamed to say the roar of guns and cannons
almost made me cry.

There was something in the air that night,
The stars were bright, Fernando,
They were shining there for you and me,
For liberty, Fernando,
Though we never thought that we could lose,
There's no regret,
If I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando,
If I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando.

Now we're old and grey Fernando,
And since many years I haven't seen a rifle in your hand,
Can you hear the drums Fernando?
Do you still recall the frightful night
we crossed the Rio Grande?
I can see it in your eyes,
how proud you were to fight for freedom in this land.

There was something in the air that night,
The stars were bright, Fernando,
They were shining there for you and me,
For liberty, Fernando,
Though we never thought that we could lose,
There's no regret,
If I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando.

There was something in the air that night,
The stars were bright, Fernando,
They were shining there for you and me,
For liberty, Fernando,
Though we never thought that we could lose,
There's no regret,
If I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando,
Yes, if I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando,
If I had to do the same again,
I would, my friend, Fernando...

p.s. per chi c'era stasera devo una citazione di una donna fantastica che non so descrivere se non come Gigino. So solo che quella donna è un genio e non posso spiegarvi in nessun modo quanto mi fa ridere. Ipse dixit:
"a me i malati terminali mi stanno sul cazzo!"

20 giugno, 2006

god:dog



C'è un piccolo regalo che il mio amichetto mi fece l'anno scorso.
Rodeo Massacre, degli Ulan bator.
Mi mantiene sospesa, questo disco, tra quello che trovo di brutto sotto i miei piedi e la consapevolezza che un po' di bello c'è. Non so bene ancora dove, ma c'è.
E quindi, alleggerita dalla malinconia( come il sentore di qualcosa di bello che si sa che c'è, ma manca) studio, leggo e ascolto Rodeo massacre.
Quello che adesso mi aiuta a studiare e a farlo anche velocemente.





E allora riporto un link,del video di Pensèes Massacre e poi Fly!Candy Dragon. Fly!.
Ma devo lasciare un testo.
God: Dog, eccolo:

Ton sang froid ne suffit pas
Pour éteindre l'incendie que tu as jeté sur moi
Tes mensonges, tes sortilèges
Elle a tout brûlé !
Emmène moi nulle part
Mais loin des tranchées creusées
Du feu de joie consumé
Là où le pardon est “peine capitale”
Des fils de joie sur-poudrés
She has no fun...
Le parfum des rêves brûlés
S'exhale des flammes enivrant une société
Qui n'a plus rien à perdre
Plus rien à rêver
Plus rien à pleurer
Ne sait même plus pour qui prier
Elle a tout tiré... blanches... brunes
De la poudre à canon
Défoncé, défoncée
Et j'ai prié:
God:Dog...


19 giugno, 2006

sogni&co.




Non so quando è iniziata questa storia.
Quando mi sveglio ricordo sempre perfettamente le cose che sogno, le ricordo, le collego e sto meglio. Da un paio di settimane, però, non ricordo cosa sogno e mi sveglio con una sensazione di inquietudine, con il mal di testa. Con un fastidio diffuso, per sintetizzare.
Già adesso il mal di testa sta riprendendo a pulsare, se ci penso.
I miei sogni sono legati, suppongo da questa sensazione, a l'uomo che ho amato fino a apoco tempo fa. E non capisco perchè. Non capisco cosa c'entri lui in tutto questo.





La probabilità di incontrarlo è, nella mia mente, apparsa dopo l'inizio dei sogni. La probabilità di incontrarlo è una cosa che non voglio, che non vorrei per nulla al mondo.
Ma potrebbe capitare, e auspico, questa volta, il silenzio, solo un po' di silenzio.
Ho tante cose da recriminargli e non voglio più farlo in quel modo.
Se c'è qualcosa da chiarire, non è la rabbia, se c'è qualcosa da fare, di certo non è urlare.
Ma non c'è più niente da fare.

Stanotte ho sognato di accompagnare i miei amici a casa e, mentre mia madre mi intimava di tornare a casa- lo fa più o meno, ogni notte-io, di tutta risposta non tornavo ma il mio istinto mi portava a roma, da mario.
Lo raggiungevo in un luogo strano in cui sapevo sarebbe andato.
Ed, assieme ad i suoi amici c'era lui. E cercavo d'ignoralo, ma in realtà cercavo di andare via. Ma non potevo andare via.
In una parte del sogno dicevo di non conoscere le strade di quel luogo, ma mi muovevo tranquillamente per le strade che non erano la mia città.
In un'altra parte del sogno trovavo tutte persone ed uomini che a me interessavano. Ma alcuni erano con le ragazze ed io facevo una figura barbina davanti a loro.
Poi c'era lui, che non era con la sua ragazza. Non so cosa ci facesse lì, nel sogno non lo capivo, e mario mi diceva che lui aveva avuto un figlio. Che era identico a lui, io guardavo lui con un sorriso da madre e mario mi faceva segno e mi chiedeva come avessi fatto a saperlo prima che succedesse. Ed io sempre non potevo andare via, la sensazione costante di tutto il sogno era che io, non potevo andare via. Una volta per mantenermi lì, normale con persone che non conoscevo, una volta perchè non lo so ero come legata a qualcosa che mi tratteneva. Ovviamente era qualcuno a trattenermi. Ma erano molto di più le convenzioni, quello è certo.
E poi mi sono accorta che sulle strade facevo qualcosa di pericoloso, mi sono accorta che il posto era molto più buio ed angusto e scriteriato di quello che pensavo che non sapevo proprio più cosa fare.
Poi, non mi ricordo come, ero a casa, salivo le scale cercando di spiegare a mia madre il motivo per cui le avevo detto che sarei tornata a casa ed invece no. Pensavo fosse furiosa e spaventata ed invece lei mi accoglieva come fosse passata solo un'ora mentre erano già le prime ore di sole, lei si era ddormentata, non si era svegliata durante la notte, io non l'avevo telefonata proprio per non sveglairla nè per farle spaventare ed adesso lei andava al lavoro.
La cosa assurda è che questo sogno è cominciato laddove ieri era finita la mia serata accompagnando lungo via toledo i miei amici. E non capisco, non capisco davvero. Forse quello che ho sognato era proprio quello che volevo fare, forse il sogno voleva ricordarmi che per quanto io mi sforzi, le cose non concluse mi verranno sempre dietro e che le cose non miglioreranno mai, con gli altri, se non risolvo, in modo equilibrato un'altra questione.
Ma non c'è niente da risolvere. Per quanto la felicità con lui era il massimo della bellezza che io abbia mai sentito nella mia vita, adesso io sono quello che voglio, quello che sono e non sono mai stata così assieme a lui. Ed il distacco è l'unica cosa che posso regalarmi, pensandoci bene sopra. E' la cosa più bella che io abbia mai fatto nei miei confronti, questo distacco.

...ma il sogno non lo ricordo bene, non lor icordo in una parte essenziale, lo so ed adesso non sono certa sia questo quello che mi stavo raccontando...

la mia vita con una dea.

Molti di voi già sanno che ho sofferto per anni d'insonnia.
Soffrivo d'insonnia, perchè, tornata a casa, facevo il conto della mia vita, delle cose sbagliate o incomplete.
E mai ho pensato alle cose perfette. Perchè mai si può pensare quando si cerca un modo per migliorare il resto, il resto di quello che è marcio.
Perchè non m'interessa capire dov'è la perfezione, m'interessa solo capire quello che di stagnante esiste.
Allora, stanotte, devastata dal sonno di una ritirata solitaria, con lo stereo nella mia autobianca ho sentito una canzone.
La mia vita con una dea, dei Diaframma.
Sono rimasta a pensare che i primi versi... di giorno provo da ingegnere ma di notte ti vengo a cercare... sono quello che ho sempre fatto con la mia vita.
Cercavo uomini, cercavo motivi, cercavo qualcuno con cui parlare, di notte, ma soprattutto cercavo quello che potevo capire, gli errori.
E cercando, cercando, ho trovato.


Ho trovato il sonno la pace, la serenità ed un nuovo modo di pensare le cose.
E poi mi sono accorta che ho un ottimo senso dell'orientamento.
Non riesco davvero a perdermi neanche quando sono davverointenzionata a farlo.
Ed allora, la mia vita con una dea:

Di giorno provo da ingegnere ma di notte ti vengo a cercare lasciando quel che resta dietro me. - Regina dei miei giorni, dea! come anelo le tue braccia su di me - La strada dei miei sogni in qualche modo la voglio cullare con lunghi, lunghi giorni accanto a te. ma non e' non e' non e' che un adorabile agguato teso a me... Lo accetti un sacrificio, dea un mare di nuove possibilita' lo accetti un sacrificio, dea ci pensi alla vita come sara'... Ma un sacrificio non e' passare la notte depresso e ubriaco di te. ma un sacrificio tu certo non sei ma e' nella pelle che brucia quanto ti vorrei. Io amo i suoi pensieri i desideri di ogni giorno che passa il suo sorriso fresco su di me. Troviamoci sui tetti, dea a far di nuovo progetti di come sara' la vita fatta insieme e poi, sei tu che l'ami e non la vuoi piu' scordare ogni giorni mi abbandoni per ogni giorno che mi torni a cercare e vivo quest'attesa pensando che questa curva impazzita mai retta sara'. Ma un sacrificio non e' passare la notte depresso e ubriaco di te. ma un sacrificio tu certo non sei ma e' nella pelle che brucia quanto ti vorrei.

16 giugno, 2006

voi non sapete cos'è l'amore.

Che ne sapete voi della vita

Che ne sapete voi di qualsiasi cosa
Chi fra voi l'hanno mai licenziato da un lavoro
oppure ha mai picchiato la sua donna
oppure è stato mai picchiato dalla sua donna
Io sono stato licenziato cinque volte dalla Sears and Roebuck
Mi licenziavano e poi mi riassumevano di nuovo
facevo il magazziniere da loro a 35 anni
e poi mi hanno sbattuto dentro perché rubavo dolci
So cosa cignifica ci sono stato
Ora ho 51 anni e sono innamorato
Questa pollastrella lei mi dice
Bukowski
e io dico Che c'è e lei dice
Penso che sei un sacco di merda
e io dico baby tu sì che mi capisci
E l'unica al mondo
uomo o donna
che me lo può dire
Ma voi non lo sapete che cos'è l'amore
Tutte quante sono tornate da me alla fine
ognuna di loro è tornata
fuorché quella di cui vi ho detto
quella che avevo piantato
Siamo stati insieme sette anni
Bevevamo un sacco
Vedo un paio di dattilografi in questa stanza ma
non vedo poeti
Non mi sorprende
Bisogna essere stati innamorati per scrivere poesie
e voi non lo sapete che cos'è essere innamorati
ecco il vostro guaio
Datemi un po' di quella roba
Così va bene niente ghiaccio bene
È buono è proprio lui
Allora cominciamo questa buffonata
So cosa ho detto ma me ne faccio uno solo
Sa di buono
Okay dunque facciamola finita
dopo però nessuno stia vicino
a una finestra aperta.