Io e Pep da Tonino.Aperitivo. Jack e cola io, Spriz lei.
Prima, un rum&pera.
Poi ci accorgiamo che siamo al terzo giro. Anzi, io sono al quarto.
Parliamo, confessiamo e diciamo che abbiamo fatto bene.
Alle dieci già sono ubriaca.
Tornata a casa decido di finire Cent'anni di solitudine.
All'ultima parola mi accorgo che è notte fonda.
In una camera non mia, mi accorgo che tutto è buio.
Mi alzo, barcollo. In piedi sulla sedia apro la tenda.
Piove a dirotto, la stanza è ancora troppo buia.
Invece che sulla finestra, la pioggia sembra battere sul mio viso.
Penso che in fondo non può essere mattino.
Non lo è. Sono solo le cinque e mezza.
Cerco di dare una direzione placida al senso di irrequietezza che ho.
Dopo un'ora in cui forzo la mia mente a distrarsi, mi addormento.
Per due ore non faccio altro che sognare.
Appena inizio a sognare, però, mi sveglio. E non riesco a ricordare cosa sogno.
Sogno e poi mi sveglio. Per due ore.
Non c'è modo.
Sento la pioggia troppo vicina. Mi alzo. Il corridoio è allagato.
Bevo dell'acqua, chiudo la finestra. Mi si bagnano i piedi.
Penso che non dovrei dormire nel letto di qualcun altro con i piedi bagnati, ma il corpo, pesante, ha la meglio.
Crollo. Poi inizio a sognare e mi sveglio.
Decido che è l'ultima volta che sognerò stamattina.
In piedi, penso alla frase che ho avuto a lungo in mente in questi mesi:
Che inizia così:
Mi sentivo molto simile alla donna che sembra tornare da qualche parte.
Da allora tutti i sogni, per me, sono luoghi e soluzioni ben precisi .
Stamattina però, non mi lasciavo sognare in pace.
Alle volte mi sento vivere come vetro in mezzo alla plastica.
...Prima o poi dovrò smettere di proteggermi...Prima o poi farà più male di ora...Farà più male ancora..
Prima, un rum&pera.
Poi ci accorgiamo che siamo al terzo giro. Anzi, io sono al quarto.
Parliamo, confessiamo e diciamo che abbiamo fatto bene.
Alle dieci già sono ubriaca.
Tornata a casa decido di finire Cent'anni di solitudine.
All'ultima parola mi accorgo che è notte fonda.
In una camera non mia, mi accorgo che tutto è buio.
Mi alzo, barcollo. In piedi sulla sedia apro la tenda.
Piove a dirotto, la stanza è ancora troppo buia.
Invece che sulla finestra, la pioggia sembra battere sul mio viso.
Penso che in fondo non può essere mattino.
Non lo è. Sono solo le cinque e mezza.
Cerco di dare una direzione placida al senso di irrequietezza che ho.
Dopo un'ora in cui forzo la mia mente a distrarsi, mi addormento.
Per due ore non faccio altro che sognare.
Appena inizio a sognare, però, mi sveglio. E non riesco a ricordare cosa sogno.
Sogno e poi mi sveglio. Per due ore.
Non c'è modo.
Sento la pioggia troppo vicina. Mi alzo. Il corridoio è allagato.
Bevo dell'acqua, chiudo la finestra. Mi si bagnano i piedi.
Penso che non dovrei dormire nel letto di qualcun altro con i piedi bagnati, ma il corpo, pesante, ha la meglio.
Crollo. Poi inizio a sognare e mi sveglio.
Decido che è l'ultima volta che sognerò stamattina.
In piedi, penso alla frase che ho avuto a lungo in mente in questi mesi:
"Fra poco mi alzo anch'io. Mi devo prima svegliare per bene. Voglio pensare un altro po' a questo sogno."Fa parte di Sogni, un racconto di Raymond Carver.
Che inizia così:
Mia moglie ha l'abitudine di raccontarmi i suoi sogni quando si sveglia. Io le porto il caffè e un bicchiere di succo di frutta e mi siedo accanto al letto; intanto lei si sveglia e si scosta i capelli dalla faccia. Ha la solita espressione di quando ci si sveglia, ma anche lo sguardo di chi torna da qualche parte.Ho letto per la prima volta Sogni sette anni fa.
Mi sentivo molto simile alla donna che sembra tornare da qualche parte.
Da allora tutti i sogni, per me, sono luoghi e soluzioni ben precisi .
Stamattina però, non mi lasciavo sognare in pace.
Alle volte mi sento vivere come vetro in mezzo alla plastica.
...Prima o poi dovrò smettere di proteggermi...Prima o poi farà più male di ora...Farà più male ancora..





































